Pensieri

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.

A cura di Roberto Malacrida.

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« Le surlendemain, tu retrouves ton corps propre sur un lit d’hôpital, tandis que se dissipent les restes gazeux d’une anesthésie locale. Alors que tu dormais à demi, ton ventre était nettoyé des éventuels et microscopiques résidus embryonnaires.


« Le surlendemain, tu retrouves ton corps propre sur un lit d’hôpital, tandis que se dissipent les restes gazeux d’une anesthésie locale. Alors que tu dormais à demi, ton ventre était nettoyé des éventuels et microscopiques résidus embryonnaires. Simple précaution demandée pour la forme par ton gynécologue, les fausses couches précoces s’appartenant souvent à des hémorragies sans suite. Bientôt entre une jeune femme en blouse verte qui vient sourire à ton chevet. Elle t’apprend que tout ira bien, que tout est ‘parti’, tu pourras dans les heures reprendre une vie normale. C’est du passé, madame, dit-elle ».
Maria Pourchet, Feu, Fayard, 2021

« Le surlendemain, tu retrouves ton corps propre sur un lit d’hôpital, tandis que se dissipent les restes gazeux d’une anesthésie locale. Alors que tu dormais à demi, ton ventre était nettoyé des éventuels et microscopiques résidus embryonnaires. Simple précaution demandée pour la forme par ton gynécologue, les fausses couches précoces s’appartenant souvent à des hémorragies sans suite. Bientôt entre une jeune femme en blouse verte qui vient sourire à ton chevet. Elle t’apprend que tout ira bien, que tout est ‘parti’, tu pourras dans les heures reprendre une vie normale. C’est du passé, madame, dit-elle ».
Maria Pourchet, Feu, Fayard, 2021

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«Someday humanity may draw up a map that will make this journey easier. In a few centuries, people may look back at our understanding of life and wonder how we could have been so blinkered. Life today is like the night sky four centuries ago.


«Someday humanity may draw up a map that will make this journey easier. In a few centuries, people may look back at our understanding of life and wonder how we could have been so blinkered. Life today is like the night sky four centuries ago. People gazed up at mysterious lights and wandered, streaked, and flared across the dark. Some astronomers at the time were getting the first inklings of why the lights traced they are particular path, but many of the explanation of the day would turn out to be wrong. Later generations would look up and instead see planets, comets, and red giants stars all governed by the same laws of physics, all manifestation of the same underlying theory. We don’t know when a theory of life may arrive, but we can hope, at least, that our own lives last long enough to let us see it».
Carl Zimmer, Life Edge, Picador, 2021

«Someday humanity may draw up a map that will make this journey easier. In a few centuries, people may look back at our understanding of life and wonder how we could have been so blinkered. Life today is like the night sky four centuries ago. People gazed up at mysterious lights and wandered, streaked, and flared across the dark. Some astronomers at the time were getting the first inklings of why the lights traced they are particular path, but many of the explanation of the day would turn out to be wrong. Later generations would look up and instead see planets, comets, and red giants stars all governed by the same laws of physics, all manifestation of the same underlying theory. We don’t know when a theory of life may arrive, but we can hope, at least, that our own lives last long enough to let us see it».
Carl Zimmer, Life Edge, Picador, 2021

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«Se nei tempi passati si è cercato di spiegare l'inspiegabile, oggi, con la consapevolezza che possediamo, non accettiamo più che la nostra sofferenza derivi dalle colpe di qualcuno che ci ha preceduto e che, di conseguenza, ci sia stata data in eredità.


«Se nei tempi passati si è cercato di spiegare l'inspiegabile, oggi, con la consapevolezza che possediamo, non accettiamo più che la nostra sofferenza derivi dalle colpe di qualcuno che ci ha preceduto e che, di conseguenza, ci sia stata data in eredità. Diciamo la verità: nel tentativo di difendere Dio e di non incolparlo, si è finito per incolpare l'uomo! Oggi sappiamo che non siamo interamente padroni della nostra vita e del nostro destino, a cominciare dalle condizioni della nascita, perché l'esistenza di ciascuno dipende dai genitori, dalle condizioni di vita, educazione, benessere o miseria».
Enzo Bianchi, “Altrimenti/L'enigma della sofferenza”, La Repubblica, 20.09.2021.

«Se nei tempi passati si è cercato di spiegare l'inspiegabile, oggi, con la consapevolezza che possediamo, non accettiamo più che la nostra sofferenza derivi dalle colpe di qualcuno che ci ha preceduto e che, di conseguenza, ci sia stata data in eredità. Diciamo la verità: nel tentativo di difendere Dio e di non incolparlo, si è finito per incolpare l'uomo! Oggi sappiamo che non siamo interamente padroni della nostra vita e del nostro destino, a cominciare dalle condizioni della nascita, perché l'esistenza di ciascuno dipende dai genitori, dalle condizioni di vita, educazione, benessere o miseria».
Enzo Bianchi, “Altrimenti/L'enigma della sofferenza”, La Repubblica, 20.09.2021.

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«L’evento-Covid è stato ed è ancora straordinariamente potente nel provocare angoscia insieme ad un profondo sentimento di impotenza poiché il virus si è rivelato una presenza maligna impossibile da localizzare e, dunque, presente minacciosamente ovunque.


«L’evento-Covid è stato ed è ancora straordinariamente potente nel provocare angoscia insieme ad un profondo sentimento di impotenza poiché il virus si è rivelato una presenza maligna impossibile da localizzare e, dunque, presente minacciosamente ovunque. Di qui la mobilitazione delle più forti tendenze animiste e proiettive dalle quali deriva il pensiero complottista. Animismo e proiezione sorgono sempre dalla costatazione dell’impotenza dell’essere umano e dalla sua difficoltà a riconoscere la propria inadeguatezza di fronte all’imponderabile. Nel caso della pandemia la strategia fobica (distanziamento sociale, misure igieniche, comportamenti prudenti, eccetera) si è rivelata insufficiente ed ha suscitato in molti una regressione complottista del pensiero. La fantasia che degli oscuri (grandi interessi finanziari, industrie farmaceutiche, trame politiche, alleanze internazionali, minaccia cinese) possano alimentare la credenza in un virus fasullo prolungando le legislazioni autoritarie emergenziali che privano i cittadini dei loro diritti fondamentali, è un chiaro esempio di pensiero proiettivo di tipo animista».
Massimo Recalcati, Robinson – La Repubblica, 24.09.2021

«L’evento-Covid è stato ed è ancora straordinariamente potente nel provocare angoscia insieme ad un profondo sentimento di impotenza poiché il virus si è rivelato una presenza maligna impossibile da localizzare e, dunque, presente minacciosamente ovunque. Di qui la mobilitazione delle più forti tendenze animiste e proiettive dalle quali deriva il pensiero complottista. Animismo e proiezione sorgono sempre dalla costatazione dell’impotenza dell’essere umano e dalla sua difficoltà a riconoscere la propria inadeguatezza di fronte all’imponderabile. Nel caso della pandemia la strategia fobica (distanziamento sociale, misure igieniche, comportamenti prudenti, eccetera) si è rivelata insufficiente ed ha suscitato in molti una regressione complottista del pensiero. La fantasia che degli oscuri (grandi interessi finanziari, industrie farmaceutiche, trame politiche, alleanze internazionali, minaccia cinese) possano alimentare la credenza in un virus fasullo prolungando le legislazioni autoritarie emergenziali che privano i cittadini dei loro diritti fondamentali, è un chiaro esempio di pensiero proiettivo di tipo animista».
Massimo Recalcati, Robinson – La Repubblica, 24.09.2021

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«Happiness was articulated as s fundamental right by the founding fathers of the United States. Few illnesses interfere with the pursuit of happiness more than depression, and approximately 6% of the world’s population is depressed at any given time.


«Happiness was articulated as s fundamental right by the founding fathers of the United States. Few illnesses interfere with the pursuit of happiness more than depression, and approximately 6% of the world’s population is depressed at any given time. Depression is commonly encountered in primary care, with up to one third of patients having depressive symptoms and 10% meeting criteria for major depression. […] The ideal goal of treatment for depression is remission, rather than improvement, in part because maintaining remission for at least 6 months is associated with a reduced chance of relapse.6 Nevertheless, the frequency of relapse is high.7 Therefore, a common question asked by providers and patients is how long to continue antidepressant treatment. In this issue of the Journal, Lewis and colleagues report the results of a randomized trial conducted in the United Kingdom involving adults from 150 general practices who felt well enough regarding their depression to discontinue treatment. […] Not surprisingly, withdrawal symptoms were more common among those who tapered and discontinued their treatment than among those who continued to receive their typical regimen, and such symptoms were worse in the discontinuation group than in the maintenance group at 12, 26, and 39 weeks after discontinuation but may not have differed between groups at 52 weeks. The investigators’ essential finding was that relapse occurred in 56% of the patients who discontinued treatment as compared with 39% of those who continued to receive antidepressants. In addition, as judged from the Kaplan–Meier curves, relapse occurred sooner in the discontinuation group than in the maintenance group».
Jeffrey Jackson, “The Pursuit and Maintenance of Happiness”, New England Journal of Medicine, 30.09.2021.

«Happiness was articulated as s fundamental right by the founding fathers of the United States. Few illnesses interfere with the pursuit of happiness more than depression, and approximately 6% of the world’s population is depressed at any given time. Depression is commonly encountered in primary care, with up to one third of patients having depressive symptoms and 10% meeting criteria for major depression. […] The ideal goal of treatment for depression is remission, rather than improvement, in part because maintaining remission for at least 6 months is associated with a reduced chance of relapse.6 Nevertheless, the frequency of relapse is high.7 Therefore, a common question asked by providers and patients is how long to continue antidepressant treatment. In this issue of the Journal, Lewis and colleagues report the results of a randomized trial conducted in the United Kingdom involving adults from 150 general practices who felt well enough regarding their depression to discontinue treatment. […] Not surprisingly, withdrawal symptoms were more common among those who tapered and discontinued their treatment than among those who continued to receive their typical regimen, and such symptoms were worse in the discontinuation group than in the maintenance group at 12, 26, and 39 weeks after discontinuation but may not have differed between groups at 52 weeks. The investigators’ essential finding was that relapse occurred in 56% of the patients who discontinued treatment as compared with 39% of those who continued to receive antidepressants. In addition, as judged from the Kaplan–Meier curves, relapse occurred sooner in the discontinuation group than in the maintenance group».
Jeffrey Jackson, “The Pursuit and Maintenance of Happiness”, New England Journal of Medicine, 30.09.2021.

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« Le matin du 14 novembre, deux victimes ont été confondues à la morgue. Les parents de l’une ont cru leur fille morte morte alors qu’elle était vivante, ce de l’autre ont eu le fol espoir qu’elle soit vivante alors qu’elle était morte.


« Le matin du 14 novembre, deux victimes ont été confondues à la morgue. Les parents de l’une ont cru leur fille morte morte alors qu’elle était vivante, ce de l’autre ont eu le fol espoir qu’elle soit vivante alors qu’elle était morte. Le patron de la morgue se justifie : on n’avait jamais vu ça, l’arrivée en quelques heures de ‘123 corps entier et 17 fragments de corps’. ‘Dix-sept fragments de corps’ : c’est le genre de mots qui entendent, jour après jour, les parties civiles du V13. Pour certaines, ces fragments de corps sont ceux de leur enfant, de l’homme ou de la femme qu’ils aiment. D’autres mots qui leur faut apprendre : lacérations, démembrement, polycriblage par les écrous. Zone de dispersion – cela veut dire qu’on retrouve des débris humains jusqu’à 50 m de l’épicentre d’une explosion ».
Emmanuel Carrère, “Au procès des attentats du 13-Novembre : « L’exhibition du sadisme»”, L’OBS, 30.09.2021.

« Le matin du 14 novembre, deux victimes ont été confondues à la morgue. Les parents de l’une ont cru leur fille morte morte alors qu’elle était vivante, ce de l’autre ont eu le fol espoir qu’elle soit vivante alors qu’elle était morte. Le patron de la morgue se justifie : on n’avait jamais vu ça, l’arrivée en quelques heures de ‘123 corps entier et 17 fragments de corps’. ‘Dix-sept fragments de corps’ : c’est le genre de mots qui entendent, jour après jour, les parties civiles du V13. Pour certaines, ces fragments de corps sont ceux de leur enfant, de l’homme ou de la femme qu’ils aiment. D’autres mots qui leur faut apprendre : lacérations, démembrement, polycriblage par les écrous. Zone de dispersion – cela veut dire qu’on retrouve des débris humains jusqu’à 50 m de l’épicentre d’une explosion ».
Emmanuel Carrère, “Au procès des attentats du 13-Novembre : « L’exhibition du sadisme»”, L’OBS, 30.09.2021.

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«Il punto e virgola è un segno sempre meno usato, in effetti; ma ancora usato dagli scriventi più controllati.


«Il punto e virgola è un segno sempre meno usato, in effetti; ma ancora usato dagli scriventi più controllati. M’è capitato non di rado, anche recentemente, sfogliando il giornale, di verificare che negli editoriali – un vero modello di scrittura: non solo di scrittura argomentativa, ma anche di tenuta linguistica complessiva – molti articolisti usano il punto e virgola. Vero è che il punto e virgola può in molti casi essere sostituito dal punto. Non dalla virgola, però, così comune nelle scritture acerbe, per esempio dei ragazzi a scuola: è una sciatteria linguistica che uno scrivente maturo evita.Certo: il punto e virgola è raro, molto raro per esempio nella narrativa; e questo per iniziativa tanto degli autori quanto dei revisori editoriali».
Luca Serianni, I sentimenti della lingua, Il Mulino, 2019.

«Il punto e virgola è un segno sempre meno usato, in effetti; ma ancora usato dagli scriventi più controllati. M’è capitato non di rado, anche recentemente, sfogliando il giornale, di verificare che negli editoriali – un vero modello di scrittura: non solo di scrittura argomentativa, ma anche di tenuta linguistica complessiva – molti articolisti usano il punto e virgola. Vero è che il punto e virgola può in molti casi essere sostituito dal punto. Non dalla virgola, però, così comune nelle scritture acerbe, per esempio dei ragazzi a scuola: è una sciatteria linguistica che uno scrivente maturo evita.Certo: il punto e virgola è raro, molto raro per esempio nella narrativa; e questo per iniziativa tanto degli autori quanto dei revisori editoriali».
Luca Serianni, I sentimenti della lingua, Il Mulino, 2019.

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« A la fin de son roman La peste, Albert Camus nous rappelle que le bacille de cette maladie ne meurt ni ne disparaît jamais, qu’il attend patiemment pendant de décennies dans les chambres, les malles et les paperasses, pur se réactiver quand on l’attend le moins.


« A la fin de son roman La peste, Albert Camus nous rappelle que le bacille de cette maladie ne meurt ni ne disparaît jamais, qu’il attend patiemment pendant de décennies dans les chambres, les malles et les paperasses, pur se réactiver quand on l’attend le moins. Curieusement, c’est la même métaphore qui est venue à l’esprit de Freud lors de son arrivée aux États-Unis en 1909. On ne peut s’empêcher de faire le rapprochement avec In the Realms of the Unreal : peut-être était-il inscrit dans le code génétique mystérieux de cette œuvre clandestine et impie qu’elle se déclare inopinément, après vingt ans d’incubations, comme variante du terrorisme bactériologique, dans un musée prestigieux du centre de New York, et dans le temps même où les États-Unis imposent au monde entier la Table des Dix Commandements du ‘politically correct’».
Michel Thévoz, L’esthétique du suicide, Les Éditions de Minuit, 2003.

« A la fin de son roman La peste, Albert Camus nous rappelle que le bacille de cette maladie ne meurt ni ne disparaît jamais, qu’il attend patiemment pendant de décennies dans les chambres, les malles et les paperasses, pur se réactiver quand on l’attend le moins. Curieusement, c’est la même métaphore qui est venue à l’esprit de Freud lors de son arrivée aux États-Unis en 1909. On ne peut s’empêcher de faire le rapprochement avec In the Realms of the Unreal : peut-être était-il inscrit dans le code génétique mystérieux de cette œuvre clandestine et impie qu’elle se déclare inopinément, après vingt ans d’incubations, comme variante du terrorisme bactériologique, dans un musée prestigieux du centre de New York, et dans le temps même où les États-Unis imposent au monde entier la Table des Dix Commandements du ‘politically correct’».
Michel Thévoz, L’esthétique du suicide, Les Éditions de Minuit, 2003.

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«Oggi la maggior parte dei biologi usa il termine epigenetica nel senso in cui Waddington lo usò per la prima volta. L’epigenetica descrive la serie di reazioni chimiche che le cellule usano per attivare o inattivare i geni in maniera abbastanza durevole.


«Oggi la maggior parte dei biologi usa il termine epigenetica nel senso in cui Waddington lo usò per la prima volta. L’epigenetica descrive la serie di reazioni chimiche che le cellule usano per attivare o inattivare i geni in maniera abbastanza durevole. I processi epigenetici non modificano la sequenza di DNA dei geni stessi, tuttavia operano spesso aggiungendo ‘etichette’ chimiche al DNA o alle proteine che si legano a quel DNA. Questo crea pattern di attività genica che persistono per tutta la vita di una cellula e a volte, attraverso molte divisioni cellulari, perfino più a lungo. Ogni tanto, benché assai meno comunemente, i pattern e persistono da una generazione a quella successiva, recando potenzialmente informazioni dirette sulla storia e l’esperienza di vita di un singolo organismo, in forma chimica, dai genitori alla progenie e alle generazioni successive. Alcuni sostengono che la presenza intergenerazionale di questi pattern di espressione genica mette in seria discussione l’idea che l’ereditarietà sia basata solo sulle sequenze di DNA codificate nei geni. Tuttavia, le prove attuali indicano che l’ereditarietà epigenetica intergenerazionale si verifica solo in pochi casi, e sembra essere rarissima nell’uomo e in altri mammiferi».
Paul Nurse, Che cos’è la vita?, Mondadori, 2021

«Oggi la maggior parte dei biologi usa il termine epigenetica nel senso in cui Waddington lo usò per la prima volta. L’epigenetica descrive la serie di reazioni chimiche che le cellule usano per attivare o inattivare i geni in maniera abbastanza durevole. I processi epigenetici non modificano la sequenza di DNA dei geni stessi, tuttavia operano spesso aggiungendo ‘etichette’ chimiche al DNA o alle proteine che si legano a quel DNA. Questo crea pattern di attività genica che persistono per tutta la vita di una cellula e a volte, attraverso molte divisioni cellulari, perfino più a lungo. Ogni tanto, benché assai meno comunemente, i pattern e persistono da una generazione a quella successiva, recando potenzialmente informazioni dirette sulla storia e l’esperienza di vita di un singolo organismo, in forma chimica, dai genitori alla progenie e alle generazioni successive. Alcuni sostengono che la presenza intergenerazionale di questi pattern di espressione genica mette in seria discussione l’idea che l’ereditarietà sia basata solo sulle sequenze di DNA codificate nei geni. Tuttavia, le prove attuali indicano che l’ereditarietà epigenetica intergenerazionale si verifica solo in pochi casi, e sembra essere rarissima nell’uomo e in altri mammiferi».
Paul Nurse, Che cos’è la vita?, Mondadori, 2021

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«Fino all’ultimo respiro è anche un capolavoro di corpi, un modo inedito di lanciarli nella solitudine del caos e del caso.


«Fino all’ultimo respiro è anche un capolavoro di corpi, un modo inedito di lanciarli nella solitudine del caos e del caso. Belmondo trasforma un canone maschile mentre lo cita, quello di Bogart, che celebra di spalle nella scena in cui lo rimira nella locandina di un film. È questo che attrae in lui, il nuovo sorprendente nel mitologico perenne. Per non dire di Jean Seberg, l’altro colpo d’invenzione al canone dei corpi-cinema. «Una testina implume mai vista allora al cinema né altrove, che inventava una nuova bellezza, una femminilità senza orpelli, accecante» scrive Natalia Aspesi con le sue note antenne. Nella lunga, genialmente sproporzionata sequenza della stanza da letto, Godard ci espone alla conversazione e alle lenzuola di Michel e Patricia, Belmondo e Seberg. La diagnosi di Patricia è una grande lezione di coppia: «La verità è che quando tu avresti dovuto parlare di me, tu parlavi di te, e quando io avrei dovuto parlare di te, io parlavo di me». 
Vittorio Lingiardi, “Da Godard una grande lezione di coppia”, Il Venerdì di Repubblica,  01.10.2021.

«Fino all’ultimo respiro è anche un capolavoro di corpi, un modo inedito di lanciarli nella solitudine del caos e del caso. Belmondo trasforma un canone maschile mentre lo cita, quello di Bogart, che celebra di spalle nella scena in cui lo rimira nella locandina di un film. È questo che attrae in lui, il nuovo sorprendente nel mitologico perenne. Per non dire di Jean Seberg, l’altro colpo d’invenzione al canone dei corpi-cinema. «Una testina implume mai vista allora al cinema né altrove, che inventava una nuova bellezza, una femminilità senza orpelli, accecante» scrive Natalia Aspesi con le sue note antenne. Nella lunga, genialmente sproporzionata sequenza della stanza da letto, Godard ci espone alla conversazione e alle lenzuola di Michel e Patricia, Belmondo e Seberg. La diagnosi di Patricia è una grande lezione di coppia: «La verità è che quando tu avresti dovuto parlare di me, tu parlavi di te, e quando io avrei dovuto parlare di te, io parlavo di me». 
Vittorio Lingiardi, “Da Godard una grande lezione di coppia”, Il Venerdì di Repubblica,  01.10.2021.

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«Sono poche ma inderogabili le regole che confermano la validità di una nuova scoperta scientifica.


«Sono poche ma inderogabili le regole che confermano la validità di una nuova scoperta scientifica. La conquista di un nuovo pezzo di conoscenza segue la strada della trasparenza, dove ogni passo è descritto accuratamente e pubblicamente per dare la possibilità alla comunità di esperti di ripercorrerla e sperimentarla per giungere (si spera) alle stesse conclusioni, e da lì ripartire. È la regola aurea della riproducibilità, spesso la prima ad essere trasgredite dai “ciarlatani” della scienza. Le altre regole riguardano la consistenza numerica dei campioni analizzati che deve essere rappresentativa della realtà, la definizione di “oggetti” o elementi che, piccoli o enormi, devono produrre misure quantificabili, il numero di repliche con lo stesso risultato e l’assenza di condizionamento da parte dell’operatore. Infine, la prova più difficile: resistere ogni tentativo di smentita, attraverso esperimenti “killer” che sfidano il disegno sperimentale per capire quanto le prove siano attendibili».
Elena Cattaneo, Armati di scienza, Cortina, 2021.

«Sono poche ma inderogabili le regole che confermano la validità di una nuova scoperta scientifica. La conquista di un nuovo pezzo di conoscenza segue la strada della trasparenza, dove ogni passo è descritto accuratamente e pubblicamente per dare la possibilità alla comunità di esperti di ripercorrerla e sperimentarla per giungere (si spera) alle stesse conclusioni, e da lì ripartire. È la regola aurea della riproducibilità, spesso la prima ad essere trasgredite dai “ciarlatani” della scienza. Le altre regole riguardano la consistenza numerica dei campioni analizzati che deve essere rappresentativa della realtà, la definizione di “oggetti” o elementi che, piccoli o enormi, devono produrre misure quantificabili, il numero di repliche con lo stesso risultato e l’assenza di condizionamento da parte dell’operatore. Infine, la prova più difficile: resistere ogni tentativo di smentita, attraverso esperimenti “killer” che sfidano il disegno sperimentale per capire quanto le prove siano attendibili».
Elena Cattaneo, Armati di scienza, Cortina, 2021.

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«Confesso che non ho mai avuto il coraggio di andare a trovare Daniele Del Giudice nel luogo in cui, suo malgrado, si era ritirato da anni. In questo lungo tempo di assenza, ho chiesto sue notizie a Massimo Cacciari e Ernesto Franco che invece hanno continuato a fargli visita.


«Confesso che non ho mai avuto il coraggio di andare a trovare Daniele Del Giudice nel luogo in cui, suo malgrado, si era ritirato da anni. In questo lungo tempo di assenza, ho chiesto sue notizie a Massimo Cacciari e Ernesto Franco che invece hanno continuato a fargli visita. Posso dire solo che ogni volta i loro resoconti mi lasciavano straziato, come accade con i messaggi che riferiscono di una dimensione talmente altra da non corrispondere a nessuna parola possibile, e che la mia amicizia e l’affetto profondo che ho avuto per lui nel lunghissimo periodo in cui non ci siamo visti sono rimasti immutati. Era un uomo molto riservato, Daniele, ma devoto agli amici. La sigla della sua intelligenza era iscritta nel modo di vagante ma estremamente preciso con cui usava le parole, cercate con cura ma mano che srotolava i suoi pensieri».
Roberto Andò, “Daniele Del Giudice? Mi piaceva il suo essere senza un luogo”, L’Espresso, 15.09.2021

«Confesso che non ho mai avuto il coraggio di andare a trovare Daniele Del Giudice nel luogo in cui, suo malgrado, si era ritirato da anni. In questo lungo tempo di assenza, ho chiesto sue notizie a Massimo Cacciari e Ernesto Franco che invece hanno continuato a fargli visita. Posso dire solo che ogni volta i loro resoconti mi lasciavano straziato, come accade con i messaggi che riferiscono di una dimensione talmente altra da non corrispondere a nessuna parola possibile, e che la mia amicizia e l’affetto profondo che ho avuto per lui nel lunghissimo periodo in cui non ci siamo visti sono rimasti immutati. Era un uomo molto riservato, Daniele, ma devoto agli amici. La sigla della sua intelligenza era iscritta nel modo di vagante ma estremamente preciso con cui usava le parole, cercate con cura ma mano che srotolava i suoi pensieri».
Roberto Andò, “Daniele Del Giudice? Mi piaceva il suo essere senza un luogo”, L’Espresso, 15.09.2021

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«Mentre scrivo, in treno, due ragazzi seduti ingannano il tempo divertendosi a proiettare sulla parete i riflessi dei loro orologi colpiti dalla luce. Due puntolini bianchi che si inseguono, due insetti di fulgore. Siamo noi due, io e moi padre, nel ricordo?


«Mentre scrivo, in treno, due ragazzi seduti ingannano il tempo divertendosi a proiettare sulla parete i riflessi dei loro orologi colpiti dalla luce. Due puntolini bianchi che si inseguono, due insetti di fulgore. Siamo noi due, io e moi padre, nel ricordo? I fantasmi sono bagliori, ma io, da solo, posso farne uno solo, e quell’unico resto sempre io. Lui continua a mancare».
Valerio Manganelli, Geologia di un padre, ET scrittori

«Mentre scrivo, in treno, due ragazzi seduti ingannano il tempo divertendosi a proiettare sulla parete i riflessi dei loro orologi colpiti dalla luce. Due puntolini bianchi che si inseguono, due insetti di fulgore. Siamo noi due, io e moi padre, nel ricordo? I fantasmi sono bagliori, ma io, da solo, posso farne uno solo, e quell’unico resto sempre io. Lui continua a mancare».
Valerio Manganelli, Geologia di un padre, ET scrittori

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