Pensieri

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.

A cura di Roberto Malacrida.

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«È stato il “Financial Times” a rivelare l’episodio: quando i ricercatori dei laboratori universitari di Oxford furono certi di aver scoperto un vaccino anti-Covid (quello di AstraZeneca, di cui la Confederazione ha prenotato 6 milioni di dosi), quei ricercatori pretesero


«È stato il “Financial Times” a rivelare l’episodio: quando i ricercatori dei laboratori universitari di Oxford furono certi di aver scoperto un vaccino anti-Covid (quello di AstraZeneca, di cui la Confederazione ha prenotato 6 milioni di dosi), quei ricercatori pretesero che fosse messo sul mercato al ‘prezzo di costo’, quindi senza guadagni superiori alla spesa per la  produzione, allo scopo di consentire  a tutti i paesi, anche quelli più poveri, di usufruirne. Guardavano lontano gli scienziati della prestigiosa università, e già intuivano che il ‘nazionalismo del vaccino’ sarebbe stato uno dei problemi principali della distribuzione del siero».
Aldo Sofia, I naufraghi, 26.4.2021.

«È stato il “Financial Times” a rivelare l’episodio: quando i ricercatori dei laboratori universitari di Oxford furono certi di aver scoperto un vaccino anti-Covid (quello di AstraZeneca, di cui la Confederazione ha prenotato 6 milioni di dosi), quei ricercatori pretesero che fosse messo sul mercato al ‘prezzo di costo’, quindi senza guadagni superiori alla spesa per la  produzione, allo scopo di consentire  a tutti i paesi, anche quelli più poveri, di usufruirne. Guardavano lontano gli scienziati della prestigiosa università, e già intuivano che il ‘nazionalismo del vaccino’ sarebbe stato uno dei problemi principali della distribuzione del siero».
Aldo Sofia, I naufraghi, 26.4.2021.

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«Lui mi guardò perplesso e disse: "Trasgressione è quella di mia madre che a quest'ora si alza per andare a messa. E l'avventura si vive dentro". Il tempo gli avrebbe dato ragione.


«Lui mi guardò perplesso e disse: "Trasgressione è quella di mia madre che a quest'ora si alza per andare a messa. E l'avventura si vive dentro". Il tempo gli avrebbe dato ragione. La mamma di quel tizio, nel frattempo divorziato, sta sicuramente conoscendo l'esperienza dei nuovi avventurieri contemporanei: quelli della terza età. Non a caso per ravvivare le vicende di Indiana Jones hanno messo in scena il padre. Gli ottuagenari conoscono il prezzo e lo sprezzo del pericolo. La loro quotidianità è l'autentica sfida. Fanno lo slalom tra malattie, solitudine e tentativi di truffe e aggressioni. Si aggirano in esotica compagnia. Prolungano il tempo della vita oltre i limiti delle generazioni passate. L'avventura non è più qualcosa da andare a cercare lontano, ti arriva a domicilio come la pizza».
Gabriele Romagnoli, "In cerca di trasgressione", Robinson - La Repubblica, 10.04.2021.

«Lui mi guardò perplesso e disse: "Trasgressione è quella di mia madre che a quest'ora si alza per andare a messa. E l'avventura si vive dentro". Il tempo gli avrebbe dato ragione. La mamma di quel tizio, nel frattempo divorziato, sta sicuramente conoscendo l'esperienza dei nuovi avventurieri contemporanei: quelli della terza età. Non a caso per ravvivare le vicende di Indiana Jones hanno messo in scena il padre. Gli ottuagenari conoscono il prezzo e lo sprezzo del pericolo. La loro quotidianità è l'autentica sfida. Fanno lo slalom tra malattie, solitudine e tentativi di truffe e aggressioni. Si aggirano in esotica compagnia. Prolungano il tempo della vita oltre i limiti delle generazioni passate. L'avventura non è più qualcosa da andare a cercare lontano, ti arriva a domicilio come la pizza».
Gabriele Romagnoli, "In cerca di trasgressione", Robinson - La Repubblica, 10.04.2021.

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«Le poesie vanno sempre rilette, 
lette, rilette, lette, messe in carica; 
ogni lettura compie la ricarica, 
sono apparecchi per caricare senso; 
e il senso vi si accumula, ronzio
di particelle in attesa,


«Le poesie vanno sempre rilette, 
lette, rilette, lette, messe in carica; 
ogni lettura compie la ricarica, 
sono apparecchi per caricare senso; 
e il senso vi si accumula, ronzio
di particelle in attesa,
sospiri trattenuti, ticchettii,
da dentro il cavallo di Troia».
Valerio Magrelli, "La poesia", 2021.

«Le poesie vanno sempre rilette, 
lette, rilette, lette, messe in carica; 
ogni lettura compie la ricarica, 
sono apparecchi per caricare senso; 
e il senso vi si accumula, ronzio
di particelle in attesa,
sospiri trattenuti, ticchettii,
da dentro il cavallo di Troia».
Valerio Magrelli, "La poesia", 2021.

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«The hoax seems harmless enough. A few thousand AI researchers have claimed that computers can read and write literature. They’ve alleged that algorithms can unearth the secret formulas of fiction and film.


«The hoax seems harmless enough. A few thousand AI researchers have claimed that computers can read and write literature. They’ve alleged that algorithms can unearth the secret formulas of fiction and film. That Bayesian software can map the plots of memoirs and comic books. That digital brains can pen primitive lyrics1 and short stories—wooden and weird, to be sure, yet evidence that computers are capable of more. But the hoax is not harmless. If it were possible to build a digital novelist or poetry analyst, then computers would be far more powerful than they are now. They would in fact be the most powerful beings in the history of Earth. Their power would be the power of literature, which although it seems now, in today’s glittering silicon age, to be a rather unimpressive old thing, springs from the same neural root that enables human brains to create, to imagine, to dream up tomorrows».
Angus Fletcher, "Why Computers Will Never Write Good Novels", Nautilus, febbraio 2021.

«The hoax seems harmless enough. A few thousand AI researchers have claimed that computers can read and write literature. They’ve alleged that algorithms can unearth the secret formulas of fiction and film. That Bayesian software can map the plots of memoirs and comic books. That digital brains can pen primitive lyrics1 and short stories—wooden and weird, to be sure, yet evidence that computers are capable of more. But the hoax is not harmless. If it were possible to build a digital novelist or poetry analyst, then computers would be far more powerful than they are now. They would in fact be the most powerful beings in the history of Earth. Their power would be the power of literature, which although it seems now, in today’s glittering silicon age, to be a rather unimpressive old thing, springs from the same neural root that enables human brains to create, to imagine, to dream up tomorrows».
Angus Fletcher, "Why Computers Will Never Write Good Novels", Nautilus, febbraio 2021.

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«Vaccinating the world is not only a moral obligation to protect our neighbors, it also serves our self-interest by protecting our security, health, and economy. These goals will not be accomplished by making the world wait for wealthy countries to be vaccinated first.


«Vaccinating the world is not only a moral obligation to protect our neighbors, it also serves our self-interest by protecting our security, health, and economy. These goals will not be accomplished by making the world wait for wealthy countries to be vaccinated first. By investing in multilateral partnerships with a sense of shared commitment and employing a global allocation strategy that increases supply and manufacturing, we can meet the urgent challenge of Covid-19, while creating sustainable infrastructures and health systems for the future. Getting the world vaccinated may well be the critical test of our time».
Ingrid T. Katz, Rebecca Weintraub, Linda-Gail Bekker e Allan M. Brandt, "From Vaccine Nationalism to Vaccine Equity — Finding a Path Forward", The New England Journal of Medicine.

«Vaccinating the world is not only a moral obligation to protect our neighbors, it also serves our self-interest by protecting our security, health, and economy. These goals will not be accomplished by making the world wait for wealthy countries to be vaccinated first. By investing in multilateral partnerships with a sense of shared commitment and employing a global allocation strategy that increases supply and manufacturing, we can meet the urgent challenge of Covid-19, while creating sustainable infrastructures and health systems for the future. Getting the world vaccinated may well be the critical test of our time».
Ingrid T. Katz, Rebecca Weintraub, Linda-Gail Bekker e Allan M. Brandt, "From Vaccine Nationalism to Vaccine Equity — Finding a Path Forward", The New England Journal of Medicine.

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«L’uomo arranca, la Natura predomina. Ci è voluto un anno per produrre vaccini, ma le varianti che ci fanno dannare hanno impiegato un attimo ad imporsi moltiplicando il panico.


«L’uomo arranca, la Natura predomina. Ci è voluto un anno per produrre vaccini, ma le varianti che ci fanno dannare hanno impiegato un attimo ad imporsi moltiplicando il panico. E la sensazione che si diffonde, ormai, è quella di avere a che fare con un nemico implacabile troppo sottovalutato, braccio armato di una Natura che ha dismesso l’appellativo di Madre per assumere quello di Matriarca. Sta vincendo lei, su tutti i fronti, compresa la tempistica che viceversa ci vede lentissimi. Noi tartarughe, lei un giaguaro».
Stefano Massini, Robinson – La Repubblica, 10.04.2021.

«L’uomo arranca, la Natura predomina. Ci è voluto un anno per produrre vaccini, ma le varianti che ci fanno dannare hanno impiegato un attimo ad imporsi moltiplicando il panico. E la sensazione che si diffonde, ormai, è quella di avere a che fare con un nemico implacabile troppo sottovalutato, braccio armato di una Natura che ha dismesso l’appellativo di Madre per assumere quello di Matriarca. Sta vincendo lei, su tutti i fronti, compresa la tempistica che viceversa ci vede lentissimi. Noi tartarughe, lei un giaguaro».
Stefano Massini, Robinson – La Repubblica, 10.04.2021.

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«Im Buch heißt es nüchtern: "Ein entzweites Paar findet sich in einer erschlagenden Krankheit zusammengeknebelt." Fühlten Sie sich gefangen?


«Im Buch heißt es nüchtern: "Ein entzweites Paar findet sich in einer erschlagenden Krankheit zusammengeknebelt." Fühlten Sie sich gefangen?
Total. Wenn ich mal zwei Tage verreist bin, kam ich verzweifelt zurück, weil ich dachte, jetzt gehe ich wieder ins Gefängnis. Gleichzeitig wusste ich, er sitzt zu Hause und freut sich unglaublich, wenn ich komme. Es waren sehr intensive Gefühle – sowohl des Eingekerkertseins als auch der Zuwendung, dann auch wirklich der Zärtlichkeit und der Liebe, es lief alles parallel und war sehr widersprüchlich. Ich glaube, so etwas erlebt man nur in einer existenziellen Krise.

Hätte Ihr Selbstbild es nicht vertragen, ihn nicht nach Hause zu holen? War es eine Frage des Anstands, der Konvention?
Ich kann doch einen Mann, der so krank ist, nicht ins Heim abschieben, wenn ich es mir leisten kann, ihn zu Hause zu behalten und mir Hilfe zu holen. Das wäre undenkbar für mich. Ich hätte es als unethisch empfunden. Aber entscheidend ist das Mitleid. Einmal habe ich mir eine Tagespflege angeguckt, mit ihm zusammen. Ich sah ihn da sitzen mit den anderen Rollstuhlleuten. Es gab keine Anregung, keine Schönheit, keine Innigkeit. Ich hätte es nicht ausgehalten, ihn dem auszuliefern. […]

Was hilft noch dabei, die Würde des Kranken zu bewahren? 
Respekt natürlich. Aber auch Kleinigkeiten helfen. Ich finde, Kranke müssen besonders gepflegt sein. Ein Beispiel: Mein Mann brauchte Frotteetücher, weil sein Speichel aus den Mundwinkeln rann. Er musste ihn abwischen. Die Tücher habe ich auf die Farben seiner T-Shirts abgestimmt. Ein paarmal lag er mit beflecktem Unterhemd da, als ich nach Hause kam. Wie ein vernachlässigtes Menschenkind. Schrecklich. Ich bin dann nicht nur mitleidig, sondern auch ungeduldig geworden».
Gabriele von Arnim, "Es war eine Entscheidung, zu lieben", Zeit Magazin, 14.04.2021.

«Im Buch heißt es nüchtern: "Ein entzweites Paar findet sich in einer erschlagenden Krankheit zusammengeknebelt." Fühlten Sie sich gefangen?
Total. Wenn ich mal zwei Tage verreist bin, kam ich verzweifelt zurück, weil ich dachte, jetzt gehe ich wieder ins Gefängnis. Gleichzeitig wusste ich, er sitzt zu Hause und freut sich unglaublich, wenn ich komme. Es waren sehr intensive Gefühle – sowohl des Eingekerkertseins als auch der Zuwendung, dann auch wirklich der Zärtlichkeit und der Liebe, es lief alles parallel und war sehr widersprüchlich. Ich glaube, so etwas erlebt man nur in einer existenziellen Krise.

Hätte Ihr Selbstbild es nicht vertragen, ihn nicht nach Hause zu holen? War es eine Frage des Anstands, der Konvention?
Ich kann doch einen Mann, der so krank ist, nicht ins Heim abschieben, wenn ich es mir leisten kann, ihn zu Hause zu behalten und mir Hilfe zu holen. Das wäre undenkbar für mich. Ich hätte es als unethisch empfunden. Aber entscheidend ist das Mitleid. Einmal habe ich mir eine Tagespflege angeguckt, mit ihm zusammen. Ich sah ihn da sitzen mit den anderen Rollstuhlleuten. Es gab keine Anregung, keine Schönheit, keine Innigkeit. Ich hätte es nicht ausgehalten, ihn dem auszuliefern. […]

Was hilft noch dabei, die Würde des Kranken zu bewahren? 
Respekt natürlich. Aber auch Kleinigkeiten helfen. Ich finde, Kranke müssen besonders gepflegt sein. Ein Beispiel: Mein Mann brauchte Frotteetücher, weil sein Speichel aus den Mundwinkeln rann. Er musste ihn abwischen. Die Tücher habe ich auf die Farben seiner T-Shirts abgestimmt. Ein paarmal lag er mit beflecktem Unterhemd da, als ich nach Hause kam. Wie ein vernachlässigtes Menschenkind. Schrecklich. Ich bin dann nicht nur mitleidig, sondern auch ungeduldig geworden».
Gabriele von Arnim, "Es war eine Entscheidung, zu lieben", Zeit Magazin, 14.04.2021.

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«Davvero nulla muta
nell’ordinaria lucei diurnal
quando se ne va un grande poeta […].
Quando, però, ci dovremo allontanare per molto
o per sempre da qualcuno che amiamo,
sentiremo improvvisamente che ci mancano le parole


«Davvero nulla muta
nell’ordinaria lucei diurnal
quando se ne va un grande poeta […].
Quando, però, ci dovremo allontanare per molto
o per sempre da qualcuno che amiamo,
sentiremo improvvisamente che ci mancano le parole
e che saremo noi, da soli, a dover parlare:
più nessuno provvederà per noi
– perché se ne è andato un grande poeta».
Adam Zagajewski, “Guarire dal silenzio”, 2020

«Davvero nulla muta
nell’ordinaria lucei diurnal
quando se ne va un grande poeta […].
Quando, però, ci dovremo allontanare per molto
o per sempre da qualcuno che amiamo,
sentiremo improvvisamente che ci mancano le parole
e che saremo noi, da soli, a dover parlare:
più nessuno provvederà per noi
– perché se ne è andato un grande poeta».
Adam Zagajewski, “Guarire dal silenzio”, 2020

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«Chi dice: “Dobbiamo riaprire i ristoranti ma in sicurezza”. E le scuole? “Riaprire le scuole, purché in sicurezza”. Chi dice: “Si prenda atto dei dati scientifici”. Chi dice: “Vogliamo salvare vite e impre- se”.


«Chi dice: “Dobbiamo riaprire i ristoranti ma in sicurezza”. E le scuole? “Riaprire le scuole, purché in sicurezza”. Chi dice: “Si prenda atto dei dati scientifici”. Chi dice: “Vogliamo salvare vite e impre- se”. Chi dice: “Si lavori per mettere in sicurezza le scuole”. Chi dice: “Servono certezze sulle riaperture”. Chi dice: “Siamo di fronte a una crisi sanitaria ma anche economica”. Chi dice: “Siamo di fronte a una crisi economica ma anche sanitaria”. Chi dice: “Siamo di fronte a una crisi”. Chi dice: “Siamo”. Applausi a scena aperta (voto d’aria: 1 collettivo)! Banalità incise nel marmo. Bisogna essere dei politici per dire tante ovvietà?».
Paolo Di Stefano, “Voti d’aria - Sacripanti e camionisti”, Azione, 19.04.2021. 

«Chi dice: “Dobbiamo riaprire i ristoranti ma in sicurezza”. E le scuole? “Riaprire le scuole, purché in sicurezza”. Chi dice: “Si prenda atto dei dati scientifici”. Chi dice: “Vogliamo salvare vite e impre- se”. Chi dice: “Si lavori per mettere in sicurezza le scuole”. Chi dice: “Servono certezze sulle riaperture”. Chi dice: “Siamo di fronte a una crisi sanitaria ma anche economica”. Chi dice: “Siamo di fronte a una crisi economica ma anche sanitaria”. Chi dice: “Siamo di fronte a una crisi”. Chi dice: “Siamo”. Applausi a scena aperta (voto d’aria: 1 collettivo)! Banalità incise nel marmo. Bisogna essere dei politici per dire tante ovvietà?».
Paolo Di Stefano, “Voti d’aria - Sacripanti e camionisti”, Azione, 19.04.2021. 

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«Quello che non esiste, in alcun aspetto della vita, a partire dal concepimento e dal parto, è il rischio zero. Il rischio zero è metafisica. È "tutti in salvo tra le braccia di Dio". Ma la vita, scusate tanto, è una vicenda fisica.


«Quello che non esiste, in alcun aspetto della vita, a partire dal concepimento e dal parto, è il rischio zero. Il rischio zero è metafisica. È "tutti in salvo tra le braccia di Dio". Ma la vita, scusate tanto, è una vicenda fisica. Una società che considera il rischio zero un diritto, e geme di terrore alla notizia che su decine di milioni di vaccinati forse (forse!) sei o sette hanno avuto gravi conseguenze, è una società malata, debole, insicura. Aggiungo, ed è una valutazione del tutto personale: è una società poco gradevole da frequentare».
Michele Serra, “Il rischio zero non è un diritto”, L’amaca – La Repubblica, 13.04.2021

«Quello che non esiste, in alcun aspetto della vita, a partire dal concepimento e dal parto, è il rischio zero. Il rischio zero è metafisica. È "tutti in salvo tra le braccia di Dio". Ma la vita, scusate tanto, è una vicenda fisica. Una società che considera il rischio zero un diritto, e geme di terrore alla notizia che su decine di milioni di vaccinati forse (forse!) sei o sette hanno avuto gravi conseguenze, è una società malata, debole, insicura. Aggiungo, ed è una valutazione del tutto personale: è una società poco gradevole da frequentare».
Michele Serra, “Il rischio zero non è un diritto”, L’amaca – La Repubblica, 13.04.2021

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«[…] l’espace n’est la propriété de personne, qu’il appar­tient à tout le monde, c’est-à-dire autant à vous et moi, et certainement pas plus à Elon Musk qu’à Jeff Bezos.


«[…] l’espace n’est la propriété de personne, qu’il appar­tient à tout le monde, c’est-à-dire autant à vous et moi, et certainement pas plus à Elon Musk qu’à Jeff Bezos. Ces deux voyous volent sous nos yeux, sans que personne ne proteste, un bien qui est le trésor de la plus grande ethnie existante : l’humanité. Le plus terrifiant dans la colonisation et l’esclavage, c’est le but final. Déjà, ils envoient des convois de satellites polluer notre ­espace afin de nous fourguer une 5G dont on n’a absolument pas besoin. Car c’est un autre point commun avec l’ancienne colonisation et l’esclavage. Des millions d’Africains ont été déportés en Amérique pour fabriquer… du coton et du sucre. Voilà pourquoi autant d’êtres humains ont été traités comme des animaux ­pendant des siècles : afin que quelques Européens fortunés trempent leur biscuit dans leur café sucré tout en pétant délicatement dans leurs slips de coton fabriqués de l’autre côté de l’Atlantique dans la sueur et le sang. Le plus terrifiant dans la colonisation et l’esclavage, c’est le but final : faire fabriquer des produits de consommation totalement superflus par des millions d’esclaves pour enrichir une poignée de privilégiés. Il en est de même avec les deux négriers Elon Musk et Jeff Bezos, qui colonisent notre bien commun qu’est l’espace, au profit de leurs intérêts privés, grâce à la 5G, qui permettra de vendre des millions de smartphones fabriqués par des esclaves ouïgours en Chine, et partout ailleurs où les travailleurs sont payés avec un bol de riz et un coup de pied au cul. Pendant que la génération « woke » s’excite à déboulonner les statues des colonisateurs d’hier, elle érige sans le savoir des piédestaux aux nouveaux ­colons que sont Musk et Bezos, aussi dépourvus de scrupules que ne l’étaient un ­Cecil Rhodes ou les patrons colonialistes de la Compagnie anglaise des Indes orientales».
Riss, “Musk et Bezos: les négriers de l’espace”, Charlie Hebdo, 28.04.2021.

«[…] l’espace n’est la propriété de personne, qu’il appar­tient à tout le monde, c’est-à-dire autant à vous et moi, et certainement pas plus à Elon Musk qu’à Jeff Bezos. Ces deux voyous volent sous nos yeux, sans que personne ne proteste, un bien qui est le trésor de la plus grande ethnie existante : l’humanité. Le plus terrifiant dans la colonisation et l’esclavage, c’est le but final. Déjà, ils envoient des convois de satellites polluer notre ­espace afin de nous fourguer une 5G dont on n’a absolument pas besoin. Car c’est un autre point commun avec l’ancienne colonisation et l’esclavage. Des millions d’Africains ont été déportés en Amérique pour fabriquer… du coton et du sucre. Voilà pourquoi autant d’êtres humains ont été traités comme des animaux ­pendant des siècles : afin que quelques Européens fortunés trempent leur biscuit dans leur café sucré tout en pétant délicatement dans leurs slips de coton fabriqués de l’autre côté de l’Atlantique dans la sueur et le sang. Le plus terrifiant dans la colonisation et l’esclavage, c’est le but final : faire fabriquer des produits de consommation totalement superflus par des millions d’esclaves pour enrichir une poignée de privilégiés. Il en est de même avec les deux négriers Elon Musk et Jeff Bezos, qui colonisent notre bien commun qu’est l’espace, au profit de leurs intérêts privés, grâce à la 5G, qui permettra de vendre des millions de smartphones fabriqués par des esclaves ouïgours en Chine, et partout ailleurs où les travailleurs sont payés avec un bol de riz et un coup de pied au cul. Pendant que la génération « woke » s’excite à déboulonner les statues des colonisateurs d’hier, elle érige sans le savoir des piédestaux aux nouveaux ­colons que sont Musk et Bezos, aussi dépourvus de scrupules que ne l’étaient un ­Cecil Rhodes ou les patrons colonialistes de la Compagnie anglaise des Indes orientales».
Riss, “Musk et Bezos: les négriers de l’espace”, Charlie Hebdo, 28.04.2021.

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«Chez nous, on se demande sans cesse si on ne va pas trop loin, si on respecte toutes les dimensions de la liberté de ceux qui refusent les vaccins, si telle ou telle mesure ne va pas contre les droits fondamentaux.


«Chez nous, on se demande sans cesse si on ne va pas trop loin, si on respecte toutes les dimensions de la liberté de ceux qui refusent les vaccins, si telle ou telle mesure ne va pas contre les droits fondamentaux. Mais ce qu’on oublie, c’est qu’on ne fait pas société avec les seules libertés. Elles sont d’ailleurs multiples et de plus en plus souvent en conflit. Est-on libre quand les vaccins, l’oxygène, les tests ou les soins font défaut ? Ou simplement quand d’autres meurent à cause de soi ? Les libertés engagent des responsabilités. Elles appellent un horizon : une générosité, de la fraternité, quelque chose qui dépasse les intérêts individuels».
Bertrand Kiefer, “Vaccins: au-delà de l’éthique”, Revue Médicale Suisse, vol. 7, n. 736.

«Chez nous, on se demande sans cesse si on ne va pas trop loin, si on respecte toutes les dimensions de la liberté de ceux qui refusent les vaccins, si telle ou telle mesure ne va pas contre les droits fondamentaux. Mais ce qu’on oublie, c’est qu’on ne fait pas société avec les seules libertés. Elles sont d’ailleurs multiples et de plus en plus souvent en conflit. Est-on libre quand les vaccins, l’oxygène, les tests ou les soins font défaut ? Ou simplement quand d’autres meurent à cause de soi ? Les libertés engagent des responsabilités. Elles appellent un horizon : une générosité, de la fraternité, quelque chose qui dépasse les intérêts individuels».
Bertrand Kiefer, “Vaccins: au-delà de l’éthique”, Revue Médicale Suisse, vol. 7, n. 736.

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«In una cultura come la nostra, spesso definita “narcisistica”, dove l’esibizione e l’autopromozione sono rinforzate dal contesto, non è facile riconoscere il confine tra narcisismo sano e patologico, quel territorio dove il piacere di piacersi e di piacere si trasfo


«In una cultura come la nostra, spesso definita “narcisistica”, dove l’esibizione e l’autopromozione sono rinforzate dal contesto, non è facile riconoscere il confine tra narcisismo sano e patologico, quel territorio dove il piacere di piacersi e di piacere si trasforma in dolore: per sé, ma soprattutto per l’altro. Per orientarci dobbiamo considerare lo stile delle relazioni, l’autenticità nell’amicizia, la generosità nell’amore, la sincerità del proprio interessarsi agli altri, la capacità di tollerare le frustrazioni e di perdonare le imperfezioni proprie e altrui. Su una cosa concordano clinica e ricerca: le persone che soffrono di un disturbo narcisistico di personalità non sanno volere bene né fare stare bene le persone che le amano».
Vittorio Lingiardi, “Pericolo narcisisti in azione!”, Il Sole 24 Ore, 11.05.2021.

«In una cultura come la nostra, spesso definita “narcisistica”, dove l’esibizione e l’autopromozione sono rinforzate dal contesto, non è facile riconoscere il confine tra narcisismo sano e patologico, quel territorio dove il piacere di piacersi e di piacere si trasforma in dolore: per sé, ma soprattutto per l’altro. Per orientarci dobbiamo considerare lo stile delle relazioni, l’autenticità nell’amicizia, la generosità nell’amore, la sincerità del proprio interessarsi agli altri, la capacità di tollerare le frustrazioni e di perdonare le imperfezioni proprie e altrui. Su una cosa concordano clinica e ricerca: le persone che soffrono di un disturbo narcisistico di personalità non sanno volere bene né fare stare bene le persone che le amano».
Vittorio Lingiardi, “Pericolo narcisisti in azione!”, Il Sole 24 Ore, 11.05.2021.

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