Pensieri

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.

A cura di Roberto Malacrida.

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«[...] L'assunzione del vaccino è una necessità sanitaria oggettiva che potrà debellare il virus, salvare vite umane e consentire la ripresa della nostra vita collettiva. Per questa ragione bisogna essere pronti alle numerose obiezioni che traggono linfa [dall', n


«[...] L'assunzione del vaccino è una necessità sanitaria oggettiva che potrà debellare il virus, salvare vite umane e consentire la ripresa della nostra vita collettiva. Per questa ragione bisogna essere pronti alle numerose obiezioni che traggono linfa [dall', ndr.]angoscia di non controllo.
Come favorire l'adesione alla campagna di vaccinazione? Indubbiamente, oltre alle ovvie e decisive argomentazioni strettamente sanitarie, si tratta di sostenere culturalmente che la vita umana non può essere una monade chiusa su se stessa, ma è fatta per stare insieme. E che la condizione dello stare insieme è, in questa congiuntura drammatica, quella della vaccinazione. Si vince collettivamente l'angoscia di non controllo potenziando la fiducia verso l'altro e mostrando che la scienza è un partner affidabile. [...]
L'ho scritto più volte sulle pagine di questo giornale: una delle lezioni più significative impartite dal magistero tremendo del Covid consiste nell'averci mostrato che la salvezza o è collettiva o è impossibile e che, di conseguenza, o la libertà viene vissuta come solidarietà o resta una dichiarazione solo retorica».
Massimo Recalcati, "La paura del vaccino e il senso della comunità.", La Repubblica, 26.12.2020.

«[...] L'assunzione del vaccino è una necessità sanitaria oggettiva che potrà debellare il virus, salvare vite umane e consentire la ripresa della nostra vita collettiva. Per questa ragione bisogna essere pronti alle numerose obiezioni che traggono linfa [dall', ndr.]angoscia di non controllo.
Come favorire l'adesione alla campagna di vaccinazione? Indubbiamente, oltre alle ovvie e decisive argomentazioni strettamente sanitarie, si tratta di sostenere culturalmente che la vita umana non può essere una monade chiusa su se stessa, ma è fatta per stare insieme. E che la condizione dello stare insieme è, in questa congiuntura drammatica, quella della vaccinazione. Si vince collettivamente l'angoscia di non controllo potenziando la fiducia verso l'altro e mostrando che la scienza è un partner affidabile. [...]
L'ho scritto più volte sulle pagine di questo giornale: una delle lezioni più significative impartite dal magistero tremendo del Covid consiste nell'averci mostrato che la salvezza o è collettiva o è impossibile e che, di conseguenza, o la libertà viene vissuta come solidarietà o resta una dichiarazione solo retorica».
Massimo Recalcati, "La paura del vaccino e il senso della comunità.", La Repubblica, 26.12.2020.

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«[...] "stare lontani" e "indossare le mascherine". [Due indicazioni che ho capito bene, e, ndr.] applico con uno zelo che non mi sarei mai aspettato da me stesso.


«[...] "stare lontani" e "indossare le mascherine". [Due indicazioni che ho capito bene, e, ndr.] applico con uno zelo che non mi sarei mai aspettato da me stesso.
Ciò detto, dopo tutti questi mesi è diventata fermissima la convinzione che molto, anzi quasi tutto, dipende da me (da ciascuno di noi). Alle istituzioni non possiamo chiedere più di tanto. Magari, ecco, di non fare troppa confusione. A noi stessi, invece, moltissimo: il futuro è nelle nostre mani. È il principio dell'autogestione, a ben vedere un principio ultrademocratico, perché dà molto potere al popolo. Il prudente, il rispettoso, il distanziato, sono i custodi, anzi gli esecutori diretti, della salute pubblica. Il menefreghista, l'appiccicoso e ovviamente il negazionista sono nemici pubblici, e quelli che individuano nel Covid il pretesto per la "dittatura sanitaria" sono i peggiori complici della malattia. Sono quelli che le porgono l'altra guancia, come il deputato fascista tedesco che per irridere la Merkel si è messo la mascherina traforata e si è preso il virus.
C'è una gentilezza evidente, nell'attesa disciplinata e distanziata che la peste trascorra, e che la scienza la domi. E c'è un'arroganza demente nell'idea che niente, nemmeno la peste, deve impedire il nostro diritto al capitone».
Michele Serra, "Potere al popolo.", La Repubblica, 19.12.2021.

«[...] "stare lontani" e "indossare le mascherine". [Due indicazioni che ho capito bene, e, ndr.] applico con uno zelo che non mi sarei mai aspettato da me stesso.
Ciò detto, dopo tutti questi mesi è diventata fermissima la convinzione che molto, anzi quasi tutto, dipende da me (da ciascuno di noi). Alle istituzioni non possiamo chiedere più di tanto. Magari, ecco, di non fare troppa confusione. A noi stessi, invece, moltissimo: il futuro è nelle nostre mani. È il principio dell'autogestione, a ben vedere un principio ultrademocratico, perché dà molto potere al popolo. Il prudente, il rispettoso, il distanziato, sono i custodi, anzi gli esecutori diretti, della salute pubblica. Il menefreghista, l'appiccicoso e ovviamente il negazionista sono nemici pubblici, e quelli che individuano nel Covid il pretesto per la "dittatura sanitaria" sono i peggiori complici della malattia. Sono quelli che le porgono l'altra guancia, come il deputato fascista tedesco che per irridere la Merkel si è messo la mascherina traforata e si è preso il virus.
C'è una gentilezza evidente, nell'attesa disciplinata e distanziata che la peste trascorra, e che la scienza la domi. E c'è un'arroganza demente nell'idea che niente, nemmeno la peste, deve impedire il nostro diritto al capitone».
Michele Serra, "Potere al popolo.", La Repubblica, 19.12.2021.

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«Le vaccinazioni sono l'intervento medico, con radici nel pensiero magico, meno comprensibile intuitivamente. Si tratta di farsi inoculare o consentire l'inoculazione ai nostri figli, mentre stiamo/stanno bene, di qualcosa che non conosciamo, e sulla fiducia.


«Le vaccinazioni sono l'intervento medico, con radici nel pensiero magico, meno comprensibile intuitivamente. Si tratta di farsi inoculare o consentire l'inoculazione ai nostri figli, mentre stiamo/stanno bene, di qualcosa che non conosciamo, e sulla fiducia. I farmaci o gli interventi chirurgici riguardano persone che stanno male. È provato che siamo una specie avversa al rischio, che sottostima i rischi più probabili, e abbiamo evoluto un sistema immunitario comportamentale, fatto di scelte, valori, credenze che servivano a tener lontani dalle comunità i patogeni in assenza di conoscenze; sistema che utilizza come motore motivazionale l'emozione del disgusto, che si attiva di fronte a segnali come sporcizia e malattia, modulati da riti e religioni, a cui agganciare idee di impurità e immoralità».
Gilberto Corbellini, "Quei no vax di Kant e Rousseau.  Vaccini. Inoculare la malattia ai sani suscitava disgusto ed era moralmente riprovevole. Oggi poco è cambiato", Il Sole 24 Ore, 03.01.2021.

«Le vaccinazioni sono l'intervento medico, con radici nel pensiero magico, meno comprensibile intuitivamente. Si tratta di farsi inoculare o consentire l'inoculazione ai nostri figli, mentre stiamo/stanno bene, di qualcosa che non conosciamo, e sulla fiducia. I farmaci o gli interventi chirurgici riguardano persone che stanno male. È provato che siamo una specie avversa al rischio, che sottostima i rischi più probabili, e abbiamo evoluto un sistema immunitario comportamentale, fatto di scelte, valori, credenze che servivano a tener lontani dalle comunità i patogeni in assenza di conoscenze; sistema che utilizza come motore motivazionale l'emozione del disgusto, che si attiva di fronte a segnali come sporcizia e malattia, modulati da riti e religioni, a cui agganciare idee di impurità e immoralità».
Gilberto Corbellini, "Quei no vax di Kant e Rousseau.  Vaccini. Inoculare la malattia ai sani suscitava disgusto ed era moralmente riprovevole. Oggi poco è cambiato", Il Sole 24 Ore, 03.01.2021.

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«"Se James Phipps non si ammalerà allora l'inoculazione è efficace". Questa è la forma del ragionamento di Edward Jenner, un medico inglese di Berkeley, vicino a Bristol.


«"Se James Phipps non si ammalerà allora l'inoculazione è efficace". Questa è la forma del ragionamento di Edward Jenner, un medico inglese di Berkeley, vicino a Bristol. Jenner nel 1796 scoprì la possibilità di vaccinare le persone rendendole invulnerabili al virus, in questo caso quello del vaiolo. Aveva appena visitato Sarah Nelmes, una lattaia che aveva contratto il vaiolo bovino, malattia che inizialmente presenta sintomi di tipo influenzale simili all'odierno Covid-19: febbre e spossatezza. Jenner fece un prelievo alla lattaia e inoculò James Phipps, il figlio di otto anni del suo giardiniere. Passati due mesi il medico fece una puntura sulle braccia di James con il materiale prelevato da un malato e scoprì che il bambino era diventato immune al contagio del vaiolo umano. Se questo non fosse successo, la precedente vaccinazione con il vaiolo bovino si sarebbe rivelata inefficace. Jenner aveva trovato la causa della acquisita invulnerabilità del bambino al vaiolo. In questo caso il criterio utilizzato da Jenner è l'intervallo temporale: un'azione produce poi una conseguenza. E se ci fossero state altre possibili cause? [...] [E, ndr.]ra stata la precedente inoculazione a rendere James Phipps immune al vaiolo? Jenner non era scuro e anche noi, oggi, non lo saremmo di fronte a un solo successo di un nuovo vaccino. Jenner nel 1798 pubblicò un'analisi di 23 casi e il suo lavoro, subito noto in tutto il mondo, salvò molte vite umane.
Se cercate le cause di quello che succede in numerosi casi avrete stime probabilistiche e le cose si complicano. Ci vogliono elaborazioni statistiche per stabilire se le differenze tra chi ha avuto un vaccino e chi ha avuto un placebo sono significative, e cioè se le ritrovereste ripetendo la prova. Più in generale le scienze cognitive, e spesso anche quelle sociali, si basano su risultati costruiti da differenze significative e non sull'analisi di casi singoli. Questo non toglie che nella vita quotidiana le persone cerchino di trovare le cause di eventi irripetibili, per esempio uno specifico incidente, e si domandino quanto questo sia stato probabile».
Paolo Legrenzi, "Se la causa è solo apparente. – Scienze cognitive. Nella vita quotidiana l'uomo cerca in continuazione di capire la genesi degli eventi sfavorevoli. Un'operazione meno semplice di quanto potrebbe sembrare.", Il Sole 24 Ore, 10.01.2021.

«"Se James Phipps non si ammalerà allora l'inoculazione è efficace". Questa è la forma del ragionamento di Edward Jenner, un medico inglese di Berkeley, vicino a Bristol. Jenner nel 1796 scoprì la possibilità di vaccinare le persone rendendole invulnerabili al virus, in questo caso quello del vaiolo. Aveva appena visitato Sarah Nelmes, una lattaia che aveva contratto il vaiolo bovino, malattia che inizialmente presenta sintomi di tipo influenzale simili all'odierno Covid-19: febbre e spossatezza. Jenner fece un prelievo alla lattaia e inoculò James Phipps, il figlio di otto anni del suo giardiniere. Passati due mesi il medico fece una puntura sulle braccia di James con il materiale prelevato da un malato e scoprì che il bambino era diventato immune al contagio del vaiolo umano. Se questo non fosse successo, la precedente vaccinazione con il vaiolo bovino si sarebbe rivelata inefficace. Jenner aveva trovato la causa della acquisita invulnerabilità del bambino al vaiolo. In questo caso il criterio utilizzato da Jenner è l'intervallo temporale: un'azione produce poi una conseguenza. E se ci fossero state altre possibili cause? [...] [E, ndr.]ra stata la precedente inoculazione a rendere James Phipps immune al vaiolo? Jenner non era scuro e anche noi, oggi, non lo saremmo di fronte a un solo successo di un nuovo vaccino. Jenner nel 1798 pubblicò un'analisi di 23 casi e il suo lavoro, subito noto in tutto il mondo, salvò molte vite umane.
Se cercate le cause di quello che succede in numerosi casi avrete stime probabilistiche e le cose si complicano. Ci vogliono elaborazioni statistiche per stabilire se le differenze tra chi ha avuto un vaccino e chi ha avuto un placebo sono significative, e cioè se le ritrovereste ripetendo la prova. Più in generale le scienze cognitive, e spesso anche quelle sociali, si basano su risultati costruiti da differenze significative e non sull'analisi di casi singoli. Questo non toglie che nella vita quotidiana le persone cerchino di trovare le cause di eventi irripetibili, per esempio uno specifico incidente, e si domandino quanto questo sia stato probabile».
Paolo Legrenzi, "Se la causa è solo apparente. – Scienze cognitive. Nella vita quotidiana l'uomo cerca in continuazione di capire la genesi degli eventi sfavorevoli. Un'operazione meno semplice di quanto potrebbe sembrare.", Il Sole 24 Ore, 10.01.2021.

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«La sperequazione tra gli esseri umani in termini di sicurezza e salute non è una scandalosa novità che la pandemia ha messo a nudo.


«La sperequazione tra gli esseri umani in termini di sicurezza e salute non è una scandalosa novità che la pandemia ha messo a nudo. Nel mondo come lo abbiamo conosciuto noi, i nostri padri, i nostri avi, gli avi dei nostri avi, i migliori ospedali, i migliori medici, i migliori farmaci, insomma per esteso le migliori condizioni di vita sono sempre state direttamente proporzionali al reddito e al potere. Il Welfare, e soprattutto la sanità pubblica, sono una specie di miracoloso sovvertimento di una millenaria legge "di natura", la prevalenza del ricco sul povero, del forte sul debole». 
Michele Serra, L'amaca - "Il suo cuore è rivoluzionario" , La Repubblica, 15.05.2020.

«La sperequazione tra gli esseri umani in termini di sicurezza e salute non è una scandalosa novità che la pandemia ha messo a nudo. Nel mondo come lo abbiamo conosciuto noi, i nostri padri, i nostri avi, gli avi dei nostri avi, i migliori ospedali, i migliori medici, i migliori farmaci, insomma per esteso le migliori condizioni di vita sono sempre state direttamente proporzionali al reddito e al potere. Il Welfare, e soprattutto la sanità pubblica, sono una specie di miracoloso sovvertimento di una millenaria legge "di natura", la prevalenza del ricco sul povero, del forte sul debole». 
Michele Serra, L'amaca - "Il suo cuore è rivoluzionario" , La Repubblica, 15.05.2020.

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«C'è bisogno di una politica fatta di minoranze attive, pensanti, coscienti, determinate.


«C'è bisogno di una politica fatta di minoranze attive, pensanti, coscienti, determinate. Nonviolente, ma nella direzione trascurata dai nonviolenti di oggi, ovvero l'applicazione concreta dei principi della nonviolenta alla politica che Gandhi chiamava disobbedienza civile. Non basta non fare il male e non mentire, occorre anche non collaborare al male, con chi il male lo fa. [...] Bisogna ripartire dai piccoli e grandi coscienti no, individuali e di gruppo e collettivi; dai piccoli e grandi e coscienti , individuali e di gruppo e collettivi. È sempre un io che deve ribellarsi, in principio, ma nel senso del noi: "Mi rivolto dunque siamo", ci ha detto Camus, che tanti citano e nessuno prende più sul serio. Forte è l'urgenza dell'agire, l'urgenza di nuove forme di militanza in una direzione di apertura e di radicalismo fortemente etico».
Goffredo Fofi, L'oppio del popolo, 2019.

«C'è bisogno di una politica fatta di minoranze attive, pensanti, coscienti, determinate. Nonviolente, ma nella direzione trascurata dai nonviolenti di oggi, ovvero l'applicazione concreta dei principi della nonviolenta alla politica che Gandhi chiamava disobbedienza civile. Non basta non fare il male e non mentire, occorre anche non collaborare al male, con chi il male lo fa. [...] Bisogna ripartire dai piccoli e grandi coscienti no, individuali e di gruppo e collettivi; dai piccoli e grandi e coscienti , individuali e di gruppo e collettivi. È sempre un io che deve ribellarsi, in principio, ma nel senso del noi: "Mi rivolto dunque siamo", ci ha detto Camus, che tanti citano e nessuno prende più sul serio. Forte è l'urgenza dell'agire, l'urgenza di nuove forme di militanza in una direzione di apertura e di radicalismo fortemente etico».
Goffredo Fofi, L'oppio del popolo, 2019.

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«Quando non si sa bene che dire, si dice che la questione è complessa. Per esempio a proposito di picchetti operai, blocchi stradali e altre forme drastiche di lotta sindacale e politica.


«Quando non si sa bene che dire, si dice che la questione è complessa. Per esempio a proposito di picchetti operai, blocchi stradali e altre forme drastiche di lotta sindacale e politica. Ma sono proprio le questioni complesse quelle che chiedono, più delle altre, onestà intellettuale: proprio perché non è semplice affrontarle.
Sarebbe ora che i sindacati di ogni ordine e grado celebrassero il definitivo funerale del picchetto, e lo seppellissero con tutti gli onori del caso. L'adesione a uno sciopero, per quando sacrosanto esso sia, non può che essere individuale, libera e convinta. E il timore di rappresaglie da parte dell'azienda o del caporeparto, spesso causa principale della decisione di non scioperare, non può essere contrastato e tantomeno "curato" da pressioni di segno opposto o da intimidazioni fisiche, anche se indirette, anche se implicite. Ho provato, ai tempi che furono, a "bucare" un picchetto di gruppettari per andare a votare alle elezioni universitarie, perché così avevo deciso di fare. E gli insulti, gli spintoni e gli sputi me li ricordo ancora, umilianti e violenti. (Tra parentesi, parecchi degli studenti picchettatori di allora, ultrasinistri che mi gridavano "servo" e "cagasotto", oggi sono agiati dirigenti d'azienda, prima craxiani poi berlusconiani. Vedi come gira il mondo...)».
Michele Serra, L'amaca, La Repubblica.

«Quando non si sa bene che dire, si dice che la questione è complessa. Per esempio a proposito di picchetti operai, blocchi stradali e altre forme drastiche di lotta sindacale e politica. Ma sono proprio le questioni complesse quelle che chiedono, più delle altre, onestà intellettuale: proprio perché non è semplice affrontarle.
Sarebbe ora che i sindacati di ogni ordine e grado celebrassero il definitivo funerale del picchetto, e lo seppellissero con tutti gli onori del caso. L'adesione a uno sciopero, per quando sacrosanto esso sia, non può che essere individuale, libera e convinta. E il timore di rappresaglie da parte dell'azienda o del caporeparto, spesso causa principale della decisione di non scioperare, non può essere contrastato e tantomeno "curato" da pressioni di segno opposto o da intimidazioni fisiche, anche se indirette, anche se implicite. Ho provato, ai tempi che furono, a "bucare" un picchetto di gruppettari per andare a votare alle elezioni universitarie, perché così avevo deciso di fare. E gli insulti, gli spintoni e gli sputi me li ricordo ancora, umilianti e violenti. (Tra parentesi, parecchi degli studenti picchettatori di allora, ultrasinistri che mi gridavano "servo" e "cagasotto", oggi sono agiati dirigenti d'azienda, prima craxiani poi berlusconiani. Vedi come gira il mondo...)».
Michele Serra, L'amaca, La Repubblica.

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«Scienza e politica appaiono entrambe segnate dalla contraddizione. La scienza, se vuole essere tale, deve perseguire in maniera disincantata i propri scopi delimitati, rinunciando ai valori ultimi su cui non ha competenza.


«Scienza e politica appaiono entrambe segnate dalla contraddizione. La scienza, se vuole essere tale, deve perseguire in maniera disincantata i propri scopi delimitati, rinunciando ai valori ultimi su cui non ha competenza. La politica, a sua volta, deve difendere il monopolio della decisione dalle pretese dell'economia e della tecnica. Ma nessuna delle due è in grado di farlo. Perché la scienza presuppone gli stessi principi da cui intende emanciparsi e la politica non può fare a meno di un apparato tecnico per effettuare le proprie decisioni. [...]. La democrazia dei moderni si misura dalla capacità di tenere insieme questi opposti – scienza e valore, tecnica e passione, ragione e potenza – senza sperare di integrarli. Le leggi che li incarnano sono inconciliabili, come le due etiche – della responsabilità e della convinzione – che a esse corrispondono. Anche se sia la scienza che la politica devono cercare di articolare tra loro».
Max Weber in Roberto Esposito, "Chi comanda tra scienza e politica.  Sulle tracce di Max Weber per rispondere a domande che l'emergenza ha reso attuali. Il nuovo libro di Massimo Cacciari.", La Repubblica, 11.06.2020.

«Scienza e politica appaiono entrambe segnate dalla contraddizione. La scienza, se vuole essere tale, deve perseguire in maniera disincantata i propri scopi delimitati, rinunciando ai valori ultimi su cui non ha competenza. La politica, a sua volta, deve difendere il monopolio della decisione dalle pretese dell'economia e della tecnica. Ma nessuna delle due è in grado di farlo. Perché la scienza presuppone gli stessi principi da cui intende emanciparsi e la politica non può fare a meno di un apparato tecnico per effettuare le proprie decisioni. [...]. La democrazia dei moderni si misura dalla capacità di tenere insieme questi opposti – scienza e valore, tecnica e passione, ragione e potenza – senza sperare di integrarli. Le leggi che li incarnano sono inconciliabili, come le due etiche – della responsabilità e della convinzione – che a esse corrispondono. Anche se sia la scienza che la politica devono cercare di articolare tra loro».
Max Weber in Roberto Esposito, "Chi comanda tra scienza e politica.  Sulle tracce di Max Weber per rispondere a domande che l'emergenza ha reso attuali. Il nuovo libro di Massimo Cacciari.", La Repubblica, 11.06.2020.

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«The concept of social prescribing entails educating physicians about social interventions, providing guidance on local resources, and permitting them to “prescribe” social interventions for patients. […] Social-prescribing programs have generally focused on elderly


«The concept of social prescribing entails educating physicians about social interventions, providing guidance on local resources, and permitting them to “prescribe” social interventions for patients. […] Social-prescribing programs have generally focused on elderly people, people with mental health problems, and those living in socioeconomically deprived communities. 
Some of these interventions have a clear biomedical intent – for example, exercise and weight-reduction programs to reduce dependence on medication among people with diabetes. But social prescribing has wider purpose. It’s also about culture change – challenging the propensity to medicalize health and professionalize health care. And t’s about changing the expectations of patients (and their physicians) that drug will solve their problems by empowering patients to invest in their own health. Patients form poor communities and those with low health literacy may particularly benefit from improved access to community resources.».
Martin Roland, Sam Everington e Martin Marshall, "Social Prescribing — Transforming the Relationship between Physicians and Their Patients", New England Journal of Medicine.", Jul. 9, 2020.

«The concept of social prescribing entails educating physicians about social interventions, providing guidance on local resources, and permitting them to “prescribe” social interventions for patients. […] Social-prescribing programs have generally focused on elderly people, people with mental health problems, and those living in socioeconomically deprived communities. 
Some of these interventions have a clear biomedical intent – for example, exercise and weight-reduction programs to reduce dependence on medication among people with diabetes. But social prescribing has wider purpose. It’s also about culture change – challenging the propensity to medicalize health and professionalize health care. And t’s about changing the expectations of patients (and their physicians) that drug will solve their problems by empowering patients to invest in their own health. Patients form poor communities and those with low health literacy may particularly benefit from improved access to community resources.».
Martin Roland, Sam Everington e Martin Marshall, "Social Prescribing — Transforming the Relationship between Physicians and Their Patients", New England Journal of Medicine.", Jul. 9, 2020.

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«Senza educazione la democrazia è una scatola vuota». 
Luciano Canfora, Fermare l'odio, Edizioni Laterza, 2019.


«Senza educazione la democrazia è una scatola vuota». 
Luciano Canfora, Fermare l'odio, Edizioni Laterza, 2019.

«Senza educazione la democrazia è una scatola vuota». 
Luciano Canfora, Fermare l'odio, Edizioni Laterza, 2019.

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«La scuola e l'università vivono del senso collettivo dell'esistenza, ovvero di scambi continui che vanno (e tornano) in tutte le direzioni: i "contenuti" sono una componente del sistema, una; ma è lo scambio diretto  tra "persona" e "persona", tra


«La scuola e l'università vivono del senso collettivo dell'esistenza, ovvero di scambi continui che vanno (e tornano) in tutte le direzioni: i "contenuti" sono una componente del sistema, una; ma è lo scambio diretto  tra "persona" e "persona", tra le "persone" (di qualunque livello siano) e i "contenuti" a creare il sistema, a renderlo produttivo e soprattutto riproducibile. Anche qui la forma, il modo di porgere, il modo di ricevere, rendono effettivamente operante e trasmissibile il sapere. La solitudine, imposta come criterio di vita e di salvezza, opera in senso assolutamente contrario».
Alberto Asor Rosa, "La solitudine delle nostre aule vuote. – La distanza dagli altri è stata necessariamente la cifra di questi mesi. Provocando effetti sulla vita privata ma anche sul sistema culturale. A partire dall'istruzione. Che rischia di non essere più la stessa.", La Repubblica, 11.06.2020.

«La scuola e l'università vivono del senso collettivo dell'esistenza, ovvero di scambi continui che vanno (e tornano) in tutte le direzioni: i "contenuti" sono una componente del sistema, una; ma è lo scambio diretto  tra "persona" e "persona", tra le "persone" (di qualunque livello siano) e i "contenuti" a creare il sistema, a renderlo produttivo e soprattutto riproducibile. Anche qui la forma, il modo di porgere, il modo di ricevere, rendono effettivamente operante e trasmissibile il sapere. La solitudine, imposta come criterio di vita e di salvezza, opera in senso assolutamente contrario».
Alberto Asor Rosa, "La solitudine delle nostre aule vuote. – La distanza dagli altri è stata necessariamente la cifra di questi mesi. Provocando effetti sulla vita privata ma anche sul sistema culturale. A partire dall'istruzione. Che rischia di non essere più la stessa.", La Repubblica, 11.06.2020.

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«Se pensiamo che la Scuola non sia solo trasmissione arida di sapere, ma trasmissione di cultura della cittadinanza, di pensiero critico, di desiderio di sapere, la definizione di "didattica a distanza" non può che apparire come una drastica contraddizione in termini o, come nel c


«Se pensiamo che la Scuola non sia solo trasmissione arida di sapere, ma trasmissione di cultura della cittadinanza, di pensiero critico, di desiderio di sapere, la definizione di "didattica a distanza" non può che apparire come una drastica contraddizione in termini o, come nel caso dei bambini, una pura astrazione.
Il rischio che percepisco è quello di un andamento passivo a una situazione che contraddice l'essenza della vita stessa della Scuola. Non esiste trasmissione didattica del sapere se non attraverso una relazione umana. La vita della Scuola non si esaurisce solo nell'apprendimento poiché l'apprendimento accade sempre e soltanto entro una rete di relazioni e di incontri. Il sapere che dà forma alla vita è un sapere che non è mai scisso dalla relazione». 
Massimo Recalcati, "Subito gli Stati generali per l'Anno zero dell'istruzione. – La proposta dello psicanalista. Un'istruzione già prima del virus abbandonata e allo sbando. Ma questa ripartenza è l'occasione per cambiare passo. E smettere di vedere il sistema educativo come un parcheggio.", La Repubblica, 28.05.2020.

«Se pensiamo che la Scuola non sia solo trasmissione arida di sapere, ma trasmissione di cultura della cittadinanza, di pensiero critico, di desiderio di sapere, la definizione di "didattica a distanza" non può che apparire come una drastica contraddizione in termini o, come nel caso dei bambini, una pura astrazione.
Il rischio che percepisco è quello di un andamento passivo a una situazione che contraddice l'essenza della vita stessa della Scuola. Non esiste trasmissione didattica del sapere se non attraverso una relazione umana. La vita della Scuola non si esaurisce solo nell'apprendimento poiché l'apprendimento accade sempre e soltanto entro una rete di relazioni e di incontri. Il sapere che dà forma alla vita è un sapere che non è mai scisso dalla relazione». 
Massimo Recalcati, "Subito gli Stati generali per l'Anno zero dell'istruzione. – La proposta dello psicanalista. Un'istruzione già prima del virus abbandonata e allo sbando. Ma questa ripartenza è l'occasione per cambiare passo. E smettere di vedere il sistema educativo come un parcheggio.", La Repubblica, 28.05.2020.

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«Si parla di vandalismo, di statue distrutte. Come se la distruzione di tanti meravigliosi giovani, vere e incomparabili statue policrome, non fosse anch'essa un vandalismo!». 
Marcel Proust, Il tempo ritrovato, 1927.


«Si parla di vandalismo, di statue distrutte. Come se la distruzione di tanti meravigliosi giovani, vere e incomparabili statue policrome, non fosse anch'essa un vandalismo!». 
Marcel Proust, Il tempo ritrovato, 1927.

«Si parla di vandalismo, di statue distrutte. Come se la distruzione di tanti meravigliosi giovani, vere e incomparabili statue policrome, non fosse anch'essa un vandalismo!». 
Marcel Proust, Il tempo ritrovato, 1927.

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«[...] [I, ndr.] nostri sensi percepiscono icone semplificate, ancorché utili, della realtà. Dobbiamo prenderle sul serio, perché i nostri antenati sopravvissuti furono quelli che le presero sul serio.


«[...] [I, ndr.] nostri sensi percepiscono icone semplificate, ancorché utili, della realtà. Dobbiamo prenderle sul serio, perché i nostri antenati sopravvissuti furono quelli che le presero sul serio. Scegliere percezioni vere ci avrebbe portati all'estinzione, perché la percezione della realtà oggettiva differisce dalla percezione delle azioni che ci danno possibilità di sopravvivere e riprodurci meglio. [...]». 
Donald Hoffman, L'illusione della Realtà, 2020.

«[...] [I, ndr.] nostri sensi percepiscono icone semplificate, ancorché utili, della realtà. Dobbiamo prenderle sul serio, perché i nostri antenati sopravvissuti furono quelli che le presero sul serio. Scegliere percezioni vere ci avrebbe portati all'estinzione, perché la percezione della realtà oggettiva differisce dalla percezione delle azioni che ci danno possibilità di sopravvivere e riprodurci meglio. [...]». 
Donald Hoffman, L'illusione della Realtà, 2020.

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«Possiamo pensare di sfidare la finitudine senza far ricorso alla scorciatoia animistica?


«Possiamo pensare di sfidare la finitudine senza far ricorso alla scorciatoia animistica? Nel loro libro dentro il libro, Camus e Monod passano in rassegna tre ipotetiche vie – la tecnica, il progresso civile e morale, la genetica –, per concludere che anch'esse, a un'attenta e onesta disamina, sono illusorie. Con ciò, tuttavia, non si apre il baratro del nichilismo e dell'indifferenza etica, perché rimane "la possibilità più bella e struggente; assumere la finitudine, accettarla, smettere di tradirla invano, e tuttavia affrontarla a viso aperto in piena libertà". Alla diede caso-necessità, dice Camus a Monod, "manca un elemento, la libertà, e diventa la nostra triade". Dal caso e dalla necessità è emersa anche la "libera autodeterminazione nelle nostre esistenze", che "ci rende responsabili delle azioni e imputabili per esse". La filosofia della finitudine si configura così come una filosofia della libertà – di conoscere, di agire, di ribellarsi, di solidarizzare».
Vincenzo Barone, "L'happy end alla fatica del vivere. – Mito di Sisifo. Telmo Pievani immagina un dialogo tra Camus e Monod dove si assume la sfida più bella e struggente: accettare la nostra finitudine in piena libertà.", Il Sole 24 Ore, 13.12.2020.  

«Possiamo pensare di sfidare la finitudine senza far ricorso alla scorciatoia animistica? Nel loro libro dentro il libro, Camus e Monod passano in rassegna tre ipotetiche vie – la tecnica, il progresso civile e morale, la genetica –, per concludere che anch'esse, a un'attenta e onesta disamina, sono illusorie. Con ciò, tuttavia, non si apre il baratro del nichilismo e dell'indifferenza etica, perché rimane "la possibilità più bella e struggente; assumere la finitudine, accettarla, smettere di tradirla invano, e tuttavia affrontarla a viso aperto in piena libertà". Alla diede caso-necessità, dice Camus a Monod, "manca un elemento, la libertà, e diventa la nostra triade". Dal caso e dalla necessità è emersa anche la "libera autodeterminazione nelle nostre esistenze", che "ci rende responsabili delle azioni e imputabili per esse". La filosofia della finitudine si configura così come una filosofia della libertà – di conoscere, di agire, di ribellarsi, di solidarizzare».
Vincenzo Barone, "L'happy end alla fatica del vivere. – Mito di Sisifo. Telmo Pievani immagina un dialogo tra Camus e Monod dove si assume la sfida più bella e struggente: accettare la nostra finitudine in piena libertà.", Il Sole 24 Ore, 13.12.2020.  

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«[...] [È, ndr.] bene far presente, come unico preliminare davvero ineludibile, che il rischio zero non esiste, non è mai esistito, non esisterà mai.


«[...] [È, ndr.] bene far presente, come unico preliminare davvero ineludibile, che il rischio zero non esiste, non è mai esistito, non esisterà mai. Non solamente in tema di vaccini (e di farmaci in senso lato); ma anche innamorandosi, viaggiando, lavorando, uscendo di casa, cucinando, facendo la doccia, svegliandosi al mattino, affacciandosi alla finestra e perfino dormendo, visto che il coccolone è in agguato anche quando fingiamo di essere morti per non dare nell'occhio. Il rischio zero non è dato [...]. Posso ridurla al minimo, non eliminarla del tutto. Dal concepimento al decesso, il rischio zero non fa parte della vita.
La cosa strana è che l'umanità ha sempre saputo benissimo, fino a poco tempo fa, direi pochi attimi fa, che il rischio zero non esiste. Poi è come se lo avesse dimenticato. Di colpo. Diecimila anni e rotti di civilizzazione hanno avuto per obiettivo (logico, giusto) minimizzare i rischi. Ora il rischio, per molti esseri umani, non è più concepibile.».
Michele Serra, L'amaca – "Rischiare ovvero vivere.", La Repubblica, 19.12.2020.

«[...] [È, ndr.] bene far presente, come unico preliminare davvero ineludibile, che il rischio zero non esiste, non è mai esistito, non esisterà mai. Non solamente in tema di vaccini (e di farmaci in senso lato); ma anche innamorandosi, viaggiando, lavorando, uscendo di casa, cucinando, facendo la doccia, svegliandosi al mattino, affacciandosi alla finestra e perfino dormendo, visto che il coccolone è in agguato anche quando fingiamo di essere morti per non dare nell'occhio. Il rischio zero non è dato [...]. Posso ridurla al minimo, non eliminarla del tutto. Dal concepimento al decesso, il rischio zero non fa parte della vita.
La cosa strana è che l'umanità ha sempre saputo benissimo, fino a poco tempo fa, direi pochi attimi fa, che il rischio zero non esiste. Poi è come se lo avesse dimenticato. Di colpo. Diecimila anni e rotti di civilizzazione hanno avuto per obiettivo (logico, giusto) minimizzare i rischi. Ora il rischio, per molti esseri umani, non è più concepibile.».
Michele Serra, L'amaca – "Rischiare ovvero vivere.", La Repubblica, 19.12.2020.

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«La nostra capacità di fare è di gran lunga superiore alla nostra capacità di prevedere gli effetti del nostro fare».
Günther Anders.


«La nostra capacità di fare è di gran lunga superiore alla nostra capacità di prevedere gli effetti del nostro fare».
Günther Anders.

«La nostra capacità di fare è di gran lunga superiore alla nostra capacità di prevedere gli effetti del nostro fare».
Günther Anders.

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«La strage delle brave persone (un poco isolate socialmente, un poco vulnerabili culturalmente) è antica come le società umane. Sottomesse dai più forti o gabbate dai più furbi, spaventate dagli stregoni, aizzate dai demagoghi, mandate a morire dagli Stati Maggiori. Eccetera.


«La strage delle brave persone (un poco isolate socialmente, un poco vulnerabili culturalmente) è antica come le società umane. Sottomesse dai più forti o gabbate dai più furbi, spaventate dagli stregoni, aizzate dai demagoghi, mandate a morire dagli Stati Maggiori. Eccetera. Ma il capitolo che ci tocca – quello del raggiro di massa di centinaia di milioni di persone irretite da un clic, e da centrali della menzogna al servizio di politici bugiardi – è particolarmente vile e grave, perché fa leva sull'illusione di potersi riscattare con un trucco fantastico, alla portata di chiunque: non posso cambiare la realtà, dunque la nego o me ne costruisco una tutta mia, che mi consola perché mi fa sentire più ferrato di uno scienziato, più colto di un professore, più informato di un leader».
Michele Serra, L'amaca – "L'egemonia del falso.", La Repubblica, 16.01.2021.

«La strage delle brave persone (un poco isolate socialmente, un poco vulnerabili culturalmente) è antica come le società umane. Sottomesse dai più forti o gabbate dai più furbi, spaventate dagli stregoni, aizzate dai demagoghi, mandate a morire dagli Stati Maggiori. Eccetera. Ma il capitolo che ci tocca – quello del raggiro di massa di centinaia di milioni di persone irretite da un clic, e da centrali della menzogna al servizio di politici bugiardi – è particolarmente vile e grave, perché fa leva sull'illusione di potersi riscattare con un trucco fantastico, alla portata di chiunque: non posso cambiare la realtà, dunque la nego o me ne costruisco una tutta mia, che mi consola perché mi fa sentire più ferrato di uno scienziato, più colto di un professore, più informato di un leader».
Michele Serra, L'amaca – "L'egemonia del falso.", La Repubblica, 16.01.2021.

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