Pensieri

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.

A cura di Roberto Malacrida.

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«Before I become your doctor, you have been intubated for weeks. I am a point in time, unattached to the greater narrative. I call your husband each afternoon, tell him you are stable. He asks about the medicine that props up your blood pressure.


«Before I become your doctor, you have been intubated for weeks. I am a point in time, unattached to the greater narrative. I call your husband each afternoon, tell him you are stable. He asks about the medicine that props up your blood pressure. He calls it the levo, acquainted by now with the slang of intensive care. It’s true, we have pressors to assist your failing heart, a ventilator to breathe for you, venovenous hemofiltration to do the work of your kidneys. “Your wife is very sick,” I say, “but stably sick.” None of this is anything new. Your name is a poem I’m required to keep to myself. Who were you before the virus, before you were this — this list of failing organs run in despair by a repurposed trainee neurologist? Do you have children who smile at the sound of your voice? What was the last thing you were allowed to tell them, before you came alone into the hospital, before the breathing tube, the drug-induced coma?» Continua a leggere
Anna DeForest, The New Stability, The New England Journal of Medicine, 29.10.2020.

«Before I become your doctor, you have been intubated for weeks. I am a point in time, unattached to the greater narrative. I call your husband each afternoon, tell him you are stable. He asks about the medicine that props up your blood pressure. He calls it the levo, acquainted by now with the slang of intensive care. It’s true, we have pressors to assist your failing heart, a ventilator to breathe for you, venovenous hemofiltration to do the work of your kidneys. “Your wife is very sick,” I say, “but stably sick.” None of this is anything new. Your name is a poem I’m required to keep to myself. Who were you before the virus, before you were this — this list of failing organs run in despair by a repurposed trainee neurologist? Do you have children who smile at the sound of your voice? What was the last thing you were allowed to tell them, before you came alone into the hospital, before the breathing tube, the drug-induced coma?» Continua a leggere
Anna DeForest, The New Stability, The New England Journal of Medicine, 29.10.2020.

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«Il cammino verso la guarigione, verso una riapertura effettivamente piena della vita non è mai dritto, ma spiraliforme, fatto di passi avanti e ricadute. Bisogna imparare a non negare il male ma a sostare di fronte ad esso, a sopportare il suo peso.


«Il cammino verso la guarigione, verso una riapertura effettivamente piena della vita non è mai dritto, ma spiraliforme, fatto di passi avanti e ricadute. Bisogna imparare a non negare il male ma a sostare di fronte ad esso, a sopportare il suo peso. È una postura mentale ma è anche un'altra tremenda lezione di questo virus: precipitarsi verso l'uscita della crisi rende i nostri comportamenti scomposti e irrazionali. Non dobbiamo nasconderci che siamo di fronte a una tendenza profonda della vita umana: negare la morte, il male, il negativo nel nome dell'illusione di una vita senza ferite e senza traumi. Saper sostare di fronte al negativo, saper stare dove la paura è più grande significa imparare a convivere con lo straniero. È il compito di una vita che sa essere all'altezza di quello che le accade, che, come ricordava Deleuze, è la sola forma possibile per un'etica in grado di tenere conto del reale». 
Massimo Recalcati, "La lezione della fase 2 del Covid: non si può negare il Male", La Repubblica, 24.10.2020.

«Il cammino verso la guarigione, verso una riapertura effettivamente piena della vita non è mai dritto, ma spiraliforme, fatto di passi avanti e ricadute. Bisogna imparare a non negare il male ma a sostare di fronte ad esso, a sopportare il suo peso. È una postura mentale ma è anche un'altra tremenda lezione di questo virus: precipitarsi verso l'uscita della crisi rende i nostri comportamenti scomposti e irrazionali. Non dobbiamo nasconderci che siamo di fronte a una tendenza profonda della vita umana: negare la morte, il male, il negativo nel nome dell'illusione di una vita senza ferite e senza traumi. Saper sostare di fronte al negativo, saper stare dove la paura è più grande significa imparare a convivere con lo straniero. È il compito di una vita che sa essere all'altezza di quello che le accade, che, come ricordava Deleuze, è la sola forma possibile per un'etica in grado di tenere conto del reale». 
Massimo Recalcati, "La lezione della fase 2 del Covid: non si può negare il Male", La Repubblica, 24.10.2020.

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«Quella sera [...] chiesi a Piero il senso della parola "epidemia". Rispose che veniva dal greco antico, epidemeo, che vuol dire viaggiare. Cosa c'entra il viaggio con l'influenza, gli chiesi.


«Quella sera [...] chiesi a Piero il senso della parola "epidemia". Rispose che veniva dal greco antico, epidemeo, che vuol dire viaggiare. Cosa c'entra il viaggio con l'influenza, gli chiesi. "Epidemia non è solo una malattia che viaggia," rispose, "ma anche il viaggio che i medici facevano per capire le malattie. Nell'antichità i terapeuti battevano tutto il Mediterraneo per arricchire le loro conoscenze. Fu così che furono gettati le basi dell'Accademia, della scienza moderna e dello scambio di saperi. I Greci erano molto avanti, credevano nella profilassi, anche perché già allora si sapeva che mantenersi sani costa meno che curarsi da malati. Galeno, quando parla di dieta, non si limita al cibo, ma enuncia anche un insieme di regole di vita. Avremmo molto da imparare dagli antichi"».
Paolo Rumiz, Il veliero sul tetto, Feltrinelli, Milano, 2020.

«Quella sera [...] chiesi a Piero il senso della parola "epidemia". Rispose che veniva dal greco antico, epidemeo, che vuol dire viaggiare. Cosa c'entra il viaggio con l'influenza, gli chiesi. "Epidemia non è solo una malattia che viaggia," rispose, "ma anche il viaggio che i medici facevano per capire le malattie. Nell'antichità i terapeuti battevano tutto il Mediterraneo per arricchire le loro conoscenze. Fu così che furono gettati le basi dell'Accademia, della scienza moderna e dello scambio di saperi. I Greci erano molto avanti, credevano nella profilassi, anche perché già allora si sapeva che mantenersi sani costa meno che curarsi da malati. Galeno, quando parla di dieta, non si limita al cibo, ma enuncia anche un insieme di regole di vita. Avremmo molto da imparare dagli antichi"».
Paolo Rumiz, Il veliero sul tetto, Feltrinelli, Milano, 2020.

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«Lei sembra mostrare un forte interesse per la probabilità e le sue applicazioni: alla vita, in generale, e alla medicina, in particolare. Da dove nasce questo interesse?»


«Lei sembra mostrare un forte interesse per la probabilità e le sue applicazioni: alla vita, in generale, e alla medicina, in particolare. Da dove nasce questo interesse?»
«A rischio di sembrare estremista, io direi che la medicina moderna, in molte delle sue branche, è diventata schiava del mondo statistico. L'uomo comune, quando ha a che fare con la medicina moderna, riceve ripetutamente diagnosi o indicazioni di cure espresse in termini statistici: "se segui il piano X, hai il 90 per cento di probabilità di ricadere nella malattia nei prossimi cinque anni, e il 60 per cento nei prossimi dieci". Decodificare queste affermazioni, esplicitare le assunzioni sulle quali esse si basano (ad esempio, le assunzioni riguardanti l'infinito) va oltre la capacità di spiegazione della maggior parte dei dottori e la capacità di comprensione della maggior parte dei pazienti». 
Piergiorgio Odifreddi intervista John Coetzee, "Il Covid si sbarazza di quelli come me. Dialogo su natura, numeri e infinito", Domani, 06.10.2020.

«Lei sembra mostrare un forte interesse per la probabilità e le sue applicazioni: alla vita, in generale, e alla medicina, in particolare. Da dove nasce questo interesse?»
«A rischio di sembrare estremista, io direi che la medicina moderna, in molte delle sue branche, è diventata schiava del mondo statistico. L'uomo comune, quando ha a che fare con la medicina moderna, riceve ripetutamente diagnosi o indicazioni di cure espresse in termini statistici: "se segui il piano X, hai il 90 per cento di probabilità di ricadere nella malattia nei prossimi cinque anni, e il 60 per cento nei prossimi dieci". Decodificare queste affermazioni, esplicitare le assunzioni sulle quali esse si basano (ad esempio, le assunzioni riguardanti l'infinito) va oltre la capacità di spiegazione della maggior parte dei dottori e la capacità di comprensione della maggior parte dei pazienti». 
Piergiorgio Odifreddi intervista John Coetzee, "Il Covid si sbarazza di quelli come me. Dialogo su natura, numeri e infinito", Domani, 06.10.2020.

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«More than 200,000 Americans have died. Some deaths from Covid-19 were unavoidable.


«More than 200,000 Americans have died. Some deaths from Covid-19 were unavoidable. But, although it is impossible to project the precise number of additional American lives lost because of weak and inappropriate government policies, it is at least in the tens of thousands in a pandemic that has already killed more Americans than any conflict since World War II.
Anyone else who recklessly squandered lives and money in this way would be suffering legal consequences. Our leaders have largely claimed immunity for their actions. But this election gives us the power to render judgment. Reasonable people will certainly disagree about the many political positions taken by candidates. But truth is neither liberal nor conservative. When it comes to the response to the largest public health crisis of our time, our current political leaders have demonstrated that they are dangerously incompetent. We should not abet them and enable the deaths of thousands more Americans by allowing them to keep their jobs». 
The Editors, "Dying in a Leadership Vacuum", New England Journal of Medicine, 08.10.2020.

«More than 200,000 Americans have died. Some deaths from Covid-19 were unavoidable. But, although it is impossible to project the precise number of additional American lives lost because of weak and inappropriate government policies, it is at least in the tens of thousands in a pandemic that has already killed more Americans than any conflict since World War II.
Anyone else who recklessly squandered lives and money in this way would be suffering legal consequences. Our leaders have largely claimed immunity for their actions. But this election gives us the power to render judgment. Reasonable people will certainly disagree about the many political positions taken by candidates. But truth is neither liberal nor conservative. When it comes to the response to the largest public health crisis of our time, our current political leaders have demonstrated that they are dangerously incompetent. We should not abet them and enable the deaths of thousands more Americans by allowing them to keep their jobs». 
The Editors, "Dying in a Leadership Vacuum", New England Journal of Medicine, 08.10.2020.

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«È proprio guardando in faccia alla nostra vulnerabilità che un’altra relazione con il mondo sarà possibile.


«È proprio guardando in faccia alla nostra vulnerabilità che un’altra relazione con il mondo sarà possibile. Del resto, già Spinoza aveva parlato della libertà come di un continuo lavoro di emendazione delle idee inadeguate, per una migliore comprensione delle cose. Può mai esserci libertà fuori di questo lavoro incessante? E quando mai si tratta di un lavoro incompatibile con le raccomandazioni e i richiami alla prudenza e alla responsabilità cui siamo chiamati oggi?». 
Fabio Merlini, "Ma quale oltraggio alle libertà? Le limitazioni tutelano i più fragili", Corriere del Ticino, 31.10.2020.

«È proprio guardando in faccia alla nostra vulnerabilità che un’altra relazione con il mondo sarà possibile. Del resto, già Spinoza aveva parlato della libertà come di un continuo lavoro di emendazione delle idee inadeguate, per una migliore comprensione delle cose. Può mai esserci libertà fuori di questo lavoro incessante? E quando mai si tratta di un lavoro incompatibile con le raccomandazioni e i richiami alla prudenza e alla responsabilità cui siamo chiamati oggi?». 
Fabio Merlini, "Ma quale oltraggio alle libertà? Le limitazioni tutelano i più fragili", Corriere del Ticino, 31.10.2020.

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«Credo nel potere della bellezza. Perché anche quando è sovversiva punta sempre a una riconciliazione. L'arte difende la vulnerabilità dell'umanità». 
Jean Fabre, L'Espresso, 07.04.2019.


«Credo nel potere della bellezza. Perché anche quando è sovversiva punta sempre a una riconciliazione. L'arte difende la vulnerabilità dell'umanità». 
Jean Fabre, L'Espresso, 07.04.2019.

«Credo nel potere della bellezza. Perché anche quando è sovversiva punta sempre a una riconciliazione. L'arte difende la vulnerabilità dell'umanità». 
Jean Fabre, L'Espresso, 07.04.2019.

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«Nous sommes entrés dans l’ère de la santé publique, mais la surprise qui nous frappe aujourd’hui, c’est que ce soit dans de telles tensions, bientôt peut-être avec une réelle violence.


«Nous sommes entrés dans l’ère de la santé publique, mais la surprise qui nous frappe aujourd’hui, c’est que ce soit dans de telles tensions, bientôt peut-être avec une réelle violence. On devrait se réjouir que les Etats mettent enfin la santé de tous au premier plan, et dans tous les domaines de la vie. Mais non. On en a peur. Et ce ne sont pas seulement certains dictateurs réels qui agitent, cyniquement, le spectre d’une dictature de la santé! C’est le cas de certains intellectuels, et pas seulement des agitateurs de soupçon, mais des philosophes tel André Comte-Sponville. Or, même si ce n’est pas facile, nous savons concilier santé et liberté, nous avons l’expérience de la bioéthique, de ses cadres, de ses débats, aussi tendus soient-ils! Pourquoi la santé publique fait-elle peur? 
La raison en est profonde et ce n’est pas seulement le coup de force de la pandémie de Covid-19. Certes, entrer dans la santé publique sous le signe de ce virus si transmissible et sans traitement encore, du confinement, du masque, cela n’aide pas. Mais cela ne suffit pas à expliquer les peurs.
Non. Ce que la pandémie et le confinement mettent au jour, c’est que la santé publique comporte de vraies tensions intimes, des contradictions structurelles, qu’il faut affronter. Ce sont celles de la bioéthique. Mais avec quelque chose de plus et de différent. Car la santé publique, c’est la bioéthique, avec un tour d’écrou supplémentaire. Il faut dire ce que la bioéthique et la santé publique ont de commun, et de différent, si l’on veut répondre à ceux qui s’inquiètent vraiment. Car ils ont raison: la santé publique sera éthique, ou ne sera pas!
Quelle est d’abord l’analogie entre les deux? Il y a d’un côté la santé, la lutte contre la maladie et la mort. Mais de l’autre côté, la dignité, la liberté, l’égalité des humains. Les débats bioéthiques, par exemple sur la «fin de vie», que sont-ils sinon l’expression d’une telle tension? Faut-il condamner la médecine de vouloir traiter et soigner jusqu’au bout? Faut-il empêcher les humains, les citoyens, de vouloir que ce soit avec leur consentement ou leur refus éventuel? Tous les sujets de bioéthique reposent sur cette contradiction. Et les plus profonds des critiques du confinement le savent bien. Ainsi André Comte-Sponville critique l’ordre sanitaire dans la pandémie, mais il revendique aussi le libre choix en fin de vie». 
Frédéric Worms, "La santé publique sera éthique ou ne sera pas", Le Monde, 13.10.2020.

«Nous sommes entrés dans l’ère de la santé publique, mais la surprise qui nous frappe aujourd’hui, c’est que ce soit dans de telles tensions, bientôt peut-être avec une réelle violence. On devrait se réjouir que les Etats mettent enfin la santé de tous au premier plan, et dans tous les domaines de la vie. Mais non. On en a peur. Et ce ne sont pas seulement certains dictateurs réels qui agitent, cyniquement, le spectre d’une dictature de la santé! C’est le cas de certains intellectuels, et pas seulement des agitateurs de soupçon, mais des philosophes tel André Comte-Sponville. Or, même si ce n’est pas facile, nous savons concilier santé et liberté, nous avons l’expérience de la bioéthique, de ses cadres, de ses débats, aussi tendus soient-ils! Pourquoi la santé publique fait-elle peur? 
La raison en est profonde et ce n’est pas seulement le coup de force de la pandémie de Covid-19. Certes, entrer dans la santé publique sous le signe de ce virus si transmissible et sans traitement encore, du confinement, du masque, cela n’aide pas. Mais cela ne suffit pas à expliquer les peurs.
Non. Ce que la pandémie et le confinement mettent au jour, c’est que la santé publique comporte de vraies tensions intimes, des contradictions structurelles, qu’il faut affronter. Ce sont celles de la bioéthique. Mais avec quelque chose de plus et de différent. Car la santé publique, c’est la bioéthique, avec un tour d’écrou supplémentaire. Il faut dire ce que la bioéthique et la santé publique ont de commun, et de différent, si l’on veut répondre à ceux qui s’inquiètent vraiment. Car ils ont raison: la santé publique sera éthique, ou ne sera pas!
Quelle est d’abord l’analogie entre les deux? Il y a d’un côté la santé, la lutte contre la maladie et la mort. Mais de l’autre côté, la dignité, la liberté, l’égalité des humains. Les débats bioéthiques, par exemple sur la «fin de vie», que sont-ils sinon l’expression d’une telle tension? Faut-il condamner la médecine de vouloir traiter et soigner jusqu’au bout? Faut-il empêcher les humains, les citoyens, de vouloir que ce soit avec leur consentement ou leur refus éventuel? Tous les sujets de bioéthique reposent sur cette contradiction. Et les plus profonds des critiques du confinement le savent bien. Ainsi André Comte-Sponville critique l’ordre sanitaire dans la pandémie, mais il revendique aussi le libre choix en fin de vie». 
Frédéric Worms, "La santé publique sera éthique ou ne sera pas", Le Monde, 13.10.2020.

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«Public confindence in vaccination is fragile. Covid-19 vaccination programs will succeed only if there is widespread belief that available vaccines are safe and effective and that policies for prioritizing their distribution are equable and evidence-based.


«Public confindence in vaccination is fragile. Covid-19 vaccination programs will succeed only if there is widespread belief that available vaccines are safe and effective and that policies for prioritizing their distribution are equable and evidence-based. Trust in science and expertise are threatened, as the pandemic has shown with catastrophic results». 
Jason L. Schwartz, "Evaluating and Developing Covid-19 Vaccines", New England Journal of Medicine, 29.10.2020.

«Public confindence in vaccination is fragile. Covid-19 vaccination programs will succeed only if there is widespread belief that available vaccines are safe and effective and that policies for prioritizing their distribution are equable and evidence-based. Trust in science and expertise are threatened, as the pandemic has shown with catastrophic results». 
Jason L. Schwartz, "Evaluating and Developing Covid-19 Vaccines", New England Journal of Medicine, 29.10.2020.

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«La seconda ondata mostra che il vero trauma non è al passato ma al futuro. Distruggendo l'illusione della ripresa della vita alla quale tutti abbiamo creduto essa ha dilatato l'orizzonte dell'incubo.


«La seconda ondata mostra che il vero trauma non è al passato ma al futuro. Distruggendo l'illusione della ripresa della vita alla quale tutti abbiamo creduto essa ha dilatato l'orizzonte dell'incubo. Il secondo tempo del trauma è più traumatico del primo perché mostra che il male non si è esaurito ma è ancora vivo tra noi. Le speranze alimentate dall'estate si sono infrante. Questa delusione è il sentimento oggi prevalente.
È sempre più difficile rialzarsi dalla seconda caduta che dalla prima. È una lezione clinica: il ritorno del trauma - la sua recidiva - può essere più traumatico della sua prima volta. Il panico della seconda ondata porta con sé il sentimento di non poter più ritornare alla vita». 
Massimo Recalcati, "Il trauma della seconda ondata. Se cresce la paura del futuro", La Repubblica, 30.10.2020.

«La seconda ondata mostra che il vero trauma non è al passato ma al futuro. Distruggendo l'illusione della ripresa della vita alla quale tutti abbiamo creduto essa ha dilatato l'orizzonte dell'incubo. Il secondo tempo del trauma è più traumatico del primo perché mostra che il male non si è esaurito ma è ancora vivo tra noi. Le speranze alimentate dall'estate si sono infrante. Questa delusione è il sentimento oggi prevalente.
È sempre più difficile rialzarsi dalla seconda caduta che dalla prima. È una lezione clinica: il ritorno del trauma - la sua recidiva - può essere più traumatico della sua prima volta. Il panico della seconda ondata porta con sé il sentimento di non poter più ritornare alla vita». 
Massimo Recalcati, "Il trauma della seconda ondata. Se cresce la paura del futuro", La Repubblica, 30.10.2020.

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«Il concetto di Humanitas nasce prima di Cristo, nella Roma repubblicana, traducendo la Philantropia greca, il rispetto e l’attenzione dell’uomo nell’uomo, che si combinava con l’educazione, perché solo l’uomo colto era dav


«Il concetto di Humanitas nasce prima di Cristo, nella Roma repubblicana, traducendo la Philantropia greca, il rispetto e l’attenzione dell’uomo nell’uomo, che si combinava con l’educazione, perché solo l’uomo colto era davvero consapevole dell’universalità della natura umana. Anche per Cristianesimo, Rinascimento e Illuminismo la coscienza dell’umano era il risultato di ogni vera acculturazione. Ma questa certezza si è infranta sul cancello di Auschwitz, quando scopriamo che si può leggere Goethe la sera, o suonare Bach, e il mattino dopo andare al lavoro nel campo di sterminio. Irrompe il disumano, programmato non contro, ma dentro la razionalità e la cultura dell’Europa, e riduce l’uomo a nulla per l’altro uomo.
L’eccezionalità di Auschwitz tuttavia non ci immunizza. Anzi, l’inumano è diventato oggi la trama imparata a memoria e continuamente riproposta della nostra attualità, con la morte in massa dei migranti in mare vista prima con pena, poi con assuefazione, quindi fastidio e infine con odio: in un’inversione morale che rovescia i crimini contro l’umanità nel nuovissimo crimine di umanità, trasformando per la prima volta l’Humanitas in fuorilegge». 
Ezio Mauro, "Come siamo diventati disumani", La Repubblica, 28.10.2020.

«Il concetto di Humanitas nasce prima di Cristo, nella Roma repubblicana, traducendo la Philantropia greca, il rispetto e l’attenzione dell’uomo nell’uomo, che si combinava con l’educazione, perché solo l’uomo colto era davvero consapevole dell’universalità della natura umana. Anche per Cristianesimo, Rinascimento e Illuminismo la coscienza dell’umano era il risultato di ogni vera acculturazione. Ma questa certezza si è infranta sul cancello di Auschwitz, quando scopriamo che si può leggere Goethe la sera, o suonare Bach, e il mattino dopo andare al lavoro nel campo di sterminio. Irrompe il disumano, programmato non contro, ma dentro la razionalità e la cultura dell’Europa, e riduce l’uomo a nulla per l’altro uomo.
L’eccezionalità di Auschwitz tuttavia non ci immunizza. Anzi, l’inumano è diventato oggi la trama imparata a memoria e continuamente riproposta della nostra attualità, con la morte in massa dei migranti in mare vista prima con pena, poi con assuefazione, quindi fastidio e infine con odio: in un’inversione morale che rovescia i crimini contro l’umanità nel nuovissimo crimine di umanità, trasformando per la prima volta l’Humanitas in fuorilegge». 
Ezio Mauro, "Come siamo diventati disumani", La Repubblica, 28.10.2020.

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