Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

7 Percorso etico-cinema
7 Percorso etico-cinema

Film

12 Aprile 2011
20.00

Caos calmo
Caos calmo

Antonello Grimaldi, Italia, 2007

Introduzione di Graziano Martignoni, psicanalista

Antonello Grimaldi, Italia, 2007

Introduzione di Graziano Martignoni, psicanalista

Pietro Paladini ha fatto una promessa. Ha promesso alla sua bambina di aspettarla davanti alla scuola fino alla fine delle lezioni. Lara, sua moglie, è morta improvvisamente l’estate scorsa e Pietro non sa decidersi a soffrire, non sa decidersi a ripartire. Seduto su una panchina, giorno dopo giorno riceve le visite e le rivelazioni dolorose dei colleghi, turbati da una fusione aziendale, e dei familiari, preoccupati per il suo stato di “arresto”. Trasgredite le regole dell’efficienza e della produttività e abitato da una sorprendente calma, Pietro resta in attesa del dolore e della vita dopo il dolore.

Pietro Paladini ha fatto una promessa. Ha promesso alla sua bambina di aspettarla davanti alla scuola fino alla fine delle lezioni. Lara, sua moglie, è morta improvvisamente l’estate scorsa e Pietro non sa decidersi a soffrire, non sa decidersi a ripartire. Seduto su una panchina, giorno dopo giorno riceve le visite e le rivelazioni dolorose dei colleghi, turbati da una fusione aziendale, e dei familiari, preoccupati per il suo stato di “arresto”. Trasgredite le regole dell’efficienza e della produttività e abitato da una sorprendente calma, Pietro resta in attesa del dolore e della vita dopo il dolore.

Pietro Paladini ha fatto una promessa. Ha promesso alla sua bambina di aspettarla davanti alla scuola fino alla fine delle lezioni. Lara, sua moglie, è morta improvvisamente l’estate scorsa e Pietro non sa decidersi a soffrire, non sa decidersi a ripartire. Seduto su una panchina, giorno dopo giorno riceve le visite e le rivelazioni dolorose dei colleghi, turbati da una fusione aziendale, e dei familiari, preoccupati per il suo stato di “arresto”. Trasgredite le regole dell’efficienza e della produttività e abitato da una sorprendente calma, Pietro resta in attesa del dolore e della vita dopo il dolore.

Pietro Paladini ha fatto una promessa. Ha promesso alla sua bambina di aspettarla davanti alla scuola fino alla fine delle lezioni. Lara, sua moglie, è morta improvvisamente l’estate scorsa e Pietro non sa decidersi a soffrire, non sa decidersi a ripartire. Seduto su una panchina, giorno dopo giorno riceve le visite e le rivelazioni dolorose dei colleghi, turbati da una fusione aziendale, e dei familiari, preoccupati per il suo stato di “arresto”. Trasgredite le regole dell’efficienza e della produttività e abitato da una sorprendente calma, Pietro resta in attesa del dolore e della vita dopo il dolore.

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

7 Percorso etico-cinema
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Film

22 Marzo 2011
20.00

Il figlio
Il figlio

Luc e Jean-Pierre Dardenne, Belgio/Francia, 2002

Introduzione di Roberto Malacrida, medico

Luc e Jean-Pierre Dardenne, Belgio/Francia, 2002

Introduzione di Roberto Malacrida, medico

Proprietario di una falegnameria che funziona come centro di formazione professionale, il gentile e laborioso Olivier (Gourmet) accoglie tra i suoi allievi il sedicenne Francis (Marinne), reduce da cinque anni di riformatorio che, dopo averlo conosciuto, gli chiede di diventare suo tutore, non sapendo che è il padre del ragazzino da lui ucciso cinque anni prima. L’intreccio del 3° film dei fratelli Dardenne “è il personaggio, opaco, enigmatico. Forse è l’attore stesso” (Gourmet fu premiato a Cannes 2002). Braccato dalla cinepresa che gli sta incollata addosso, spesso alle spalle, Olivier è il raro caso di un personaggio inseparabile dalla suspense angosciosa che imbeve lo spettatore, costretto moralmente a immedesimarsi con lui anche nella prima ora abbondante in cui ignora la natura del suo rapporto con il ragazzo. I Dardenne “continuano a togliere, ad asciugare trama, dialoghi e décor. E più tolgono, più il risultato è potente” (F. Tassi). Cinema lucido, concreto – “La verità è concreta” (B. Brecht) – preciso nei particolari, fatto di sguardi, con un uso della cinepresa a spalla che raramente è stato così fluido, funzionale, espressivo. Si chiama Il figlio. Poteva chiamarsi Il padre.

Proprietario di una falegnameria che funziona come centro di formazione professionale, il gentile e laborioso Olivier (Gourmet) accoglie tra i suoi allievi il sedicenne Francis (Marinne), reduce da cinque anni di riformatorio che, dopo averlo conosciuto, gli chiede di diventare suo tutore, non sapendo che è il padre del ragazzino da lui ucciso cinque anni prima. L’intreccio del 3° film dei fratelli Dardenne “è il personaggio, opaco, enigmatico. Forse è l’attore stesso” (Gourmet fu premiato a Cannes 2002). Braccato dalla cinepresa che gli sta incollata addosso, spesso alle spalle, Olivier è il raro caso di un personaggio inseparabile dalla suspense angosciosa che imbeve lo spettatore, costretto moralmente a immedesimarsi con lui anche nella prima ora abbondante in cui ignora la natura del suo rapporto con il ragazzo. I Dardenne “continuano a togliere, ad asciugare trama, dialoghi e décor. E più tolgono, più il risultato è potente” (F. Tassi). Cinema lucido, concreto – “La verità è concreta” (B. Brecht) – preciso nei particolari, fatto di sguardi, con un uso della cinepresa a spalla che raramente è stato così fluido, funzionale, espressivo. Si chiama Il figlio. Poteva chiamarsi Il padre.

Proprietario di una falegnameria che funziona come centro di formazione professionale, il gentile e laborioso Olivier (Gourmet) accoglie tra i suoi allievi il sedicenne Francis (Marinne), reduce da cinque anni di riformatorio che, dopo averlo conosciuto, gli chiede di diventare suo tutore, non sapendo che è il padre del ragazzino da lui ucciso cinque anni prima. L’intreccio del 3° film dei fratelli Dardenne “è il personaggio, opaco, enigmatico. Forse è l’attore stesso” (Gourmet fu premiato a Cannes 2002). Braccato dalla cinepresa che gli sta incollata addosso, spesso alle spalle, Olivier è il raro caso di un personaggio inseparabile dalla suspense angosciosa che imbeve lo spettatore, costretto moralmente a immedesimarsi con lui anche nella prima ora abbondante in cui ignora la natura del suo rapporto con il ragazzo. I Dardenne “continuano a togliere, ad asciugare trama, dialoghi e décor. E più tolgono, più il risultato è potente” (F. Tassi). Cinema lucido, concreto – “La verità è concreta” (B. Brecht) – preciso nei particolari, fatto di sguardi, con un uso della cinepresa a spalla che raramente è stato così fluido, funzionale, espressivo. Si chiama Il figlio. Poteva chiamarsi Il padre.

Proprietario di una falegnameria che funziona come centro di formazione professionale, il gentile e laborioso Olivier (Gourmet) accoglie tra i suoi allievi il sedicenne Francis (Marinne), reduce da cinque anni di riformatorio che, dopo averlo conosciuto, gli chiede di diventare suo tutore, non sapendo che è il padre del ragazzino da lui ucciso cinque anni prima. L’intreccio del 3° film dei fratelli Dardenne “è il personaggio, opaco, enigmatico. Forse è l’attore stesso” (Gourmet fu premiato a Cannes 2002). Braccato dalla cinepresa che gli sta incollata addosso, spesso alle spalle, Olivier è il raro caso di un personaggio inseparabile dalla suspense angosciosa che imbeve lo spettatore, costretto moralmente a immedesimarsi con lui anche nella prima ora abbondante in cui ignora la natura del suo rapporto con il ragazzo. I Dardenne “continuano a togliere, ad asciugare trama, dialoghi e décor. E più tolgono, più il risultato è potente” (F. Tassi). Cinema lucido, concreto – “La verità è concreta” (B. Brecht) – preciso nei particolari, fatto di sguardi, con un uso della cinepresa a spalla che raramente è stato così fluido, funzionale, espressivo. Si chiama Il figlio. Poteva chiamarsi Il padre.

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

7 Percorso etico-cinema
7 Percorso etico-cinema

Seminario

17 Marzo 2011
12.30 - 16.30

Il lutto, il tempo e l'oblio
Il lutto, il tempo e l'oblio


 


 

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

7 Percorso etico-cinema
7 Percorso etico-cinema

Film

8 Marzo 2011
20.00

Viaggio in Inghilterra
Viaggio in Inghilterra

Richard Attenborough, G. Bretagna, 1993

Introduzione di Caterina Wolf, psicanalista

Richard Attenborough, G. Bretagna, 1993

Introduzione di Caterina Wolf, psicanalista

Ambientato nel 1952 in un college di Oxford racconta la storia d’amore di Clive Staples Lewis – squisito poligrafo che deve la sua fama agli studi sul Medioevo e sul Rinascimento – con Joy Gresham, scrittrice e poetessa americana. Amore che sfocia in un matrimonio celebrato due volte e si conclude con la prematura morte di lei. Scritto nel 1985, in parte ispirato a Diario di un dolore (A Grief Observed, 1961) di C.S. Lewis torna sullo schermo affidato alla solida competenza di Attenborough, è un film per chi ama le ombre, le sfumature, i ritmi narrativi lenti, la sordina delle emozioni e per chi ha la forza di coltivare la speranza anche quando si trova nella più profonda disperazione. La concertazione degli attori è ammirevole, bella la fotografia di Roger Pratt.

Ambientato nel 1952 in un college di Oxford racconta la storia d’amore di Clive Staples Lewis – squisito poligrafo che deve la sua fama agli studi sul Medioevo e sul Rinascimento – con Joy Gresham, scrittrice e poetessa americana. Amore che sfocia in un matrimonio celebrato due volte e si conclude con la prematura morte di lei. Scritto nel 1985, in parte ispirato a Diario di un dolore (A Grief Observed, 1961) di C.S. Lewis torna sullo schermo affidato alla solida competenza di Attenborough, è un film per chi ama le ombre, le sfumature, i ritmi narrativi lenti, la sordina delle emozioni e per chi ha la forza di coltivare la speranza anche quando si trova nella più profonda disperazione. La concertazione degli attori è ammirevole, bella la fotografia di Roger Pratt.

Ambientato nel 1952 in un college di Oxford racconta la storia d’amore di Clive Staples Lewis – squisito poligrafo che deve la sua fama agli studi sul Medioevo e sul Rinascimento – con Joy Gresham, scrittrice e poetessa americana. Amore che sfocia in un matrimonio celebrato due volte e si conclude con la prematura morte di lei. Scritto nel 1985, in parte ispirato a Diario di un dolore (A Grief Observed, 1961) di C.S. Lewis torna sullo schermo affidato alla solida competenza di Attenborough, è un film per chi ama le ombre, le sfumature, i ritmi narrativi lenti, la sordina delle emozioni e per chi ha la forza di coltivare la speranza anche quando si trova nella più profonda disperazione. La concertazione degli attori è ammirevole, bella la fotografia di Roger Pratt.

Ambientato nel 1952 in un college di Oxford racconta la storia d’amore di Clive Staples Lewis – squisito poligrafo che deve la sua fama agli studi sul Medioevo e sul Rinascimento – con Joy Gresham, scrittrice e poetessa americana. Amore che sfocia in un matrimonio celebrato due volte e si conclude con la prematura morte di lei. Scritto nel 1985, in parte ispirato a Diario di un dolore (A Grief Observed, 1961) di C.S. Lewis torna sullo schermo affidato alla solida competenza di Attenborough, è un film per chi ama le ombre, le sfumature, i ritmi narrativi lenti, la sordina delle emozioni e per chi ha la forza di coltivare la speranza anche quando si trova nella più profonda disperazione. La concertazione degli attori è ammirevole, bella la fotografia di Roger Pratt.

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

7 Percorso etico-cinema
7 Percorso etico-cinema

Film

15 Febbraio 2011
20.00

Changeling
Changeling

Clint Eastwood, USA, 2008

Introduzione di Mario Branda, avvocato

Clint Eastwood, USA, 2008

Introduzione di Mario Branda, avvocato

Los Angeles, marzo 1928. In una mattinata di sabato Christine Collins, una giovane donna che lavora in un centralino, lascia a casa da solo il giudizioso figlio Walter che ha avuto da un uomo che li ha abbandonati. Al ritorno dal lavoro fa una terribile scoperta: il bambino non c’è più e di lui si è persa ogni traccia. Finché, 5 mesi dopo, la polizia locale che non gode di buona reputazione, sembra aver risolto il caso. Consegna infatti a Christine un bambino che dice di esser Walter e che un po’ gli assomiglia. La madre è però certa che non si tratti di suo figlio ed è supportata in questo anche da altre persone che lo conoscevano bene, a partire dalla maestra. Le autorità di polizia, sostenute da un’opinione pubblica desiderosa di rassicuranti lieto fine, insistono nella loro versione fino a decidere di internare Christine attribuendole disturbi mentali che l’avrebbero spinta a non riconoscere nel sedicente Walter il proprio figlio. Christine però non si arrende e, sostenuta dal reverendo Guistav Briegleb, continua a lottare perché le ricerche di Walter continuino.

Los Angeles, marzo 1928. In una mattinata di sabato Christine Collins, una giovane donna che lavora in un centralino, lascia a casa da solo il giudizioso figlio Walter che ha avuto da un uomo che li ha abbandonati. Al ritorno dal lavoro fa una terribile scoperta: il bambino non c’è più e di lui si è persa ogni traccia. Finché, 5 mesi dopo, la polizia locale che non gode di buona reputazione, sembra aver risolto il caso. Consegna infatti a Christine un bambino che dice di esser Walter e che un po’ gli assomiglia. La madre è però certa che non si tratti di suo figlio ed è supportata in questo anche da altre persone che lo conoscevano bene, a partire dalla maestra. Le autorità di polizia, sostenute da un’opinione pubblica desiderosa di rassicuranti lieto fine, insistono nella loro versione fino a decidere di internare Christine attribuendole disturbi mentali che l’avrebbero spinta a non riconoscere nel sedicente Walter il proprio figlio. Christine però non si arrende e, sostenuta dal reverendo Guistav Briegleb, continua a lottare perché le ricerche di Walter continuino.

Los Angeles, marzo 1928. In una mattinata di sabato Christine Collins, una giovane donna che lavora in un centralino, lascia a casa da solo il giudizioso figlio Walter che ha avuto da un uomo che li ha abbandonati. Al ritorno dal lavoro fa una terribile scoperta: il bambino non c’è più e di lui si è persa ogni traccia. Finché, 5 mesi dopo, la polizia locale che non gode di buona reputazione, sembra aver risolto il caso. Consegna infatti a Christine un bambino che dice di esser Walter e che un po’ gli assomiglia. La madre è però certa che non si tratti di suo figlio ed è supportata in questo anche da altre persone che lo conoscevano bene, a partire dalla maestra. Le autorità di polizia, sostenute da un’opinione pubblica desiderosa di rassicuranti lieto fine, insistono nella loro versione fino a decidere di internare Christine attribuendole disturbi mentali che l’avrebbero spinta a non riconoscere nel sedicente Walter il proprio figlio. Christine però non si arrende e, sostenuta dal reverendo Guistav Briegleb, continua a lottare perché le ricerche di Walter continuino.

Los Angeles, marzo 1928. In una mattinata di sabato Christine Collins, una giovane donna che lavora in un centralino, lascia a casa da solo il giudizioso figlio Walter che ha avuto da un uomo che li ha abbandonati. Al ritorno dal lavoro fa una terribile scoperta: il bambino non c’è più e di lui si è persa ogni traccia. Finché, 5 mesi dopo, la polizia locale che non gode di buona reputazione, sembra aver risolto il caso. Consegna infatti a Christine un bambino che dice di esser Walter e che un po’ gli assomiglia. La madre è però certa che non si tratti di suo figlio ed è supportata in questo anche da altre persone che lo conoscevano bene, a partire dalla maestra. Le autorità di polizia, sostenute da un’opinione pubblica desiderosa di rassicuranti lieto fine, insistono nella loro versione fino a decidere di internare Christine attribuendole disturbi mentali che l’avrebbero spinta a non riconoscere nel sedicente Walter il proprio figlio. Christine però non si arrende e, sostenuta dal reverendo Guistav Briegleb, continua a lottare perché le ricerche di Walter continuino.

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

7 Percorso etico-cinema
7 Percorso etico-cinema

Film

1° Febbraio 2011 
20.00

Turista per caso
Turista per caso

Lawrence Kasdan, USA, 1988

Introduzione di Fabiano Alborghetti, poeta

Lawrence Kasdan, USA, 1988

Introduzione di Fabiano Alborghetti, poeta

La morte tragica dell’unico figlio induce Sarah a lasciare il marito Macon, autore di guide turistiche che si trasferisce in casa dei suoi fratelli scapoli. Muriel, estroversa istruttrice di cani, fa breccia nel suo muro d’isolamento. Quando torna la moglie, Macon deve scegliere. Tratto da un romanzo di Anne Tyler, il 4° film di Kasdan bilancia con sagacia dramma e commedia, analisi psicologica e bozzetto, gravità e leggerezza. Ottimo trio di attori e Oscar per G. Davis come attrice non protagonista.

La morte tragica dell’unico figlio induce Sarah a lasciare il marito Macon, autore di guide turistiche che si trasferisce in casa dei suoi fratelli scapoli. Muriel, estroversa istruttrice di cani, fa breccia nel suo muro d’isolamento. Quando torna la moglie, Macon deve scegliere. Tratto da un romanzo di Anne Tyler, il 4° film di Kasdan bilancia con sagacia dramma e commedia, analisi psicologica e bozzetto, gravità e leggerezza. Ottimo trio di attori e Oscar per G. Davis come attrice non protagonista.

La morte tragica dell’unico figlio induce Sarah a lasciare il marito Macon, autore di guide turistiche che si trasferisce in casa dei suoi fratelli scapoli. Muriel, estroversa istruttrice di cani, fa breccia nel suo muro d’isolamento. Quando torna la moglie, Macon deve scegliere. Tratto da un romanzo di Anne Tyler, il 4° film di Kasdan bilancia con sagacia dramma e commedia, analisi psicologica e bozzetto, gravità e leggerezza. Ottimo trio di attori e Oscar per G. Davis come attrice non protagonista.

La morte tragica dell’unico figlio induce Sarah a lasciare il marito Macon, autore di guide turistiche che si trasferisce in casa dei suoi fratelli scapoli. Muriel, estroversa istruttrice di cani, fa breccia nel suo muro d’isolamento. Quando torna la moglie, Macon deve scegliere. Tratto da un romanzo di Anne Tyler, il 4° film di Kasdan bilancia con sagacia dramma e commedia, analisi psicologica e bozzetto, gravità e leggerezza. Ottimo trio di attori e Oscar per G. Davis come attrice non protagonista.

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

7 Percorso etico-cinema
7 Percorso etico-cinema

Film

18 Gennaio 2011
20.00

Il dolce domani
Il dolce domani

Atom Egoyan, Canada, 1997

Introduzione di Fabio Pusterla, poeta

Atom Egoyan, Canada, 1997

Introduzione di Fabio Pusterla, poeta

La tragedia ha colpito un paese del New Hampshire: un autobus scolastico finisce in un laghetto ghiacciato, provocando la morte di tutti i bambini e i ragazzi trasportati. Due soli superstiti: l’adolescente Nicole, inchiodata su una sedia a rotelle, e l’adulta Dolores che conduceva il bus. Arriva sul posto l’avvocato Stephens che cerca di convincere i genitori delle vittime a chiedere i danni in sede giudiziaria. Non è un film di denuncia sociale né un dramma giudiziario o una detective story. I suoi temi sono altrove: la sopravvivenza a una tragedia familiare, l’elaborazione del lutto, il senso di colpa degli adulti quando un bambino muore, la convivenza con il dolore. Gran Premio della Giuria a Cannes.

La tragedia ha colpito un paese del New Hampshire: un autobus scolastico finisce in un laghetto ghiacciato, provocando la morte di tutti i bambini e i ragazzi trasportati. Due soli superstiti: l’adolescente Nicole, inchiodata su una sedia a rotelle, e l’adulta Dolores che conduceva il bus. Arriva sul posto l’avvocato Stephens che cerca di convincere i genitori delle vittime a chiedere i danni in sede giudiziaria. Non è un film di denuncia sociale né un dramma giudiziario o una detective story. I suoi temi sono altrove: la sopravvivenza a una tragedia familiare, l’elaborazione del lutto, il senso di colpa degli adulti quando un bambino muore, la convivenza con il dolore. Gran Premio della Giuria a Cannes.

La tragedia ha colpito un paese del New Hampshire: un autobus scolastico finisce in un laghetto ghiacciato, provocando la morte di tutti i bambini e i ragazzi trasportati. Due soli superstiti: l’adolescente Nicole, inchiodata su una sedia a rotelle, e l’adulta Dolores che conduceva il bus. Arriva sul posto l’avvocato Stephens che cerca di convincere i genitori delle vittime a chiedere i danni in sede giudiziaria. Non è un film di denuncia sociale né un dramma giudiziario o una detective story. I suoi temi sono altrove: la sopravvivenza a una tragedia familiare, l’elaborazione del lutto, il senso di colpa degli adulti quando un bambino muore, la convivenza con il dolore. Gran Premio della Giuria a Cannes.

La tragedia ha colpito un paese del New Hampshire: un autobus scolastico finisce in un laghetto ghiacciato, provocando la morte di tutti i bambini e i ragazzi trasportati. Due soli superstiti: l’adolescente Nicole, inchiodata su una sedia a rotelle, e l’adulta Dolores che conduceva il bus. Arriva sul posto l’avvocato Stephens che cerca di convincere i genitori delle vittime a chiedere i danni in sede giudiziaria. Non è un film di denuncia sociale né un dramma giudiziario o una detective story. I suoi temi sono altrove: la sopravvivenza a una tragedia familiare, l’elaborazione del lutto, il senso di colpa degli adulti quando un bambino muore, la convivenza con il dolore. Gran Premio della Giuria a Cannes.

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

7 Percorso etico-cinema
7 Percorso etico-cinema

Film

11 Gennaio 2011
20.00

Gli abbracci spezzati
Gli abbracci spezzati

Pedro Almodovar, Spagna, 2009

Introduzione di Mario Botta, architetto

Pedro Almodovar, Spagna, 2009

Introduzione di Mario Botta, architetto

Mateo Blanco è stato un regista. Oggi non lo è più. È un non vedente che ha deciso di tagliare i ponti con il passato cambiando anche nome. Ora firma romanzi, soggetti e sceneggiature con lo pseudonimo Harry Caine. È ancora un uomo affascinante che ha deciso di prendere dalla vita quello che gli può ancora dare ma, al contempo, che sa di avere un grande bisogno dell’assistenza della produttrice Judit e di suo figlio Diego. La donna conosce perfettamente il tragico triangolo che ha visto coinvolto Mateo, il ricco Ernesto Martel e l’affascinante Lena. Harry deciderà di narrarlo anche a Diego.

Mateo Blanco è stato un regista. Oggi non lo è più. È un non vedente che ha deciso di tagliare i ponti con il passato cambiando anche nome. Ora firma romanzi, soggetti e sceneggiature con lo pseudonimo Harry Caine. È ancora un uomo affascinante che ha deciso di prendere dalla vita quello che gli può ancora dare ma, al contempo, che sa di avere un grande bisogno dell’assistenza della produttrice Judit e di suo figlio Diego. La donna conosce perfettamente il tragico triangolo che ha visto coinvolto Mateo, il ricco Ernesto Martel e l’affascinante Lena. Harry deciderà di narrarlo anche a Diego.

Mateo Blanco è stato un regista. Oggi non lo è più. È un non vedente che ha deciso di tagliare i ponti con il passato cambiando anche nome. Ora firma romanzi, soggetti e sceneggiature con lo pseudonimo Harry Caine. È ancora un uomo affascinante che ha deciso di prendere dalla vita quello che gli può ancora dare ma, al contempo, che sa di avere un grande bisogno dell’assistenza della produttrice Judit e di suo figlio Diego. La donna conosce perfettamente il tragico triangolo che ha visto coinvolto Mateo, il ricco Ernesto Martel e l’affascinante Lena. Harry deciderà di narrarlo anche a Diego.

Mateo Blanco è stato un regista. Oggi non lo è più. È un non vedente che ha deciso di tagliare i ponti con il passato cambiando anche nome. Ora firma romanzi, soggetti e sceneggiature con lo pseudonimo Harry Caine. È ancora un uomo affascinante che ha deciso di prendere dalla vita quello che gli può ancora dare ma, al contempo, che sa di avere un grande bisogno dell’assistenza della produttrice Judit e di suo figlio Diego. La donna conosce perfettamente il tragico triangolo che ha visto coinvolto Mateo, il ricco Ernesto Martel e l’affascinante Lena. Harry deciderà di narrarlo anche a Diego.

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

7 Percorso etico-cinema
7 Percorso etico-cinema

7° Percorso etico-cinematografico dell’Ospedale Civico di Lugano

Aula Magna
Ospedale Civico
Via Tesserete 46
Lugano

11 Gennaio -
20 Dicembre 2011

Martedì: 20.00-22.30
Entrata libera

Lutto e oblio in uno sguardo medical humanities
Lutto e oblio in uno sguardo medical humanities

Si è spesso fatto notare che psicanalisi e cinema sono coetanei. Quando infatti nel dicembre del 1895 i fratelli Lumière proiettarono il primo film in un seminterrato parigino, Sigmund Freud e Joseph Breuer avevano appena dato alle stampe gli Studi sull’isteria, testo che segna la nascita della psicanalisi. Fra i tanti temi affrontati dalla psicanalisi e ripresi dal cinema, il lutto è stato ed è sicuramente uno dei più incalzanti e più appassionanti. Abbiamo pianto (lutto viene dal latino luge ̄re, piangere) con i protagonisti ai funerali dei loro padri e dei loro figli, abbiamo sofferto con loro per la scomparsa delle loro mogli o dei loro amici. Ma il cinema, come la psicoanalisi, sa che il lutto non è soltanto lo stato che segue la perdita di una persona cara, che essa muoia o decida semplicemente di lasciarci. Si può patire perché si è abbandonato un luogo, per un fallimento personale, per la perdita del proprio stato sociale, o anche di una parte o funzione del proprio corpo, o di un oggetto, per quanto piccolo o di scarso valore economico. Diversi possono essere gli oggetti rimpianti – dall’amante alla bicicletta – e diversi sono gli espedienti per fronteggiare lo strazio: dalla disperazione all’oblio, dalla rappresaglia alla mistificazione, dal senso di colpa alla paura. Ecuba, in lutto, si graffia le guance, mentre Priamo si cosparge di letame. I film che proponiamo quest’anno raccontano la perdita, ma soprattutto la mancanza, lo smarrimento che l’accompagna. Rappresentano ognuno l’elaborazione, individuale o collettiva, di queste dolorose privazioni. Ridisegnano, seguendoli pedissequamente o sovvertendone i meccanismi, isolandoli o contraendoli, i momenti di quello che Freud ha chiamato il lavoro del lutto: il rifiuto della perdita, l’accettazione e infine il distacco dall’oggetto perduto. Sono storie di lutto, e storie di cordoglio, quel lutto, divenuto pubblico, che gli inglesi chiamano mourning. Che tratteggino rituali comuni oppure originali, che propongano cerimonie familiari o liturgie esotiche, sono storie che già raccontano un distacco, poiché, in fondo, «cercando che i morti non siano morti, cominciamo a farli effettivamente morire in noi» (B. Croce, Frammenti di etica).

Si è spesso fatto notare che psicanalisi e cinema sono coetanei. Quando infatti nel dicembre del 1895 i fratelli Lumière proiettarono il primo film in un seminterrato parigino, Sigmund Freud e Joseph Breuer avevano appena dato alle stampe gli Studi sull’isteria, testo che segna la nascita della psicanalisi. Fra i tanti temi affrontati dalla psicanalisi e ripresi dal cinema, il lutto è stato ed è sicuramente uno dei più incalzanti e più appassionanti. Abbiamo pianto (lutto viene dal latino luge ̄re, piangere) con i protagonisti ai funerali dei loro padri e dei loro figli, abbiamo sofferto con loro per la scomparsa delle loro mogli o dei loro amici. Ma il cinema, come la psicoanalisi, sa che il lutto non è soltanto lo stato che segue la perdita di una persona cara, che essa muoia o decida semplicemente di lasciarci. Si può patire perché si è abbandonato un luogo, per un fallimento personale, per la perdita del proprio stato sociale, o anche di una parte o funzione del proprio corpo, o di un oggetto, per quanto piccolo o di scarso valore economico. Diversi possono essere gli oggetti rimpianti – dall’amante alla bicicletta – e diversi sono gli espedienti per fronteggiare lo strazio: dalla disperazione all’oblio, dalla rappresaglia alla mistificazione, dal senso di colpa alla paura. Ecuba, in lutto, si graffia le guance, mentre Priamo si cosparge di letame. I film che proponiamo quest’anno raccontano la perdita, ma soprattutto la mancanza, lo smarrimento che l’accompagna. Rappresentano ognuno l’elaborazione, individuale o collettiva, di queste dolorose privazioni. Ridisegnano, seguendoli pedissequamente o sovvertendone i meccanismi, isolandoli o contraendoli, i momenti di quello che Freud ha chiamato il lavoro del lutto: il rifiuto della perdita, l’accettazione e infine il distacco dall’oggetto perduto. Sono storie di lutto, e storie di cordoglio, quel lutto, divenuto pubblico, che gli inglesi chiamano mourning. Che tratteggino rituali comuni oppure originali, che propongano cerimonie familiari o liturgie esotiche, sono storie che già raccontano un distacco, poiché, in fondo, «cercando che i morti non siano morti, cominciamo a farli effettivamente morire in noi» (B. Croce, Frammenti di etica).

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