Pensieri

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.

A cura di Roberto Malacrida.

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«Consumed with cramming facts into their heads, however, most students in my class spent these patient visits with their eyes glued to exam study guides, or even snuck out of the lecture hall to go study elsewhere. Listening to the actual, complex experiences of patients could wait.


«Consumed with cramming facts into their heads, however, most students in my class spent these patient visits with their eyes glued to exam study guides, or even snuck out of the lecture hall to go study elsewhere. Listening to the actual, complex experiences of patients could wait. Our medical humanities courses were nowhere near as rigorously taught or graded as other courses, which exacerbated students’ beliefs that the psychosocial aspects of medicine are less valued and less relevant than the biologic aspects.
Real patients like my grand-mother cannot be easily reduced to stereotypes or five-sentence clinical vignettes. Transitioning from student or practitioner requires a shift in mindset: to see a patient as a person, not a paragraph; to see the right answer as layered and complex, not a single choice. If we can teach the next generation of doctors to navigate that transition gracefully, we will humanize our patients and help them attain better outcomes».
Charlotte Grinberg, “None of the Above — The Patient beyond the Multiple Choice”, New England Journal Of Medicine, 04.11.2021

«Consumed with cramming facts into their heads, however, most students in my class spent these patient visits with their eyes glued to exam study guides, or even snuck out of the lecture hall to go study elsewhere. Listening to the actual, complex experiences of patients could wait. Our medical humanities courses were nowhere near as rigorously taught or graded as other courses, which exacerbated students’ beliefs that the psychosocial aspects of medicine are less valued and less relevant than the biologic aspects.
Real patients like my grand-mother cannot be easily reduced to stereotypes or five-sentence clinical vignettes. Transitioning from student or practitioner requires a shift in mindset: to see a patient as a person, not a paragraph; to see the right answer as layered and complex, not a single choice. If we can teach the next generation of doctors to navigate that transition gracefully, we will humanize our patients and help them attain better outcomes».
Charlotte Grinberg, “None of the Above — The Patient beyond the Multiple Choice”, New England Journal Of Medicine, 04.11.2021

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«Volevo trovare il luogo, dove perfino nell’abisso della perdita, la vita dà segni di esistenza. I credenti trovano conforto nella fede che ci sia vita dopo la morte. Ma io non sono credente.


«Volevo trovare il luogo, dove perfino nell’abisso della perdita, la vita dà segni di esistenza. I credenti trovano conforto nella fede che ci sia vita dopo la morte. Ma io non sono credente. E ho capito che per una persona laica come me, il luogo più significativo dove la vita, con tutta la sua ricchezza, coesiste con la perdita e l’orrore del nulla, è l’arte. L’unico luogo dove la vita e il nulla agiscono e nutrono l’uno e l’altro è letteratura, poesia, musica, teatro. […] Perché la laicità non significa solo non essere religioso ma è un’autentica e dolorosa consapevolezza di come noi non credenti siamo soli in questo mondo, come è difficile l’esercizio di empatia e come siamo intrappolati nelle nostre angosce. Però, più invecchio e più mi piace il cinema. Trovo il teatro oggi non abbastanza folle e mordente. E troppo poche volte ne rimango scosso».
David Grossman, La Repubblica, 16.11.2021

«Volevo trovare il luogo, dove perfino nell’abisso della perdita, la vita dà segni di esistenza. I credenti trovano conforto nella fede che ci sia vita dopo la morte. Ma io non sono credente. E ho capito che per una persona laica come me, il luogo più significativo dove la vita, con tutta la sua ricchezza, coesiste con la perdita e l’orrore del nulla, è l’arte. L’unico luogo dove la vita e il nulla agiscono e nutrono l’uno e l’altro è letteratura, poesia, musica, teatro. […] Perché la laicità non significa solo non essere religioso ma è un’autentica e dolorosa consapevolezza di come noi non credenti siamo soli in questo mondo, come è difficile l’esercizio di empatia e come siamo intrappolati nelle nostre angosce. Però, più invecchio e più mi piace il cinema. Trovo il teatro oggi non abbastanza folle e mordente. E troppo poche volte ne rimango scosso».
David Grossman, La Repubblica, 16.11.2021

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«Aux idéaux de performance, d’excellence et de stabilité, l’expérience corporelle du féminin substitue l’évidence de la variabilité, de la vulnérabilité et de l’adaptabilité.


«Aux idéaux de performance, d’excellence et de stabilité, l’expérience corporelle du féminin substitue l’évidence de la variabilité, de la vulnérabilité et de l’adaptabilité. Il s’avère que ces caractéristiques concernent rigoureusement tous les corps, ainsi que la crise sanitaire l’a révélé : l’humanité en tant qu’elle est incarnée est essentiellement vulnérable, changeante et interdépendante. Nulle faiblesse ni déchéance, mais bien le constat de ce que les êtres humains ne sont pas des machines vouées à une infinie productivité et perfectibilité : ils sont des sujets incarnés reliés les uns aux autres».
Camille Froidevaux-Metterie, « L’être humaine. Fin du masculin générique, début de l’humanité incarnée“, Le Monde, 28.10.2021.

«Aux idéaux de performance, d’excellence et de stabilité, l’expérience corporelle du féminin substitue l’évidence de la variabilité, de la vulnérabilité et de l’adaptabilité. Il s’avère que ces caractéristiques concernent rigoureusement tous les corps, ainsi que la crise sanitaire l’a révélé : l’humanité en tant qu’elle est incarnée est essentiellement vulnérable, changeante et interdépendante. Nulle faiblesse ni déchéance, mais bien le constat de ce que les êtres humains ne sont pas des machines vouées à une infinie productivité et perfectibilité : ils sont des sujets incarnés reliés les uns aux autres».
Camille Froidevaux-Metterie, « L’être humaine. Fin du masculin générique, début de l’humanité incarnée“, Le Monde, 28.10.2021.

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«Iniziamo a chiamarlo genericamente il problema della fiducia, cruciale nella vita di ciascuno e – nell’accezione che oggi la letteratura scientifica definisce con l’espressione ‘fiducia epistemica’ (cioè relativa alla coscienza) – indispensabile per capi


«Iniziamo a chiamarlo genericamente il problema della fiducia, cruciale nella vita di ciascuno e – nell’accezione che oggi la letteratura scientifica definisce con l’espressione ‘fiducia epistemica’ (cioè relativa alla coscienza) – indispensabile per capire il momento presente. Alla base della sfiducia nei confronti dell’informazione medico-scientifica (oggi rivolta alla politica dei vaccini e dunque della sicurezza sociale in pandemia) vi è una mancanza di fiducia in senso più ampio che si intreccia con il percorso di sviluppo della personalità».
Guido Giovanardi e Vittorio Lingiardi, La Repubblica, 28.10.2021

«Iniziamo a chiamarlo genericamente il problema della fiducia, cruciale nella vita di ciascuno e – nell’accezione che oggi la letteratura scientifica definisce con l’espressione ‘fiducia epistemica’ (cioè relativa alla coscienza) – indispensabile per capire il momento presente. Alla base della sfiducia nei confronti dell’informazione medico-scientifica (oggi rivolta alla politica dei vaccini e dunque della sicurezza sociale in pandemia) vi è una mancanza di fiducia in senso più ampio che si intreccia con il percorso di sviluppo della personalità».
Guido Giovanardi e Vittorio Lingiardi, La Repubblica, 28.10.2021

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«La lettura della presenza di una dittatura sanitaria e politica che rischierebbe o, addirittura, avrebbe già stravolto l'assetto democratico del nostro Paese, è non a caso una lettura condivisa dall'estrema sinistra e dall'estrema destra.


«La lettura della presenza di una dittatura sanitaria e politica che rischierebbe o, addirittura, avrebbe già stravolto l'assetto democratico del nostro Paese, è non a caso una lettura condivisa dall'estrema sinistra e dall'estrema destra. È lo stesso giudizio che esprimono autorevoli intellettuali che, pur evitando aristocraticamente di partecipare alle sommosse popolari, ne sono di fatto irresponsabilmente gli involontari maitres à penser. Dall'elucubrazione filosofica allo scatenamento della rabbia nelle piazze il passo è più breve di quello che si possa immaginare».
Massimo Recalcati, “No Vax. Quei filosofi irresponsabili”, La Repubblica, 28.10.2021.

«La lettura della presenza di una dittatura sanitaria e politica che rischierebbe o, addirittura, avrebbe già stravolto l'assetto democratico del nostro Paese, è non a caso una lettura condivisa dall'estrema sinistra e dall'estrema destra. È lo stesso giudizio che esprimono autorevoli intellettuali che, pur evitando aristocraticamente di partecipare alle sommosse popolari, ne sono di fatto irresponsabilmente gli involontari maitres à penser. Dall'elucubrazione filosofica allo scatenamento della rabbia nelle piazze il passo è più breve di quello che si possa immaginare».
Massimo Recalcati, “No Vax. Quei filosofi irresponsabili”, La Repubblica, 28.10.2021.

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«Il dubbio, in realtà, è che sua madre sia mai stata davvero innamorata del primo marito. Non ricorda di averla mai vista piangere e disperarsi per la sua morte. C’è da chiedersi se anche lei, come il figlio, abbia semmai provato un certo sollievo e non potesse esprimerlo.


«Il dubbio, in realtà, è che sua madre sia mai stata davvero innamorata del primo marito. Non ricorda di averla mai vista piangere e disperarsi per la sua morte. C’è da chiedersi se anche lei, come il figlio, abbia semmai provato un certo sollievo e non potesse esprimerlo. Non piangere la morte dei propri cari: esiste cosa peggiore agli occhi della gente? Una sola volta l'ha sentita lamentarsi di aver perso sia il padre che il marito, entrambi morti annegati. La sua però, brutto a dirsi ma è così, non era empatia: era autocommiserazione».
Björn Larsson, “Nel nome del figlio”, Iperborea, 2021.

«Il dubbio, in realtà, è che sua madre sia mai stata davvero innamorata del primo marito. Non ricorda di averla mai vista piangere e disperarsi per la sua morte. C’è da chiedersi se anche lei, come il figlio, abbia semmai provato un certo sollievo e non potesse esprimerlo. Non piangere la morte dei propri cari: esiste cosa peggiore agli occhi della gente? Una sola volta l'ha sentita lamentarsi di aver perso sia il padre che il marito, entrambi morti annegati. La sua però, brutto a dirsi ma è così, non era empatia: era autocommiserazione».
Björn Larsson, “Nel nome del figlio”, Iperborea, 2021.

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«La ricerca indica che indossare la mascherina protegge tutti, vaccinati e non, e che «questa protezione – rileva Lenward – è particolarmente importante per le persone che non sono state ancora vaccinate».


«La ricerca indica che indossare la mascherina protegge tutti, vaccinati e non, e che «questa protezione – rileva Lenward – è particolarmente importante per le persone che non sono state ancora vaccinate». Sebbene l’intera comunità scientifica riconosca l’importanza delle mascherine, sottolinea Nature, non tutti i ricercatori concordano con le cifre fornite dallo studio. Natalie Dean, dell’Università Emroy di Atlanta, sottolinea quanto sia difficile poter confrontare i dati tra contagiati ed estrapolare confronti numerici attendibili».
L’Avvenire, 06.11.2021

«La ricerca indica che indossare la mascherina protegge tutti, vaccinati e non, e che «questa protezione – rileva Lenward – è particolarmente importante per le persone che non sono state ancora vaccinate». Sebbene l’intera comunità scientifica riconosca l’importanza delle mascherine, sottolinea Nature, non tutti i ricercatori concordano con le cifre fornite dallo studio. Natalie Dean, dell’Università Emroy di Atlanta, sottolinea quanto sia difficile poter confrontare i dati tra contagiati ed estrapolare confronti numerici attendibili».
L’Avvenire, 06.11.2021

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« L’approche sociologique des inégalités culturelles met ainsi en lumière la hiérarchisation des faits culturels produite par les relations entre des groupes porteurs de goûts et des manières de faire et des penser, de valeurs, de registres d’expression et des styles de vie hété


« L’approche sociologique des inégalités culturelles met ainsi en lumière la hiérarchisation des faits culturels produite par les relations entre des groupes porteurs de goûts et des manières de faire et des penser, de valeurs, de registres d’expression et des styles de vie hétérogènes. Selon cette approche, l’inégalité n’est pas inhérente aux propriétés intrinsèques des traits culturels d’un individu ou d’un groupe. Elle est l’expression d’une relation de pouvoir dont il résulte que certaines ressources culturelles sont socialement plus désirables et plus légitimes que d’autres. Autrement dit, l’inégalité n’est pas le produit de la culture et des différences culturelles, mais celui de la double rivalité pour la définition des ressources culturelles désirables et pour l’accès à ses ressources. Du fait de cette double rivalité, la mesure des inégalités culturelles se heurte à l’instabilité de ses critères. Alors que la mesure des inégalités de richesse peut prendre appui, au prix certes des opérations de conversion et d’actualisation plus ou moins complexes, sur des critères relativement stables est universels, la mesure des inégalités culturelles doit composer avec le caractère intrinsèquement changeant des normes de la légitimité et de la désirabilité sociale des biens culturels qui varient d’une société et d’une époque à l’autre ».
Philippe Coulangeon, « Culture de masse et societé de classes », Puf, 2021.

« L’approche sociologique des inégalités culturelles met ainsi en lumière la hiérarchisation des faits culturels produite par les relations entre des groupes porteurs de goûts et des manières de faire et des penser, de valeurs, de registres d’expression et des styles de vie hétérogènes. Selon cette approche, l’inégalité n’est pas inhérente aux propriétés intrinsèques des traits culturels d’un individu ou d’un groupe. Elle est l’expression d’une relation de pouvoir dont il résulte que certaines ressources culturelles sont socialement plus désirables et plus légitimes que d’autres. Autrement dit, l’inégalité n’est pas le produit de la culture et des différences culturelles, mais celui de la double rivalité pour la définition des ressources culturelles désirables et pour l’accès à ses ressources. Du fait de cette double rivalité, la mesure des inégalités culturelles se heurte à l’instabilité de ses critères. Alors que la mesure des inégalités de richesse peut prendre appui, au prix certes des opérations de conversion et d’actualisation plus ou moins complexes, sur des critères relativement stables est universels, la mesure des inégalités culturelles doit composer avec le caractère intrinsèquement changeant des normes de la légitimité et de la désirabilité sociale des biens culturels qui varient d’une société et d’une époque à l’autre ».
Philippe Coulangeon, « Culture de masse et societé de classes », Puf, 2021.

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« Une nuit, dans un rêve très net, mon père revient. Il est assis dans son canapé habituel du salon d’Aba, qui devient à un moment donné le salon de Nsukka. L’hôpital s’est trompé. Quid des visites de mon frère à la chambre mortuaire ?


« Une nuit, dans un rêve très net, mon père revient. Il est assis dans son canapé habituel du salon d’Aba, qui devient à un moment donné le salon de Nsukka. L’hôpital s’est trompé. Quid des visites de mon frère à la chambre mortuaire ? Là aussi, une erreur d’identité. Je suis folle de joie, mais j’ai peur que ce soit un rêve, alors, dans le rêve, je me donne une tape sur le bras pour être sûre que ce n’est pas un rêve, et mon père est toujours là, assis, parlant doucement. Je me réveille en proie à une douleur si bouleversante qu’elle emplit mes poumons. Comment votre inconscient peut-il se retourner contre vous avec une telle cruauté ? ».
Chimamanda Ngozi Adichie, « Notes sur le chagrin », Gallimard, 2021

« Une nuit, dans un rêve très net, mon père revient. Il est assis dans son canapé habituel du salon d’Aba, qui devient à un moment donné le salon de Nsukka. L’hôpital s’est trompé. Quid des visites de mon frère à la chambre mortuaire ? Là aussi, une erreur d’identité. Je suis folle de joie, mais j’ai peur que ce soit un rêve, alors, dans le rêve, je me donne une tape sur le bras pour être sûre que ce n’est pas un rêve, et mon père est toujours là, assis, parlant doucement. Je me réveille en proie à une douleur si bouleversante qu’elle emplit mes poumons. Comment votre inconscient peut-il se retourner contre vous avec une telle cruauté ? ».
Chimamanda Ngozi Adichie, « Notes sur le chagrin », Gallimard, 2021

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«Perché la fiducia è un valore. Detto col linguaggio della filosofia morale, la fiducia è un bene, è un sentimento da preservare, è un concetto fornito di carica prevalentemente positiva.


«Perché la fiducia è un valore. Detto col linguaggio della filosofia morale, la fiducia è un bene, è un sentimento da preservare, è un concetto fornito di carica prevalentemente positiva. La fiducia è un sentimento di sicurezza che viene da una certa speranza, stima ecc., è un senso di confidenza o di ferma credenza nella bontà, forza o affidabilità di qualcuno qualcosa. È plausibile supporre persino che gli infanti vengono al mondo con una specie di fiducia originaria che li sostiene in modo tale che non debbano ogni volta compiere una scelta per continuare con questa attitudine, perché se non è ingannata o distrutta, la fiducia continua a fiorire a evolversi. Anzi, si può dire che la fiducia sia un bene che aumenta con l’uso costante e diminuisce con il disuso, come il linguaggio, come molti sentimenti. Come l’amore che crescet eundo, che aumenta via facendo e cresce praticandolo, la fiducia prospera e si estende in spessore se stabilmente esercitata e tende a essere, come altre risorse morali, contagiosa e appagante. Quando invece l’autorità, in questo caso del diritto, si concentra sull’autorità della forza facendosene strumento, la fiducia retrocede».
Francesca Rigotti, Il Sole 24 Ore, 31.10.2021.

«Perché la fiducia è un valore. Detto col linguaggio della filosofia morale, la fiducia è un bene, è un sentimento da preservare, è un concetto fornito di carica prevalentemente positiva. La fiducia è un sentimento di sicurezza che viene da una certa speranza, stima ecc., è un senso di confidenza o di ferma credenza nella bontà, forza o affidabilità di qualcuno qualcosa. È plausibile supporre persino che gli infanti vengono al mondo con una specie di fiducia originaria che li sostiene in modo tale che non debbano ogni volta compiere una scelta per continuare con questa attitudine, perché se non è ingannata o distrutta, la fiducia continua a fiorire a evolversi. Anzi, si può dire che la fiducia sia un bene che aumenta con l’uso costante e diminuisce con il disuso, come il linguaggio, come molti sentimenti. Come l’amore che crescet eundo, che aumenta via facendo e cresce praticandolo, la fiducia prospera e si estende in spessore se stabilmente esercitata e tende a essere, come altre risorse morali, contagiosa e appagante. Quando invece l’autorità, in questo caso del diritto, si concentra sull’autorità della forza facendosene strumento, la fiducia retrocede».
Francesca Rigotti, Il Sole 24 Ore, 31.10.2021.

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«Par-delà ce fameux ‘règne humain’ que les recherches sur l’animalité ou sur l’intelligence artificielle remettent désormais en cause, la question actuelle est donc celle de l’éthique et de ses conditions de possibilité : qu’est-ce donc qu’être


«Par-delà ce fameux ‘règne humain’ que les recherches sur l’animalité ou sur l’intelligence artificielle remettent désormais en cause, la question actuelle est donc celle de l’éthique et de ses conditions de possibilité : qu’est-ce donc qu’être humain, aujourd’hui ? A quels gestes reconnaît-on une personne qui se comporte de façon humaine, simplement et solidement humaine ? Si « se montrer » humain, c’est offrir cette ‘épiphanie du visage’ que Levinas affirmait être la condition de tout lien et de toute justice, peut-on encore « être humain » quand on doit être masqué ?».
Jean Birnbaum, Le 32e Forum philo « Le Monde » Le Mans aura comme thème « Etre humain ? », Le Monde, 28.10.2021.

«Par-delà ce fameux ‘règne humain’ que les recherches sur l’animalité ou sur l’intelligence artificielle remettent désormais en cause, la question actuelle est donc celle de l’éthique et de ses conditions de possibilité : qu’est-ce donc qu’être humain, aujourd’hui ? A quels gestes reconnaît-on une personne qui se comporte de façon humaine, simplement et solidement humaine ? Si « se montrer » humain, c’est offrir cette ‘épiphanie du visage’ que Levinas affirmait être la condition de tout lien et de toute justice, peut-on encore « être humain » quand on doit être masqué ?».
Jean Birnbaum, Le 32e Forum philo « Le Monde » Le Mans aura comme thème « Etre humain ? », Le Monde, 28.10.2021.

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«L’autismo comporta una super sistematizzazione, che porta a sviluppare alcuni punti di forza, e dà anche origine a disabilità: difficoltà di comunicazione, di socializzazione e di reazione ai cambiamenti inaspettati.


«L’autismo comporta una super sistematizzazione, che porta a sviluppare alcuni punti di forza, e dà anche origine a disabilità: difficoltà di comunicazione, di socializzazione e di reazione ai cambiamenti inaspettati. Ma nell’ambiente giusto, queste disabilità possono essere ridotte al minimo. In questo modo, le disabilità sono in gran parte il prodotto del processo di adattamento tra l’individuo e il suo ambiente. Quando le qualità super sistematizzati dell’autismo sono sostenute e coltivate, le abilità e talenti unici degli individui autistici possono brillare a loro vantaggio e a beneficio della società».
Simon Baron-Cohen, “I geni della creatività”, Cortina, 2021

«L’autismo comporta una super sistematizzazione, che porta a sviluppare alcuni punti di forza, e dà anche origine a disabilità: difficoltà di comunicazione, di socializzazione e di reazione ai cambiamenti inaspettati. Ma nell’ambiente giusto, queste disabilità possono essere ridotte al minimo. In questo modo, le disabilità sono in gran parte il prodotto del processo di adattamento tra l’individuo e il suo ambiente. Quando le qualità super sistematizzati dell’autismo sono sostenute e coltivate, le abilità e talenti unici degli individui autistici possono brillare a loro vantaggio e a beneficio della società».
Simon Baron-Cohen, “I geni della creatività”, Cortina, 2021

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«Lo so che è sbagliato, ma vi confesso che a me a scoprire che la felice settimanella di pausa dalla chemioterapia, che sembrava non finire mai con tutte le sue riscoperte delizie, e invece è volata via e stasera di nuovo mi aspetta per due settimane filate, prima della nuova pausa, quel ce


«Lo so che è sbagliato, ma vi confesso che a me a scoprire che la felice settimanella di pausa dalla chemioterapia, che sembrava non finire mai con tutte le sue riscoperte delizie, e invece è volata via e stasera di nuovo mi aspetta per due settimane filate, prima della nuova pausa, quel certo nuovo potente farmaco – oh, sì vi assicuro davvero potente – ecco una leggera ansia vi confesso mi viene.
Ma il giorno non è ancora passato, meglio pensare alle cose che dopo tanto tempo sono riuscito a fare in questi pochi giorni, o almeno iniziare, cominciando forse un po’ a “prendere le misure” al nuovo protocollo. Meglio fare, senza sprecare il tempo, meglio concedersi l’odore così struggente del gelsomino in terrazzo, che quest’anno è rigoglioso, immaginare già il fresco della sera, quando è più intenso.
Poi, non dimenticarlo mai, quando hai desiderato di poterla iniziare, la terapia con il nuovo potente farmaco, nei giorni in cui sembrava che il cuore malandato non potesse reggerla, la terapia con il nuovo potente farmaco, e ti sei dovuto ricoverare per riparare il cuore, fino a quando un medico bravo non disse: “È sufficiente, adesso si può usare il nuovo potente farmaco, mi prendo la responsabilità, abbia cura dei suoi tre stent, che abbiamo impiantato”.
Ora si che puoi farla la terapia con questa specie di Cavallo pazzo che decide un po’ lui, saprà fare il suo rude e sofisticato mestiere certamente, speriamo conterrà le nuove aggressioni che in assenza di terapia erano cresciute ma decide tutto un po’ lui, ora puoi continuare la tua lotta con l’Oscuro signore che parte di te”.
Severino Cesari, “Con molta cura”, Einaudi, 2021

«Lo so che è sbagliato, ma vi confesso che a me a scoprire che la felice settimanella di pausa dalla chemioterapia, che sembrava non finire mai con tutte le sue riscoperte delizie, e invece è volata via e stasera di nuovo mi aspetta per due settimane filate, prima della nuova pausa, quel certo nuovo potente farmaco – oh, sì vi assicuro davvero potente – ecco una leggera ansia vi confesso mi viene.
Ma il giorno non è ancora passato, meglio pensare alle cose che dopo tanto tempo sono riuscito a fare in questi pochi giorni, o almeno iniziare, cominciando forse un po’ a “prendere le misure” al nuovo protocollo. Meglio fare, senza sprecare il tempo, meglio concedersi l’odore così struggente del gelsomino in terrazzo, che quest’anno è rigoglioso, immaginare già il fresco della sera, quando è più intenso.
Poi, non dimenticarlo mai, quando hai desiderato di poterla iniziare, la terapia con il nuovo potente farmaco, nei giorni in cui sembrava che il cuore malandato non potesse reggerla, la terapia con il nuovo potente farmaco, e ti sei dovuto ricoverare per riparare il cuore, fino a quando un medico bravo non disse: “È sufficiente, adesso si può usare il nuovo potente farmaco, mi prendo la responsabilità, abbia cura dei suoi tre stent, che abbiamo impiantato”.
Ora si che puoi farla la terapia con questa specie di Cavallo pazzo che decide un po’ lui, saprà fare il suo rude e sofisticato mestiere certamente, speriamo conterrà le nuove aggressioni che in assenza di terapia erano cresciute ma decide tutto un po’ lui, ora puoi continuare la tua lotta con l’Oscuro signore che parte di te”.
Severino Cesari, “Con molta cura”, Einaudi, 2021

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«Nel lessico di Montaigne l’immaginazione conserva quindi un carattere incerto: da un lato si configura come un polo alternativo rispetto all’azione (action ou imagination); dall’altro diventa uno strumento teorico indispensabile, essendo in grado, sul piano epist


«Nel lessico di Montaigne l’immaginazione conserva quindi un carattere incerto: da un lato si configura come un polo alternativo rispetto all’azione (action ou imagination); dall’altro diventa uno strumento teorico indispensabile, essendo in grado, sul piano epistemologico, di concepire il dubbio. Punto centrale, se si tiene conto che per Montaigne “non il possesso della verità, ma il dubbio è proprio dell’uomo, non solo per la voi lezza della nostra ragione, ma perché il dubbio rende liberi dall’ansia”».
Michele Ciliberto, Il Sole 24 Ore, 24.10.2021

«Nel lessico di Montaigne l’immaginazione conserva quindi un carattere incerto: da un lato si configura come un polo alternativo rispetto all’azione (action ou imagination); dall’altro diventa uno strumento teorico indispensabile, essendo in grado, sul piano epistemologico, di concepire il dubbio. Punto centrale, se si tiene conto che per Montaigne “non il possesso della verità, ma il dubbio è proprio dell’uomo, non solo per la voi lezza della nostra ragione, ma perché il dubbio rende liberi dall’ansia”».
Michele Ciliberto, Il Sole 24 Ore, 24.10.2021

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