Formazione

Master

Università di Friborgo

2010 - 2011

Master in Psichology and Health
Master in Psichology and Health


 


 

Formazione

Formazione continua

SUPSI
Dipartimento Scienze Aziendali e Sociali

17 Ottobre 2007 -
6 Giugno 2008

HC3 Malattia e cittadinanza
HC3 Malattia e cittadinanza

Osservatorio per le Medical Humanities, Dipartimento scienze aziendali e sociali e Dipartimento sanità, SUPSI Fondazione Sasso Corbaro, Bellinzona Istituto di storia della medicina, Facoltà di medicina, Università di Ginevra Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale (IUFFP) Ente Ospedaliero Cantonale (EOC).

Osservatorio per le Medical Humanities, Dipartimento scienze aziendali e sociali e Dipartimento sanità, SUPSI Fondazione Sasso Corbaro, Bellinzona Istituto di storia della medicina, Facoltà di medicina, Università di Ginevra Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale (IUFFP) Ente Ospedaliero Cantonale (EOC).

Il tema del terzo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dai primi due, realizzati negli anni accademici 05/06 e 06/07) è la relazione tra l’uomo malato e l’uomo cittadino: le Medical Humanities intese dunque in quanto tematizzazione dei rapporti tra l’individuo e la società che sempre segnano – e talora determinano – il divenire malati e le forme della possibile (o impossibile) presa a carico terapeutica. Il corso esaminerà il ruolo dei fattori socioeconomici e politici nell’avvento della malattia, nonché la funzione svolta dai contesti istituzionali, che possono essere generatori di patologia. Particolare attenzione sarà prestata alle condizioni di riconosciuta vulnerabilità, per ripensare a un’etica della cura che ponga questo aspetto al centro della propria attenzione; non si trascurerà però neppure la dimensione (solo in apparenza minore) di un’etica della quotidianità. Si tratterà di considerare in che modo la cura possa rappresentare – tanto sul piano delle politiche sanitarie e dei quadri legislativi, quanto al letto del paziente – non solo una risposta alla malattia organica, bensì anche una presa a carico della fragilità dell’uomo. In questo ambito verrà data possibilità di riflettere sui temi della morte e del morire, come condizione di testimonianza estrema tra tensione alla cura e dimensione della spiritualità umana.

Il tema del terzo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dai primi due, realizzati negli anni accademici 05/06 e 06/07) è la relazione tra l’uomo malato e l’uomo cittadino: le Medical Humanities intese dunque in quanto tematizzazione dei rapporti tra l’individuo e la società che sempre segnano – e talora determinano – il divenire malati e le forme della possibile (o impossibile) presa a carico terapeutica. Il corso esaminerà il ruolo dei fattori socioeconomici e politici nell’avvento della malattia, nonché la funzione svolta dai contesti istituzionali, che possono essere generatori di patologia. Particolare attenzione sarà prestata alle condizioni di riconosciuta vulnerabilità, per ripensare a un’etica della cura che ponga questo aspetto al centro della propria attenzione; non si trascurerà però neppure la dimensione (solo in apparenza minore) di un’etica della quotidianità. Si tratterà di considerare in che modo la cura possa rappresentare – tanto sul piano delle politiche sanitarie e dei quadri legislativi, quanto al letto del paziente – non solo una risposta alla malattia organica, bensì anche una presa a carico della fragilità dell’uomo. In questo ambito verrà data possibilità di riflettere sui temi della morte e del morire, come condizione di testimonianza estrema tra tensione alla cura e dimensione della spiritualità umana.

Il tema del terzo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dai primi due, realizzati negli anni accademici 05/06 e 06/07) è la relazione tra l’uomo malato e l’uomo cittadino: le Medical Humanities intese dunque in quanto tematizzazione dei rapporti tra l’individuo e la società che sempre segnano – e talora determinano – il divenire malati e le forme della possibile (o impossibile) presa a carico terapeutica. Il corso esaminerà il ruolo dei fattori socioeconomici e politici nell’avvento della malattia, nonché la funzione svolta dai contesti istituzionali, che possono essere generatori di patologia. Particolare attenzione sarà prestata alle condizioni di riconosciuta vulnerabilità, per ripensare a un’etica della cura che ponga questo aspetto al centro della propria attenzione; non si trascurerà però neppure la dimensione (solo in apparenza minore) di un’etica della quotidianità. Si tratterà di considerare in che modo la cura possa rappresentare – tanto sul piano delle politiche sanitarie e dei quadri legislativi, quanto al letto del paziente – non solo una risposta alla malattia organica, bensì anche una presa a carico della fragilità dell’uomo. In questo ambito verrà data possibilità di riflettere sui temi della morte e del morire, come condizione di testimonianza estrema tra tensione alla cura e dimensione della spiritualità umana.

Il tema del terzo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dai primi due, realizzati negli anni accademici 05/06 e 06/07) è la relazione tra l’uomo malato e l’uomo cittadino: le Medical Humanities intese dunque in quanto tematizzazione dei rapporti tra l’individuo e la società che sempre segnano – e talora determinano – il divenire malati e le forme della possibile (o impossibile) presa a carico terapeutica. Il corso esaminerà il ruolo dei fattori socioeconomici e politici nell’avvento della malattia, nonché la funzione svolta dai contesti istituzionali, che possono essere generatori di patologia. Particolare attenzione sarà prestata alle condizioni di riconosciuta vulnerabilità, per ripensare a un’etica della cura che ponga questo aspetto al centro della propria attenzione; non si trascurerà però neppure la dimensione (solo in apparenza minore) di un’etica della quotidianità. Si tratterà di considerare in che modo la cura possa rappresentare – tanto sul piano delle politiche sanitarie e dei quadri legislativi, quanto al letto del paziente – non solo una risposta alla malattia organica, bensì anche una presa a carico della fragilità dell’uomo. In questo ambito verrà data possibilità di riflettere sui temi della morte e del morire, come condizione di testimonianza estrema tra tensione alla cura e dimensione della spiritualità umana.

Formazione

Formazione continua

SUPSI
Dipartimento Scienze Aziendali e Sociali

5 Ottobre 2006 -
15 Giugno 2007

HC.00 Medical Mumanities Sensi e sentimenti nella Cura
HC.00 Medical Mumanities Sensi e sentimenti nella Cura

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. 

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. 

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. Una tematica che verrà interrogata attraverso il pensiero e la pratica dei sensi, capaci di aprire la preoccupazione di Sé e dell’Altro ad una sorta di passaggio a Nord-Ovest – secondo l’espressione di Michel Serres – orientato all’ascolto e alla comprensione della complessità della relazione umana di aiuto e di cura. Sarà così una riflessione a più voci sui sensi e sul senso dei sensi a rivelare aspetti dell’attività clinica fondamentali poiché posti alla base della Cura stessa. Che ruolo giocano, nella presa in carico della sofferenza del paziente, i molti modi del guardare e dell’ascoltare, le diverse forme del toccare e del contatto corporeo, gli organi del gusto e dell’olfatto, la dimensione atmosferica che colora il contesto dell’incontro? Come dialogano tra loro, nel cuore dell’esperienza clinica – dalla cura educativa, all’approccio psicosociale, sino alle pratiche di alta tecnologia della medicina contemporanea – sensorialità, sensibilità, sensualità, sentimento e ragione?

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. Una tematica che verrà interrogata attraverso il pensiero e la pratica dei sensi, capaci di aprire la preoccupazione di Sé e dell’Altro ad una sorta di passaggio a Nord-Ovest – secondo l’espressione di Michel Serres – orientato all’ascolto e alla comprensione della complessità della relazione umana di aiuto e di cura. Sarà così una riflessione a più voci sui sensi e sul senso dei sensi a rivelare aspetti dell’attività clinica fondamentali poiché posti alla base della Cura stessa. Che ruolo giocano, nella presa in carico della sofferenza del paziente, i molti modi del guardare e dell’ascoltare, le diverse forme del toccare e del contatto corporeo, gli organi del gusto e dell’olfatto, la dimensione atmosferica che colora il contesto dell’incontro? Come dialogano tra loro, nel cuore dell’esperienza clinica – dalla cura educativa, all’approccio psicosociale, sino alle pratiche di alta tecnologia della medicina contemporanea – sensorialità, sensibilità, sensualità, sentimento e ragione?

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. Una tematica che verrà interrogata attraverso il pensiero e la pratica dei sensi, capaci di aprire la preoccupazione di Sé e dell’Altro ad una sorta di passaggio a Nord-Ovest – secondo l’espressione di Michel Serres – orientato all’ascolto e alla comprensione della complessità della relazione umana di aiuto e di cura. Sarà così una riflessione a più voci sui sensi e sul senso dei sensi a rivelare aspetti dell’attività clinica fondamentali poiché posti alla base della Cura stessa. Che ruolo giocano, nella presa in carico della sofferenza del paziente, i molti modi del guardare e dell’ascoltare, le diverse forme del toccare e del contatto corporeo, gli organi del gusto e dell’olfatto, la dimensione atmosferica che colora il contesto dell’incontro? Come dialogano tra loro, nel cuore dell’esperienza clinica – dalla cura educativa, all’approccio psicosociale, sino alle pratiche di alta tecnologia della medicina contemporanea – sensorialità, sensibilità, sensualità, sentimento e ragione?

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. Una tematica che verrà interrogata attraverso il pensiero e la pratica dei sensi, capaci di aprire la preoccupazione di Sé e dell’Altro ad una sorta di passaggio a Nord-Ovest – secondo l’espressione di Michel Serres – orientato all’ascolto e alla comprensione della complessità della relazione umana di aiuto e di cura. Sarà così una riflessione a più voci sui sensi e sul senso dei sensi a rivelare aspetti dell’attività clinica fondamentali poiché posti alla base della Cura stessa. Che ruolo giocano, nella presa in carico della sofferenza del paziente, i molti modi del guardare e dell’ascoltare, le diverse forme del toccare e del contatto corporeo, gli organi del gusto e dell’olfatto, la dimensione atmosferica che colora il contesto dell’incontro? Come dialogano tra loro, nel cuore dell’esperienza clinica – dalla cura educativa, all’approccio psicosociale, sino alle pratiche di alta tecnologia della medicina contemporanea – sensorialità, sensibilità, sensualità, sentimento e ragione?

Formazione

Corso Postdiploma

SUPSI
Dipartimento Scienze Aziendali e Sociali

13 Ottobre 2005 -
9 Giugno 2006

Locandina

K.00 Medical Humanities
K.00 Medical Humanities

L’uomo fragile: le rappresentazioni della malattia, della sofferenza e della cura.

L’uomo fragile: le rappresentazioni della malattia, della sofferenza e della cura.

Le Medical Humanities abitano al crocevia tra il corpo ammalato, l’anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell’uomo in situazione di malattia da una parte e la relazione di aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative – filosoficostoriche, psicoantropologiche, sociali, tecniche ed etiche – dall’altra.
Ci si può chiedere a quali bisogni una formazione in Medical Humanities debba rispondere e quali lacune si prefigga eventualmente di colmare: quanto ai bisogni, essi riguardano tutti i professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di aiuto e di cura interessati a migliorare la propria capacità di comprendere, di capire e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie; quanto alle lacune, si potrebbe pensare al malessere odierno relativo al rischio di declino della soggettività dell’uomo nelle relazioni di cura e d’aiuto, sempre più dominate dalla Tecnica e dalle esigenze economicistiche.
Collocare la rappresentazione della malattia come perno del presente percorso formativo, significa porla come punto nodale del vissuto di sofferenza e della sua presa a carico: a ricordare che non vi può essere cura che non sia anche “cura delle rappresentazioni”, nella misura in cui malattia e sofferenza si danno sempre nel quadro di rappresentazioni sociali e culturali, nonché nella continuità (o piuttosto nella discontinuità) dell’orizzonte biografico individuale.

Obiettivi

  • Favorire la comprensione del nesso tra malattia, povertà e sistema socio-economico e culturale per un miglior approccio interpretativo alla complessità di nozioni come “salute”, “malattia”, “cura”, “disagio sociale” 
  • Sensibilizzare operatori sanitari e sociali alla complessità della relazione di aiuto e di cura (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali) 
  • Migliorare la relazione di cura e di aiuto, contestualizzando il processo grazie alla conoscenza dell’ambiente e della storia personale dei soggetti, delle loro culture specifiche, comunicando con stili adeguati e modalità eticamente rispettose 
  • Accrescere le competenze necessarie alla comunicazione fra gli attori della scena della cura e dell’aiuto, fra le istituzioni sociali e sanitarie e i cittadini 
  • Restituire al soggetto che soffre e cerca aiuto la sua soggettività e la sua parola, aiutandolo, in modo eticamente adeguato, a riguadagnare una centralità 
  • Trasmettere ai partecipanti concetti, metodi e teorie affinché possano svolgere un ruolo attivo come curanti, ricercatori o amministratori nelle attività di gestione della salute e di sostegno alla resilienza 

Sviluppare una dialettica tra discipline diverse che interagiscono sulla scena dell’aiuto e della cura 

​Destinatari

Operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi, medici, infermieri, quadri clinici, amministrativi e dirigenziali nella sanità.

Le Medical Humanities abitano al crocevia tra il corpo ammalato, l’anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell’uomo in situazione di malattia da una parte e la relazione di aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative – filosoficostoriche, psicoantropologiche, sociali, tecniche ed etiche – dall’altra.
Ci si può chiedere a quali bisogni una formazione in Medical Humanities debba rispondere e quali lacune si prefigga eventualmente di colmare: quanto ai bisogni, essi riguardano tutti i professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di aiuto e di cura interessati a migliorare la propria capacità di comprendere, di capire e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie; quanto alle lacune, si potrebbe pensare al malessere odierno relativo al rischio di declino della soggettività dell’uomo nelle relazioni di cura e d’aiuto, sempre più dominate dalla Tecnica e dalle esigenze economicistiche.
Collocare la rappresentazione della malattia come perno del presente percorso formativo, significa porla come punto nodale del vissuto di sofferenza e della sua presa a carico: a ricordare che non vi può essere cura che non sia anche “cura delle rappresentazioni”, nella misura in cui malattia e sofferenza si danno sempre nel quadro di rappresentazioni sociali e culturali, nonché nella continuità (o piuttosto nella discontinuità) dell’orizzonte biografico individuale.

Obiettivi

  • Favorire la comprensione del nesso tra malattia, povertà e sistema socio-economico e culturale per un miglior approccio interpretativo alla complessità di nozioni come “salute”, “malattia”, “cura”, “disagio sociale” 
  • Sensibilizzare operatori sanitari e sociali alla complessità della relazione di aiuto e di cura (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali) 
  • Migliorare la relazione di cura e di aiuto, contestualizzando il processo grazie alla conoscenza dell’ambiente e della storia personale dei soggetti, delle loro culture specifiche, comunicando con stili adeguati e modalità eticamente rispettose 
  • Accrescere le competenze necessarie alla comunicazione fra gli attori della scena della cura e dell’aiuto, fra le istituzioni sociali e sanitarie e i cittadini 
  • Restituire al soggetto che soffre e cerca aiuto la sua soggettività e la sua parola, aiutandolo, in modo eticamente adeguato, a riguadagnare una centralità 
  • Trasmettere ai partecipanti concetti, metodi e teorie affinché possano svolgere un ruolo attivo come curanti, ricercatori o amministratori nelle attività di gestione della salute e di sostegno alla resilienza 

Sviluppare una dialettica tra discipline diverse che interagiscono sulla scena dell’aiuto e della cura 

​Destinatari

Operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi, medici, infermieri, quadri clinici, amministrativi e dirigenziali nella sanità.

Le Medical Humanities abitano al crocevia tra il corpo ammalato, l’anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell’uomo in situazione di malattia da una parte e la relazione di aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative – filosoficostoriche, psicoantropologiche, sociali, tecniche ed etiche – dall’altra.
Ci si può chiedere a quali bisogni una formazione in Medical Humanities debba rispondere e quali lacune si prefigga eventualmente di colmare: quanto ai bisogni, essi riguardano tutti i professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di aiuto e di cura interessati a migliorare la propria capacità di comprendere, di capire e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie; quanto alle lacune, si potrebbe pensare al malessere odierno relativo al rischio di declino della soggettività dell’uomo nelle relazioni di cura e d’aiuto, sempre più dominate dalla Tecnica e dalle esigenze economicistiche.
Collocare la rappresentazione della malattia come perno del presente percorso formativo, significa porla come punto nodale del vissuto di sofferenza e della sua presa a carico: a ricordare che non vi può essere cura che non sia anche “cura delle rappresentazioni”, nella misura in cui malattia e sofferenza si danno sempre nel quadro di rappresentazioni sociali e culturali, nonché nella continuità (o piuttosto nella discontinuità) dell’orizzonte biografico individuale.

Obiettivi

  • Favorire la comprensione del nesso tra malattia, povertà e sistema socio-economico e culturale per un miglior approccio interpretativo alla complessità di nozioni come “salute”, “malattia”, “cura”, “disagio sociale” 
  • Sensibilizzare operatori sanitari e sociali alla complessità della relazione di aiuto e di cura (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali) 
  • Migliorare la relazione di cura e di aiuto, contestualizzando il processo grazie alla conoscenza dell’ambiente e della storia personale dei soggetti, delle loro culture specifiche, comunicando con stili adeguati e modalità eticamente rispettose 
  • Accrescere le competenze necessarie alla comunicazione fra gli attori della scena della cura e dell’aiuto, fra le istituzioni sociali e sanitarie e i cittadini 
  • Restituire al soggetto che soffre e cerca aiuto la sua soggettività e la sua parola, aiutandolo, in modo eticamente adeguato, a riguadagnare una centralità 
  • Trasmettere ai partecipanti concetti, metodi e teorie affinché possano svolgere un ruolo attivo come curanti, ricercatori o amministratori nelle attività di gestione della salute e di sostegno alla resilienza 

Sviluppare una dialettica tra discipline diverse che interagiscono sulla scena dell’aiuto e della cura 

​Destinatari

Operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi, medici, infermieri, quadri clinici, amministrativi e dirigenziali nella sanità.

Le Medical Humanities abitano al crocevia tra il corpo ammalato, l’anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell’uomo in situazione di malattia da una parte e la relazione di aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative – filosoficostoriche, psicoantropologiche, sociali, tecniche ed etiche – dall’altra.
Ci si può chiedere a quali bisogni una formazione in Medical Humanities debba rispondere e quali lacune si prefigga eventualmente di colmare: quanto ai bisogni, essi riguardano tutti i professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di aiuto e di cura interessati a migliorare la propria capacità di comprendere, di capire e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie; quanto alle lacune, si potrebbe pensare al malessere odierno relativo al rischio di declino della soggettività dell’uomo nelle relazioni di cura e d’aiuto, sempre più dominate dalla Tecnica e dalle esigenze economicistiche.
Collocare la rappresentazione della malattia come perno del presente percorso formativo, significa porla come punto nodale del vissuto di sofferenza e della sua presa a carico: a ricordare che non vi può essere cura che non sia anche “cura delle rappresentazioni”, nella misura in cui malattia e sofferenza si danno sempre nel quadro di rappresentazioni sociali e culturali, nonché nella continuità (o piuttosto nella discontinuità) dell’orizzonte biografico individuale.

Obiettivi

  • Favorire la comprensione del nesso tra malattia, povertà e sistema socio-economico e culturale per un miglior approccio interpretativo alla complessità di nozioni come “salute”, “malattia”, “cura”, “disagio sociale” 
  • Sensibilizzare operatori sanitari e sociali alla complessità della relazione di aiuto e di cura (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali) 
  • Migliorare la relazione di cura e di aiuto, contestualizzando il processo grazie alla conoscenza dell’ambiente e della storia personale dei soggetti, delle loro culture specifiche, comunicando con stili adeguati e modalità eticamente rispettose 
  • Accrescere le competenze necessarie alla comunicazione fra gli attori della scena della cura e dell’aiuto, fra le istituzioni sociali e sanitarie e i cittadini 
  • Restituire al soggetto che soffre e cerca aiuto la sua soggettività e la sua parola, aiutandolo, in modo eticamente adeguato, a riguadagnare una centralità 
  • Trasmettere ai partecipanti concetti, metodi e teorie affinché possano svolgere un ruolo attivo come curanti, ricercatori o amministratori nelle attività di gestione della salute e di sostegno alla resilienza 

Sviluppare una dialettica tra discipline diverse che interagiscono sulla scena dell’aiuto e della cura 

​Destinatari

Operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi, medici, infermieri, quadri clinici, amministrativi e dirigenziali nella sanità.

Formazione

2° Master Internazionale di II livello in Medical Humanities

2005 - 2007

Obiettivi del 2° Master
Obiettivi del 2° Master
  1. Favorire la comprensione del nesso tra malattia, povertà e sistema socioeconomico e culturale per un migliore approccio interpretativo alla complessità di nozioni come «salute», «malattia», «sofferenza», «cura».
  2. Sensibilizzare i curanti alla complessità della relazione clinica (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali).
  3. Migliorare la relazione di cura e di aiuto, contestualizzando il processo grazie alla conoscenza della storia personale, dell’ambiente e delle culture specifiche dei soggetti, comunicando con stili adeguati e modalità eticamente rispettose.
  4. Accrescere le competenze necessarie alla comunicazione fra i curanti e gli ammalati e fra l’istituzione sanitaria e i cittadini.
  5. Restituire al soggetto che soffre e cerca aiuto la sua soggettività e la sua parola, aiutandolo, in modo eticamente adeguato, a riguadagnare una centralità.
  6. Superare la logica del riduzionismo e del causalismo meccanico nell’interpretazione dei fatti sociali e degli eventi di malattia.
  7. Trasmettere ai partecipanti concetti, metodi e teorie affinché possano svolgere un ruolo attivo come curanti, ricercatori o amministratori nelle attività di gestione della salute.
  8. Sviluppare una dialettica tra discipline diverse che interagiscono sulla scena della cura per il bene dell’assistito.
  1. Favorire la comprensione del nesso tra malattia, povertà e sistema socioeconomico e culturale per un migliore approccio interpretativo alla complessità di nozioni come «salute», «malattia», «sofferenza», «cura».
  2. Sensibilizzare i curanti alla complessità della relazione clinica (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali).
  3. Migliorare la relazione di cura e di aiuto, contestualizzando il processo grazie alla conoscenza della storia personale, dell’ambiente e delle culture specifiche dei soggetti, comunicando con stili adeguati e modalità eticamente rispettose.
  4. Accrescere le competenze necessarie alla comunicazione fra i curanti e gli ammalati e fra l’istituzione sanitaria e i cittadini.
  5. Restituire al soggetto che soffre e cerca aiuto la sua soggettività e la sua parola, aiutandolo, in modo eticamente adeguato, a riguadagnare una centralità.
  6. Superare la logica del riduzionismo e del causalismo meccanico nell’interpretazione dei fatti sociali e degli eventi di malattia.
  7. Trasmettere ai partecipanti concetti, metodi e teorie affinché possano svolgere un ruolo attivo come curanti, ricercatori o amministratori nelle attività di gestione della salute.
  8. Sviluppare una dialettica tra discipline diverse che interagiscono sulla scena della cura per il bene dell’assistito.

Il Master Internazionale in Medical Humanities che l’Università degli Studi dell’Insubria, la Facoltà di Medicina dell’Università di Ginevra e la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona organizzano in collaborazione con l’Istituto Svizzero di Pedagogia per la Formazione Professionale, nasce sul confine di una riflessione epistemologica, antropologica, etica e psico-sociale che investe il pensiero, la prassi e la techné del discorso medico contemporaneo, lungo le irrequiete frontiere in cui avviene l’esperienza vissuta dagli attori della sua scena terapeutica. Vuole essere osservatorio di evoluzioni e di ricerche nell’ambito dei problemi antropologici e psico-sociali che influenzano e determinano l’apparire della sofferenza e della malattia, così come delle questioni sempre aperte nello spazio dell’intersoggettività della cura.

Appare infatti sempre più evidente che i progressi scientifici e tecnologici nel campo clinico e terapeutico portano con sé problemi che sorpassano di gran lunga l’ambito della scienza e della tecnologia: problemi etici, economici, politici. La donazione di organi, gli xenotrapianti, il contenimento del dolore, l’aborto terapeutico, l’uso dell’ingegneria genetica a fini di prevenzione e di terapia, le cellule staminali e la clonazione, l’agevolazione della morte: ecco alcuni dei problemi che già oggi la medicina si trova ad affrontare e che sconfinano nell’etica, nella politica e nell’economia. Il Master si propone dunque come luogo d’insegnamento, di dibattito e di ricerca sui problemi aperti dalle nuove possibilità terapeutiche e come occasione per sviluppare una nuova coscienza e una nuova responsabilità, sia tra i curanti sia nella popolazione dei pazienti attuali e potenziali: una questione che riporta la cura e la medicina al cuore del problema della cittadinanza, che si esprime attraverso i suoi doveri, i suoi diritti e i suoi valori.

Destinatari e possibili settori di utilizzo

Il Master si rivolge a coloro che per la loro attività (professionisti nel campo della salute, operatori sociali, funzionari addetti a servizi socio-sanitari, responsabili della promozione della salute) o per situazioni particolari di vita debbano affrontare problemi connessi al rapporto malattia-salute, alla relazione terapeutica, alla sofferenza e alle questioni etiche e giuridiche correlate.
Per quanto concerne i possibili settori di utilizzo professionale, il Master rappresenta un arricchimento umanistico sempre più indispensabile, sia a livello operativo (relazione terapeutica, comunicazione, empatia) sia a livello di politiche sanitarie (prevenzione, promozione..), per molti laureati.

Il Master Internazionale in Medical Humanities che l’Università degli Studi dell’Insubria, la Facoltà di Medicina dell’Università di Ginevra e la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona organizzano in collaborazione con l’Istituto Svizzero di Pedagogia per la Formazione Professionale, nasce sul confine di una riflessione epistemologica, antropologica, etica e psico-sociale che investe il pensiero, la prassi e la techné del discorso medico contemporaneo, lungo le irrequiete frontiere in cui avviene l’esperienza vissuta dagli attori della sua scena terapeutica. Vuole essere osservatorio di evoluzioni e di ricerche nell’ambito dei problemi antropologici e psico-sociali che influenzano e determinano l’apparire della sofferenza e della malattia, così come delle questioni sempre aperte nello spazio dell’intersoggettività della cura.

Appare infatti sempre più evidente che i progressi scientifici e tecnologici nel campo clinico e terapeutico portano con sé problemi che sorpassano di gran lunga l’ambito della scienza e della tecnologia: problemi etici, economici, politici. La donazione di organi, gli xenotrapianti, il contenimento del dolore, l’aborto terapeutico, l’uso dell’ingegneria genetica a fini di prevenzione e di terapia, le cellule staminali e la clonazione, l’agevolazione della morte: ecco alcuni dei problemi che già oggi la medicina si trova ad affrontare e che sconfinano nell’etica, nella politica e nell’economia. Il Master si propone dunque come luogo d’insegnamento, di dibattito e di ricerca sui problemi aperti dalle nuove possibilità terapeutiche e come occasione per sviluppare una nuova coscienza e una nuova responsabilità, sia tra i curanti sia nella popolazione dei pazienti attuali e potenziali: una questione che riporta la cura e la medicina al cuore del problema della cittadinanza, che si esprime attraverso i suoi doveri, i suoi diritti e i suoi valori.

Destinatari e possibili settori di utilizzo

Il Master si rivolge a coloro che per la loro attività (professionisti nel campo della salute, operatori sociali, funzionari addetti a servizi socio-sanitari, responsabili della promozione della salute) o per situazioni particolari di vita debbano affrontare problemi connessi al rapporto malattia-salute, alla relazione terapeutica, alla sofferenza e alle questioni etiche e giuridiche correlate.
Per quanto concerne i possibili settori di utilizzo professionale, il Master rappresenta un arricchimento umanistico sempre più indispensabile, sia a livello operativo (relazione terapeutica, comunicazione, empatia) sia a livello di politiche sanitarie (prevenzione, promozione..), per molti laureati.

Il Master Internazionale in Medical Humanities che l’Università degli Studi dell’Insubria, la Facoltà di Medicina dell’Università di Ginevra e la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona organizzano in collaborazione con l’Istituto Svizzero di Pedagogia per la Formazione Professionale, nasce sul confine di una riflessione epistemologica, antropologica, etica e psico-sociale che investe il pensiero, la prassi e la techné del discorso medico contemporaneo, lungo le irrequiete frontiere in cui avviene l’esperienza vissuta dagli attori della sua scena terapeutica. Vuole essere osservatorio di evoluzioni e di ricerche nell’ambito dei problemi antropologici e psico-sociali che influenzano e determinano l’apparire della sofferenza e della malattia, così come delle questioni sempre aperte nello spazio dell’intersoggettività della cura.

Appare infatti sempre più evidente che i progressi scientifici e tecnologici nel campo clinico e terapeutico portano con sé problemi che sorpassano di gran lunga l’ambito della scienza e della tecnologia: problemi etici, economici, politici. La donazione di organi, gli xenotrapianti, il contenimento del dolore, l’aborto terapeutico, l’uso dell’ingegneria genetica a fini di prevenzione e di terapia, le cellule staminali e la clonazione, l’agevolazione della morte: ecco alcuni dei problemi che già oggi la medicina si trova ad affrontare e che sconfinano nell’etica, nella politica e nell’economia. Il Master si propone dunque come luogo d’insegnamento, di dibattito e di ricerca sui problemi aperti dalle nuove possibilità terapeutiche e come occasione per sviluppare una nuova coscienza e una nuova responsabilità, sia tra i curanti sia nella popolazione dei pazienti attuali e potenziali: una questione che riporta la cura e la medicina al cuore del problema della cittadinanza, che si esprime attraverso i suoi doveri, i suoi diritti e i suoi valori.

Destinatari e possibili settori di utilizzo

Il Master si rivolge a coloro che per la loro attività (professionisti nel campo della salute, operatori sociali, funzionari addetti a servizi socio-sanitari, responsabili della promozione della salute) o per situazioni particolari di vita debbano affrontare problemi connessi al rapporto malattia-salute, alla relazione terapeutica, alla sofferenza e alle questioni etiche e giuridiche correlate.
Per quanto concerne i possibili settori di utilizzo professionale, il Master rappresenta un arricchimento umanistico sempre più indispensabile, sia a livello operativo (relazione terapeutica, comunicazione, empatia) sia a livello di politiche sanitarie (prevenzione, promozione..), per molti laureati.

Il Master Internazionale in Medical Humanities che l’Università degli Studi dell’Insubria, la Facoltà di Medicina dell’Università di Ginevra e la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona organizzano in collaborazione con l’Istituto Svizzero di Pedagogia per la Formazione Professionale, nasce sul confine di una riflessione epistemologica, antropologica, etica e psico-sociale che investe il pensiero, la prassi e la techné del discorso medico contemporaneo, lungo le irrequiete frontiere in cui avviene l’esperienza vissuta dagli attori della sua scena terapeutica. Vuole essere osservatorio di evoluzioni e di ricerche nell’ambito dei problemi antropologici e psico-sociali che influenzano e determinano l’apparire della sofferenza e della malattia, così come delle questioni sempre aperte nello spazio dell’intersoggettività della cura.

Appare infatti sempre più evidente che i progressi scientifici e tecnologici nel campo clinico e terapeutico portano con sé problemi che sorpassano di gran lunga l’ambito della scienza e della tecnologia: problemi etici, economici, politici. La donazione di organi, gli xenotrapianti, il contenimento del dolore, l’aborto terapeutico, l’uso dell’ingegneria genetica a fini di prevenzione e di terapia, le cellule staminali e la clonazione, l’agevolazione della morte: ecco alcuni dei problemi che già oggi la medicina si trova ad affrontare e che sconfinano nell’etica, nella politica e nell’economia. Il Master si propone dunque come luogo d’insegnamento, di dibattito e di ricerca sui problemi aperti dalle nuove possibilità terapeutiche e come occasione per sviluppare una nuova coscienza e una nuova responsabilità, sia tra i curanti sia nella popolazione dei pazienti attuali e potenziali: una questione che riporta la cura e la medicina al cuore del problema della cittadinanza, che si esprime attraverso i suoi doveri, i suoi diritti e i suoi valori.

Destinatari e possibili settori di utilizzo

Il Master si rivolge a coloro che per la loro attività (professionisti nel campo della salute, operatori sociali, funzionari addetti a servizi socio-sanitari, responsabili della promozione della salute) o per situazioni particolari di vita debbano affrontare problemi connessi al rapporto malattia-salute, alla relazione terapeutica, alla sofferenza e alle questioni etiche e giuridiche correlate.
Per quanto concerne i possibili settori di utilizzo professionale, il Master rappresenta un arricchimento umanistico sempre più indispensabile, sia a livello operativo (relazione terapeutica, comunicazione, empatia) sia a livello di politiche sanitarie (prevenzione, promozione..), per molti laureati.

Formazione

1° Master Internazionale di II livello in Medical Humanities

2002 - 2004

Obiettivi del 1° Master
Obiettivi del 1° Master
  1. Favorire l’approccio interpretativo e comprensivo della salute, della malattia, della cura e della medicina;
  2. Sensibilizzare i curanti alla complessità della relazione clinica (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali);
  3. Migliorare la relazione terapeutica contestualizzando il processo terapeutico;
  4. Accrescere competenze nella comunicazione fra i curanti e gli ammalati e fra l’istituzione sanitaria e i cittadini;
  5. Restituire al malato la sua soggettività e la sua parola, curandolo al meglio ed in modo eticamente competente;
  6. Superare la logica del riduzionismo;
  1. Favorire l’approccio interpretativo e comprensivo della salute, della malattia, della cura e della medicina;
  2. Sensibilizzare i curanti alla complessità della relazione clinica (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali);
  3. Migliorare la relazione terapeutica contestualizzando il processo terapeutico;
  4. Accrescere competenze nella comunicazione fra i curanti e gli ammalati e fra l’istituzione sanitaria e i cittadini;
  5. Restituire al malato la sua soggettività e la sua parola, curandolo al meglio ed in modo eticamente competente;
  6. Superare la logica del riduzionismo;

Le Medical Humanities1 nascono all’interno della cosiddetta “crisi contemporanea della medicina”, coinvolgente il suo stesso statuto epistemologico, le cui ragioni possono ricercarsi nel pluralismo morale caratterizzante la società postmoderna ed appaiono sostenute dall’incontrollato sviluppo tecnologico, strettamente correlato all’aumento del numero e della qualità delle più varie richieste di intervento nel campo della biomedicina da parte dei cittadini. Aumento di richieste che genera sconcerto giustificato nella classe medica ed insoddisfazione e preoccupazione nei gestori istituzionali della tutela della salute.
Le Medical Humanities, che parrebbero nate come strumento di analisi proprio delle cause e delle conseguenze di questo malessere proprio della medicina moderna, potrebbero essere definite come quell’interazione di saperi umanistici in grado di analizzare i grandi e piccoli problemi ingenerati dalla moderna bio-medicina e di fornire risposte per garantire una più adeguata tutela della salute delle popolazioni ed un miglior sistema sanitario, in termini di qualità di prestazioni nel rispetto della qualità di vita del cittadino e dell’ambiente2.
Le Medical Humanities costituiscono d’altra parte da alcuni anni ormai un complesso movimento culturale che coinvolge le scienze umane e la bio-medicina al fine di perfezionare un meta-discorso a sostegno della riflessione teorica e della pratica quotidiana.
Le discipline che sono coinvolte nella riflessione, oltre alle classiche discipline delle scienze mediche, sono la filosofia, la teologia, la storia, l’antropologia, la sociologia, la psicologia, l’economia, il diritto e le scienze politiche, le scienze ambientali e l’ecologia, le scienze delle costruzioni, la letteratura e le arti visive.
Nel contesto delle Medical Humanities queste discipline cercano di relativizzare, contestualizzandole, quelle che appaiono spesso come rappresentazioni, pratiche e linguaggi acquisiti, autoreferenziali, circoscritti, nel contesto della pratica clinica.
Così, le Medical Humanities rilanciano il dibattito sulla responsabilità collettiva, e non solo individuale, nella tutela della salute e nelle decisioni politiche mirate alla definizione dei sistemi di sicurezza sociale. La risposta al bisogno di salute e di prevenzione delle malattie è una scelta della società che implica una ridefinizione dei doveri e dei diritti di tutti gli interessati, rendendo sempre più attuale la questione della responsabilità dei cittadini da una parte e delle istituzioni dall’altra, segnatamente quando uno Stato sociale entra in crisi e necessita di una sua riqualificazione.
Resta da chiederci se esistano Humanities diverse da quelle mediche e, in caso affermativo, se non sia più corretto parlare di “Humanities e Medicina”. In effetti, al di là del fatto che qualsiasi altra professionalità possiede una sua propria caratterizzazione in termini di umanità, le Medical Humanities costituiscono non certo un “ornamento” culturale della bio-medicina, ma il necessario strumento per la migliore qualificazione delle azioni di tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente.
La moltiplicazione, negli ultimi anni, di riviste specializzate e di spazi dedicati a questi problemi nelle riviste scientifiche e mediche tradizionali testimoniano d’altronde dell’importanza attribuita ad ogni livello, istituzionale e non, alle Medical Humanities sulle quali questo master si propone di riflettere.

Ragioni dell’insegnamento delle Medical Humanities agli operatori sanitari

Se è vero che l’atto medico ha fra i suoi obiettivi quello di comprendere chi si ha di fronte nelle sue rappresentazioni, aspettative e speranze, talvolta questo compito viene eluso, con il rischio di una certa disumanizzazione della pratica clinica, anche per l’avanzata inarrestabile delle tecnologie e della settorializzazione delle conoscenze. Vi è inoltre una crescente domanda sanitaria da parte della società che non riguarda soltanto gli aspetti fisici, ma pure quelli psicologici e relazionali dello stato di malattia.

1 Espressione di lingua inglese di difficile traduzione in altre lingue.
2 Questa definizione di Medical Humaties è stata elaborata dai promotori di questa iniziativa, che potranno verificare proprio nel corso degli studi la sua validità ovvero la necessità di modificarla sulla base delle esperienze e delle conoscenze che verranno acquisite durante il master.

Le Medical Humanities1 nascono all’interno della cosiddetta “crisi contemporanea della medicina”, coinvolgente il suo stesso statuto epistemologico, le cui ragioni possono ricercarsi nel pluralismo morale caratterizzante la società postmoderna ed appaiono sostenute dall’incontrollato sviluppo tecnologico, strettamente correlato all’aumento del numero e della qualità delle più varie richieste di intervento nel campo della biomedicina da parte dei cittadini. Aumento di richieste che genera sconcerto giustificato nella classe medica ed insoddisfazione e preoccupazione nei gestori istituzionali della tutela della salute.
Le Medical Humanities, che parrebbero nate come strumento di analisi proprio delle cause e delle conseguenze di questo malessere proprio della medicina moderna, potrebbero essere definite come quell’interazione di saperi umanistici in grado di analizzare i grandi e piccoli problemi ingenerati dalla moderna bio-medicina e di fornire risposte per garantire una più adeguata tutela della salute delle popolazioni ed un miglior sistema sanitario, in termini di qualità di prestazioni nel rispetto della qualità di vita del cittadino e dell’ambiente2.
Le Medical Humanities costituiscono d’altra parte da alcuni anni ormai un complesso movimento culturale che coinvolge le scienze umane e la bio-medicina al fine di perfezionare un meta-discorso a sostegno della riflessione teorica e della pratica quotidiana.
Le discipline che sono coinvolte nella riflessione, oltre alle classiche discipline delle scienze mediche, sono la filosofia, la teologia, la storia, l’antropologia, la sociologia, la psicologia, l’economia, il diritto e le scienze politiche, le scienze ambientali e l’ecologia, le scienze delle costruzioni, la letteratura e le arti visive.
Nel contesto delle Medical Humanities queste discipline cercano di relativizzare, contestualizzandole, quelle che appaiono spesso come rappresentazioni, pratiche e linguaggi acquisiti, autoreferenziali, circoscritti, nel contesto della pratica clinica.
Così, le Medical Humanities rilanciano il dibattito sulla responsabilità collettiva, e non solo individuale, nella tutela della salute e nelle decisioni politiche mirate alla definizione dei sistemi di sicurezza sociale. La risposta al bisogno di salute e di prevenzione delle malattie è una scelta della società che implica una ridefinizione dei doveri e dei diritti di tutti gli interessati, rendendo sempre più attuale la questione della responsabilità dei cittadini da una parte e delle istituzioni dall’altra, segnatamente quando uno Stato sociale entra in crisi e necessita di una sua riqualificazione.
Resta da chiederci se esistano Humanities diverse da quelle mediche e, in caso affermativo, se non sia più corretto parlare di “Humanities e Medicina”. In effetti, al di là del fatto che qualsiasi altra professionalità possiede una sua propria caratterizzazione in termini di umanità, le Medical Humanities costituiscono non certo un “ornamento” culturale della bio-medicina, ma il necessario strumento per la migliore qualificazione delle azioni di tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente.
La moltiplicazione, negli ultimi anni, di riviste specializzate e di spazi dedicati a questi problemi nelle riviste scientifiche e mediche tradizionali testimoniano d’altronde dell’importanza attribuita ad ogni livello, istituzionale e non, alle Medical Humanities sulle quali questo master si propone di riflettere.

Ragioni dell’insegnamento delle Medical Humanities agli operatori sanitari

Se è vero che l’atto medico ha fra i suoi obiettivi quello di comprendere chi si ha di fronte nelle sue rappresentazioni, aspettative e speranze, talvolta questo compito viene eluso, con il rischio di una certa disumanizzazione della pratica clinica, anche per l’avanzata inarrestabile delle tecnologie e della settorializzazione delle conoscenze. Vi è inoltre una crescente domanda sanitaria da parte della società che non riguarda soltanto gli aspetti fisici, ma pure quelli psicologici e relazionali dello stato di malattia.

1 Espressione di lingua inglese di difficile traduzione in altre lingue.
2 Questa definizione di Medical Humaties è stata elaborata dai promotori di questa iniziativa, che potranno verificare proprio nel corso degli studi la sua validità ovvero la necessità di modificarla sulla base delle esperienze e delle conoscenze che verranno acquisite durante il master.

Le Medical Humanities1 nascono all’interno della cosiddetta “crisi contemporanea della medicina”, coinvolgente il suo stesso statuto epistemologico, le cui ragioni possono ricercarsi nel pluralismo morale caratterizzante la società postmoderna ed appaiono sostenute dall’incontrollato sviluppo tecnologico, strettamente correlato all’aumento del numero e della qualità delle più varie richieste di intervento nel campo della biomedicina da parte dei cittadini. Aumento di richieste che genera sconcerto giustificato nella classe medica ed insoddisfazione e preoccupazione nei gestori istituzionali della tutela della salute.
Le Medical Humanities, che parrebbero nate come strumento di analisi proprio delle cause e delle conseguenze di questo malessere proprio della medicina moderna, potrebbero essere definite come quell’interazione di saperi umanistici in grado di analizzare i grandi e piccoli problemi ingenerati dalla moderna bio-medicina e di fornire risposte per garantire una più adeguata tutela della salute delle popolazioni ed un miglior sistema sanitario, in termini di qualità di prestazioni nel rispetto della qualità di vita del cittadino e dell’ambiente2.
Le Medical Humanities costituiscono d’altra parte da alcuni anni ormai un complesso movimento culturale che coinvolge le scienze umane e la bio-medicina al fine di perfezionare un meta-discorso a sostegno della riflessione teorica e della pratica quotidiana.
Le discipline che sono coinvolte nella riflessione, oltre alle classiche discipline delle scienze mediche, sono la filosofia, la teologia, la storia, l’antropologia, la sociologia, la psicologia, l’economia, il diritto e le scienze politiche, le scienze ambientali e l’ecologia, le scienze delle costruzioni, la letteratura e le arti visive.
Nel contesto delle Medical Humanities queste discipline cercano di relativizzare, contestualizzandole, quelle che appaiono spesso come rappresentazioni, pratiche e linguaggi acquisiti, autoreferenziali, circoscritti, nel contesto della pratica clinica.
Così, le Medical Humanities rilanciano il dibattito sulla responsabilità collettiva, e non solo individuale, nella tutela della salute e nelle decisioni politiche mirate alla definizione dei sistemi di sicurezza sociale. La risposta al bisogno di salute e di prevenzione delle malattie è una scelta della società che implica una ridefinizione dei doveri e dei diritti di tutti gli interessati, rendendo sempre più attuale la questione della responsabilità dei cittadini da una parte e delle istituzioni dall’altra, segnatamente quando uno Stato sociale entra in crisi e necessita di una sua riqualificazione.
Resta da chiederci se esistano Humanities diverse da quelle mediche e, in caso affermativo, se non sia più corretto parlare di “Humanities e Medicina”. In effetti, al di là del fatto che qualsiasi altra professionalità possiede una sua propria caratterizzazione in termini di umanità, le Medical Humanities costituiscono non certo un “ornamento” culturale della bio-medicina, ma il necessario strumento per la migliore qualificazione delle azioni di tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente.
La moltiplicazione, negli ultimi anni, di riviste specializzate e di spazi dedicati a questi problemi nelle riviste scientifiche e mediche tradizionali testimoniano d’altronde dell’importanza attribuita ad ogni livello, istituzionale e non, alle Medical Humanities sulle quali questo master si propone di riflettere.

Ragioni dell’insegnamento delle Medical Humanities agli operatori sanitari

Se è vero che l’atto medico ha fra i suoi obiettivi quello di comprendere chi si ha di fronte nelle sue rappresentazioni, aspettative e speranze, talvolta questo compito viene eluso, con il rischio di una certa disumanizzazione della pratica clinica, anche per l’avanzata inarrestabile delle tecnologie e della settorializzazione delle conoscenze. Vi è inoltre una crescente domanda sanitaria da parte della società che non riguarda soltanto gli aspetti fisici, ma pure quelli psicologici e relazionali dello stato di malattia.

1 Espressione di lingua inglese di difficile traduzione in altre lingue.
2 Questa definizione di Medical Humaties è stata elaborata dai promotori di questa iniziativa, che potranno verificare proprio nel corso degli studi la sua validità ovvero la necessità di modificarla sulla base delle esperienze e delle conoscenze che verranno acquisite durante il master.

Le Medical Humanities1 nascono all’interno della cosiddetta “crisi contemporanea della medicina”, coinvolgente il suo stesso statuto epistemologico, le cui ragioni possono ricercarsi nel pluralismo morale caratterizzante la società postmoderna ed appaiono sostenute dall’incontrollato sviluppo tecnologico, strettamente correlato all’aumento del numero e della qualità delle più varie richieste di intervento nel campo della biomedicina da parte dei cittadini. Aumento di richieste che genera sconcerto giustificato nella classe medica ed insoddisfazione e preoccupazione nei gestori istituzionali della tutela della salute.
Le Medical Humanities, che parrebbero nate come strumento di analisi proprio delle cause e delle conseguenze di questo malessere proprio della medicina moderna, potrebbero essere definite come quell’interazione di saperi umanistici in grado di analizzare i grandi e piccoli problemi ingenerati dalla moderna bio-medicina e di fornire risposte per garantire una più adeguata tutela della salute delle popolazioni ed un miglior sistema sanitario, in termini di qualità di prestazioni nel rispetto della qualità di vita del cittadino e dell’ambiente2.
Le Medical Humanities costituiscono d’altra parte da alcuni anni ormai un complesso movimento culturale che coinvolge le scienze umane e la bio-medicina al fine di perfezionare un meta-discorso a sostegno della riflessione teorica e della pratica quotidiana.
Le discipline che sono coinvolte nella riflessione, oltre alle classiche discipline delle scienze mediche, sono la filosofia, la teologia, la storia, l’antropologia, la sociologia, la psicologia, l’economia, il diritto e le scienze politiche, le scienze ambientali e l’ecologia, le scienze delle costruzioni, la letteratura e le arti visive.
Nel contesto delle Medical Humanities queste discipline cercano di relativizzare, contestualizzandole, quelle che appaiono spesso come rappresentazioni, pratiche e linguaggi acquisiti, autoreferenziali, circoscritti, nel contesto della pratica clinica.
Così, le Medical Humanities rilanciano il dibattito sulla responsabilità collettiva, e non solo individuale, nella tutela della salute e nelle decisioni politiche mirate alla definizione dei sistemi di sicurezza sociale. La risposta al bisogno di salute e di prevenzione delle malattie è una scelta della società che implica una ridefinizione dei doveri e dei diritti di tutti gli interessati, rendendo sempre più attuale la questione della responsabilità dei cittadini da una parte e delle istituzioni dall’altra, segnatamente quando uno Stato sociale entra in crisi e necessita di una sua riqualificazione.
Resta da chiederci se esistano Humanities diverse da quelle mediche e, in caso affermativo, se non sia più corretto parlare di “Humanities e Medicina”. In effetti, al di là del fatto che qualsiasi altra professionalità possiede una sua propria caratterizzazione in termini di umanità, le Medical Humanities costituiscono non certo un “ornamento” culturale della bio-medicina, ma il necessario strumento per la migliore qualificazione delle azioni di tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente.
La moltiplicazione, negli ultimi anni, di riviste specializzate e di spazi dedicati a questi problemi nelle riviste scientifiche e mediche tradizionali testimoniano d’altronde dell’importanza attribuita ad ogni livello, istituzionale e non, alle Medical Humanities sulle quali questo master si propone di riflettere.

Ragioni dell’insegnamento delle Medical Humanities agli operatori sanitari

Se è vero che l’atto medico ha fra i suoi obiettivi quello di comprendere chi si ha di fronte nelle sue rappresentazioni, aspettative e speranze, talvolta questo compito viene eluso, con il rischio di una certa disumanizzazione della pratica clinica, anche per l’avanzata inarrestabile delle tecnologie e della settorializzazione delle conoscenze. Vi è inoltre una crescente domanda sanitaria da parte della società che non riguarda soltanto gli aspetti fisici, ma pure quelli psicologici e relazionali dello stato di malattia.

1 Espressione di lingua inglese di difficile traduzione in altre lingue.
2 Questa definizione di Medical Humaties è stata elaborata dai promotori di questa iniziativa, che potranno verificare proprio nel corso degli studi la sua validità ovvero la necessità di modificarla sulla base delle esperienze e delle conoscenze che verranno acquisite durante il master.

Formazione

Training
Training


 


 

Formazione

Formazione

Formazione
Formazione

La Fondazione ha dato vita nel 2002 al primo Master internazionale in Medical Humanities (secondo livello) che fino ad ora ha avuto due edizioni in collaborazione con l’Università dell’Insubria e l’Università di Ginevra. Collabora inoltre con la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana nell’organizzazione di corsi postgraduati in Etica Clinica e Medical Humanities per l’ottenimento di Certificati e Diplomi in Studi Avanzati, nonché per il Master. La Fondazione promuove e organizza corsi e seminari in Medical Humanities e Etica Clinica rivolti a medici e infermieri dell’Ente Ospedaliero Cantonale in collaborazione con la Commissione di Etica Clinica dello stesso Ente. La Fondazione partecipa anche occasionalmente all’organizzazione e alla realizzazione di altri puntuali momenti di formazione.

La Fondazione ha dato vita nel 2002 al primo Master internazionale in Medical Humanities (secondo livello) che fino ad ora ha avuto due edizioni in collaborazione con l’Università dell’Insubria e l’Università di Ginevra. Collabora inoltre con la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana nell’organizzazione di corsi postgraduati in Etica Clinica e Medical Humanities per l’ottenimento di Certificati e Diplomi in Studi Avanzati, nonché per il Master. La Fondazione promuove e organizza corsi e seminari in Medical Humanities e Etica Clinica rivolti a medici e infermieri dell’Ente Ospedaliero Cantonale in collaborazione con la Commissione di Etica Clinica dello stesso Ente. La Fondazione partecipa anche occasionalmente all’organizzazione e alla realizzazione di altri puntuali momenti di formazione.

Convegni FSC e Conferenze

I Mercoledì della Fondazione Sasso Corbaro

14 aprile 2021

ore 20:00

Live streaming su Facebook e Zoom

 Locandina

«L'arte di legare le persone» - Paolo Milone dialoga con Nicolò S. Centemero
«L'arte di legare le persone» - Paolo Milone dialoga con Nicolò S. Centemero

Frammentario, poetico, ironico, a tratti dolcissimo, a tratti cupo e violento, «L’arte di legare le persone» è un romanzo che ti resta dentro. Protagonista è la Psichiatria d’urgenza, narrata per impressioni, aneddoti e riflessioni. Momenti lirici e attimi di pura tragedia si susseguono a ritmo incalzante e senza un apparente ‘fil rouge’. Non c’è teoria, non c’è nulla di astratto, c’è il quotidiano del duro lavoro clinico, della sofferenza dei pazienti, del ritorno a casa alla notte svuotati dalla fatica... ma c’è anche l’amore per i suoi matti, così come li chiama l’autore, e per la propria professione. 

«In Psichiatria d’urgenza, quella che va accettata completamente è la persona, non la malattia.
Altrimenti accetteremmo che i dementi attraversino la strada col rosso senza intervenire
». 

__________________


Paolo Milone 
Paolo Milone, psichiatra, è nato a Genova nel 1954. Ha lavorato in un Cen- tro di Salute Mentale e in un reparto ospedaliero di Psichiatria d’urgenza. Per Einaudi ha pubblicato, nel gennaio di quest’anno, «L’arte di legare le persone», il suo primo libro. 

Nicolò Saverio Centemero 
Nicolò Saverio Centemero è nato a Monza nel 1984. Dal 2011 è medico all’Ente Ospedaliero Cantonale. Si occupa di medicina informatica e di salute pubblica. Collabora con la Fondazione Sasso Corbaro alla ricerca dei legami tra letteratura e medicina. 

Frammentario, poetico, ironico, a tratti dolcissimo, a tratti cupo e violento, «L’arte di legare le persone» è un romanzo che ti resta dentro. Protagonista è la Psichiatria d’urgenza, narrata per impressioni, aneddoti e riflessioni. Momenti lirici e attimi di pura tragedia si susseguono a ritmo incalzante e senza un apparente ‘fil rouge’. Non c’è teoria, non c’è nulla di astratto, c’è il quotidiano del duro lavoro clinico, della sofferenza dei pazienti, del ritorno a casa alla notte svuotati dalla fatica... ma c’è anche l’amore per i suoi matti, così come li chiama l’autore, e per la propria professione. 

«In Psichiatria d’urgenza, quella che va accettata completamente è la persona, non la malattia.
Altrimenti accetteremmo che i dementi attraversino la strada col rosso senza intervenire
». 

__________________


Paolo Milone 
Paolo Milone, psichiatra, è nato a Genova nel 1954. Ha lavorato in un Cen- tro di Salute Mentale e in un reparto ospedaliero di Psichiatria d’urgenza. Per Einaudi ha pubblicato, nel gennaio di quest’anno, «L’arte di legare le persone», il suo primo libro. 

Nicolò Saverio Centemero 
Nicolò Saverio Centemero è nato a Monza nel 1984. Dal 2011 è medico all’Ente Ospedaliero Cantonale. Si occupa di medicina informatica e di salute pubblica. Collabora con la Fondazione Sasso Corbaro alla ricerca dei legami tra letteratura e medicina. 

Convegni FSC e Conferenze

Convegno

11 marzo 2021
dalle 16.00 alle 18.15

12 marzo 2021
dalle 8.30 alle 13.00
– dalle 14.15 alle 18.00

Online

 Pieghevole

2° Convegno di Neuroetica
2° Convegno di Neuroetica

Siamo lieti di invitarvi alla seconda edizione del Convegno di Neuroetica organizzato dalla Fondazione Sasso Corbaro e dal Neurocentro della Svizzera Italiana, in collaborazione con la “Settimana del Cervello della Svizzera Italiana”, la Commissione di Etica clinica dell’Ente Ospedaliero Cantonale e l’Università della Svizzera Italiana. L’appuntamento di quest’anno ha lo scopo di farci riflettere sull’idea di coscienza e, in modo particolare, sui suoi stati di alterazione. 

Nel corso del primo pomeriggio ci dedicheremo ad esplorare l’idea di coscienza da un punto di vista clinico, psicologico e filosofico.
La coscienza (“Enciclopedia Treccani; www.treccani.it”), infatti, può essere definita come la consapevolezza che il soggetto ha di sé stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori. 

I medici si occupano di capire i limiti e di valutare se e quando una persona sia sveglia ed abbia la capacità di realizzare il mondo circostante, verificando la volontarietà e la coscienza delle sue azioni. La nosolologia in questo ambito è in costante evoluzione, tuttavia i confini rimangono non sempre ben delineabili. Per esempio quando una persona non è più in grado di comunicare, come stabilire il suo grado di coscienza? I progressi della tecnologia in ambito neurologico offrono stimolanti spunti di riflessione su questi temi, ma al momento attuale quali risposte riescono a fornirci, quali nuove domande ci possono porre, in particolare rispetto ai temi etici e morali? 

Nel corso della seconda giornata, esamineremo gli stati di alterazione transitoria della coscienza in ambito fisiologico (sonno) e patologico (l’epilessia, i disturbi psichici, il coma) nonché gli stati di alterazione della coscienza persistente (come per esempio in esito di lesioni cerebrali) o progressivi come nel caso delle demenze. 

I relatori ci forniranno una panoramica multidisciplinare riguardante questi ambiti con il contributo di situazioni cliniche esemplificative fino a trattarne gli aspetti giuridici soprattutto stimolare una discussione degli aspetti etici. 

Infine verranno trattate le tematiche morali riguardanti la dignità dei pazienti, infatti nel caso di gravi patologie neurologiche è essa ancora da intendere come “espressione della libertà dello spirito” (Friedrich Schiller)? E fino a che punto si può mantenere la dignità definita da Cartesio come lo “star bene con se stessi” ed il libero arbitrio? 

Questi ed altri interrogativi fondamentali nello sviluppo del pensiero dell’uomo dei nostri tempi, saranno sicuramente oggetto di una stimolante discussione fra i diversi relatori presenti ed il pubblico. 

____________________________________

Programma
Coscienza e stati di alterata coscienza. Aspetti generali, clinici ed etici 


GIOVEDÌ 11 MARZO | 16.00-18.15 

Introduzione al concetto di coscienza 
16.00 Saluto (Roberto Malacrida)
Moderazione (Claudio Städler) 

16.15-17.00 Introduzione generale (Claudio Städler) 

17.00-17.45 Approccio clinico – neurologico: le alterazioni degli stati di coscienza (Andrea Rossetti) 

17.45-18.15 La coscienza del filosofo (Pietro Snider)

20.00 Film con introduzione (dettagli a seguire) 


VENERDÌ 12 MARZO | 08.30-13.00

Stati transitori di alterata coscienza (epilettici, a matrice psichiatrica, in sonno) 
Moderazione (Claudio Städler) 

08.30-08.50 Aspetti neurologici (Chiara Prosperetti) 

08.50-09.10 Casi clinici (Letizia Panicari) 

09.10-09.30 Ricerca. Il sonno: stato di coscienza e dissociazione di stato (Mauro Manconi) 

Moderazione (Mauro Manconi)
09.30-10.00 Aspetti psichiatrico - forensi (Carlo Calanchini)

10.00-10.30 Aspetti etico-filosofici (Andrea Lavazza)

10.30-10.45 Discussione 

Stato Vegetativo Persistente e Stato di Minima Coscienza 
Moderazione (Paolo Merlani)

11.00-11.30 Stato dell’arte (Nicola Latronico)

11.30-11.50 Casi clinici (Paolo Rossi)

11.50-12.30 Ricerca (Martin Monti)

12.30-13.00 Aspetti etici (Bernard Baertschi) 


VENERDÌ 12 MARZO | 14.15-18.00 

Demenze 
Moderazione (Emiliano Albanese) 

14.15-14.45 Introduzione. Demenze e consapevolezza di malattia (Leonardo Sacco) 

14.45-15.00 Casi clinici (Leonardo Sacco)

15.00-15.30 Capacità decisionale in relazione al grado di demenza (Pier Luigi Quadri)

15.30-15.45 Casi clinici (Pier Luigi Quadri)

15.45-16.15 Ricerca (Marcello Ienca)

16.15-16.45 Aspetti etici (Gianfranco Mormino) 

17.00-18.00 Conclusioni etiche e discussione finale (introdotta da Bernardino Fantini) 


____________________________________


Crediti richiesti 
Società Svizzera di Neurologia (SNG)
3 crediti (per l’11.03.2021) 8 crediti (12.03.2021) 

Informazioni 
Fondazione Sasso Corbaro | Via Lugano 4a | 6500 Bellinzona +41 (0)91 811 14 25 | federica.merlo@sasso-corbaro.ch
Per partecipare al Convegno, accedere al seguente link: 11 marzo webinar | 12 marzo webinar 

In collaborazione con 
Commissione di etica clinica dell’EOC
settimana del cervello della Svizzera Italiana
Università della Svizzera Italiana
 

Siamo lieti di invitarvi alla seconda edizione del Convegno di Neuroetica organizzato dalla Fondazione Sasso Corbaro e dal Neurocentro della Svizzera Italiana, in collaborazione con la “Settimana del Cervello della Svizzera Italiana”, la Commissione di Etica clinica dell’Ente Ospedaliero Cantonale e l’Università della Svizzera Italiana. L’appuntamento di quest’anno ha lo scopo di farci riflettere sull’idea di coscienza e, in modo particolare, sui suoi stati di alterazione. 

Nel corso del primo pomeriggio ci dedicheremo ad esplorare l’idea di coscienza da un punto di vista clinico, psicologico e filosofico.
La coscienza (“Enciclopedia Treccani; www.treccani.it”), infatti, può essere definita come la consapevolezza che il soggetto ha di sé stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori. 

I medici si occupano di capire i limiti e di valutare se e quando una persona sia sveglia ed abbia la capacità di realizzare il mondo circostante, verificando la volontarietà e la coscienza delle sue azioni. La nosolologia in questo ambito è in costante evoluzione, tuttavia i confini rimangono non sempre ben delineabili. Per esempio quando una persona non è più in grado di comunicare, come stabilire il suo grado di coscienza? I progressi della tecnologia in ambito neurologico offrono stimolanti spunti di riflessione su questi temi, ma al momento attuale quali risposte riescono a fornirci, quali nuove domande ci possono porre, in particolare rispetto ai temi etici e morali? 

Nel corso della seconda giornata, esamineremo gli stati di alterazione transitoria della coscienza in ambito fisiologico (sonno) e patologico (l’epilessia, i disturbi psichici, il coma) nonché gli stati di alterazione della coscienza persistente (come per esempio in esito di lesioni cerebrali) o progressivi come nel caso delle demenze. 

I relatori ci forniranno una panoramica multidisciplinare riguardante questi ambiti con il contributo di situazioni cliniche esemplificative fino a trattarne gli aspetti giuridici soprattutto stimolare una discussione degli aspetti etici. 

Infine verranno trattate le tematiche morali riguardanti la dignità dei pazienti, infatti nel caso di gravi patologie neurologiche è essa ancora da intendere come “espressione della libertà dello spirito” (Friedrich Schiller)? E fino a che punto si può mantenere la dignità definita da Cartesio come lo “star bene con se stessi” ed il libero arbitrio? 

Questi ed altri interrogativi fondamentali nello sviluppo del pensiero dell’uomo dei nostri tempi, saranno sicuramente oggetto di una stimolante discussione fra i diversi relatori presenti ed il pubblico. 

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Programma
Coscienza e stati di alterata coscienza. Aspetti generali, clinici ed etici 


GIOVEDÌ 11 MARZO | 16.00-18.15 

Introduzione al concetto di coscienza 
16.00 Saluto (Roberto Malacrida)
Moderazione (Claudio Städler) 

16.15-17.00 Introduzione generale (Claudio Städler) 

17.00-17.45 Approccio clinico – neurologico: le alterazioni degli stati di coscienza (Andrea Rossetti) 

17.45-18.15 La coscienza del filosofo (Pietro Snider)

20.00 Film con introduzione (dettagli a seguire) 


VENERDÌ 12 MARZO | 08.30-13.00

Stati transitori di alterata coscienza (epilettici, a matrice psichiatrica, in sonno) 
Moderazione (Claudio Städler) 

08.30-08.50 Aspetti neurologici (Chiara Prosperetti) 

08.50-09.10 Casi clinici (Letizia Panicari) 

09.10-09.30 Ricerca. Il sonno: stato di coscienza e dissociazione di stato (Mauro Manconi) 

Moderazione (Mauro Manconi)
09.30-10.00 Aspetti psichiatrico - forensi (Carlo Calanchini)

10.00-10.30 Aspetti etico-filosofici (Andrea Lavazza)

10.30-10.45 Discussione 

Stato Vegetativo Persistente e Stato di Minima Coscienza 
Moderazione (Paolo Merlani)

11.00-11.30 Stato dell’arte (Nicola Latronico)

11.30-11.50 Casi clinici (Paolo Rossi)

11.50-12.30 Ricerca (Martin Monti)

12.30-13.00 Aspetti etici (Bernard Baertschi) 


VENERDÌ 12 MARZO | 14.15-18.00 

Demenze 
Moderazione (Emiliano Albanese) 

14.15-14.45 Introduzione. Demenze e consapevolezza di malattia (Leonardo Sacco) 

14.45-15.00 Casi clinici (Leonardo Sacco)

15.00-15.30 Capacità decisionale in relazione al grado di demenza (Pier Luigi Quadri)

15.30-15.45 Casi clinici (Pier Luigi Quadri)

15.45-16.15 Ricerca (Marcello Ienca)

16.15-16.45 Aspetti etici (Gianfranco Mormino) 

17.00-18.00 Conclusioni etiche e discussione finale (introdotta da Bernardino Fantini) 


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Crediti richiesti 
Società Svizzera di Neurologia (SNG)
3 crediti (per l’11.03.2021) 8 crediti (12.03.2021) 

Informazioni 
Fondazione Sasso Corbaro | Via Lugano 4a | 6500 Bellinzona +41 (0)91 811 14 25 | federica.merlo@sasso-corbaro.ch
Per partecipare al Convegno, accedere al seguente link: 11 marzo webinar | 12 marzo webinar 

In collaborazione con 
Commissione di etica clinica dell’EOC
settimana del cervello della Svizzera Italiana
Università della Svizzera Italiana
 

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