Pensieri

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.

A cura di Roberto Malacrida.

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Lo stato di paura, che in questi anni si è evidentemente diffuso nelle coscienze degli individui, si traduce in un vero e proprio bisogno di stati di panico collettivo, al quale l’epidemia offre ancora una volta il pretesto ideale.

Giorgio Agamben, Il Manifesto, 26.02.2020

Lo stato di paura, che in questi anni si è evidentemente diffuso nelle coscienze degli individui, si traduce in un vero e proprio bisogno di stati di panico collettivo, al quale l’epidemia offre ancora una volta il pretesto ideale.

Giorgio Agamben, Il Manifesto, 26.02.2020

Lo stato di paura, che in questi anni si è evidentemente diffuso nelle coscienze degli individui, si traduce in un vero e proprio bisogno di stati di panico collettivo, al quale l’epidemia offre ancora una volta il pretesto ideale.

Giorgio Agamben, Il Manifesto, 26.02.2020

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Il linguaggio è la filosofia degli umanisti: perché il linguaggio porta alla filologia, cioè all’interpretazione: «nessuna cosa – scrive Cacciari –, mai, potrà essere conosciuta dall’uomo se non attraverso la potenza del linguaggio, dono divino.

Nicola Gardini, Il Sole 24 Ore, 24.03.2019

Il linguaggio è la filosofia degli umanisti: perché il linguaggio porta alla filologia, cioè all’interpretazione: «nessuna cosa – scrive Cacciari –, mai, potrà essere conosciuta dall’uomo se non attraverso la potenza del linguaggio, dono divino. Qui sta davvero l’acquisizione filosofica fondamentale dell’umanesimo…». E con il linguaggio sta la libertà dell’uomo.

Nicola Gardini, Il Sole 24 Ore, 24.03.2019

Il linguaggio è la filosofia degli umanisti: perché il linguaggio porta alla filologia, cioè all’interpretazione: «nessuna cosa – scrive Cacciari –, mai, potrà essere conosciuta dall’uomo se non attraverso la potenza del linguaggio, dono divino. Qui sta davvero l’acquisizione filosofica fondamentale dell’umanesimo…». E con il linguaggio sta la libertà dell’uomo.

Nicola Gardini, Il Sole 24 Ore, 24.03.2019

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«È nata una primula»: alcune parole attorno al libro di Ornella Manzocchi

“Venite da me a curarmi a casa dove io sto, dove non stanno le nostre parole pubbliche", Carlo Sini
E` attraverso questo strano monito di Carlo Sini che bisogna, a mio modo di vedere, affronatre l`avvincente percorso, che il lavoro, fattosi scrittura, di Ornella Manzocchi ci offre. Superate le “alture” dei Saperi si assapora, vicino ai suoi pazienti, la brezza di una affettuosa “domiciliarietà”, che si è fatta “casa” per l` anima, una “casa” di ombre, ma anche di calda luce.

«È nata una primula»: alcune parole attorno al libro di Ornella Manzocchi

       

“Venite da me  a curarmi a casa dove io sto, dove non stanno le nostre parole pubbliche"
Carlo Sini 

E` attraverso questo strano monito di Carlo Sini che bisogna, a mio modo di vedere, affronatre l`avvincente percorso, che il lavoro, fattosi scrittura, di Ornella Manzocchi ci offre. Superate le “alture” dei Saperi si assapora, vicino ai suoi pazienti, la brezza di una affettuosa “domiciliarietà”,  che si è fatta “casa”  per l` anima, una “casa” di ombre, ma anche di calda luce. Come  lasciar nascere una  “primula” - da “primus”  per la precocità fragile della sua fioritura-, appena le pesantezze dell`inverno teorico, racchiuso nell` ingombro delle nostre competenze , dei “saperi già saputi” , che  assediano le nostre menti, ci hanno lasciati liberi  di pensare e di sentire diversamente ? Essere operatori della cura ( dell`anima, del corpo ma anche del mondo), viaggiatori della “valle del fare anima”, come la chiama il poeta Keats, vuole dire infatti divenire capaci di navigare nell`ignoto , accettandone l`incertezza e l`incompiutezza, aperti a quell` Ereignis, che cambia nell`esistenza l`ordine delle cose  e del tempo rivelandone la forza del suo kairos. Alla “ macchina della Ragione “ si oppone qui un  sapere dell`ombra, che pulsa per divenire storia. E`in questa battaglia, non nuova  nelle terre dell`anima, che abita in tensione anche il lavoro di Ornella Manzocchi , aperto al pensiero del Sensibile …

Vi sono così tre buone ragioni per essere lieti della pubblicazione da parte della Fondazione Corbaro del lavoro di Ornella Manzocchi. La qualità del libro in primo luogo, ma anche la sua utilità nella formazione delle nuove generazioni di operatori della cura. A  questo si aggiunge la felice scelta della collana Corbaro, che abita lo stesso orizzonte del libro, quello delle  humanitas, e non da ultimo lieti per la rinascita del  sogno editoraile, che fui quello di Alice . La prima ragione è  bella e dice del valore di un libro, che naviga tra riflessione teorica e racconto di esperienze di cura vissute in prima persona, e che diviene exemplum per le nuove generazioni di operatori della cura e dell`aiuto di una pratica teorica e di una riflessione clinica costantemente bagnata nel “fiume dell`esperienza”.  Un “fiume”  in cui fare esperienza dell`esperienza stessa, liberi dai vicoli delle ideologie psicologiche e dalle mode interpretative, che sono sovente vere e proprie “gabbie” conoscitive e  operative  dell` esistenza dell`Altro e del suo mondo-della-vita. Un libro, questo di Ornella Manzocchi, centrato sull`esperienza, che è , come scrive Giacomo Marramao nel suo “Kairos. Apologia del tempo debito”,  Er-fahrung , viaggio , navigazione . 

«Il termine esperienza, scrive Giacomo Marramao” , va qui assunto nel suo significato di Er-fahrung, esperienza-viaggio, non in quello di Er-leben o Er-lebnis, esperienza-vita. L'esperienza è un er-fahren: equivale a intraprendere un viaggio. Per la stessa ragione è necessario riallacciarsi anche al termine greco em-peiría, di cui il termine latino ex-perientia è un fedelissimo calco: esso indica il movimento di un passare attraverso le strettoie del saggio, della prova. E - fatto assai poco considerato - discende dalla stessa radice di per-iculum». 

Un libro per essere capace di parlare all`anima e dell`anima deve essere infatti rischioso, disposto al viaggio con sulle spalle la sua “casa”. Un libro, direi persino avventuroso, per scuotere  le “catene“ di una psicologia e di una encefaloiatria, che come ricorda Michel Foucault , “mai potrà domare la follia”, che resta ospite inquieta e  indomabile della cultura  e come della nostra interiorità. “Catene” ideologiche da cui il libro “E` nata una primula”, cresciuto in un alveo  psicologico con aperture alla lezione fenomenologica,  prova a liberarci. Un libro che ha un titolo generativo nel tentativo di prendere paradossalmente  le distanze persino dal suo più blasonato sottotitolo.  Un libro, che ha il coraggio di sconfiggere nel gesto di cura il già saputo , ciò che sovente nutre velenosamente le competenze specifiche, per condividere con il proprio paziente  la dimensione della presenza , del so-stare nella cura, in quell` être-déja-là, être-là,  être-encore-là- dell` incontro. La seconda ragione sta nel vedere con questo libro rinnovarsi il progetto editoriale che fu,  a partire dal 1984, quello  dell`Assocazione Alice.  L `Associazione Alice, che si occupava tra gli  anni Sessanta e Ottanta attraverso le sue Antenne dei problemi di tossicodipendenza, diede infatto inizio ad un progetto editoriale, -le Edizioni Alice-, che accompagnarono i suoi 21 Seminari annuali di Vacallo- , nella consapevolezza che la relazione di aiuto e di cura non potesse evitare di porre alla società stessa e alle sue professioni delal  cura anche un problema di cultura. Tra le numerose iniziative  di quel progetto vi fu anche quello che ha visto nascere una collana bianca  - era il 1991- più orientatta al tema inter e trans-disciplinare della Cura. Una collana chiamata Corbaro, che segnò l`inizio di una collaborazione con la Fondazione Corbaro per le  medical humanities di Bellinzona. Dopo anni di silenzio nel settembre 2019, le edizioni Casagrande di Bellinzona accolgono con la stessa impostazione grafica di Bruno Monguzzi , la collana Corbaro nel proprio catalogo, garantendone la continuità organizzativa e culturale . Infatti  questo passaggio di testimone renderà possibile, proteggendone lo spazio editoriale, la continuazione di una riflessione critica sui dilemmi e gli intrighi delle humanitas nel campo della medicina, del lavoro sociale e psico-sociale, perché mai dobbiamo scordare le parole del Carmide di Platone ,

l'anima, o caro , si cura con certi incantesimi e questi incantesimi sono i discorsi belli"  (157a).

Il libro di Ornella Manzocchi appartiene infatti ai discorsi belli.

 

Graziano Martignoni

 

 

«È nata una primula»: alcune parole attorno al libro di Ornella Manzocchi

       

“Venite da me  a curarmi a casa dove io sto, dove non stanno le nostre parole pubbliche"
Carlo Sini 

E` attraverso questo strano monito di Carlo Sini che bisogna, a mio modo di vedere, affronatre l`avvincente percorso, che il lavoro, fattosi scrittura, di Ornella Manzocchi ci offre. Superate le “alture” dei Saperi si assapora, vicino ai suoi pazienti, la brezza di una affettuosa “domiciliarietà”,  che si è fatta “casa”  per l` anima, una “casa” di ombre, ma anche di calda luce. Come  lasciar nascere una  “primula” - da “primus”  per la precocità fragile della sua fioritura-, appena le pesantezze dell`inverno teorico, racchiuso nell` ingombro delle nostre competenze , dei “saperi già saputi” , che  assediano le nostre menti, ci hanno lasciati liberi  di pensare e di sentire diversamente ? Essere operatori della cura ( dell`anima, del corpo ma anche del mondo), viaggiatori della “valle del fare anima”, come la chiama il poeta Keats, vuole dire infatti divenire capaci di navigare nell`ignoto , accettandone l`incertezza e l`incompiutezza, aperti a quell` Ereignis, che cambia nell`esistenza l`ordine delle cose  e del tempo rivelandone la forza del suo kairos. Alla “ macchina della Ragione “ si oppone qui un  sapere dell`ombra, che pulsa per divenire storia. E`in questa battaglia, non nuova  nelle terre dell`anima, che abita in tensione anche il lavoro di Ornella Manzocchi , aperto al pensiero del Sensibile …

Vi sono così tre buone ragioni per essere lieti della pubblicazione da parte della Fondazione Corbaro del lavoro di Ornella Manzocchi. La qualità del libro in primo luogo, ma anche la sua utilità nella formazione delle nuove generazioni di operatori della cura. A  questo si aggiunge la felice scelta della collana Corbaro, che abita lo stesso orizzonte del libro, quello delle  humanitas, e non da ultimo lieti per la rinascita del  sogno editoraile, che fui quello di Alice . La prima ragione è  bella e dice del valore di un libro, che naviga tra riflessione teorica e racconto di esperienze di cura vissute in prima persona, e che diviene exemplum per le nuove generazioni di operatori della cura e dell`aiuto di una pratica teorica e di una riflessione clinica costantemente bagnata nel “fiume dell`esperienza”.  Un “fiume”  in cui fare esperienza dell`esperienza stessa, liberi dai vicoli delle ideologie psicologiche e dalle mode interpretative, che sono sovente vere e proprie “gabbie” conoscitive e  operative  dell` esistenza dell`Altro e del suo mondo-della-vita. Un libro, questo di Ornella Manzocchi, centrato sull`esperienza, che è , come scrive Giacomo Marramao nel suo “Kairos. Apologia del tempo debito”,  Er-fahrung , viaggio , navigazione . 

«Il termine esperienza, scrive Giacomo Marramao” , va qui assunto nel suo significato di Er-fahrung, esperienza-viaggio, non in quello di Er-leben o Er-lebnis, esperienza-vita. L'esperienza è un er-fahren: equivale a intraprendere un viaggio. Per la stessa ragione è necessario riallacciarsi anche al termine greco em-peiría, di cui il termine latino ex-perientia è un fedelissimo calco: esso indica il movimento di un passare attraverso le strettoie del saggio, della prova. E - fatto assai poco considerato - discende dalla stessa radice di per-iculum». 

Un libro per essere capace di parlare all`anima e dell`anima deve essere infatti rischioso, disposto al viaggio con sulle spalle la sua “casa”. Un libro, direi persino avventuroso, per scuotere  le “catene“ di una psicologia e di una encefaloiatria, che come ricorda Michel Foucault , “mai potrà domare la follia”, che resta ospite inquieta e  indomabile della cultura  e come della nostra interiorità. “Catene” ideologiche da cui il libro “E` nata una primula”, cresciuto in un alveo  psicologico con aperture alla lezione fenomenologica,  prova a liberarci. Un libro che ha un titolo generativo nel tentativo di prendere paradossalmente  le distanze persino dal suo più blasonato sottotitolo.  Un libro, che ha il coraggio di sconfiggere nel gesto di cura il già saputo , ciò che sovente nutre velenosamente le competenze specifiche, per condividere con il proprio paziente  la dimensione della presenza , del so-stare nella cura, in quell` être-déja-là, être-là,  être-encore-là- dell` incontro. La seconda ragione sta nel vedere con questo libro rinnovarsi il progetto editoriale che fu,  a partire dal 1984, quello  dell`Assocazione Alice.  L `Associazione Alice, che si occupava tra gli  anni Sessanta e Ottanta attraverso le sue Antenne dei problemi di tossicodipendenza, diede infatto inizio ad un progetto editoriale, -le Edizioni Alice-, che accompagnarono i suoi 21 Seminari annuali di Vacallo- , nella consapevolezza che la relazione di aiuto e di cura non potesse evitare di porre alla società stessa e alle sue professioni delal  cura anche un problema di cultura. Tra le numerose iniziative  di quel progetto vi fu anche quello che ha visto nascere una collana bianca  - era il 1991- più orientatta al tema inter e trans-disciplinare della Cura. Una collana chiamata Corbaro, che segnò l`inizio di una collaborazione con la Fondazione Corbaro per le  medical humanities di Bellinzona. Dopo anni di silenzio nel settembre 2019, le edizioni Casagrande di Bellinzona accolgono con la stessa impostazione grafica di Bruno Monguzzi , la collana Corbaro nel proprio catalogo, garantendone la continuità organizzativa e culturale . Infatti  questo passaggio di testimone renderà possibile, proteggendone lo spazio editoriale, la continuazione di una riflessione critica sui dilemmi e gli intrighi delle humanitas nel campo della medicina, del lavoro sociale e psico-sociale, perché mai dobbiamo scordare le parole del Carmide di Platone ,

l'anima, o caro , si cura con certi incantesimi e questi incantesimi sono i discorsi belli"  (157a).

Il libro di Ornella Manzocchi appartiene infatti ai discorsi belli.

 

Graziano Martignoni

 

 

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