Sullo scaffale
Film

Consigli di lettura, spunti di riflessione, recensioni di libri e film raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.

Midnight in Paris
Midnight in Paris
Regia di Woody Allen
Stati Uniti/Spagna, 2011
Regia di Woody Allen
Stati Uniti/Spagna, 2011

Gil è uno sceneggiatore di successo che, stanco della vita di Hollywood, vola a Parigi per trovare l'ispirazione per completare il suo primo romanzo. In questo viene scoraggiato costantemente dalla fidanzata, che sminuisce le sue aspirazioni. Rimasto a passeggiare in solitudine nella notte parigina, Gil accetta un passaggio su di una bella vettura d'epoca. Per incanto, l'aspirante scrittore statunitense si ritrova trasportato nella mitica Parigi degli anni venti su cui ha sempre fantasticato. Qui incontra gli scrittori e gli artisti dell'epoca: Francis Scott Fitzgerald con la moglie Zelda, Hemingway, Gertrude Stein, Salvador Dalí, Luis Buñuel, Picasso, Man Ray e molti altri. 

Perché guardarlo? 
L'idealizzazione di un "glorioso passato ormai perduto" è un'aspirazione ricorrente nell'animo umano, in tutte le epoche storiche. A volte si cerca nel passato la cura per accettare la banalità e l'insoddisfazione del presente. Alla fine il protagonista scoprirà come invece è proprio nel presente, nel momento del dolore, che occorre trovare la cura, senza rifugiarsi in un passato onirico. Gil saprà ripartire dal momento che imparerà a prendersi cura delle sue aspirazioni e dei suoi sogni nel presente. A volte per curarsi bisogna fare i conti con se stessi, darsi il tempo di curarsi nel proprio tempo e nel proprio corpo.   

Note collaterali.
Il gioco onirico messo in piedi da Allen per questo film è geniale, l’atmosfera magica che crea attorno all’ambientazione degli anni venti con una magistrale fotografia rende il film stesso un viaggio in epoche passate con personaggi rivisitati e caricaturati giusto quel po’ per rendere la commedia gustabile e sempre delicata.

Martina Malacrida Nembrini

Gil è uno sceneggiatore di successo che, stanco della vita di Hollywood, vola a Parigi per trovare l'ispirazione per completare il suo primo romanzo. In questo viene scoraggiato costantemente dalla fidanzata, che sminuisce le sue aspirazioni. Rimasto a passeggiare in solitudine nella notte parigina, Gil accetta un passaggio su di una bella vettura d'epoca. Per incanto, l'aspirante scrittore statunitense si ritrova trasportato nella mitica Parigi degli anni venti su cui ha sempre fantasticato. Qui incontra gli scrittori e gli artisti dell'epoca: Francis Scott Fitzgerald con la moglie Zelda, Hemingway, Gertrude Stein, Salvador Dalí, Luis Buñuel, Picasso, Man Ray e molti altri. 

Perché guardarlo? 
L'idealizzazione di un "glorioso passato ormai perduto" è un'aspirazione ricorrente nell'animo umano, in tutte le epoche storiche. A volte si cerca nel passato la cura per accettare la banalità e l'insoddisfazione del presente. Alla fine il protagonista scoprirà come invece è proprio nel presente, nel momento del dolore, che occorre trovare la cura, senza rifugiarsi in un passato onirico. Gil saprà ripartire dal momento che imparerà a prendersi cura delle sue aspirazioni e dei suoi sogni nel presente. A volte per curarsi bisogna fare i conti con se stessi, darsi il tempo di curarsi nel proprio tempo e nel proprio corpo.   

Note collaterali.
Il gioco onirico messo in piedi da Allen per questo film è geniale, l’atmosfera magica che crea attorno all’ambientazione degli anni venti con una magistrale fotografia rende il film stesso un viaggio in epoche passate con personaggi rivisitati e caricaturati giusto quel po’ per rendere la commedia gustabile e sempre delicata.

Martina Malacrida Nembrini

Gil è uno sceneggiatore di successo che, stanco della vita di Hollywood, vola a Parigi per trovare l'ispirazione per completare il suo primo romanzo. In questo viene scoraggiato costantemente dalla fidanzata, che sminuisce le sue aspirazioni. Rimasto a passeggiare in solitudine nella notte parigina, Gil accetta un passaggio su di una bella vettura d'epoca. Per incanto, l'aspirante scrittore statunitense si ritrova trasportato nella mitica Parigi degli anni venti su cui ha sempre fantasticato.

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Chocolat
Chocolat
Regia di Lasse Hallstrom
Regno Unito/Danimarca, 2014
Regia di Lasse Hallstrom
Regno Unito/Danimarca, 2014

Nel 1959 a Lansquenet (Normandia) arriva, con la figlioletta Anouk, Madame Vianne che apre una chocolaterie . Guidati dal rigido sindaco-conte, i benpensanti bigotti fanno la guerra al suo negozio, fonte di peccaminosi piaceri, e al comportamento irregolare della padrona.

Perché guardarlo?
Chi non ha mai sentito parlare delle proprietà curative del cioccolato? Questo film parla proprio di questo, non tanto del cioccolato inteso come cura, quanto più della cura spirituale, del sentirsi bene, soprattutto con se stessi, anche attraverso piccoli gesti e piccole concessioni.
Il cioccolato è, letteralmente, l’ingrediente segreto che la protagonista,  Vianne, porta nella piccola comunità di Lansquenet, paesino francese chiuso nella sua tranquillité che pare idilliaca, ma che cosi non è. Vianne e il suo cioccolato saranno portatrici di un nuovo vivere, di una cura che gli abitanti di Lasquenet attendevano. L’arrivo di una comunità zingara farà poi da altro ingrediente trattando il tema dell’accoglienza e del fatto che, a volte, certi modi di prendersi cura non conosco confini, come il cioccolato. La cura non è nulla di complesso, a volte il prendersi cura di se stessi si racchiude nel piacere di una pallina di cioccolato.  

Note collaterali
Nel film le interpretazioni hanno un ruolo chiave. Juliette Binoche è una protagonista ineccepibile e Alfred Molina, che interpeta il sindaco e la guida morale del paese, mantiene sempre quel ruolo caricaturale ma mai storpiato che rende l’antagonista fedele al proprio ruolo.  Johnny Depp si rivela poi, accompagnato alla Binoche, la ciliegina sulla torta per gli animi più romantici.  

Martina Malacrida Nembrini

Nel 1959 a Lansquenet (Normandia) arriva, con la figlioletta Anouk, Madame Vianne che apre una chocolaterie . Guidati dal rigido sindaco-conte, i benpensanti bigotti fanno la guerra al suo negozio, fonte di peccaminosi piaceri, e al comportamento irregolare della padrona.

Perché guardarlo?
Chi non ha mai sentito parlare delle proprietà curative del cioccolato? Questo film parla proprio di questo, non tanto del cioccolato inteso come cura, quanto più della cura spirituale, del sentirsi bene, soprattutto con se stessi, anche attraverso piccoli gesti e piccole concessioni.
Il cioccolato è, letteralmente, l’ingrediente segreto che la protagonista,  Vianne, porta nella piccola comunità di Lansquenet, paesino francese chiuso nella sua tranquillité che pare idilliaca, ma che cosi non è. Vianne e il suo cioccolato saranno portatrici di un nuovo vivere, di una cura che gli abitanti di Lasquenet attendevano. L’arrivo di una comunità zingara farà poi da altro ingrediente trattando il tema dell’accoglienza e del fatto che, a volte, certi modi di prendersi cura non conosco confini, come il cioccolato. La cura non è nulla di complesso, a volte il prendersi cura di se stessi si racchiude nel piacere di una pallina di cioccolato.  

Note collaterali
Nel film le interpretazioni hanno un ruolo chiave. Juliette Binoche è una protagonista ineccepibile e Alfred Molina, che interpeta il sindaco e la guida morale del paese, mantiene sempre quel ruolo caricaturale ma mai storpiato che rende l’antagonista fedele al proprio ruolo.  Johnny Depp si rivela poi, accompagnato alla Binoche, la ciliegina sulla torta per gli animi più romantici.  

Martina Malacrida Nembrini

Nel 1959 a Lansquenet (Normandia) arriva, con la figlioletta Anouk, Madame Vianne che apre una chocolaterie . Guidati dal rigido sindaco-conte, i benpensanti bigotti fanno la guerra al suo negozio, fonte di peccaminosi piaceri, e al comportamento irregolare della padrona.

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Testament of Youth
Testament of Youth
Regia di James Kent
Regno Unito/Danimarca, 2014
Regia di James Kent
Regno Unito/Danimarca, 2014

Tratto dal romanzo autobiografico di Vera Brittain, scrittrice inglese, il film torna sugli accadimenti della prima guerra mondiale attraverso gli occhi di una giovane donna che, dopo aver ottenuto la tanto sospirata possibilità di studiare a Oxford, vede partire per il fronte il fratello e il fidanzato, conosciuto nell’estate del 1914. 

Perché guardarlo? Vera capisce che quello che sta succedendo è una guerra logorante, e quindi decide di arruolarsi come infermiera volontaria. Si confronta con gli orrori dell’evento bellico, perde il fidanzato, cura il fratello ferito che però morirà in seguito, ma anche molti soldati inglesi e tedeschi.
In questo film il ruolo della cura ha più sfaccettature: da una parte quella della cura ospedaliera, dall’altra l’eterna lacerazione dei curanti divisi tra il curare persone estranee, senza però poi avere il tempo necessario per prendersi cura dei propri affetti. Alla fine del conflitto Vera, unica sopravvissuta tra i suoi amici, diventerà una fervente pacifista. E anche qui la cura torna nel finale in una visione più ampia: la cura sociale. Chi dovrà curare questa generazione perduta? Sarà ancora lei stessa a prendersi cura di sé?  

Note collaterali: La fotografia, curata da Rob Hardy, è sublime e delicata: la campagna inglese grigia e malinconica fa da sfondo a questo dramma ampliandone ancora di più il sentimento drammatico di abbandono.

Martina Malacrida Nembrini

Tratto dal romanzo autobiografico di Vera Brittain, scrittrice inglese, il film torna sugli accadimenti della prima guerra mondiale attraverso gli occhi di una giovane donna che, dopo aver ottenuto la tanto sospirata possibilità di studiare a Oxford, vede partire per il fronte il fratello e il fidanzato, conosciuto nell’estate del 1914. 

Perché guardarlo? Vera capisce che quello che sta succedendo è una guerra logorante, e quindi decide di arruolarsi come infermiera volontaria. Si confronta con gli orrori dell’evento bellico, perde il fidanzato, cura il fratello ferito che però morirà in seguito, ma anche molti soldati inglesi e tedeschi.
In questo film il ruolo della cura ha più sfaccettature: da una parte quella della cura ospedaliera, dall’altra l’eterna lacerazione dei curanti divisi tra il curare persone estranee, senza però poi avere il tempo necessario per prendersi cura dei propri affetti. Alla fine del conflitto Vera, unica sopravvissuta tra i suoi amici, diventerà una fervente pacifista. E anche qui la cura torna nel finale in una visione più ampia: la cura sociale. Chi dovrà curare questa generazione perduta? Sarà ancora lei stessa a prendersi cura di sé?  

Note collaterali: La fotografia, curata da Rob Hardy, è sublime e delicata: la campagna inglese grigia e malinconica fa da sfondo a questo dramma ampliandone ancora di più il sentimento drammatico di abbandono.

Martina Malacrida Nembrini

Tratto dal romanzo autobiografico di Vera Brittain, scrittrice inglese, il film torna sugli accadimenti della prima guerra mondiale attraverso gli occhi di una giovane donna che, dopo aver ottenuto la tanto sospirata possibilità di studiare a Oxford, vede partire per il fronte il fratello e il fidanzato, conosciuto nell’estate del 1914. 

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Buon compleanno Mr.Grape
Buon compleanno Mr.Grape
Regia di Lasse Hallstrom
Stati Uniti, 1993
Regia di Lasse Hallstrom
Stati Uniti, 1993

Gilbert Grape è un giovane che vive con la sua famiglia a Endora, piccola cittadina dell’Iowa. Oltre a lavorare nella drogheria della città, Gilbert si occupa del fratellino Arnie, autistico dalla nascita. La madre, divenuta obesa  dopo la morte del marito, non esce di casa da sette anni. 

Perché guardarlo? Il rapporto tra i due fratelli è basato sull’aver cura e sulla protezione, “Nessuno tocchi Arnie” è il tormentone con cui Gilbert affronta l’intera comunità di Endora. In questo film la tematica della cura è trattato come impegno da parte del famigliare curante, in difficoltà spesso a trovare del tempo per sé. L’eterna ambivalenza tra l’impegno preso verso il famigliare e la necessità umana di prendersi del tempo per sé e trovare chi, a sua volta, si prenda cura di noi.  Curare gli altri senza trascurare se stessi, un equilibrio difficile da raggiungere e mantenere, che questo film affronta in tutte le sue sfaccettature. 

Un consiglio di visione: Un film da gustare e in cui ci si può ritrovare in questa ambivalenza del prendersi cura  degli altri nella speranza che qualcuno si prenda cura di noi.

Note collaterali: La pellicola è impreziosita dai talenti ancora acerbi di Johnny Depp (Gilbert) e Leonardo di Caprio (Arnie) in due interpretazioni coinvolgenti e superlative. 

Recensione: "Il regista tiene allentato il polso del racconto, va sotto pelle, s'intrufola nei particolari, accende tramonti infuocati e sfida gli occhi disperati dei tre stupendi protagonisti che raccontano cose senza parlare. (…)" (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 14 marzo 1995)

Martina Malacrida Nembrini

Gilbert Grape è un giovane che vive con la sua famiglia a Endora, piccola cittadina dell’Iowa. Oltre a lavorare nella drogheria della città, Gilbert si occupa del fratellino Arnie, autistico dalla nascita. La madre, divenuta obesa  dopo la morte del marito, non esce di casa da sette anni. 

Perché guardarlo? Il rapporto tra i due fratelli è basato sull’aver cura e sulla protezione, “Nessuno tocchi Arnie” è il tormentone con cui Gilbert affronta l’intera comunità di Endora. In questo film la tematica della cura è trattato come impegno da parte del famigliare curante, in difficoltà spesso a trovare del tempo per sé. L’eterna ambivalenza tra l’impegno preso verso il famigliare e la necessità umana di prendersi del tempo per sé e trovare chi, a sua volta, si prenda cura di noi.  Curare gli altri senza trascurare se stessi, un equilibrio difficile da raggiungere e mantenere, che questo film affronta in tutte le sue sfaccettature. 

Un consiglio di visione: Un film da gustare e in cui ci si può ritrovare in questa ambivalenza del prendersi cura  degli altri nella speranza che qualcuno si prenda cura di noi.

Note collaterali: La pellicola è impreziosita dai talenti ancora acerbi di Johnny Depp (Gilbert) e Leonardo di Caprio (Arnie) in due interpretazioni coinvolgenti e superlative. 

Recensione: "Il regista tiene allentato il polso del racconto, va sotto pelle, s'intrufola nei particolari, accende tramonti infuocati e sfida gli occhi disperati dei tre stupendi protagonisti che raccontano cose senza parlare. (…)" (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 14 marzo 1995)

Martina Malacrida Nembrini

Gilbert Grape è un giovane che vive con la sua famiglia a Endora, piccola cittadina dell’Iowa. Oltre a lavorare nella drogheria della città, Gilbert si occupa del fratellino Arnie, autistico dalla nascita. La madre, divenuta obesa  dopo la morte del marito, non esce di casa da sette anni. 

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Quasi amici
Quasi amici
Regia di Eric Toledano e Olivier Nakache
Francia, 2011
Regia di Eric Toledano e Olivier Nakache
Francia, 2011

In seguito  a un incidente che lo ha reso tetraplegico, il ricco aristocratico Philippe assume Driss, ragazzo di periferia appena uscito di prigione, in qualità di badante personale [...].

Perché guardarlo? Chi cura chi? Questo potrebbe essere il sottotitolo del film ed è il fulcro della narrazione. I protagonisti sono due persone molto diverse tra di loro sia per classe sociale ma anche per età e per formazione professionale. Philippe, ricco aristocratico e tetraplegico assume Driss, un ragazzo di periferia con un passato turbolento, come badante. Una relazione professionale che si trasforma in relazione di cura. Un rapporto di cura che migliora le vite di entrambi: curante e curato. Un curarsi reciprocamente: dal curare al prendersi cura. 

Un consiglio di visione: guardatelo nella versione originale in francese con i sottotitoli in italiano. Non c’è paragone e si ride a crepapelle. 

Note collaterali: si tratta del film più visto di sempre in Francia e anche di una storia realmente accaduta.

Recensione: “Un’amicizia che tocca il cuore e conquista” (Il Corriere della Sera)

Martina Malacrida Nembrini

In seguito  a un incidente che lo ha reso tetraplegico, il ricco aristocratico Philippe assume Driss, ragazzo di periferia appena uscito di prigione, in qualità di badante personale [...].

Perché guardarlo? Chi cura chi? Questo potrebbe essere il sottotitolo del film ed è il fulcro della narrazione. I protagonisti sono due persone molto diverse tra di loro sia per classe sociale ma anche per età e per formazione professionale. Philippe, ricco aristocratico e tetraplegico assume Driss, un ragazzo di periferia con un passato turbolento, come badante. Una relazione professionale che si trasforma in relazione di cura. Un rapporto di cura che migliora le vite di entrambi: curante e curato. Un curarsi reciprocamente: dal curare al prendersi cura. 

Un consiglio di visione: guardatelo nella versione originale in francese con i sottotitoli in italiano. Non c’è paragone e si ride a crepapelle. 

Note collaterali: si tratta del film più visto di sempre in Francia e anche di una storia realmente accaduta.

Recensione: “Un’amicizia che tocca il cuore e conquista” (Il Corriere della Sera)

Martina Malacrida Nembrini

In seguito  a un incidente che lo ha reso tetraplegico, il ricco aristocratico Philippe assume Driss, ragazzo di periferia appena uscito di prigione, in qualità di badante personale [...].

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Roman d’ados
Roman d’ados
Regia di Béatrice Bakhti
Svizzera, 2002-2008
Regia di Béatrice Bakhti
Svizzera, 2002-2008

La serie di documentari Romans d’ados ha descritto la vita di 7 adolescenti d’Yverdon durante 7 anni, dal 2002 al 2008. 

Perché guardarlo? 7 anni, 7 vite, 4 film e l’adolescenza in tutta la sua appassionante vitalità. Rachel, Thys, Virginie, Jordann, Aurélie, Xavier e Mélanie si raccontano, descrivono la loro vita durante questi 7 anni di grandi cambiamenti fisici ed emotivi. Il tratto del documentario è apparentemente leggero e spensierato, ma le tematiche trattate sono quelle complesse e a volte difficili del percorso di crescita.  La regista riesce a portare gli spettatori nel vissuto dei protagonisti e si sente la mano femminile, materna, accogliente: permette loro di esprimersi con la massima riservatezza, con i propri tempi - i ragazzi possono videoregistrarsi – e con le loro incertezze e paure. Gli adulti sono i protagonisti secondari della narrazione: ci sono, si mettono in gioco, accompagnano come possono i loro figli in questo periodo particolare.  Non vi è giudizio alcuno: né verso gli adulti, né verso gli adolescenti. C’è solo la narrazione e l’affetto reciproco che si è instaurato attraverso questa relazione privilegiata. 

Un consiglio di visione: guardateli tutti e 4 d’un fiato, così crescerete e vivrete assieme a loro.

Recensioni
"C’est fascinant, brutal et sensible, tragique et drôle, prenant” (L’Hebdo)
“L’évènement…pures merveilles d’observation et de vérité…” (Avant Première)
“…un document absolument passionant, un véritable feilleton du réel…” (Passion cinéma)

Martina Malacrida Nembrini

La serie di documentari Romans d’ados ha descritto la vita di 7 adolescenti d’Yverdon durante 7 anni, dal 2002 al 2008. 

Perché guardarlo? 7 anni, 7 vite, 4 film e l’adolescenza in tutta la sua appassionante vitalità. Rachel, Thys, Virginie, Jordann, Aurélie, Xavier e Mélanie si raccontano, descrivono la loro vita durante questi 7 anni di grandi cambiamenti fisici ed emotivi. Il tratto del documentario è apparentemente leggero e spensierato, ma le tematiche trattate sono quelle complesse e a volte difficili del percorso di crescita.  La regista riesce a portare gli spettatori nel vissuto dei protagonisti e si sente la mano femminile, materna, accogliente: permette loro di esprimersi con la massima riservatezza, con i propri tempi - i ragazzi possono videoregistrarsi – e con le loro incertezze e paure. Gli adulti sono i protagonisti secondari della narrazione: ci sono, si mettono in gioco, accompagnano come possono i loro figli in questo periodo particolare.  Non vi è giudizio alcuno: né verso gli adulti, né verso gli adolescenti. C’è solo la narrazione e l’affetto reciproco che si è instaurato attraverso questa relazione privilegiata. 

Un consiglio di visione: guardateli tutti e 4 d’un fiato, così crescerete e vivrete assieme a loro.

Recensioni
"C’est fascinant, brutal et sensible, tragique et drôle, prenant” (L’Hebdo)
“L’évènement…pures merveilles d’observation et de vérité…” (Avant Première)
“…un document absolument passionant, un véritable feilleton du réel…” (Passion cinéma)

Martina Malacrida Nembrini

La serie di documentari Romans d’ados ha descritto la vita di 7 adolescenti d’Yverdon durante 7 anni, dal 2002 al 2008.

Perché guardarlo? 7 anni, 7 vite, 4 film e l’adolescenza in tutta la sua appassionante vitalità. Rachel, Thys, Virginie, Jordann, Aurélie, Xavier e Mélanie si raccontano, descrivono la loro vita durante questi 7 anni di grandi cambiamenti fisici ed emotivi.
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Risvegli
Risvegli
Regia di Penny Marshall
USA, 1990
Regia di Penny Marshall
USA, 1990

Risvegli è la trasposizione cinematografica del libro omonimo dello psicologo e scrittore Oliver Sacks.  Siamo alla fine degli anni Sessanta e il dottor Sayer scopre un farmaco in grado di ridare una vita concreta a malati cronici. Il caso di un quarantenne in letargo da trent'anni è al centro della storia. La sua parziale ripresa, come quella di altri pazienti, però sarà solo temporanea.

Perché guardarlo? Mi piacerebbe condurvi attraverso la visione di questo film attraverso tre parole chiave: pazienti, curanti e famigliari.
Pazienti: pazienti si auto descrivono come pantere ingabbiate attraverso una poesia di Rainer Maria Rilke: “Il suo sguardo/a forza di usare le sbarre/si è così esaurito da non conservare più niente/gli sembra che il mondo è fatto di migliaia di sbarre/ed al di là niente”.  
Curanti: il percorso di Sayer (ispirato a Sacks) comincia con le difficoltà iniziali nel gestire i pazienti in quanto al suo primo incarico, senza ancora un’esperienza clinica alle spalle. Prosegue con i dubbi dei colleghi e superiori rispetto all’iniziare la nuova terapia farmacologica, e continua con il nascere di un’amicizia tra curante e paziente, una relazione medico-paziente particolare. Il percorso continua attraverso la diversa reazione di Sayer rispetto agli altri curanti rispetto l’inizio della ricaduta dei pazienti.
Famigliari: una scena da guardare con attenzione è quella in cui vi è il confronto tra la mamma di Leonard e Sayer rispetto alla ricaduta di Leonard. Le parole del curante sono: “sta lottando”, quelle della mamma: “sta perdendo”.

Una citazione dal film: «L’estate è stata straordinaria, è stata una stagione di rinascita ed innocenza.  Un miracolo per 15 pazienti e per noi che ci curavamo di loro. Ma adesso dobbiamo adattarci alla realtà dei miracoli. Nascondersi dietro il velo della scienza dicendo che la medicina ha fallito o che la malattia è ritornata. O che i pazienti sono stati incapaci ad accettare di aver perso decadi di vita. Ma la verità è che non sappiamo cosa sia andato storto più di quanto sappiamo di cosa sia andato per il verso giusto. Quello che sappiamo è che, come la finestra chimica si è chiusa è avvenuto un altro risveglio e che lo spirito umano è meglio di qualsiasi altra medicina e quello è che va curato con lavoro, gioco, amicizia, famiglia. Queste sono le cose che importano, questo è quello che abbiamo dimenticato. Le cose più semplici». (discorso finale del dottor Sayer)

Martina Malacrida Nembrini

 

Risvegli è la trasposizione cinematografica del libro omonimo dello psicologo e scrittore Oliver Sacks.  Siamo alla fine degli anni Sessanta e il dottor Sayer scopre un farmaco in grado di ridare una vita concreta a malati cronici. Il caso di un quarantenne in letargo da trent'anni è al centro della storia. La sua parziale ripresa, come quella di altri pazienti, però sarà solo temporanea.

Perché guardarlo? Mi piacerebbe condurvi attraverso la visione di questo film attraverso tre parole chiave: pazienti, curanti e famigliari.
Pazienti: pazienti si auto descrivono come pantere ingabbiate attraverso una poesia di Rainer Maria Rilke: “Il suo sguardo/a forza di usare le sbarre/si è così esaurito da non conservare più niente/gli sembra che il mondo è fatto di migliaia di sbarre/ed al di là niente”.  
Curanti: il percorso di Sayer (ispirato a Sacks) comincia con le difficoltà iniziali nel gestire i pazienti in quanto al suo primo incarico, senza ancora un’esperienza clinica alle spalle. Prosegue con i dubbi dei colleghi e superiori rispetto all’iniziare la nuova terapia farmacologica, e continua con il nascere di un’amicizia tra curante e paziente, una relazione medico-paziente particolare. Il percorso continua attraverso la diversa reazione di Sayer rispetto agli altri curanti rispetto l’inizio della ricaduta dei pazienti.
Famigliari: una scena da guardare con attenzione è quella in cui vi è il confronto tra la mamma di Leonard e Sayer rispetto alla ricaduta di Leonard. Le parole del curante sono: “sta lottando”, quelle della mamma: “sta perdendo”.

Una citazione dal film: «L’estate è stata straordinaria, è stata una stagione di rinascita ed innocenza.  Un miracolo per 15 pazienti e per noi che ci curavamo di loro. Ma adesso dobbiamo adattarci alla realtà dei miracoli. Nascondersi dietro il velo della scienza dicendo che la medicina ha fallito o che la malattia è ritornata. O che i pazienti sono stati incapaci ad accettare di aver perso decadi di vita. Ma la verità è che non sappiamo cosa sia andato storto più di quanto sappiamo di cosa sia andato per il verso giusto. Quello che sappiamo è che, come la finestra chimica si è chiusa è avvenuto un altro risveglio e che lo spirito umano è meglio di qualsiasi altra medicina e quello è che va curato con lavoro, gioco, amicizia, famiglia. Queste sono le cose che importano, questo è quello che abbiamo dimenticato. Le cose più semplici». (discorso finale del dottor Sayer)

Martina Malacrida Nembrini

 

Risvegli è la trasposizione cinematografica del libro omonimo dello psicologo e scrittore Oliver Sacks.  Siamo alla fine degli anni Sessanta e il dottor Sayer scopre un farmaco in grado di ridare una vita concreta a malati cronici. Il caso di un quarantenne in letargo da trent'anni è al centro della storia. La sua parziale ripresa, come quella di altri pazienti, però sarà solo temporanea.

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