Convegni FSC e Conferenze

Serata introduttiva all’esecuzione della Messa di Requiem

Intervista Concerto
Sala Arsenale, Castelgrande
Bellinzona

27 Marzo 2013
18.00

W Verdi!
W Verdi!

Anteprima della Messa di Requiem

Serata introduttiva all’esecuzione della Messa di Requiem di Giuseppe Verdi a cura di Giuseppe Clericetti
e Giorgio Appolonia, con parole, musica e immagini.

Giuseppe Clericetti e Giorgio Appolonia:

18.00 
Introduzione alla Messa di Requiem

19.30 
Aperitivo offerto

20.30
Interviste virtuali agli interpreti e visione di alcuni estratti video dimensione minima 7,545 mm La registrazione della serata verrà diffusa il 28 marzo, alle 20.30, su Rete Due.

Anteprima della Messa di Requiem

Serata introduttiva all’esecuzione della Messa di Requiem di Giuseppe Verdi a cura di Giuseppe Clericetti
e Giorgio Appolonia, con parole, musica e immagini.

Giuseppe Clericetti e Giorgio Appolonia:

18.00 
Introduzione alla Messa di Requiem

19.30 
Aperitivo offerto

20.30
Interviste virtuali agli interpreti e visione di alcuni estratti video dimensione minima 7,545 mm La registrazione della serata verrà diffusa il 28 marzo, alle 20.30, su Rete Due.

Convegni FSC e Conferenze

Incontro in occasione della
 Giornata internazionale contro il razzismo

Castello Sasso Corbaro

21 Marzo 2013
16.00

Rispetto e umiliazione
Rispetto e umiliazione

16.00 
Saluto

16.15 
Fattori psicosociali della migrazione: impatto e risorse

17.00 
Le razze non esistono, il razzismo sì. Radici culturali di un nonsenso biologico

17.45 
Tortura: ferite infinite

16.00 
Saluto

16.15 
Fattori psicosociali della migrazione: impatto e risorse

17.00 
Le razze non esistono, il razzismo sì. Radici culturali di un nonsenso biologico

17.45 
Tortura: ferite infinite

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

8 Percorso etico-cinema
8 Percorso etico-cinema

18 Marzo 2011
20.00

Nel nome del padre
Nel nome del padre

In the Name of the Father
Jim Sheridan, Irlanda, 1993

Introduzione:
John Noseda, procuratore generale

In the Name of the Father
Jim Sheridan, Irlanda, 1993

Introduzione:
John Noseda, procuratore generale

Ispirato a una storia vera e tratto dal libro autobiografico Proved Innocence (Il prezzo dell’innocenza) di Gerry Conlon. Processati come terroristi dell’IRA e autori di una strage in un pub di Guildford il 5 ottobre 1974, quattro proletari irlandesi patiscono 15 anni di carcere prima che sia scoperta la loro innocenza. Con loro furono condannati a pene minori parenti e amici. Giuseppe (sic) Conlon, padre di uno dei quattro, morì in carcere nel 1980. Storia di un clamoroso errore giudiziario, frutto di un complotto poliziesco, coinvolgente film civile incline al sentimentalismo e alla retorica manichea, vale soprattutto come racconto di formazione nella descrizione del rapporto tra padre e figlio, rinchiusi nella stessa cella. Non mancano i passaggi declamatori o didattici né gli stereotipi della vita carceraria, ma nemmeno le pagine forti, come l’avvio a Belfast, sostenuto nel suo ritmo forsennato dalla musica di Bono e Trevor Jones.

Ispirato a una storia vera e tratto dal libro autobiografico Proved Innocence (Il prezzo dell’innocenza) di Gerry Conlon. Processati come terroristi dell’IRA e autori di una strage in un pub di Guildford il 5 ottobre 1974, quattro proletari irlandesi patiscono 15 anni di carcere prima che sia scoperta la loro innocenza. Con loro furono condannati a pene minori parenti e amici. Giuseppe (sic) Conlon, padre di uno dei quattro, morì in carcere nel 1980. Storia di un clamoroso errore giudiziario, frutto di un complotto poliziesco, coinvolgente film civile incline al sentimentalismo e alla retorica manichea, vale soprattutto come racconto di formazione nella descrizione del rapporto tra padre e figlio, rinchiusi nella stessa cella. Non mancano i passaggi declamatori o didattici né gli stereotipi della vita carceraria, ma nemmeno le pagine forti, come l’avvio a Belfast, sostenuto nel suo ritmo forsennato dalla musica di Bono e Trevor Jones.

Ispirato a una storia vera e tratto dal libro autobiografico Proved Innocence (Il prezzo dell’innocenza) di Gerry Conlon. Processati come terroristi dell’IRA e autori di una strage in un pub di Guildford il 5 ottobre 1974, quattro proletari irlandesi patiscono 15 anni di carcere prima che sia scoperta la loro innocenza. Con loro furono condannati a pene minori parenti e amici. Giuseppe (sic) Conlon, padre di uno dei quattro, morì in carcere nel 1980. Storia di un clamoroso errore giudiziario, frutto di un complotto poliziesco, coinvolgente film civile incline al sentimentalismo e alla retorica manichea, vale soprattutto come racconto di formazione nella descrizione del rapporto tra padre e figlio, rinchiusi nella stessa cella. Non mancano i passaggi declamatori o didattici né gli stereotipi della vita carceraria, ma nemmeno le pagine forti, come l’avvio a Belfast, sostenuto nel suo ritmo forsennato dalla musica di Bono e Trevor Jones.

Ispirato a una storia vera e tratto dal libro autobiografico Proved Innocence (Il prezzo dell’innocenza) di Gerry Conlon. Processati come terroristi dell’IRA e autori di una strage in un pub di Guildford il 5 ottobre 1974, quattro proletari irlandesi patiscono 15 anni di carcere prima che sia scoperta la loro innocenza. Con loro furono condannati a pene minori parenti e amici. Giuseppe (sic) Conlon, padre di uno dei quattro, morì in carcere nel 1980. Storia di un clamoroso errore giudiziario, frutto di un complotto poliziesco, coinvolgente film civile incline al sentimentalismo e alla retorica manichea, vale soprattutto come racconto di formazione nella descrizione del rapporto tra padre e figlio, rinchiusi nella stessa cella. Non mancano i passaggi declamatori o didattici né gli stereotipi della vita carceraria, ma nemmeno le pagine forti, come l’avvio a Belfast, sostenuto nel suo ritmo forsennato dalla musica di Bono e Trevor Jones.

Convegni FSC e Conferenze

Conferenza e Film

Sala Arsenale Castelgrande
Bellinzona

21 Febbraio 2013
17.00

Jonny è vivo
Jonny è vivo

Attualità e forza di uno scrittore:  Beppe Fenoglio a cinquant’anni dalla morte

17:00 - 17.30
Alberto Nessi
La malora: uno sguardo dal basso

17:30 - 18.15
Maria Antonietta Grignani
Il partigiano Jonny tra libro e film

18:30 - 19.30
Beppe Fenoglio: il fratello, l'uomo, lo scrittore
Michele Fazioli incontra Marisa Fenoglio

19:30 - 20.30
Aperitivo offerto

20:30
Proiezione del film Il partigiano Jonny
Guido Chiesa, Italia, 2000, 135'
Presentato da Guido Chiesa via Skype con Maria Antonietta Grignani

Attualità e forza di uno scrittore:  Beppe Fenoglio a cinquant’anni dalla morte

17:00 - 17.30
Alberto Nessi
La malora: uno sguardo dal basso

17:30 - 18.15
Maria Antonietta Grignani
Il partigiano Jonny tra libro e film

18:30 - 19.30
Beppe Fenoglio: il fratello, l'uomo, lo scrittore
Michele Fazioli incontra Marisa Fenoglio

19:30 - 20.30
Aperitivo offerto

20:30
Proiezione del film Il partigiano Jonny
Guido Chiesa, Italia, 2000, 135'
Presentato da Guido Chiesa via Skype con Maria Antonietta Grignani

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

8 Percorso etico-cinema
8 Percorso etico-cinema

18 Febbraio 2013
20.00

Sacco e Vanzetti
Sacco e Vanzetti

Giuliano Montaldo Italia/Francia, 1971

Introduzione Alberto Nessi, scrittore

Giuliano Montaldo Italia/Francia, 1971

Introduzione Alberto Nessi, scrittore

Come il calzolaio Nicola Sacco e il pescivendolo Bartolomeo Vanzetti, immigrati negli USA e anarchici, furono incriminati per rapina e omicidio, condannati a morte innocenti nel 1921 e giustiziati il 23 agosto 1927. I due anarchici italiani rivivono sullo schermo nella commossa e commovente interpretazione di Cucciolla e Volonté (premiato a Cannes) nel quadro di un film all’insegna dell’efficacia narrativa, oratorio senza enfasi, un po’ ripetitivo, in stabile equilibrio tra informazione e denuncia anche se non sempre fa quadrare i conti tra analisi e dimostrazione. Scritto dal regista con Fabrizio Onofri e Ottavio Jemma con un occhio al cinema hollywoodiano giudiziario e di denuncia, rimpolpato con le esperienze del cinema politico europeo.

Come il calzolaio Nicola Sacco e il pescivendolo Bartolomeo Vanzetti, immigrati negli USA e anarchici, furono incriminati per rapina e omicidio, condannati a morte innocenti nel 1921 e giustiziati il 23 agosto 1927. I due anarchici italiani rivivono sullo schermo nella commossa e commovente interpretazione di Cucciolla e Volonté (premiato a Cannes) nel quadro di un film all’insegna dell’efficacia narrativa, oratorio senza enfasi, un po’ ripetitivo, in stabile equilibrio tra informazione e denuncia anche se non sempre fa quadrare i conti tra analisi e dimostrazione. Scritto dal regista con Fabrizio Onofri e Ottavio Jemma con un occhio al cinema hollywoodiano giudiziario e di denuncia, rimpolpato con le esperienze del cinema politico europeo.

Come il calzolaio Nicola Sacco e il pescivendolo Bartolomeo Vanzetti, immigrati negli USA e anarchici, furono incriminati per rapina e omicidio, condannati a morte innocenti nel 1921 e giustiziati il 23 agosto 1927. I due anarchici italiani rivivono sullo schermo nella commossa e commovente interpretazione di Cucciolla e Volonté (premiato a Cannes) nel quadro di un film all’insegna dell’efficacia narrativa, oratorio senza enfasi, un po’ ripetitivo, in stabile equilibrio tra informazione e denuncia anche se non sempre fa quadrare i conti tra analisi e dimostrazione. Scritto dal regista con Fabrizio Onofri e Ottavio Jemma con un occhio al cinema hollywoodiano giudiziario e di denuncia, rimpolpato con le esperienze del cinema politico europeo.

Come il calzolaio Nicola Sacco e il pescivendolo Bartolomeo Vanzetti, immigrati negli USA e anarchici, furono incriminati per rapina e omicidio, condannati a morte innocenti nel 1921 e giustiziati il 23 agosto 1927. I due anarchici italiani rivivono sullo schermo nella commossa e commovente interpretazione di Cucciolla e Volonté (premiato a Cannes) nel quadro di un film all’insegna dell’efficacia narrativa, oratorio senza enfasi, un po’ ripetitivo, in stabile equilibrio tra informazione e denuncia anche se non sempre fa quadrare i conti tra analisi e dimostrazione. Scritto dal regista con Fabrizio Onofri e Ottavio Jemma con un occhio al cinema hollywoodiano giudiziario e di denuncia, rimpolpato con le esperienze del cinema politico europeo.

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

8 Percorso etico-cinema
8 Percorso etico-cinema

21 Gennaio 2013
20.00

Cose di questo mondo
Cose di questo mondo

Michael Winterbottom Gran Bretagna, 2002

Introduzione Mario Branda, avvocato

Michael Winterbottom Gran Bretagna, 2002

Introduzione Mario Branda, avvocato

L’odissea di due ragazzi profughi dall’Afghanistan post talebani che cercano di raggiungere Londra. Uno dei due ce la farà ma a prezzo di un calvario inumano. Winterbottom non è nuovo all’intervento diretto sulla realtà (basti pensare a Welcome to Sarajevo). Questa volta però costruisce una narrazione volutamente “sporca” con camera a mano e sgranature per sottolineare anche linguisticamente un viaggio che non ha più bisogno della cronaca televisiva anche perché non sembra interessare più a nessuno. L’Afghanistan è stato “liberato” e questo gli basti. Il mondo ha da pensare ad altri fronti. Così l’infanzia viene negata e non c’è posto per lei nel nostro mondo che ha continuamente bisogno di nuovi soggetti per cui “commuoversi”. Winterbottom li espone invece nuovamente dinanzi alla nostra falsa coscienza chiedendoci di non voltare il capo fingendo di non sapere.

L’odissea di due ragazzi profughi dall’Afghanistan post talebani che cercano di raggiungere Londra. Uno dei due ce la farà ma a prezzo di un calvario inumano. Winterbottom non è nuovo all’intervento diretto sulla realtà (basti pensare a Welcome to Sarajevo). Questa volta però costruisce una narrazione volutamente “sporca” con camera a mano e sgranature per sottolineare anche linguisticamente un viaggio che non ha più bisogno della cronaca televisiva anche perché non sembra interessare più a nessuno. L’Afghanistan è stato “liberato” e questo gli basti. Il mondo ha da pensare ad altri fronti. Così l’infanzia viene negata e non c’è posto per lei nel nostro mondo che ha continuamente bisogno di nuovi soggetti per cui “commuoversi”. Winterbottom li espone invece nuovamente dinanzi alla nostra falsa coscienza chiedendoci di non voltare il capo fingendo di non sapere.

L’odissea di due ragazzi profughi dall’Afghanistan post talebani che cercano di raggiungere Londra. Uno dei due ce la farà ma a prezzo di un calvario inumano. Winterbottom non è nuovo all’intervento diretto sulla realtà (basti pensare a Welcome to Sarajevo). Questa volta però costruisce una narrazione volutamente “sporca” con camera a mano e sgranature per sottolineare anche linguisticamente un viaggio che non ha più bisogno della cronaca televisiva anche perché non sembra interessare più a nessuno. L’Afghanistan è stato “liberato” e questo gli basti. Il mondo ha da pensare ad altri fronti. Così l’infanzia viene negata e non c’è posto per lei nel nostro mondo che ha continuamente bisogno di nuovi soggetti per cui “commuoversi”. Winterbottom li espone invece nuovamente dinanzi alla nostra falsa coscienza chiedendoci di non voltare il capo fingendo di non sapere.

L’odissea di due ragazzi profughi dall’Afghanistan post talebani che cercano di raggiungere Londra. Uno dei due ce la farà ma a prezzo di un calvario inumano. Winterbottom non è nuovo all’intervento diretto sulla realtà (basti pensare a Welcome to Sarajevo). Questa volta però costruisce una narrazione volutamente “sporca” con camera a mano e sgranature per sottolineare anche linguisticamente un viaggio che non ha più bisogno della cronaca televisiva anche perché non sembra interessare più a nessuno. L’Afghanistan è stato “liberato” e questo gli basti. Il mondo ha da pensare ad altri fronti. Così l’infanzia viene negata e non c’è posto per lei nel nostro mondo che ha continuamente bisogno di nuovi soggetti per cui “commuoversi”. Winterbottom li espone invece nuovamente dinanzi alla nostra falsa coscienza chiedendoci di non voltare il capo fingendo di non sapere.

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

8 Percorso etico-cinema
8 Percorso etico-cinema

10 Dicembre 2012
20.00

Nel nome del padre
Nel nome del padre

Marco Bellocchio Italia/Francia, 1972

Introduzione Paolo Cattorini

Marco Bellocchio Italia/Francia, 1972

Introduzione Paolo Cattorini

Spedito in collegio da un padre che non sopporta la sua insubordinazione, il giovane Angelo Transeunti si ritrova in un freddo ambiente popolato di studenti indisciplinati ma timorati di Dio, sacerdoti rigorosi e convittori trattati come schiavi. La sua innata indisposizione a regole e istituzioni inizia a diffondersi come un male all’interno delle mura ecclesiastiche: i ragazzi cominciano a deridere le lezioni e a ribellarsi alla disciplina imposta del vicerettore Padre Corazza, mentre i convittori decidono di non soccombere a un’oppressione mascherata da carità cristiana e organizzano uno sciopero. Per infondere nuovi dubbi e timori anche nelle più giovani coscienze, Transeunti e altri ragazzi mettono in scena una versione “brechtiana” del Faust, in cui fra irrisione e anticlericalismo, sconvolgono definitivamente le coscienze di tutti gli abitanti del collegio. Sulle ceneri del Sessantotto, Marco Bellocchio eleva il tumulto culturale e politico giovanile di quegli anni in un impeto immaginifico e sanguigno. Nel nome del padre è l’opera che più di ogni altra è riuscita a portare quello spirito ribelle e acerbo al suo apice visionario e contemporaneamente, al suo scacco definitivo, all’impossibilità di farsi azione politica efficace.

Spedito in collegio da un padre che non sopporta la sua insubordinazione, il giovane Angelo Transeunti si ritrova in un freddo ambiente popolato di studenti indisciplinati ma timorati di Dio, sacerdoti rigorosi e convittori trattati come schiavi. La sua innata indisposizione a regole e istituzioni inizia a diffondersi come un male all’interno delle mura ecclesiastiche: i ragazzi cominciano a deridere le lezioni e a ribellarsi alla disciplina imposta del vicerettore Padre Corazza, mentre i convittori decidono di non soccombere a un’oppressione mascherata da carità cristiana e organizzano uno sciopero. Per infondere nuovi dubbi e timori anche nelle più giovani coscienze, Transeunti e altri ragazzi mettono in scena una versione “brechtiana” del Faust, in cui fra irrisione e anticlericalismo, sconvolgono definitivamente le coscienze di tutti gli abitanti del collegio. Sulle ceneri del Sessantotto, Marco Bellocchio eleva il tumulto culturale e politico giovanile di quegli anni in un impeto immaginifico e sanguigno. Nel nome del padre è l’opera che più di ogni altra è riuscita a portare quello spirito ribelle e acerbo al suo apice visionario e contemporaneamente, al suo scacco definitivo, all’impossibilità di farsi azione politica efficace.

Spedito in collegio da un padre che non sopporta la sua insubordinazione, il giovane Angelo Transeunti si ritrova in un freddo ambiente popolato di studenti indisciplinati ma timorati di Dio, sacerdoti rigorosi e convittori trattati come schiavi. La sua innata indisposizione a regole e istituzioni inizia a diffondersi come un male all’interno delle mura ecclesiastiche: i ragazzi cominciano a deridere le lezioni e a ribellarsi alla disciplina imposta del vicerettore Padre Corazza, mentre i convittori decidono di non soccombere a un’oppressione mascherata da carità cristiana e organizzano uno sciopero. Per infondere nuovi dubbi e timori anche nelle più giovani coscienze, Transeunti e altri ragazzi mettono in scena una versione “brechtiana” del Faust, in cui fra irrisione e anticlericalismo, sconvolgono definitivamente le coscienze di tutti gli abitanti del collegio. Sulle ceneri del Sessantotto, Marco Bellocchio eleva il tumulto culturale e politico giovanile di quegli anni in un impeto immaginifico e sanguigno. Nel nome del padre è l’opera che più di ogni altra è riuscita a portare quello spirito ribelle e acerbo al suo apice visionario e contemporaneamente, al suo scacco definitivo, all’impossibilità di farsi azione politica efficace.

Spedito in collegio da un padre che non sopporta la sua insubordinazione, il giovane Angelo Transeunti si ritrova in un freddo ambiente popolato di studenti indisciplinati ma timorati di Dio, sacerdoti rigorosi e convittori trattati come schiavi. La sua innata indisposizione a regole e istituzioni inizia a diffondersi come un male all’interno delle mura ecclesiastiche: i ragazzi cominciano a deridere le lezioni e a ribellarsi alla disciplina imposta del vicerettore Padre Corazza, mentre i convittori decidono di non soccombere a un’oppressione mascherata da carità cristiana e organizzano uno sciopero. Per infondere nuovi dubbi e timori anche nelle più giovani coscienze, Transeunti e altri ragazzi mettono in scena una versione “brechtiana” del Faust, in cui fra irrisione e anticlericalismo, sconvolgono definitivamente le coscienze di tutti gli abitanti del collegio. Sulle ceneri del Sessantotto, Marco Bellocchio eleva il tumulto culturale e politico giovanile di quegli anni in un impeto immaginifico e sanguigno. Nel nome del padre è l’opera che più di ogni altra è riuscita a portare quello spirito ribelle e acerbo al suo apice visionario e contemporaneamente, al suo scacco definitivo, all’impossibilità di farsi azione politica efficace.

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2012
Prognosi e destino 2012

Film

5 Dicembre 2012
20.30

Vol spécial
Vol spécial

Fernand Melgar, Svizzera, 2011

presentato da Chiara Orelli Vassere con il regista

Fernand Melgar, Svizzera, 2011

presentato da Chiara Orelli Vassere con il regista

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2012
Prognosi e destino 2012

Conferenza

3 Dicembre 2012
20.30

La vita, la morte, l'assurdo: tra destino e decisione
La vita, la morte, l'assurdo: tra destino e decisione

Fabio Merlini con Roberto Malacrida, Graziano Martignoni e Franco Zambellon

Fabio Merlini con Roberto Malacrida, Graziano Martignoni e Franco Zambellon

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

8 Percorso etico-cinema
8 Percorso etico-cinema

26 Novembre 2012
20.00

Il profeta
Il profeta

Jacques Audiard Francia/Italia, 2009

Introduzione Fabrizio Comandini, direttore carceri

Jacques Audiard Francia/Italia, 2009

Introduzione Fabrizio Comandini, direttore carceri

Malik El Djebena ha 19 anni quando viene condannato a sei anni di prigione. Entra con poco o nulla, una banconota ripiegata su se stessa e dei vestiti troppo usurati, che a detta delle guardie non vale la pena di conservare. Quando esce ha un impero e tre macchine pronte a scortare i suoi primi passi. In mezzo c’è il carcere, la protezione offertagli da un mafioso corso, l’omicidio come rito d’iniziazione, l’ampliarsi delle conoscenze e dei traffici, le incursioni in permesso fuori dal carcere, dove gli affari prendono velocità. Ciò avviene all’interno di una prigione, il cinema lo ha già raccontato altrove meglio che qui, per non parlare di come nasce un padrino. Quello che fa Audiard, nel suo film, è prendere il genere per mostrarsi infedele, instaurare con esso un doppio gioco, come fa Malik con il boss corso, stare apparentemente nelle regole ma prendersi la libertà di raccontare anche molto altro.

Malik El Djebena ha 19 anni quando viene condannato a sei anni di prigione. Entra con poco o nulla, una banconota ripiegata su se stessa e dei vestiti troppo usurati, che a detta delle guardie non vale la pena di conservare. Quando esce ha un impero e tre macchine pronte a scortare i suoi primi passi. In mezzo c’è il carcere, la protezione offertagli da un mafioso corso, l’omicidio come rito d’iniziazione, l’ampliarsi delle conoscenze e dei traffici, le incursioni in permesso fuori dal carcere, dove gli affari prendono velocità. Ciò avviene all’interno di una prigione, il cinema lo ha già raccontato altrove meglio che qui, per non parlare di come nasce un padrino. Quello che fa Audiard, nel suo film, è prendere il genere per mostrarsi infedele, instaurare con esso un doppio gioco, come fa Malik con il boss corso, stare apparentemente nelle regole ma prendersi la libertà di raccontare anche molto altro.

Malik El Djebena ha 19 anni quando viene condannato a sei anni di prigione. Entra con poco o nulla, una banconota ripiegata su se stessa e dei vestiti troppo usurati, che a detta delle guardie non vale la pena di conservare. Quando esce ha un impero e tre macchine pronte a scortare i suoi primi passi. In mezzo c’è il carcere, la protezione offertagli da un mafioso corso, l’omicidio come rito d’iniziazione, l’ampliarsi delle conoscenze e dei traffici, le incursioni in permesso fuori dal carcere, dove gli affari prendono velocità. Ciò avviene all’interno di una prigione, il cinema lo ha già raccontato altrove meglio che qui, per non parlare di come nasce un padrino. Quello che fa Audiard, nel suo film, è prendere il genere per mostrarsi infedele, instaurare con esso un doppio gioco, come fa Malik con il boss corso, stare apparentemente nelle regole ma prendersi la libertà di raccontare anche molto altro.

Malik El Djebena ha 19 anni quando viene condannato a sei anni di prigione. Entra con poco o nulla, una banconota ripiegata su se stessa e dei vestiti troppo usurati, che a detta delle guardie non vale la pena di conservare. Quando esce ha un impero e tre macchine pronte a scortare i suoi primi passi. In mezzo c’è il carcere, la protezione offertagli da un mafioso corso, l’omicidio come rito d’iniziazione, l’ampliarsi delle conoscenze e dei traffici, le incursioni in permesso fuori dal carcere, dove gli affari prendono velocità. Ciò avviene all’interno di una prigione, il cinema lo ha già raccontato altrove meglio che qui, per non parlare di come nasce un padrino. Quello che fa Audiard, nel suo film, è prendere il genere per mostrarsi infedele, instaurare con esso un doppio gioco, come fa Malik con il boss corso, stare apparentemente nelle regole ma prendersi la libertà di raccontare anche molto altro.

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