Pensieri

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.

A cura di Roberto Malacrida.

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«Wissenschaft und Humanität suchen sich gegenseitig. Der humane Arzt will von der Wissenschaft nicht mehr, als sie leisten kann, will aber diese Leistung vollständig und gewissenhaft. Der wissenschaftliche Arzt weiss, dass er für die Praxis mit blosser Wissenschaft nicht ausreicht.


«Wissenschaft und Humanität suchen sich gegenseitig. Der humane Arzt will von der Wissenschaft nicht mehr, als sie leisten kann, will aber diese Leistung vollständig und gewissenhaft. Der wissenschaftliche Arzt weiss, dass er für die Praxis mit blosser Wissenschaft nicht ausreicht. An der Grenze des wissenschaftlich Möglichen ist er Helfer und Schicksalsgefährte des Leidenden aus der Gemeinschaft des Menschseins. Wissenschaftlichkeit und Humanität sind unlösbar verbunden». 
Karl Jaspers, Hoffnung und Sorge. Schriften zur deutschen Politik 1945–1964.

«Wissenschaft und Humanität suchen sich gegenseitig. Der humane Arzt will von der Wissenschaft nicht mehr, als sie leisten kann, will aber diese Leistung vollständig und gewissenhaft. Der wissenschaftliche Arzt weiss, dass er für die Praxis mit blosser Wissenschaft nicht ausreicht. An der Grenze des wissenschaftlich Möglichen ist er Helfer und Schicksalsgefährte des Leidenden aus der Gemeinschaft des Menschseins. Wissenschaftlichkeit und Humanität sind unlösbar verbunden». 
Karl Jaspers, Hoffnung und Sorge. Schriften zur deutschen Politik 1945–1964.

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«Chère Madame Denise. Vous ne lirez pas cette lettre. Cet écrit est pour vous rendre hommage, tant vous rencontrer aura été fondateur dans notre façon d’être médecins.


«Chère Madame Denise. Vous ne lirez pas cette lettre. Cet écrit est pour vous rendre hommage, tant vous rencontrer aura été fondateur dans notre façon d’être médecins. Nous pensons souvent à vous depuis cette soirée de mars où vous vous êtes présentée aux urgences le souffle court, avec tous les autres signes de l’infection par le SARS-CoV-2. Ni votre vieux cancer presque guéri, ni votre insuffisance cardiaque, ni même votre âge avancé n’ont empêché votre admission en réanimation. C’est vous qui avez pris cette décision, qui avez exprimé vos préférences. Vous ne vouliez pas occuper cette dernière place dans le service, vous vouliez la laisser à vos enfants et à vos petits-enfants. Vous aviez besoin de tellement d’oxygène que vous vouliez être sûre qu’il en resterait pour tout le monde. Il y en avait pour tout le monde [...]». Continua a leggere
"L'hommage ému de soignants à Denise, une patiente âgée morte du Covid-19", Le Monde, 07.12.2020.

«Chère Madame Denise. Vous ne lirez pas cette lettre. Cet écrit est pour vous rendre hommage, tant vous rencontrer aura été fondateur dans notre façon d’être médecins. Nous pensons souvent à vous depuis cette soirée de mars où vous vous êtes présentée aux urgences le souffle court, avec tous les autres signes de l’infection par le SARS-CoV-2. Ni votre vieux cancer presque guéri, ni votre insuffisance cardiaque, ni même votre âge avancé n’ont empêché votre admission en réanimation. C’est vous qui avez pris cette décision, qui avez exprimé vos préférences. Vous ne vouliez pas occuper cette dernière place dans le service, vous vouliez la laisser à vos enfants et à vos petits-enfants. Vous aviez besoin de tellement d’oxygène que vous vouliez être sûre qu’il en resterait pour tout le monde. Il y en avait pour tout le monde [...]». Continua a leggere
"L'hommage ému de soignants à Denise, une patiente âgée morte du Covid-19", Le Monde, 07.12.2020.

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Dimmi come sei nato

In Svizzera un parto su tre è ricordato in modo traumatico. Per approfondire le ragioni di questo vissuto e capire come trasformare le esperienze della gravidanza, del parto e della nascita in maniera positiva e consapevole, la Fondazione Sasso Corbaro ha assistito al convegno “Dimmi come sei nato” – organizzato da Carlo Polidori il 17 e 18 ottobre scorsi – con la partecipazione di un ospite d’eccezione: Michel Odent. Al webinar hanno preso parte professionisti attivi nel settore della salute che hanno avuto la possibilità di dialogare con il celebre medico e teorico del parto fisiologico e con la sua interprete Clara Scropetta.

Dimmi come sei nato

In Svizzera un parto su tre è ricordato in modo traumatico. Per approfondire le ragioni di questo vissuto e capire come trasformare le esperienze della gravidanza, del parto e della nascita in maniera positiva e consapevole, la Fondazione Sasso Corbaro ha assistito al convegno “Dimmi come sei nato” – organizzato da Carlo Polidori il 17 e 18 ottobre scorsi – con la partecipazione di un ospite d’eccezione: Michel Odent. Al webinar hanno preso parte professionisti attivi nel settore della salute che hanno avuto la possibilità di dialogare con il celebre medico e teorico del parto fisiologico e con la sua interprete Clara Scropetta.

Tra gli aspetti emersi e che stanno particolarmente a cuore al medico francese citiamo le possibili conseguenze dell’uso di ossitocina sintetica per avviare o accelerare il travaglio, la funzione fondamentale del processo di inibizione della corteccia cerebrale durante il parto e i rischi derivanti dal considerare l’età gestazionale (del feto) e l’età biologica (della madre) come unici criteri per stabilire, e spesso forzare, il momento “ideale” del parto. Secondo Odent, l’utilizzo routinario di ossitocina sintetica, di cui non si conoscono gli effetti a lungo termine, dovrebbe essere messo in discussione. Al giorno d’oggi, infatti, a causa dell’aumento dei parti indotti, un numero ormai esiguo di neonati nasce a seguito del rilascio dei cosiddetti “ormoni dell’amore”, con potenziali effetti sulla capacità di amare, provare empatia e quindi anche sul futuro dell’umanità. L’auspicio è che l’uso di ossitocina sintetica venga ridimensionato nella pratica medica, stimolando invece la produzione di ossitocina naturale e favorendo il processo di inibizione della corteccia cerebrale della partoriente. Che consigli dare dunque a chi assiste una donna in travaglio? Seguire alcuni semplici accorgimenti nel preparare la sala parto (rendere la stanza accogliente e abbassare le luci) e prestare particolare attenzione alle modalità con cui si interagisce con la futura mamma (lasciarla tranquilla, proteggerla da ogni fonte di stress, fare in modo che non si senta osservata e parlarle il meno possibile).

È inoltre necessario cambiare strategia per quanto riguarda i criteri presi in considerazione per giustificare la necessità di indurre il parto: l’età avanzata della madre in gravidanza e la presunta età gestazionale del feto. Secondo Odent, non è l’età anagrafica della donna a contare, ma piuttosto quella biologica e le sue condizioni di salute. Simile principio vale per il feto: non è indicativo riferirsi al termine delle 40 settimane, ma alla condizione della placenta e del liquido amniotico.

Le modalità con cui nasciamo contano e hanno il potenziale di influenzare il futuro dell’umanità. Per questo motivo è utile e necessario porsi nuove domande, aprire la strada a nuovi scenari e paradigmi, contribuendo così a modificare, quando necessario, anche le pratiche ostetriche affinché l’esperienza del parto possa essere vissuta in maniera più positiva e consapevole.

Laura Lazzari Vosti

Dimmi come sei nato

In Svizzera un parto su tre è ricordato in modo traumatico. Per approfondire le ragioni di questo vissuto e capire come trasformare le esperienze della gravidanza, del parto e della nascita in maniera positiva e consapevole, la Fondazione Sasso Corbaro ha assistito al convegno “Dimmi come sei nato” – organizzato da Carlo Polidori il 17 e 18 ottobre scorsi – con la partecipazione di un ospite d’eccezione: Michel Odent. Al webinar hanno preso parte professionisti attivi nel settore della salute che hanno avuto la possibilità di dialogare con il celebre medico e teorico del parto fisiologico e con la sua interprete Clara Scropetta.

Tra gli aspetti emersi e che stanno particolarmente a cuore al medico francese citiamo le possibili conseguenze dell’uso di ossitocina sintetica per avviare o accelerare il travaglio, la funzione fondamentale del processo di inibizione della corteccia cerebrale durante il parto e i rischi derivanti dal considerare l’età gestazionale (del feto) e l’età biologica (della madre) come unici criteri per stabilire, e spesso forzare, il momento “ideale” del parto. Secondo Odent, l’utilizzo routinario di ossitocina sintetica, di cui non si conoscono gli effetti a lungo termine, dovrebbe essere messo in discussione. Al giorno d’oggi, infatti, a causa dell’aumento dei parti indotti, un numero ormai esiguo di neonati nasce a seguito del rilascio dei cosiddetti “ormoni dell’amore”, con potenziali effetti sulla capacità di amare, provare empatia e quindi anche sul futuro dell’umanità. L’auspicio è che l’uso di ossitocina sintetica venga ridimensionato nella pratica medica, stimolando invece la produzione di ossitocina naturale e favorendo il processo di inibizione della corteccia cerebrale della partoriente. Che consigli dare dunque a chi assiste una donna in travaglio? Seguire alcuni semplici accorgimenti nel preparare la sala parto (rendere la stanza accogliente e abbassare le luci) e prestare particolare attenzione alle modalità con cui si interagisce con la futura mamma (lasciarla tranquilla, proteggerla da ogni fonte di stress, fare in modo che non si senta osservata e parlarle il meno possibile).

È inoltre necessario cambiare strategia per quanto riguarda i criteri presi in considerazione per giustificare la necessità di indurre il parto: l’età avanzata della madre in gravidanza e la presunta età gestazionale del feto. Secondo Odent, non è l’età anagrafica della donna a contare, ma piuttosto quella biologica e le sue condizioni di salute. Simile principio vale per il feto: non è indicativo riferirsi al termine delle 40 settimane, ma alla condizione della placenta e del liquido amniotico.

Le modalità con cui nasciamo contano e hanno il potenziale di influenzare il futuro dell’umanità. Per questo motivo è utile e necessario porsi nuove domande, aprire la strada a nuovi scenari e paradigmi, contribuendo così a modificare, quando necessario, anche le pratiche ostetriche affinché l’esperienza del parto possa essere vissuta in maniera più positiva e consapevole.

Laura Lazzari Vosti

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«In un dibattito sulla ricostruzione che rischia di essere sequestrato dal problema della sicurezza, la nascita di un figlio appare come un fiore stretto nella pietra, come il segno tangibile che la vita può ricominciare ogni volta anche quando sembra che


«In un dibattito sulla ricostruzione che rischia di essere sequestrato dal problema della sicurezza, la nascita di un figlio appare come un fiore stretto nella pietra, come il segno tangibile che la vita può ricominciare ogni volta anche quando sembra che il mondo abbia esaurito i suoi giorni. Siamo fatti per nascere infinite volte e non per morire. Per questo la nascita di un figlio è sempre una vera festa; essa porta con sé l’augurio che la vita sia sempre più forte della morte. Le istituzioni hanno però il compito decisivo di non lasciare le nostre famiglie a se stesse, soprattutto quelle economicamente più fragili e vulnerabili. Devono fare estrema attenzione a non rendere la nascita di un figlio una possibilità preclusa ai più deboli. Sarebbe un disastro antropologico che aumenterebbe in modo traumatico le diseguaglianze sociali spegnendo quella luce che da sempre investe la nascita di un figlio. Se questo tempo di crisi mostra che è solo l’esistenza di un figlio che può dare avvenire a un Paese, ribadisce anche, per un’ennesima volta, che è solo l’esistenza del lavoro per tutti che può dare dignità alla vita umana». 
Massimo Recalcati, "La solitudine della famiglia italiana abbandonata dalle istituzioni", La Repubblica, 4 luglio 2020.

«In un dibattito sulla ricostruzione che rischia di essere sequestrato dal problema della sicurezza, la nascita di un figlio appare come un fiore stretto nella pietra, come il segno tangibile che la vita può ricominciare ogni volta anche quando sembra che il mondo abbia esaurito i suoi giorni. Siamo fatti per nascere infinite volte e non per morire. Per questo la nascita di un figlio è sempre una vera festa; essa porta con sé l’augurio che la vita sia sempre più forte della morte. Le istituzioni hanno però il compito decisivo di non lasciare le nostre famiglie a se stesse, soprattutto quelle economicamente più fragili e vulnerabili. Devono fare estrema attenzione a non rendere la nascita di un figlio una possibilità preclusa ai più deboli. Sarebbe un disastro antropologico che aumenterebbe in modo traumatico le diseguaglianze sociali spegnendo quella luce che da sempre investe la nascita di un figlio. Se questo tempo di crisi mostra che è solo l’esistenza di un figlio che può dare avvenire a un Paese, ribadisce anche, per un’ennesima volta, che è solo l’esistenza del lavoro per tutti che può dare dignità alla vita umana». 
Massimo Recalcati, "La solitudine della famiglia italiana abbandonata dalle istituzioni", La Repubblica, 4 luglio 2020.

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«Ho l'impressione che l'uomo sia davvero capace di tutto. Non è una novità. Ma prendi questa storia dei vecchi, della loro sacrificabilità, che alcuni insensatamente, egoisticamente, cinicamente hanno proclamato. Mi ricorda la Rupe Tarpea, il sacrificio dei deboli.


«Ho l'impressione che l'uomo sia davvero capace di tutto. Non è una novità. Ma prendi questa storia dei vecchi, della loro sacrificabilità, che alcuni insensatamente, egoisticamente, cinicamente hanno proclamato. Mi ricorda la Rupe Tarpea, il sacrificio dei deboli. Come possiamo far rientrare ragionevolmente queste frasi nel territorio dell'umano? Canetti diceva che quando muore un vecchio muore più vita. [...] Muoiono gli anni che costoro hanno interpretato e vissuto. Li ritroveremo - o saremo capaci di ritrovarli a patto di vedere i vecchi come dei bambini diversi che se ne vanno. Come dei volti antichi ma prossimi alla nostra empatia. [...] Quei volti mascherati nascondono la sofferenza, azzerano le diversità e ci dicono più di ogni altra cosa che siamo davvero sulla frontiera dell'umano. [...] La morte, come diceva Bataille, è il culmine dell'esperienza, ma nel momento in cui essa si compie viene anche perduta. Credo che il rapporto con la morte sia molto soggettivo. Per me, come ho detto, è il desiderio di essere presente e di sapere. Ma esiste anche la morte come orizzonte collettivo. La vediamo ogni giorno, forse impudicamente esibita. Vediamo o intravediamo soprattutto la morte di chi muore solo. Questo mi pare un insopportabile estremo, come la tragica violenza di un corteo di bare che scorre anonimo sotto i nostri occhi. L'immagine o anche il racconto di queste morti in sé violente agisce su di me come una violenza irreparabile. [...] Quando riconosceremo negli altri il diritto al compianto che oggi viene spesso negato. Compianto per esempio per il profugo o per i morti anonimi.Compianto non è pietà è qualcosa che implica una collettività, una società, una polis. È dunque una dimensione politica».
Franco Rella in Antonio Gnoli, "Le nostre vite al confine dell'umano", Robinson - La Repubblica, 18.04.2020.

«Ho l'impressione che l'uomo sia davvero capace di tutto. Non è una novità. Ma prendi questa storia dei vecchi, della loro sacrificabilità, che alcuni insensatamente, egoisticamente, cinicamente hanno proclamato. Mi ricorda la Rupe Tarpea, il sacrificio dei deboli. Come possiamo far rientrare ragionevolmente queste frasi nel territorio dell'umano? Canetti diceva che quando muore un vecchio muore più vita. [...] Muoiono gli anni che costoro hanno interpretato e vissuto. Li ritroveremo - o saremo capaci di ritrovarli a patto di vedere i vecchi come dei bambini diversi che se ne vanno. Come dei volti antichi ma prossimi alla nostra empatia. [...] Quei volti mascherati nascondono la sofferenza, azzerano le diversità e ci dicono più di ogni altra cosa che siamo davvero sulla frontiera dell'umano. [...] La morte, come diceva Bataille, è il culmine dell'esperienza, ma nel momento in cui essa si compie viene anche perduta. Credo che il rapporto con la morte sia molto soggettivo. Per me, come ho detto, è il desiderio di essere presente e di sapere. Ma esiste anche la morte come orizzonte collettivo. La vediamo ogni giorno, forse impudicamente esibita. Vediamo o intravediamo soprattutto la morte di chi muore solo. Questo mi pare un insopportabile estremo, come la tragica violenza di un corteo di bare che scorre anonimo sotto i nostri occhi. L'immagine o anche il racconto di queste morti in sé violente agisce su di me come una violenza irreparabile. [...] Quando riconosceremo negli altri il diritto al compianto che oggi viene spesso negato. Compianto per esempio per il profugo o per i morti anonimi.Compianto non è pietà è qualcosa che implica una collettività, una società, una polis. È dunque una dimensione politica».
Franco Rella in Antonio Gnoli, "Le nostre vite al confine dell'umano", Robinson - La Repubblica, 18.04.2020.

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«Come resistere a quella che potremmo chiamare l’“agenda del diavolo”, che il Covid-19 prova nuovamente ad imporci proprio in queste settimane?


«Come resistere a quella che potremmo chiamare l’“agenda del diavolo”, che il Covid-19 prova nuovamente ad imporci proprio in queste settimane? Un’agenda, che non evoca diavolerie o altri misteri, ma solamente ci costringe a fare i conti con quella sua selvaggia virulenza, quella di vero diabolos, maestro nell’arte maligna del separare, allontanare, distruggere legami obbligandoci alla distanza, a quel tenerci lontani gli uni dagli altri, nel fare della vicinanza dei corpi, sorgente della nostra intimità e del nostro riconoscerci nella bellezza dell’incontro, il luogo principe del contagio e della contaminazione. Da qui le parole d’ordine di un confronto con una bio-virologia di cui abbiamo perso il controllo. Parole come stare vicini pur nella distanza, stare in casa, respirare con una mascherina, che protegge, ma cancella il Volto. Parole e pensieri, che ci siamo detti molte volte in questo annus horribilis, mentre la situazione sanitaria, tra tracciabilità sociale e mascherine, sullo scivolo periglioso dei contagi, delle ospedalizzazioni, dei letti in cure intese, sembra correre più veloce di noi e della nostra tecno-medicina. [...]» Clicca qui per leggere l'articolo completo
Graziano Martignoni, "L’ agenda del diavolo' tra libertà e sicurezza al tempo del Grande Contagio", La Rivista - Locarno, 10.12.2020.

«Come resistere a quella che potremmo chiamare l’“agenda del diavolo”, che il Covid-19 prova nuovamente ad imporci proprio in queste settimane? Un’agenda, che non evoca diavolerie o altri misteri, ma solamente ci costringe a fare i conti con quella sua selvaggia virulenza, quella di vero diabolos, maestro nell’arte maligna del separare, allontanare, distruggere legami obbligandoci alla distanza, a quel tenerci lontani gli uni dagli altri, nel fare della vicinanza dei corpi, sorgente della nostra intimità e del nostro riconoscerci nella bellezza dell’incontro, il luogo principe del contagio e della contaminazione. Da qui le parole d’ordine di un confronto con una bio-virologia di cui abbiamo perso il controllo. Parole come stare vicini pur nella distanza, stare in casa, respirare con una mascherina, che protegge, ma cancella il Volto. Parole e pensieri, che ci siamo detti molte volte in questo annus horribilis, mentre la situazione sanitaria, tra tracciabilità sociale e mascherine, sullo scivolo periglioso dei contagi, delle ospedalizzazioni, dei letti in cure intese, sembra correre più veloce di noi e della nostra tecno-medicina. [...]» Clicca qui per leggere l'articolo completo
Graziano Martignoni, "L’ agenda del diavolo' tra libertà e sicurezza al tempo del Grande Contagio", La Rivista - Locarno, 10.12.2020.

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«Soprattutto in La scienza come vocazione, pubblicato nel 1919, Max Weber ribadì che scienza e politica sono due sfere di valore e contesti istituzionali autonomi.


«Soprattutto in La scienza come vocazione, pubblicato nel 1919, Max Weber ribadì che scienza e politica sono due sfere di valore e contesti istituzionali autonomi. Il ruolo dello scienziato dovrebbe essere separato dal ruolo del politico o del cittadino. Lo scienziato può fornire una critica tecnica basata su giudizi di fatto, il politico o il cittadino devono scegliere anche in base a giudizi di valore. Nel caso tedesco, questa divisione del lavoro ha funzionato molto bene nella prima fase della pandemia. Si è offuscata nella seconda fase. Perché? I politici hanno sopravvalutato le capacità di chiarezza e coerenza, nonché i tempi necessariamente lunghi della ricerca virologica. Gli scienziati hanno dal canto loro sopravvalutato la pazienza dei politici e dei cittadini nel tollerare e rispettare le misure di contenimento. Non appena queste ultime hanno prodotto i primi risultati, la paura è finita e la pazienza si è esaurita.»
Wolfgang Schluchter in "Il virus di Weber. Non mescolate scienza e politica - conversazione di Maurizio Ferrera con Wolfgang Schluchter", La Lettura, 07.06.2020.

«Soprattutto in La scienza come vocazione, pubblicato nel 1919, Max Weber ribadì che scienza e politica sono due sfere di valore e contesti istituzionali autonomi. Il ruolo dello scienziato dovrebbe essere separato dal ruolo del politico o del cittadino. Lo scienziato può fornire una critica tecnica basata su giudizi di fatto, il politico o il cittadino devono scegliere anche in base a giudizi di valore. Nel caso tedesco, questa divisione del lavoro ha funzionato molto bene nella prima fase della pandemia. Si è offuscata nella seconda fase. Perché? I politici hanno sopravvalutato le capacità di chiarezza e coerenza, nonché i tempi necessariamente lunghi della ricerca virologica. Gli scienziati hanno dal canto loro sopravvalutato la pazienza dei politici e dei cittadini nel tollerare e rispettare le misure di contenimento. Non appena queste ultime hanno prodotto i primi risultati, la paura è finita e la pazienza si è esaurita.»
Wolfgang Schluchter in "Il virus di Weber. Non mescolate scienza e politica - conversazione di Maurizio Ferrera con Wolfgang Schluchter", La Lettura, 07.06.2020.

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«Fact-checker le complotisme est nécessaire. Mais nous devons répondre à un autre niveau, celui de la nécessité de trouver des raisons d’être ensemble, de vivre en démocratie.


«Fact-checker le complotisme est nécessaire. Mais nous devons répondre à un autre niveau, celui de la nécessité de trouver des raisons d’être ensemble, de vivre en démocratie. Le rôle de la politique, de la culture et au-delà de la pensée, c’est d’ouvrir le futur, de le sortir d’un modèle fataliste, économique surtout, sans récit, dénué de sens, à bout de souffle, qui détruit l’environnement en même temps qu’il nous étouffe dans les affres du Covid.». 
Bertrand Kiefer, "Réalités souterraines", Revue Médicale Suisse, 25.11.2020.

«Fact-checker le complotisme est nécessaire. Mais nous devons répondre à un autre niveau, celui de la nécessité de trouver des raisons d’être ensemble, de vivre en démocratie. Le rôle de la politique, de la culture et au-delà de la pensée, c’est d’ouvrir le futur, de le sortir d’un modèle fataliste, économique surtout, sans récit, dénué de sens, à bout de souffle, qui détruit l’environnement en même temps qu’il nous étouffe dans les affres du Covid.». 
Bertrand Kiefer, "Réalités souterraines", Revue Médicale Suisse, 25.11.2020.

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«2020 has been a year of incredible scientific achievement.


«2020 has been a year of incredible scientific achievement. In less than 12 months, researchers have characterised a novel illness, sequenced a new virus's genome, developed diagnostics, produced treatment protocols, and established the efficacy of drugs and vaccines in randomised controlled trials. Many people are feeling hopeful for the first time in a long time. But there is still much to learn and many barriers to overcome. On Nov 14, 5 days after the announcement by Pfizer, 663'772 new cases of COVID-19 were recorded, the largest number in a single day. It is a dangerous moment to be complacent». 
"COVID-19 vaccines: no time for complacency", The Lancet, 21.11.2020.

«2020 has been a year of incredible scientific achievement. In less than 12 months, researchers have characterised a novel illness, sequenced a new virus's genome, developed diagnostics, produced treatment protocols, and established the efficacy of drugs and vaccines in randomised controlled trials. Many people are feeling hopeful for the first time in a long time. But there is still much to learn and many barriers to overcome. On Nov 14, 5 days after the announcement by Pfizer, 663'772 new cases of COVID-19 were recorded, the largest number in a single day. It is a dangerous moment to be complacent». 
"COVID-19 vaccines: no time for complacency", The Lancet, 21.11.2020.

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«Taking novel vaccines successfully through phase 1 to phase 3 trials within a year has been an outstanding achievement, but equally challenging over the coming year will be persuading governments and populations to use COVID-19 vaccines effectively to create herd immunity to protect all&ra


«Taking novel vaccines successfully through phase 1 to phase 3 trials within a year has been an outstanding achievement, but equally challenging over the coming year will be persuading governments and populations to use COVID-19 vaccines effectively to create herd immunity to protect all». 
Roy M. Anderson, "Challenges in creating herd immunity to SARS-CoV-2 infection by mass vaccination", The Lancet, 04.11.2020.

«Taking novel vaccines successfully through phase 1 to phase 3 trials within a year has been an outstanding achievement, but equally challenging over the coming year will be persuading governments and populations to use COVID-19 vaccines effectively to create herd immunity to protect all». 
Roy M. Anderson, "Challenges in creating herd immunity to SARS-CoV-2 infection by mass vaccination", The Lancet, 04.11.2020.

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«Selon ma conception, que je développe dans le tome V de La Méthode, l’éthique ne peut se borner aux bonnes intentions. Elle doit avoir le sens des conséquences de ses actions, qui souvent sont contraires aux intentions.


«Selon ma conception, que je développe dans le tome V de La Méthode, l’éthique ne peut se borner aux bonnes intentions. Elle doit avoir le sens des conséquences de ses actions, qui souvent sont contraires aux intentions. Et surtout, toute décision prise dans un contexte incertain ou conflictuel comporte un risque d’effets contraires. Aussi les caricatures ne peuvent être jugées seulement selon les intentions libératrices ou libertaires de leurs auteurs et diffuseurs, mais aussi selon les possibilités de leurs néfastes ou désastreuses conséquences. La liberté d’expression ne saurait exclure toute prévoyance des malentendus, incompréhensions, conséquences violentes ou criminelles qu’elle peut provoquer. Est-ce que ces caricatures peuvent aider des êtres pieux et croyants à mettre en doute leur croyance ? Nullement. Est-ce qu’elles peuvent contribuer à affaiblir le djihadisme ? Nullement.». 
Edgar Morin in Nicolas Truong, "Assassinat de Samuel Paty : pour Edgar Morin, «le plus dangereux est que deux France se dissocient et s’opposent»", Le Monde, 20.11.2020.

«Selon ma conception, que je développe dans le tome V de La Méthode, l’éthique ne peut se borner aux bonnes intentions. Elle doit avoir le sens des conséquences de ses actions, qui souvent sont contraires aux intentions. Et surtout, toute décision prise dans un contexte incertain ou conflictuel comporte un risque d’effets contraires. Aussi les caricatures ne peuvent être jugées seulement selon les intentions libératrices ou libertaires de leurs auteurs et diffuseurs, mais aussi selon les possibilités de leurs néfastes ou désastreuses conséquences. La liberté d’expression ne saurait exclure toute prévoyance des malentendus, incompréhensions, conséquences violentes ou criminelles qu’elle peut provoquer. Est-ce que ces caricatures peuvent aider des êtres pieux et croyants à mettre en doute leur croyance ? Nullement. Est-ce qu’elles peuvent contribuer à affaiblir le djihadisme ? Nullement.». 
Edgar Morin in Nicolas Truong, "Assassinat de Samuel Paty : pour Edgar Morin, «le plus dangereux est que deux France se dissocient et s’opposent»", Le Monde, 20.11.2020.

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«Se il dolore tragico della vita è "cieco e senza scopo", se esso resta senza riscatto perchè non c'è nessun Dio sopra le nostre teste e se la violenza non è altro che il riflesso di questa "copla originale", quello che resta è la sorellanza come capacità di restare


«Se il dolore tragico della vita è "cieco e senza scopo", se esso resta senza riscatto perchè non c'è nessun Dio sopra le nostre teste e se la violenza non è altro che il riflesso di questa "copla originale", quello che resta è la sorellanza come capacità di restare vicino alla sorella che soffre. "L'aria impura del mondo" non può togliere al mondo il suo splendore». 
Donatella di Pietrantonio in Massimo Recalcati, "Ci salverà la sorellanza", La Repubblica, 04.11.2020.

«Se il dolore tragico della vita è "cieco e senza scopo", se esso resta senza riscatto perchè non c'è nessun Dio sopra le nostre teste e se la violenza non è altro che il riflesso di questa "copla originale", quello che resta è la sorellanza come capacità di restare vicino alla sorella che soffre. "L'aria impura del mondo" non può togliere al mondo il suo splendore». 
Donatella di Pietrantonio in Massimo Recalcati, "Ci salverà la sorellanza", La Repubblica, 04.11.2020.

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