Pensieri

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.

A cura di Roberto Malacrida.

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«Quando guido la mia moto in autostrada, la guido perché ho una patente che certifica che io so guidare una moto a 130 chilomatri all’ora.


«Quando guido la mia moto in autostrada, la guido perché ho una patente che certifica che io so guidare una moto a 130 chilomatri all’ora. E per tutelare la mia sicurezza, esigo che tutti quelli che guidano in autostrada attorno a me abbiano anche loro la patente, che certifica che anche loro sanno guidare e non rischiano di schiantarsi contro di me. Vuoi guidare in autostrada? Devi avere la patente. Il green pass funziona così: se vado al ristorante o al cinema, oppure se salgo su un treno, voglio essere sicuro che quelli attorno a me non siano pericolosi portatori del virus».
Andrea Casadio, “Green Pass, i numeri che spiegano perché serve (comprensibili anche a Barbero e Cacciari)”, Domani, 14.09.2021.

«Quando guido la mia moto in autostrada, la guido perché ho una patente che certifica che io so guidare una moto a 130 chilomatri all’ora. E per tutelare la mia sicurezza, esigo che tutti quelli che guidano in autostrada attorno a me abbiano anche loro la patente, che certifica che anche loro sanno guidare e non rischiano di schiantarsi contro di me. Vuoi guidare in autostrada? Devi avere la patente. Il green pass funziona così: se vado al ristorante o al cinema, oppure se salgo su un treno, voglio essere sicuro che quelli attorno a me non siano pericolosi portatori del virus».
Andrea Casadio, “Green Pass, i numeri che spiegano perché serve (comprensibili anche a Barbero e Cacciari)”, Domani, 14.09.2021.

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«Di notte, in terapia intensiva, neanche sai bene se notte o giorno. Lo capisci solo da una sorta di aria come più trasparente che trasmette anche i rumori più lontani. Senti tutto, ma non vedi niente.


«Di notte, in terapia intensiva, neanche sai bene se notte o giorno. Lo capisci solo da una sorta di aria come più trasparente che trasmette anche i rumori più lontani. Senti tutto, ma non vedi niente. Di giorno, ogni mezz’ora senti lo sferragliare del tram, il 19, che attraversa tutta Roma. Le sue rotaie le immagino come un cerchio che circonda tutta la città, il tram come la ruota di un criceto che lo fa girare. È così, mi piace pensare, che tutta la città gira, si muove, vive. Fuori. Qui dentro, invece, in questa notte immobile niente si muove, niente si vede. Se non un numero incredibile di lucine. Sembra quasi di essere in un flipper. Sono le spie dei monitor, le luci di sicurezza, la traccia luminosa del battito cardiaco, i numerosi numeri rossi sul display del saturimetro che indica la pressione dell’ossigeno nel sangue. Mi fisso su quei numeri. Non c’è altro da leggere. Da leggere per capire, come cerco di fare da quando sono qui, perché io sia capitato proprio qui, in terapia intensiva, piombato nel pozzo della sorte, uno su diecimila, numero pescato a caso nella lotteria della vita e della morte. Già, i numeri! Pitagora diceva che tutto il creato e regolato da una logica numerali. Dalla crescita dei rami di un albero allo sviluppo della spirale di una conchiglia, tutto sarebbe governato dalle leggi, oggi diremmo l’argoritmo, di un’algebra arcana ma precisa come una scienza esatta.
Per quale altezza del destino sono allora qui? Per la combinazione di quali numeri? Divago con la mente nel silenzio dell’alba. Sento in lontananza e la prima corsa del 19 che mi mette in asse con Viale Regina Elena. Questione di non perdere del tutto il senso dell’orientamento. Quale numero potrebbe invece spiegare l’equazione del mio destino? Chi potrebbe mai rispondere a questa domanda, ammesso che io possa poi capire la risposta?».
Luca Pietromarchi, “Zero virgola 10”, Viella, 2021.

«Di notte, in terapia intensiva, neanche sai bene se notte o giorno. Lo capisci solo da una sorta di aria come più trasparente che trasmette anche i rumori più lontani. Senti tutto, ma non vedi niente. Di giorno, ogni mezz’ora senti lo sferragliare del tram, il 19, che attraversa tutta Roma. Le sue rotaie le immagino come un cerchio che circonda tutta la città, il tram come la ruota di un criceto che lo fa girare. È così, mi piace pensare, che tutta la città gira, si muove, vive. Fuori. Qui dentro, invece, in questa notte immobile niente si muove, niente si vede. Se non un numero incredibile di lucine. Sembra quasi di essere in un flipper. Sono le spie dei monitor, le luci di sicurezza, la traccia luminosa del battito cardiaco, i numerosi numeri rossi sul display del saturimetro che indica la pressione dell’ossigeno nel sangue. Mi fisso su quei numeri. Non c’è altro da leggere. Da leggere per capire, come cerco di fare da quando sono qui, perché io sia capitato proprio qui, in terapia intensiva, piombato nel pozzo della sorte, uno su diecimila, numero pescato a caso nella lotteria della vita e della morte. Già, i numeri! Pitagora diceva che tutto il creato e regolato da una logica numerali. Dalla crescita dei rami di un albero allo sviluppo della spirale di una conchiglia, tutto sarebbe governato dalle leggi, oggi diremmo l’argoritmo, di un’algebra arcana ma precisa come una scienza esatta.
Per quale altezza del destino sono allora qui? Per la combinazione di quali numeri? Divago con la mente nel silenzio dell’alba. Sento in lontananza e la prima corsa del 19 che mi mette in asse con Viale Regina Elena. Questione di non perdere del tutto il senso dell’orientamento. Quale numero potrebbe invece spiegare l’equazione del mio destino? Chi potrebbe mai rispondere a questa domanda, ammesso che io possa poi capire la risposta?».
Luca Pietromarchi, “Zero virgola 10”, Viella, 2021.

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«Most studies in the health, social and behavioral sciences aim to answer causal rather than associative – questions. Such questions require some knowledge of the data-generating process, and cannot be computed from the data alone, nor from the distributions that govern the data.


«Most studies in the health, social and behavioral sciences aim to answer causal rather than associative – questions. Such questions require some knowledge of the data-generating process, and cannot be computed from the data alone, nor from the distributions that govern the data. Remarkably, although much of the conceptual framework and algorithmic tools needed for tackling such problems are now well established, they are not known to many of the researchers who could put them into practical use. Solving causal problems systematically requires certain extensions in the standard mathematical language of statistics, and these extensions are not typically emphasized in the mainstream literature. As a result, many statistical researchers have not yet benefited from causal inference results in (i) counterfactual analysis, (ii) nonparametric structural equations, (iii) graphical models, and (iv) the symbiosis between counterfactual and graphical methods».
Judea Pearl, “An Introduction to Causal Interference”, CSIPP, 2015.

«Most studies in the health, social and behavioral sciences aim to answer causal rather than associative – questions. Such questions require some knowledge of the data-generating process, and cannot be computed from the data alone, nor from the distributions that govern the data. Remarkably, although much of the conceptual framework and algorithmic tools needed for tackling such problems are now well established, they are not known to many of the researchers who could put them into practical use. Solving causal problems systematically requires certain extensions in the standard mathematical language of statistics, and these extensions are not typically emphasized in the mainstream literature. As a result, many statistical researchers have not yet benefited from causal inference results in (i) counterfactual analysis, (ii) nonparametric structural equations, (iii) graphical models, and (iv) the symbiosis between counterfactual and graphical methods».
Judea Pearl, “An Introduction to Causal Interference”, CSIPP, 2015.

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«Se per l’evoluzione della nostra modalità di pensiero fu cruciale l’intrusione dei sogni nella veglia, forse d’ora in avanti l’evoluzione della nostra mente sarà legata alla capacità di svegliarci dentro i sogni ed espandere così i modi della coscienza fin qui conos


«Se per l’evoluzione della nostra modalità di pensiero fu cruciale l’intrusione dei sogni nella veglia, forse d’ora in avanti l’evoluzione della nostra mente sarà legata alla capacità di svegliarci dentro i sogni ed espandere così i modi della coscienza fin qui conosciuti. Al di là dei meccanismi neurali di questo risveglio, che solo di recente abbiamo iniziato a svelare, è innegabile che questo stato rappresenti un punto di svolta nella nostra vertiginosa evoluzione cognitiva. In un’epoca nella quale per accumulare i ricordi e simulare idee le persone dipendono sempre di più dalla virtualità computazionale, la possibilità di navigazione virtuale nel mondo dei simboli, e nella sua pseudo infinità di rappresentazioni ricombinate che il sognatore avrà a disposizione segnala un rinnovamento per il nostro futuro in carne ossa, nella vita reale. L’esplorazione della lucidità onirica aprirà nuove strade alla creatività, all’invenzione, alle scoperte umane e a chissà quante altre ricchissime possibilità ancora là da venire».
Sidarta Riberio, “L’oracolo della notte. Storia e scienza del sogno”, Feltrinelli, 2020.

«Se per l’evoluzione della nostra modalità di pensiero fu cruciale l’intrusione dei sogni nella veglia, forse d’ora in avanti l’evoluzione della nostra mente sarà legata alla capacità di svegliarci dentro i sogni ed espandere così i modi della coscienza fin qui conosciuti. Al di là dei meccanismi neurali di questo risveglio, che solo di recente abbiamo iniziato a svelare, è innegabile che questo stato rappresenti un punto di svolta nella nostra vertiginosa evoluzione cognitiva. In un’epoca nella quale per accumulare i ricordi e simulare idee le persone dipendono sempre di più dalla virtualità computazionale, la possibilità di navigazione virtuale nel mondo dei simboli, e nella sua pseudo infinità di rappresentazioni ricombinate che il sognatore avrà a disposizione segnala un rinnovamento per il nostro futuro in carne ossa, nella vita reale. L’esplorazione della lucidità onirica aprirà nuove strade alla creatività, all’invenzione, alle scoperte umane e a chissà quante altre ricchissime possibilità ancora là da venire».
Sidarta Riberio, “L’oracolo della notte. Storia e scienza del sogno”, Feltrinelli, 2020.

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«In riferimento ai grandi temi della Bioetica, Edgar Morin è certo tra gli studiosi maggiormente impegnati a studiare l’impatto della “rivoluzione biologica” sulle nostre vite e a segnalare il rischio di una “dittatura degli esperti”, con la connessa deleg


«In riferimento ai grandi temi della Bioetica, Edgar Morin è certo tra gli studiosi maggiormente impegnati a studiare l’impatto della “rivoluzione biologica” sulle nostre vite e a segnalare il rischio di una “dittatura degli esperti”, con la connessa delega da parte dei cittadini agli “specialisti” per decisioni che riguardano direttamente la loro salute. Per questo c’è bisogno, a suo avviso, di un’etica dell’informazione, a sostegno di un’etica della responsabilità. Da qui la necessità di operare, per riprendere la sua stessa espressione, per una democrazia cognitiva, compito che può essere intrapreso solo favorendo la diffusione del sapere oltre l’età scolare e al di là dei recinti universitari. Ma da qui anche l’idea di una scienza con conoscenza che richiami gli scienziati alle loro responsabilità e, soprattutto, l’affermazione della necessità di un pensiero complesso che riunisca ciò che appare disgiunto e sappia discernere le interdipendenze e le retroazioni tra i fenomeni. E questo, come è facile intuire, un tema di rilevanza centrale per la riflessione bioetica».
Luisella Battaglia, Centro Edgar Morin, Mimesis, 2021.

«In riferimento ai grandi temi della Bioetica, Edgar Morin è certo tra gli studiosi maggiormente impegnati a studiare l’impatto della “rivoluzione biologica” sulle nostre vite e a segnalare il rischio di una “dittatura degli esperti”, con la connessa delega da parte dei cittadini agli “specialisti” per decisioni che riguardano direttamente la loro salute. Per questo c’è bisogno, a suo avviso, di un’etica dell’informazione, a sostegno di un’etica della responsabilità. Da qui la necessità di operare, per riprendere la sua stessa espressione, per una democrazia cognitiva, compito che può essere intrapreso solo favorendo la diffusione del sapere oltre l’età scolare e al di là dei recinti universitari. Ma da qui anche l’idea di una scienza con conoscenza che richiami gli scienziati alle loro responsabilità e, soprattutto, l’affermazione della necessità di un pensiero complesso che riunisca ciò che appare disgiunto e sappia discernere le interdipendenze e le retroazioni tra i fenomeni. E questo, come è facile intuire, un tema di rilevanza centrale per la riflessione bioetica».
Luisella Battaglia, Centro Edgar Morin, Mimesis, 2021.

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«Le società democratiche moderne strutturano rapporti di affidabilità a prescindere dai legami di sangue e si considerano tanto più evolute quanto più l’affidabilità si estende agli estranei al gruppo familiare.


«Le società democratiche moderne strutturano rapporti di affidabilità a prescindere dai legami di sangue e si considerano tanto più evolute quanto più l’affidabilità si estende agli estranei al gruppo familiare. Le società familiste, fatte di tribù e dei clan, applicando invece il concetto di bene di male solo all’interno delle loro strutture di parentela, dove il “noi” della consanguineità è contrapposto al “loro” dei senza legami di carne, e definisce la categoria dell’estraneo come qualcuno a cui si può fare qualunque cosa. Quel modello, ogni volta che viene messo in discussione, si difende prepotentemente».
Michela Murgia, “Il noi e loro dei padri-padrini”, L’Espresso, 16.08.2021.

«Le società democratiche moderne strutturano rapporti di affidabilità a prescindere dai legami di sangue e si considerano tanto più evolute quanto più l’affidabilità si estende agli estranei al gruppo familiare. Le società familiste, fatte di tribù e dei clan, applicando invece il concetto di bene di male solo all’interno delle loro strutture di parentela, dove il “noi” della consanguineità è contrapposto al “loro” dei senza legami di carne, e definisce la categoria dell’estraneo come qualcuno a cui si può fare qualunque cosa. Quel modello, ogni volta che viene messo in discussione, si difende prepotentemente».
Michela Murgia, “Il noi e loro dei padri-padrini”, L’Espresso, 16.08.2021.

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«Ben più che una costituzione, un sistema politico-giuridico, la democrazia è una forma di vita. Non ne va solo della partecipazione dei cittadini, ma della loro esistenza e coesistenza.


«Ben più che una costituzione, un sistema politico-giuridico, la democrazia è una forma di vita. Non ne va solo della partecipazione dei cittadini, ma della loro esistenza e coesistenza. Non può essere irrigidita e disciplinata perché ha un fondo anarchico, come ricordano i teorici della democrazia radicale. Sarebbe inconcepibile senza il paradigma dell’esodo, di una liberazione che si ripete incessantemente. Una società democratica è il teatro di un’avventura non dominabile. Perciò la democrazia è sempre stata guardata con sospetto, già da Platone che denuncia lo scandalo di una politica dove gli schiavi sono affrancati, gli stranieri diventano cittadini, le donne hanno la parità nel rapporto con gli uomini».
Donatella Di Cesare, “La democrazia è delle donne”, 25.08.2021.

«Ben più che una costituzione, un sistema politico-giuridico, la democrazia è una forma di vita. Non ne va solo della partecipazione dei cittadini, ma della loro esistenza e coesistenza. Non può essere irrigidita e disciplinata perché ha un fondo anarchico, come ricordano i teorici della democrazia radicale. Sarebbe inconcepibile senza il paradigma dell’esodo, di una liberazione che si ripete incessantemente. Una società democratica è il teatro di un’avventura non dominabile. Perciò la democrazia è sempre stata guardata con sospetto, già da Platone che denuncia lo scandalo di una politica dove gli schiavi sono affrancati, gli stranieri diventano cittadini, le donne hanno la parità nel rapporto con gli uomini».
Donatella Di Cesare, “La democrazia è delle donne”, 25.08.2021.

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«En lisant Kaddish pour l’enfant qui ne naîtra pas, d’Imre Kertész, l’un des plus beaux livres du monde, je suis tombé sur ces mots : « la survivance de ma survie ».


«En lisant Kaddish pour l’enfant qui ne naîtra pas, d’Imre Kertész, l’un des plus beaux livres du monde, je suis tombé sur ces mots : « la survivance de ma survie ». J’ai pensé que l’expression serait parfaite pour redéfinir la politique. « La survivance de ma survie », c’est exactement ça : comment on fait pour résister à l’abjection, pour ne pas être avalé par la misère, la vulgarité, l’horreur économique, pour échapper au lavage de cerveau planétaire.
La politique n’est pas seulement cette discipline du discours qui commande l’art de gouverner, ni même l’administration de la vie commune, mais le lieu du combat en chacun de nous. Nos vies sont plus que jamais politiques parce qu’on veut nous prendre ce qu’il y a d’irréductible en elles : chacun éprouve la réduction des libertés, mais surtout l’aplatissement généralisé du langage  ; ­chacun ressent que moins il y a de nuances, plus il y a de danger. On ne cesse, à chaque instant de cette vie numérisée qui est devenue la nôtre, de nous extorquer notre consentement. On n’arrête plus de nous demander nos codes d’accès, d’amoindrir nos possibilités d’existence, de voler notre intimité, de réduire ce qu’on dit et ce qu’on pense à des clichés.
Je suis devenu écrivain parce que la littérature est un lieu où le langage parvient à vaincre les consignes. Personne ne capturera jamais la poésie. C’est elle, la vraie politique».
Yannik Haenel, “Autobiographie politique”, Charlie Hebdo, 15.08.2021.

«En lisant Kaddish pour l’enfant qui ne naîtra pas, d’Imre Kertész, l’un des plus beaux livres du monde, je suis tombé sur ces mots : « la survivance de ma survie ». J’ai pensé que l’expression serait parfaite pour redéfinir la politique. « La survivance de ma survie », c’est exactement ça : comment on fait pour résister à l’abjection, pour ne pas être avalé par la misère, la vulgarité, l’horreur économique, pour échapper au lavage de cerveau planétaire.
La politique n’est pas seulement cette discipline du discours qui commande l’art de gouverner, ni même l’administration de la vie commune, mais le lieu du combat en chacun de nous. Nos vies sont plus que jamais politiques parce qu’on veut nous prendre ce qu’il y a d’irréductible en elles : chacun éprouve la réduction des libertés, mais surtout l’aplatissement généralisé du langage  ; ­chacun ressent que moins il y a de nuances, plus il y a de danger. On ne cesse, à chaque instant de cette vie numérisée qui est devenue la nôtre, de nous extorquer notre consentement. On n’arrête plus de nous demander nos codes d’accès, d’amoindrir nos possibilités d’existence, de voler notre intimité, de réduire ce qu’on dit et ce qu’on pense à des clichés.
Je suis devenu écrivain parce que la littérature est un lieu où le langage parvient à vaincre les consignes. Personne ne capturera jamais la poésie. C’est elle, la vraie politique».
Yannik Haenel, “Autobiographie politique”, Charlie Hebdo, 15.08.2021.

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«Tutti noi che crediamo nel valore integro, sacrale della vita umana, tutti noi che ripudiamo radicalmente la guerra e suoi osceni travestimenti, tutti noi che crediamo con la forza di una fede nella dignità di ogni essere umano, nei suoi inviolabili diritti civili e sociali, che sosteniamo


«Tutti noi che crediamo nel valore integro, sacrale della vita umana, tutti noi che ripudiamo radicalmente la guerra e suoi osceni travestimenti, tutti noi che crediamo con la forza di una fede nella dignità di ogni essere umano, nei suoi inviolabili diritti civili e sociali, che sosteniamo il bene comune come priorità assoluta e riteniamo pertanto che il finanziamento pubblico debba essere destinato ad esso a partire dalla sanità pubblica. La sua voce, quando parlava di questi temi era unica per autorevolezza, per verità.
Le sue parole asciutte, semplici, logiche erano inopponibili per la forza tragica di chi ha visto le carni maciullate di folle di vittime innocenti e non, per opera delle guerre, di quelle umanitarie, delle armi intelligenti, degli effetti collaterali, di giocattoli perfidamente esplosivi.
Parlava a muso duro il dottor Strada, chirurgo di guerra, con quella sua straordinaria faccia pesta segno inequivocabile della dedizione ai suoi pazienti e al suo magistero».
Mini Ovadia, “Non so chi siano i 36 Giusti, ma so che lui è uno di loro”, Il Manifesto, 15.08.2021.

«Tutti noi che crediamo nel valore integro, sacrale della vita umana, tutti noi che ripudiamo radicalmente la guerra e suoi osceni travestimenti, tutti noi che crediamo con la forza di una fede nella dignità di ogni essere umano, nei suoi inviolabili diritti civili e sociali, che sosteniamo il bene comune come priorità assoluta e riteniamo pertanto che il finanziamento pubblico debba essere destinato ad esso a partire dalla sanità pubblica. La sua voce, quando parlava di questi temi era unica per autorevolezza, per verità.
Le sue parole asciutte, semplici, logiche erano inopponibili per la forza tragica di chi ha visto le carni maciullate di folle di vittime innocenti e non, per opera delle guerre, di quelle umanitarie, delle armi intelligenti, degli effetti collaterali, di giocattoli perfidamente esplosivi.
Parlava a muso duro il dottor Strada, chirurgo di guerra, con quella sua straordinaria faccia pesta segno inequivocabile della dedizione ai suoi pazienti e al suo magistero».
Mini Ovadia, “Non so chi siano i 36 Giusti, ma so che lui è uno di loro”, Il Manifesto, 15.08.2021.

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«I pochi studi condotti per valutare la medicina personalizzata, in particolare in oncologia – un campo in cui si applica già da vent’anni – hanno concluso che non c’è alcun evidenza di una sua efficacia in rapporto ai costi.


«I pochi studi condotti per valutare la medicina personalizzata, in particolare in oncologia – un campo in cui si applica già da vent’anni – hanno concluso che non c’è alcun evidenza di una sua efficacia in rapporto ai costi. La personalizzazione della medicina riproduce nell’universo della sanità il modello dell’economia digitale, basato sulle virtù del su misura, al fine di ridurre i costi di produzione e di promozione dei beni. L’obiettivo primario resta quello di creare il più alto valore aggiunto possibile: il prodotto giusto, per la persona giusta, al momento giusto. La personalizzazione si basa quasi esclusivamente sui dati quantificabili di un individuo. Questi dovrebbero permettere l’elaborazione di una rappresentazione virtuale del paziente per sviluppare modelli predittivi e stabilire interventi mirati, anche di carattere preventivo».
Raul Guillen, Le Monde diplomatique / Il Manifesto, settembre 2021.

«I pochi studi condotti per valutare la medicina personalizzata, in particolare in oncologia – un campo in cui si applica già da vent’anni – hanno concluso che non c’è alcun evidenza di una sua efficacia in rapporto ai costi. La personalizzazione della medicina riproduce nell’universo della sanità il modello dell’economia digitale, basato sulle virtù del su misura, al fine di ridurre i costi di produzione e di promozione dei beni. L’obiettivo primario resta quello di creare il più alto valore aggiunto possibile: il prodotto giusto, per la persona giusta, al momento giusto. La personalizzazione si basa quasi esclusivamente sui dati quantificabili di un individuo. Questi dovrebbero permettere l’elaborazione di una rappresentazione virtuale del paziente per sviluppare modelli predittivi e stabilire interventi mirati, anche di carattere preventivo».
Raul Guillen, Le Monde diplomatique / Il Manifesto, settembre 2021.

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«È il rumore che chiarisce come sia possibile che due medici arrivino a due diagnosi diverse pur partendo dalle stesse analisi. È il rumore che fa sì che i due giudici assegnino a pene diverse colpevoli di uno stesso reato.


«È il rumore che chiarisce come sia possibile che due medici arrivino a due diagnosi diverse pur partendo dalle stesse analisi. È il rumore che fa sì che i due giudici assegnino a pene diverse colpevoli di uno stesso reato. È il rumore che spiega perché è un manager può prendere decisioni diverse a seconda del momento della giornata. Ma cos’è esattamente questo rumore? In cosa differisce dal bias? “Diciamo che esiste un bias quando in un insieme di giudizi la maggior parte degli errori va nella stessa direzione. Il bias è l’errore medio, come, per esempio, quello che emerge quando al tiro a segno una squadra colpisce sistematicamente l’area in basso a sinistra del bersaglio”. A differenza del bias che quindi una sorta di errore oggettivo, il rumore è legato sia alla pluralità di vedute, di valori e di opinioni che caratterizzano l’umanità, sì alla diversità dei gusti personali».
Daniel Kahneman, Olivier Sibony, Cass R. Sunstein, “Rumore”, Utet, 2021

«È il rumore che chiarisce come sia possibile che due medici arrivino a due diagnosi diverse pur partendo dalle stesse analisi. È il rumore che fa sì che i due giudici assegnino a pene diverse colpevoli di uno stesso reato. È il rumore che spiega perché è un manager può prendere decisioni diverse a seconda del momento della giornata. Ma cos’è esattamente questo rumore? In cosa differisce dal bias? “Diciamo che esiste un bias quando in un insieme di giudizi la maggior parte degli errori va nella stessa direzione. Il bias è l’errore medio, come, per esempio, quello che emerge quando al tiro a segno una squadra colpisce sistematicamente l’area in basso a sinistra del bersaglio”. A differenza del bias che quindi una sorta di errore oggettivo, il rumore è legato sia alla pluralità di vedute, di valori e di opinioni che caratterizzano l’umanità, sì alla diversità dei gusti personali».
Daniel Kahneman, Olivier Sibony, Cass R. Sunstein, “Rumore”, Utet, 2021

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