Pensieri

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.

A cura di Roberto Malacrida.

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«Una delle difficoltà maggiori che gli infermieri hanno dovuto affrontare [durante la pandemia, ndr], comune a tutte le sedi dell'EOC, è stata la solitudine del paziente nella malattia.


«Una delle difficoltà maggiori che gli infermieri hanno dovuto affrontare [durante la pandemia, ndr], comune a tutte le sedi dell'EOC, è stata la solitudine del paziente nella malattia. Senza visite, il curante rimane l’unico contatto con il quale il paziente può condividere le proprie angosce e dal quale i suoi familiari ricevono notizie sul suo stato di salute. È un carico emozionale non indifferente. Abbiamo sempre insistito sull’importanza del contatto con il paziente, sulla vicinanza e il coinvolgimento dei familiari nel processo di cura. Paradigmi che sono stati stravolti da questa malattia, che per essere gestita richiede invece una distanza fisica che non fa parte del nostro essere infermieri».

"COVID-19: l’unione fa la forza per la rete EOC", a cura di Rosanna Amoruso, INFO SBK ASI, giugno 2020

«Una delle difficoltà maggiori che gli infermieri hanno dovuto affrontare [durante la pandemia, ndr], comune a tutte le sedi dell'EOC, è stata la solitudine del paziente nella malattia. Senza visite, il curante rimane l’unico contatto con il quale il paziente può condividere le proprie angosce e dal quale i suoi familiari ricevono notizie sul suo stato di salute. È un carico emozionale non indifferente. Abbiamo sempre insistito sull’importanza del contatto con il paziente, sulla vicinanza e il coinvolgimento dei familiari nel processo di cura. Paradigmi che sono stati stravolti da questa malattia, che per essere gestita richiede invece una distanza fisica che non fa parte del nostro essere infermieri».

"COVID-19: l’unione fa la forza per la rete EOC", a cura di Rosanna Amoruso, INFO SBK ASI, giugno 2020

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«Penso che la sanità debba essere pubblica, penso che la salute non sia in vendita. La differenza fondamentale fra la sanità pubblica e quella privata è che la prima lavora per ridurre il fatturato, la seconda per aumentarlo.


«Penso che la sanità debba essere pubblica, penso che la salute non sia in vendita. La differenza fondamentale fra la sanità pubblica e quella privata è che la prima lavora per ridurre il fatturato, la seconda per aumentarlo. Al malato interessa molto se chi lo cura lo fa per per prevenire la malattia (e la pandemia è un'evidenza stratosferica a favore della sanità pubblica), oppure se chi lo cura ha il problema di aumentare il suo fatturato: è una cosa completamente diversa».

Giuseppe Remuzzi in "Petrolio-Antivirus", RAI 2, 30.05.2020

«Penso che la sanità debba essere pubblica, penso che la salute non sia in vendita. La differenza fondamentale fra la sanità pubblica e quella privata è che la prima lavora per ridurre il fatturato, la seconda per aumentarlo. Al malato interessa molto se chi lo cura lo fa per per prevenire la malattia (e la pandemia è un'evidenza stratosferica a favore della sanità pubblica), oppure se chi lo cura ha il problema di aumentare il suo fatturato: è una cosa completamente diversa».

Giuseppe Remuzzi in "Petrolio-Antivirus", RAI 2, 30.05.2020

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«La nostra storia recente ci insegna che l'offesa arrecata alla dignità della morte mina l'intera comunità, impedisce il lavoro del lutto, inibisce la memoria. L'impossibilità di elaborare il passato sospende il presente, sbarra il futuro.


«La nostra storia recente ci insegna che l'offesa arrecata alla dignità della morte mina l'intera comunità, impedisce il lavoro del lutto, inibisce la memoria. L'impossibilità di elaborare il passato sospende il presente, sbarra il futuro. i singoli gesti del commiato, i riti collettivi della perdita, sono perciò indispensabili».

Donatella di Cesare, "Commemorare le vittime del coronavirus", L'Espresso, 19.04.2020

«La nostra storia recente ci insegna che l'offesa arrecata alla dignità della morte mina l'intera comunità, impedisce il lavoro del lutto, inibisce la memoria. L'impossibilità di elaborare il passato sospende il presente, sbarra il futuro. i singoli gesti del commiato, i riti collettivi della perdita, sono perciò indispensabili».

Donatella di Cesare, "Commemorare le vittime del coronavirus", L'Espresso, 19.04.2020

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«Quello che è certo è che quello che diventeremo non è già stato, non potrà essere quello che siamo già stati. Non più dopo questo trauma. È questa la nostra paura più grande. Ma come diceva bene Jung: "Là dove è più grande la paura, questo è il nostro compito"».


«Quello che è certo è che quello che diventeremo non è già stato, non potrà essere quello che siamo già stati. Non più dopo questo trauma. È questa la nostra paura più grande. Ma come diceva bene Jung: "Là dove è più grande la paura, questo è il nostro compito"».

Massimo Recalcati, "La curva dell'angoscia", La Repubblica, 11.04.2020

«Quello che è certo è che quello che diventeremo non è già stato, non potrà essere quello che siamo già stati. Non più dopo questo trauma. È questa la nostra paura più grande. Ma come diceva bene Jung: "Là dove è più grande la paura, questo è il nostro compito"».

Massimo Recalcati, "La curva dell'angoscia", La Repubblica, 11.04.2020

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«La sventura ci priva di noi stessi, ci priva di quell’Io che è il nostro naturale sostegno. È come se nella sventura il tempo si frantumasse in mille schegge che si conficcano in un presente improvvisamente senza più storia né avvenire.


«La sventura ci priva di noi stessi, ci priva di quell’Io che è il nostro naturale sostegno. È come se nella sventura il tempo si frantumasse in mille schegge che si conficcano in un presente improvvisamente senza più storia né avvenire. Si, la sventura ci fa perdere il tempo e ci fa perdere il mondo. E ci fa sanguinare l’anima. […]  Tra i risvolti di questa crisi [dovuta alla pandemia, ndr] c’è la riscoperta della lentezza, del tempo lento, molto più vicino a quello interiore. Sono giorni questi in cui la solitudine imposta dall’emergenza potrebbe indurre giovani e non più giovani a riflettere sul senso della vita e a riscoprire proprio quel tempo lento o interiore che consente di ridare senso al passato sottraendoci alla famelica egemonia del presente».

Eugenio Borgna in Antonio Gnoli, Follia e poesia sono sorelle, Robinson - La Repubblica, 11.04.2020

«La sventura ci priva di noi stessi, ci priva di quell’Io che è il nostro naturale sostegno. È come se nella sventura il tempo si frantumasse in mille schegge che si conficcano in un presente improvvisamente senza più storia né avvenire. Si, la sventura ci fa perdere il tempo e ci fa perdere il mondo. E ci fa sanguinare l’anima. […]  Tra i risvolti di questa crisi [dovuta alla pandemia, ndr] c’è la riscoperta della lentezza, del tempo lento, molto più vicino a quello interiore. Sono giorni questi in cui la solitudine imposta dall’emergenza potrebbe indurre giovani e non più giovani a riflettere sul senso della vita e a riscoprire proprio quel tempo lento o interiore che consente di ridare senso al passato sottraendoci alla famelica egemonia del presente».

Eugenio Borgna in Antonio Gnoli, Follia e poesia sono sorelle, Robinson - La Repubblica, 11.04.2020

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«Può anche darsi che la paura sia roba da femmine. Non per caso i Paesi nei quali il Covid ha fatto meno vittime, notizia giustamente stra-citata da settimane, sono tutti governati da donne.


«Può anche darsi che la paura sia roba da femmine. Non per caso i Paesi nei quali il Covid ha fatto meno vittime, notizia giustamente stra-citata da settimane, sono tutti governati da donne. Di conseguenza, si capisce che gli animosi maschi di destra preferiscano perire nella pugna (Trump armi in pugno, Bolsonaro a cavallo, Sgarbi gridando «capra!» al virus) piuttosto che chinare il capo all’evidenza. Non fosse che levarsi la mascherina, come ormai sanno anche i bambini delle scuole elementari nonostante la chiusura delle stesse, non espone all’inclemenza della malattia solo il proprio bel volto intemerato; espone gli altri al tuo fiato. Circolare senza mascherina è dunque il più classico dei “me ne frego”, da pronunciare petto in fuori. Questo ci rimanda, inesorabilmente, alla domanda iniziale: la mascherina non è di destra né di sinistra, ma non mettersela è una forma di arditismo a costo zero. Il prezzo lo pagano gli altri.». 

Michele Serra, L'amaca - "Veri maschi contro il virus", La Repubblica, 13.06.2020

«Può anche darsi che la paura sia roba da femmine. Non per caso i Paesi nei quali il Covid ha fatto meno vittime, notizia giustamente stra-citata da settimane, sono tutti governati da donne. Di conseguenza, si capisce che gli animosi maschi di destra preferiscano perire nella pugna (Trump armi in pugno, Bolsonaro a cavallo, Sgarbi gridando «capra!» al virus) piuttosto che chinare il capo all’evidenza. Non fosse che levarsi la mascherina, come ormai sanno anche i bambini delle scuole elementari nonostante la chiusura delle stesse, non espone all’inclemenza della malattia solo il proprio bel volto intemerato; espone gli altri al tuo fiato. Circolare senza mascherina è dunque il più classico dei “me ne frego”, da pronunciare petto in fuori. Questo ci rimanda, inesorabilmente, alla domanda iniziale: la mascherina non è di destra né di sinistra, ma non mettersela è una forma di arditismo a costo zero. Il prezzo lo pagano gli altri.». 

Michele Serra, L'amaca - "Veri maschi contro il virus", La Repubblica, 13.06.2020

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«Je pense qui c’est bien si le public comprend que la science ne produit pas des vérités. Ce qu’elle fait, c’est diriger vers la vérité, qu’elle n’atteint jamais complètement.


«Je pense qui c’est bien si le public comprend que la science ne produit pas des vérités. Ce qu’elle fait, c’est diriger vers la vérité, qu’elle n’atteint jamais complètement. Cela signifie qu’il y a toujours de la place pour l’erreur, l’incertitude et le doute. C’est toujours mauvais quand les politiciens disent avoir pris des décisions en accord avec la science. Cela ne veut absolument rien dire. De quelle science parlez-vous? Quelles preuves, quelle incertitude, à quel point êtes-vous sûr des résultats? La «science» dans ce sens-là est une invention des politiciens pour se protéger des critiques. Dons nous devons expliquer qu’une telle chose, «la vérité» ou «la science», cela n’existe pas. Il y a seulement des probabilités, et des possibilités». 

Richard Horton, "Le COVID-19 montre une faillite catastrophique des gouvernements occidentaux", Le Monde, 20.06.2020

«Je pense qui c’est bien si le public comprend que la science ne produit pas des vérités. Ce qu’elle fait, c’est diriger vers la vérité, qu’elle n’atteint jamais complètement. Cela signifie qu’il y a toujours de la place pour l’erreur, l’incertitude et le doute. C’est toujours mauvais quand les politiciens disent avoir pris des décisions en accord avec la science. Cela ne veut absolument rien dire. De quelle science parlez-vous? Quelles preuves, quelle incertitude, à quel point êtes-vous sûr des résultats? La «science» dans ce sens-là est une invention des politiciens pour se protéger des critiques. Dons nous devons expliquer qu’une telle chose, «la vérité» ou «la science», cela n’existe pas. Il y a seulement des probabilités, et des possibilités». 

Richard Horton, "Le COVID-19 montre une faillite catastrophique des gouvernements occidentaux", Le Monde, 20.06.2020

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