Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2018
Prognosi e destino 2018

Conferenza
Aula Multimediale
Liceo
Bellinzona

25 Marzo 2019
18.00

 

Corpo, movimento, spazio: sperimentazione nella statuaria greca di età classica
Corpo, movimento, spazio: sperimentazione nella statuaria greca di età classica

Claudia Lambrugo (Università degli Studi di Milano)

In collaborazione con AICC/DSI (Associazione Italiana di Cultura Classica, Delegazione Svizzera Italiana)

Entrata libera

Claudia Lambrugo (Università degli Studi di Milano)

In collaborazione con AICC/DSI (Associazione Italiana di Cultura Classica, Delegazione Svizzera Italiana)

Entrata libera

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2018
Prognosi e destino 2018

Conferenze
Aula multimediale
Liceo
Bellinzona

14 Marzo 2019
18.00

Il corpo e l'anima dello stato. Una metafora nel medioevo
Il corpo e l'anima dello stato. Una metafora nel medioevo

Gianluca Briguglia (Università di Strasburgo)

Gianluca Briguglia (Università di Strasburgo)

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2018
Prognosi e destino 2018

Film
Cinema Forum 1+2
Bellinzona

26 Febbraio 2019
20.30

#Female Pleasure
#Female Pleasure

Barbara Miller, Svizzera/Germania 2018
Colore, v.o. inglese/tedesco/giapponese, sottotitoli italiani o francesi, 97’


In collaborazione con il Circolo del Cinema Bellinzona
Ingresso Fr. 10.–/8.–/6.–/Gratuito per gli studenti

Barbara Miller, Svizzera/Germania 2018
Colore, v.o. inglese/tedesco/giapponese, sottotitoli italiani o francesi, 97’


In collaborazione con il Circolo del Cinema Bellinzona
Ingresso Fr. 10.–/8.–/6.–/Gratuito per gli studenti

#Female Pleasure si schiera a favore della liberazione della sessualità femminile nel XXI secolo mettendo in dubbio sia millenarie strutture patriarcali, sia la cultura porno, divenuta ormai onnipresente. Il film accompagna cinque donne straordinarie per tutto il globo, rivelando legami universali e mostrando in che modo queste persone coraggiose sono riuscite ad affermare la loro sessualità in nome di un rapporto egualitario e gioioso tra i sessi. Quello che propone Barbara Miller è un vero giro del mondo, compiuto con un reportage che mette in stretta relazione la religione e la donna. Una relazione dove, in continenti, culture e fedi diverse, la costante sembra la stessa: la donna è prima di tutto corpo. Su questo corpo lei non ha diritti, è una proprietà altrui destinata alla procreazione e al piacere maschile. È uno strumento di provocazione che va controllato, punito, nascosto. Qualcosa di cui vergognarsi.
(dal Catalogo del 71esimo Locarno Festival e da quello della “Semaine de la critique” 2018)

#Female Pleasure si schiera a favore della liberazione della sessualità femminile nel XXI secolo mettendo in dubbio sia millenarie strutture patriarcali, sia la cultura porno, divenuta ormai onnipresente. Il film accompagna cinque donne straordinarie per tutto il globo, rivelando legami universali e mostrando in che modo queste persone coraggiose sono riuscite ad affermare la loro sessualità in nome di un rapporto egualitario e gioioso tra i sessi. Quello che propone Barbara Miller è un vero giro del mondo, compiuto con un reportage che mette in stretta relazione la religione e la donna. Una relazione dove, in continenti, culture e fedi diverse, la costante sembra la stessa: la donna è prima di tutto corpo. Su questo corpo lei non ha diritti, è una proprietà altrui destinata alla procreazione e al piacere maschile. È uno strumento di provocazione che va controllato, punito, nascosto. Qualcosa di cui vergognarsi.
(dal Catalogo del 71esimo Locarno Festival e da quello della “Semaine de la critique” 2018)

#Female Pleasure si schiera a favore della liberazione della sessualità femminile nel XXI secolo mettendo in dubbio sia millenarie strutture patriarcali, sia la cultura porno, divenuta ormai onnipresente. Il film accompagna cinque donne straordinarie per tutto il globo, rivelando legami universali e mostrando in che modo queste persone coraggiose sono riuscite ad affermare la loro sessualità in nome di un rapporto egualitario e gioioso tra i sessi. Quello che propone Barbara Miller è un vero giro del mondo, compiuto con un reportage che mette in stretta relazione la religione e la donna. Una relazione dove, in continenti, culture e fedi diverse, la costante sembra la stessa: la donna è prima di tutto corpo. Su questo corpo lei non ha diritti, è una proprietà altrui destinata alla procreazione e al piacere maschile. È uno strumento di provocazione che va controllato, punito, nascosto. Qualcosa di cui vergognarsi.
(dal Catalogo del 71esimo Locarno Festival e da quello della “Semaine de la critique” 2018)

#Female Pleasure si schiera a favore della liberazione della sessualità femminile nel XXI secolo mettendo in dubbio sia millenarie strutture patriarcali, sia la cultura porno, divenuta ormai onnipresente. Il film accompagna cinque donne straordinarie per tutto il globo, rivelando legami universali e mostrando in che modo queste persone coraggiose sono riuscite ad affermare la loro sessualità in nome di un rapporto egualitario e gioioso tra i sessi. Quello che propone Barbara Miller è un vero giro del mondo, compiuto con un reportage che mette in stretta relazione la religione e la donna. Una relazione dove, in continenti, culture e fedi diverse, la costante sembra la stessa: la donna è prima di tutto corpo. Su questo corpo lei non ha diritti, è una proprietà altrui destinata alla procreazione e al piacere maschile. È uno strumento di provocazione che va controllato, punito, nascosto. Qualcosa di cui vergognarsi.
(dal Catalogo del 71esimo Locarno Festival e da quello della “Semaine de la critique” 2018)

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2018
Prognosi e destino 2018

Conferenza
Aula Multimediale
Liceo
Bellinzona

18 Febbraio 2019
18.00

 

Immunità, senescenza e tumori
Immunità, senescenza e tumori

Andrea Alimonti (Istituto Oncologico di Ricerca, Università della Svizzera Italiana)

Entrata libera

Andrea Alimonti (Istituto Oncologico di Ricerca, Università della Svizzera Italiana)

Entrata libera

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2018
Prognosi e destino 2018

Film
Cinema Forum 1+2
Bellinzona

29 Gennaio 2019
20.30

 

They
They

Usa/Qatar, 2017
Regia di Anahita Ghazvinizadeh

In collaborazione con il Circolo del Cinema Bellinzona

Ingresso Fr. 10.–/8.–/6.–/Gratuito per gli studenti

Usa/Qatar, 2017
Regia di Anahita Ghazvinizadeh

In collaborazione con il Circolo del Cinema Bellinzona

Ingresso Fr. 10.–/8.–/6.–/Gratuito per gli studenti

J ha quattordici anni. J vuole il pronome “they”. “They” vuol dire “loro”. J vivono con i genitori nella periferia di Chicago. J stanno esplorando la loro identità di genere mentre seguono una terapia ormonale per ritardare la pubertà. Dopo due anni di terapia, J devono decidere se effettuare o no la transizione. Durante il week-end decisivo, mentre i loro genitori sono in viaggio, la sorella di J e il suo ragazzo iraniano arrivano per prendersi cura di loro.

They è un film della giovanissima regista iraniana Anahita Ghazvinizadeh, presentato al 70esimo Festival di Cannes e molto apprezzato da pubblico e critica al 35esimo Torino Film Festival. Prodotto con il supporto di Jane Campion, è il racconto delicato e allo stesso tempo potente della difficile lotta per la propria identità di un quattordicenne che ha deciso di seguire una terapia medica che blocca lo sviluppo, per poter prendere tempo e scegliere se “effettuare la transizione”, perciò se essere uomo o donna.
(da www.cineforum.it)

J ha quattordici anni. J vuole il pronome “they”. “They” vuol dire “loro”. J vivono con i genitori nella periferia di Chicago. J stanno esplorando la loro identità di genere mentre seguono una terapia ormonale per ritardare la pubertà. Dopo due anni di terapia, J devono decidere se effettuare o no la transizione. Durante il week-end decisivo, mentre i loro genitori sono in viaggio, la sorella di J e il suo ragazzo iraniano arrivano per prendersi cura di loro.

They è un film della giovanissima regista iraniana Anahita Ghazvinizadeh, presentato al 70esimo Festival di Cannes e molto apprezzato da pubblico e critica al 35esimo Torino Film Festival. Prodotto con il supporto di Jane Campion, è il racconto delicato e allo stesso tempo potente della difficile lotta per la propria identità di un quattordicenne che ha deciso di seguire una terapia medica che blocca lo sviluppo, per poter prendere tempo e scegliere se “effettuare la transizione”, perciò se essere uomo o donna.
(da www.cineforum.it)

J ha quattordici anni. J vuole il pronome “they”. “They” vuol dire “loro”. J vivono con i genitori nella periferia di Chicago. J stanno esplorando la loro identità di genere mentre seguono una terapia ormonale per ritardare la pubertà. Dopo due anni di terapia, J devono decidere se effettuare o no la transizione. Durante il week-end decisivo, mentre i loro genitori sono in viaggio, la sorella di J e il suo ragazzo iraniano arrivano per prendersi cura di loro.

They è un film della giovanissima regista iraniana Anahita Ghazvinizadeh, presentato al 70esimo Festival di Cannes e molto apprezzato da pubblico e critica al 35esimo Torino Film Festival. Prodotto con il supporto di Jane Campion, è il racconto delicato e allo stesso tempo potente della difficile lotta per la propria identità di un quattordicenne che ha deciso di seguire una terapia medica che blocca lo sviluppo, per poter prendere tempo e scegliere se “effettuare la transizione”, perciò se essere uomo o donna.
(da www.cineforum.it)

J ha quattordici anni. J vuole il pronome “they”. “They” vuol dire “loro”. J vivono con i genitori nella periferia di Chicago. J stanno esplorando la loro identità di genere mentre seguono una terapia ormonale per ritardare la pubertà. Dopo due anni di terapia, J devono decidere se effettuare o no la transizione. Durante il week-end decisivo, mentre i loro genitori sono in viaggio, la sorella di J e il suo ragazzo iraniano arrivano per prendersi cura di loro.

They è un film della giovanissima regista iraniana Anahita Ghazvinizadeh, presentato al 70esimo Festival di Cannes e molto apprezzato da pubblico e critica al 35esimo Torino Film Festival. Prodotto con il supporto di Jane Campion, è il racconto delicato e allo stesso tempo potente della difficile lotta per la propria identità di un quattordicenne che ha deciso di seguire una terapia medica che blocca lo sviluppo, per poter prendere tempo e scegliere se “effettuare la transizione”, perciò se essere uomo o donna.
(da www.cineforum.it)

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2018
Prognosi e destino 2018

Teatro e musica
Teatro Sociale
Bellinzona

14 e 15 Dicembre 2018
20.45

L'anima buona del Sezuan
L'anima buona del Sezuan

di Bertolt Brecht
con Elena Bucci, Marco Sgrosso
traduzione di Roberto Menin
musiche originali eseguite dal vivo
disegno luci Loredana Oddone
scene e maschere Stefano Perocco di Meduna
produzione CTB Centro Teatrale Bresciano / ERT Emilia Romagna Teatro in collaborazione con Le belle bandiere, 2018

di Bertolt Brecht
con Elena Bucci, Marco Sgrosso
traduzione di Roberto Menin
musiche originali eseguite dal vivo
disegno luci Loredana Oddone
scene e maschere Stefano Perocco di Meduna
produzione CTB Centro Teatrale Bresciano / ERT Emilia Romagna Teatro in collaborazione con Le belle bandiere, 2018

Una favola divertente e amara, irta di domande insidiose intorno al sentimento del bene e del male, della bontà e della cattiveria, della sopraffazione e della solidarietà. In questo testo Brecht trasforma in epica e poesia i grandi movimenti della storia, della politica, dell’etica. L’opera colpisce per l’equilibrio mirabile tra uno sguardo freddo e analitico sul tessuto sociale, politico ed economico, la profetica ironia verso gli orrori del capitalismo e un’accorata vena poetica. Dominano in apertura e in chiusura le esilaranti figure delle tre divinità in missione per conto di misteriosi superiori, in giro per il mondo a cercare anime buone. Se le troveranno, il mondo “può restare com’è”. Ecco dunque in scena, accanto al vagare degli umani, anche quello incerto degli dei, trasformati con gusto beffardo in un improbabile trio sceso in terra a premiare la bontà, preoccupate soprattutto di salvaguardare la loro celeste carriera e il cui unico epilogo possibile, dopo il disordine causato dal loro inopportuno intervento, è una rapida ritirata verso l’alto. 

Una favola divertente e amara, irta di domande insidiose intorno al sentimento del bene e del male, della bontà e della cattiveria, della sopraffazione e della solidarietà. In questo testo Brecht trasforma in epica e poesia i grandi movimenti della storia, della politica, dell’etica. L’opera colpisce per l’equilibrio mirabile tra uno sguardo freddo e analitico sul tessuto sociale, politico ed economico, la profetica ironia verso gli orrori del capitalismo e un’accorata vena poetica. Dominano in apertura e in chiusura le esilaranti figure delle tre divinità in missione per conto di misteriosi superiori, in giro per il mondo a cercare anime buone. Se le troveranno, il mondo “può restare com’è”. Ecco dunque in scena, accanto al vagare degli umani, anche quello incerto degli dei, trasformati con gusto beffardo in un improbabile trio sceso in terra a premiare la bontà, preoccupate soprattutto di salvaguardare la loro celeste carriera e il cui unico epilogo possibile, dopo il disordine causato dal loro inopportuno intervento, è una rapida ritirata verso l’alto. 

Una favola divertente e amara, irta di domande insidiose intorno al sentimento del bene e del male, della bontà e della cattiveria, della sopraffazione e della solidarietà. In questo testo Brecht trasforma in epica e poesia i grandi movimenti della storia, della politica, dell’etica. L’opera colpisce per l’equilibrio mirabile tra uno sguardo freddo e analitico sul tessuto sociale, politico ed economico, la profetica ironia verso gli orrori del capitalismo e un’accorata vena poetica. Dominano in apertura e in chiusura le esilaranti figure delle tre divinità in missione per conto di misteriosi superiori, in giro per il mondo a cercare anime buone. Se le troveranno, il mondo “può restare com’è”. Ecco dunque in scena, accanto al vagare degli umani, anche quello incerto degli dei, trasformati con gusto beffardo in un improbabile trio sceso in terra a premiare la bontà, preoccupate soprattutto di salvaguardare la loro celeste carriera e il cui unico epilogo possibile, dopo il disordine causato dal loro inopportuno intervento, è una rapida ritirata verso l’alto. 

Una favola divertente e amara, irta di domande insidiose intorno al sentimento del bene e del male, della bontà e della cattiveria, della sopraffazione e della solidarietà. In questo testo Brecht trasforma in epica e poesia i grandi movimenti della storia, della politica, dell’etica. L’opera colpisce per l’equilibrio mirabile tra uno sguardo freddo e analitico sul tessuto sociale, politico ed economico, la profetica ironia verso gli orrori del capitalismo e un’accorata vena poetica. Dominano in apertura e in chiusura le esilaranti figure delle tre divinità in missione per conto di misteriosi superiori, in giro per il mondo a cercare anime buone. Se le troveranno, il mondo “può restare com’è”. Ecco dunque in scena, accanto al vagare degli umani, anche quello incerto degli dei, trasformati con gusto beffardo in un improbabile trio sceso in terra a premiare la bontà, preoccupate soprattutto di salvaguardare la loro celeste carriera e il cui unico epilogo possibile, dopo il disordine causato dal loro inopportuno intervento, è una rapida ritirata verso l’alto. 

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2018
Prognosi e destino 2018

Conferenza
Aula Multimediale
Liceo
Bellinzona

6 Dicembre 2018
18.00

La biologia e lo stile: di cosa sono fatte le opere d'arte?
La biologia e lo stile: di cosa sono fatte le opere d'arte?

Alberto Casadei, Università di Pisa

Entrata libera

Alberto Casadei, Università di Pisa

Entrata libera

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2018
Prognosi e destino 2018

Conferenza
Biblioteca Cantonale
Bellinzona

3 Dicembre 2018
20.30

 

Il Cristo morto di Mantegna a Brera
Il Cristo morto di Mantegna a Brera

Marco Carminati
Caposervizio arte de "Il sole 24 Ore"

Entrata libera

 

Marco Carminati
Caposervizio arte de "Il sole 24 Ore"

Entrata libera

 

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2018
Prognosi e destino 2018

Film
Cinema Forum 1+2
Bellinzona

27 Novembre 2018
20.30

 

On Body and Soul
On Body and Soul

Ildikó Enyedi, Ungheria 2017
Con Morcsányi Géza, Alexandra Borbély, Ervin Nagy, Pál Mácsal, Júlia Nyako, Tamás Jordán…
Colore, v.o. ungherese, sottotitoli francesi, 116’

Orso d’oro al Festival di Berlino 2017

Ildikó Enyedi, Ungheria 2017
Con Morcsányi Géza, Alexandra Borbély, Ervin Nagy, Pál Mácsal, Júlia Nyako, Tamás Jordán…
Colore, v.o. ungherese, sottotitoli francesi, 116’

Orso d’oro al Festival di Berlino 2017

 In un macello di Budapest viene assunta una nuova ispettrice della qualità, la giovane Maria. Il direttore finanziario è subito incuriosito dal suo atteggiamento assolutamente riservato e dedito al lavoro con una rigida applicazione delle regole. A seguito di un test psicologico a cui vengono sottoposti tutti i dipendenti, emerge che entrambi sognano regolarmente di trovarsi in un bosco mentre nevica, lui nel ruolo di un cervo e lei nel ruolo della femmina. Messi a conoscenza di questo fatto, i due iniziano un problematico avvicinamento. Entrambi sono deprivati di qualcosa: lui ha il braccio sinistro paralizzato, lei ha congelato tutto quanto riguarda la relazione con gli altri bloccandosi a uno stadio infantile. Mentre i sogni restano comuni, le sensazioni e le parole si sforzano di trovare una sintonia che si rivela difficile da conseguire.
(da Giancarlo Zappoli, in www.mymovies.it)

 In un macello di Budapest viene assunta una nuova ispettrice della qualità, la giovane Maria. Il direttore finanziario è subito incuriosito dal suo atteggiamento assolutamente riservato e dedito al lavoro con una rigida applicazione delle regole. A seguito di un test psicologico a cui vengono sottoposti tutti i dipendenti, emerge che entrambi sognano regolarmente di trovarsi in un bosco mentre nevica, lui nel ruolo di un cervo e lei nel ruolo della femmina. Messi a conoscenza di questo fatto, i due iniziano un problematico avvicinamento. Entrambi sono deprivati di qualcosa: lui ha il braccio sinistro paralizzato, lei ha congelato tutto quanto riguarda la relazione con gli altri bloccandosi a uno stadio infantile. Mentre i sogni restano comuni, le sensazioni e le parole si sforzano di trovare una sintonia che si rivela difficile da conseguire.
(da Giancarlo Zappoli, in www.mymovies.it)

 In un macello di Budapest viene assunta una nuova ispettrice della qualità, la giovane Maria. Il direttore finanziario è subito incuriosito dal suo atteggiamento assolutamente riservato e dedito al lavoro con una rigida applicazione delle regole. A seguito di un test psicologico a cui vengono sottoposti tutti i dipendenti, emerge che entrambi sognano regolarmente di trovarsi in un bosco mentre nevica, lui nel ruolo di un cervo e lei nel ruolo della femmina. Messi a conoscenza di questo fatto, i due iniziano un problematico avvicinamento. Entrambi sono deprivati di qualcosa: lui ha il braccio sinistro paralizzato, lei ha congelato tutto quanto riguarda la relazione con gli altri bloccandosi a uno stadio infantile. Mentre i sogni restano comuni, le sensazioni e le parole si sforzano di trovare una sintonia che si rivela difficile da conseguire.
(da Giancarlo Zappoli, in www.mymovies.it)

 In un macello di Budapest viene assunta una nuova ispettrice della qualità, la giovane Maria. Il direttore finanziario è subito incuriosito dal suo atteggiamento assolutamente riservato e dedito al lavoro con una rigida applicazione delle regole. A seguito di un test psicologico a cui vengono sottoposti tutti i dipendenti, emerge che entrambi sognano regolarmente di trovarsi in un bosco mentre nevica, lui nel ruolo di un cervo e lei nel ruolo della femmina. Messi a conoscenza di questo fatto, i due iniziano un problematico avvicinamento. Entrambi sono deprivati di qualcosa: lui ha il braccio sinistro paralizzato, lei ha congelato tutto quanto riguarda la relazione con gli altri bloccandosi a uno stadio infantile. Mentre i sogni restano comuni, le sensazioni e le parole si sforzano di trovare una sintonia che si rivela difficile da conseguire.
(da Giancarlo Zappoli, in www.mymovies.it)

Percorsi etici-cinematografici e "Prognosi e Destino"

Prognosi e destino 2018
Prognosi e destino 2018

Teatro e musica
Teatro Sociale
Bellinzona

14 Novembre 2018
20.45

4.48 Psychosis
4.48 Psychosis

di Sarah Kane
in forma di “Sinfonia per voce sola” di Enrico Frattaroli
con Mariateresa Pascale
soprano in audio Patrizia Polia
elaborazioni musicali, video, scena e regia Enrico Frattaroli
produzione Neroluce / Florian Metateatro, 2018

di Sarah Kane
in forma di “Sinfonia per voce sola” di Enrico Frattaroli
con Mariateresa Pascale
soprano in audio Patrizia Polia
elaborazioni musicali, video, scena e regia Enrico Frattaroli
produzione Neroluce / Florian Metateatro, 2018

 4.48 Psychosis – Sinfonia per voce sola è una messa in concerto dell’ultimo testo di Sarah Kane: la musica dei suoi versi in risonanza con musiche di Gustav Mahler e P. J. Harvey. Protagonista in scena è la poesia stessa, variegata nelle forme liriche, narrative, dialogiche, grafiche della sua scrittura, testualmente e scenicamente affidata alla voce di Mariateresa Pascale. “Scriverlo mi ha uccisa” annota Sarah Kane sul biglietto allegato alla copia di 4.48 Psychosis lasciata alla sua agente letteraria Mal Kenyon. Il suo ultimo dramma, perfezionato fino all’ultimo istante di vita, è anche il suo testamento poetico. Una scrittura che noi ereditiamo, un atto poetico assoluto di cui ci chiede di essere testimoni, spettatori, amanti: Convalidatemi / Autenticatemi / Guardatemi / Amatemi.

“Non la musica soltanto è chiamata a fare parte della concertazione. Un flusso di immagini tratte dalla disposizione grafica del testo, o ad essa ispirate, si attengono al poema seguendo le variazioni agogico-dinamiche dell’ intera partitura verbale e musicale. Sono diagnosi, numeri, sigle, geometrie e combinazioni di parole, ma anche cancellature, pagine gualcite, pellicole graffiate, coniugate di volta in volta con declinazioni postume, come in effigie, dello spazio scenico: sale da concerto devastate, stanze abbandonate, deserti di contenzione, fabbriche obsolete, teatri in rovina… Le parti dialogiche del poema – le cui voci rinviano, implicitamente, alla stessa Kane e al suo psichiatra – hanno, paradossalmente, valore di tacet. Sono momenti in cui l’opera si sospende (la luce scompare, la musica cessa, le immagini dissolvono) ed il regista si rivolge, letteralmente, all’attrice, che al regista risponde. Ed è proprio per il loro valore di silenzio poetico che sono parte dell’opera teatrale, del concerto, della poesia, come bianchi di scena.”
(Enrico Frattaroli)

 4.48 Psychosis – Sinfonia per voce sola è una messa in concerto dell’ultimo testo di Sarah Kane: la musica dei suoi versi in risonanza con musiche di Gustav Mahler e P. J. Harvey. Protagonista in scena è la poesia stessa, variegata nelle forme liriche, narrative, dialogiche, grafiche della sua scrittura, testualmente e scenicamente affidata alla voce di Mariateresa Pascale. “Scriverlo mi ha uccisa” annota Sarah Kane sul biglietto allegato alla copia di 4.48 Psychosis lasciata alla sua agente letteraria Mal Kenyon. Il suo ultimo dramma, perfezionato fino all’ultimo istante di vita, è anche il suo testamento poetico. Una scrittura che noi ereditiamo, un atto poetico assoluto di cui ci chiede di essere testimoni, spettatori, amanti: Convalidatemi / Autenticatemi / Guardatemi / Amatemi.

“Non la musica soltanto è chiamata a fare parte della concertazione. Un flusso di immagini tratte dalla disposizione grafica del testo, o ad essa ispirate, si attengono al poema seguendo le variazioni agogico-dinamiche dell’ intera partitura verbale e musicale. Sono diagnosi, numeri, sigle, geometrie e combinazioni di parole, ma anche cancellature, pagine gualcite, pellicole graffiate, coniugate di volta in volta con declinazioni postume, come in effigie, dello spazio scenico: sale da concerto devastate, stanze abbandonate, deserti di contenzione, fabbriche obsolete, teatri in rovina… Le parti dialogiche del poema – le cui voci rinviano, implicitamente, alla stessa Kane e al suo psichiatra – hanno, paradossalmente, valore di tacet. Sono momenti in cui l’opera si sospende (la luce scompare, la musica cessa, le immagini dissolvono) ed il regista si rivolge, letteralmente, all’attrice, che al regista risponde. Ed è proprio per il loro valore di silenzio poetico che sono parte dell’opera teatrale, del concerto, della poesia, come bianchi di scena.”
(Enrico Frattaroli)

 4.48 Psychosis – Sinfonia per voce sola è una messa in concerto dell’ultimo testo di Sarah Kane: la musica dei suoi versi in risonanza con musiche di Gustav Mahler e P. J. Harvey. Protagonista in scena è la poesia stessa, variegata nelle forme liriche, narrative, dialogiche, grafiche della sua scrittura, testualmente e scenicamente affidata alla voce di Mariateresa Pascale. “Scriverlo mi ha uccisa” annota Sarah Kane sul biglietto allegato alla copia di 4.48 Psychosis lasciata alla sua agente letteraria Mal Kenyon. Il suo ultimo dramma, perfezionato fino all’ultimo istante di vita, è anche il suo testamento poetico. Una scrittura che noi ereditiamo, un atto poetico assoluto di cui ci chiede di essere testimoni, spettatori, amanti: Convalidatemi / Autenticatemi / Guardatemi / Amatemi.

“Non la musica soltanto è chiamata a fare parte della concertazione. Un flusso di immagini tratte dalla disposizione grafica del testo, o ad essa ispirate, si attengono al poema seguendo le variazioni agogico-dinamiche dell’ intera partitura verbale e musicale. Sono diagnosi, numeri, sigle, geometrie e combinazioni di parole, ma anche cancellature, pagine gualcite, pellicole graffiate, coniugate di volta in volta con declinazioni postume, come in effigie, dello spazio scenico: sale da concerto devastate, stanze abbandonate, deserti di contenzione, fabbriche obsolete, teatri in rovina… Le parti dialogiche del poema – le cui voci rinviano, implicitamente, alla stessa Kane e al suo psichiatra – hanno, paradossalmente, valore di tacet. Sono momenti in cui l’opera si sospende (la luce scompare, la musica cessa, le immagini dissolvono) ed il regista si rivolge, letteralmente, all’attrice, che al regista risponde. Ed è proprio per il loro valore di silenzio poetico che sono parte dell’opera teatrale, del concerto, della poesia, come bianchi di scena.”
(Enrico Frattaroli)

 4.48 Psychosis – Sinfonia per voce sola è una messa in concerto dell’ultimo testo di Sarah Kane: la musica dei suoi versi in risonanza con musiche di Gustav Mahler e P. J. Harvey. Protagonista in scena è la poesia stessa, variegata nelle forme liriche, narrative, dialogiche, grafiche della sua scrittura, testualmente e scenicamente affidata alla voce di Mariateresa Pascale. “Scriverlo mi ha uccisa” annota Sarah Kane sul biglietto allegato alla copia di 4.48 Psychosis lasciata alla sua agente letteraria Mal Kenyon. Il suo ultimo dramma, perfezionato fino all’ultimo istante di vita, è anche il suo testamento poetico. Una scrittura che noi ereditiamo, un atto poetico assoluto di cui ci chiede di essere testimoni, spettatori, amanti: Convalidatemi / Autenticatemi / Guardatemi / Amatemi.

“Non la musica soltanto è chiamata a fare parte della concertazione. Un flusso di immagini tratte dalla disposizione grafica del testo, o ad essa ispirate, si attengono al poema seguendo le variazioni agogico-dinamiche dell’ intera partitura verbale e musicale. Sono diagnosi, numeri, sigle, geometrie e combinazioni di parole, ma anche cancellature, pagine gualcite, pellicole graffiate, coniugate di volta in volta con declinazioni postume, come in effigie, dello spazio scenico: sale da concerto devastate, stanze abbandonate, deserti di contenzione, fabbriche obsolete, teatri in rovina… Le parti dialogiche del poema – le cui voci rinviano, implicitamente, alla stessa Kane e al suo psichiatra – hanno, paradossalmente, valore di tacet. Sono momenti in cui l’opera si sospende (la luce scompare, la musica cessa, le immagini dissolvono) ed il regista si rivolge, letteralmente, all’attrice, che al regista risponde. Ed è proprio per il loro valore di silenzio poetico che sono parte dell’opera teatrale, del concerto, della poesia, come bianchi di scena.”
(Enrico Frattaroli)

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