Per prima cosa, Yoga aggiunge un ulteriore tassello a quel percorso che lo scrittore francese sta compiendo ormai da trent’anni all’interno della sua produzione. Partito come romanziere puro (si legga Baffi), Carrère è approdato all’autofiction – genere che ha indubbiamente contributo a rinnovare (si legga Vite che non sono la mia) – mettendo al centro della narrazione non tanto se stesso, quanto più le persone che ha incontrato o ha voluto incontrare (si leggano L’Avversario e Limonov) nella sua vita. Con Yoga però il passo è ancora ulteriore (che bello quando uno scrittore non si stanca di cambiare in continuazione!) ed il protagonista diventa solo lui, o forse sarebbe meglio dire, il personaggio Carrère. La passione per la meditazione, le due perdite di amici importanti, il disturbo bipolare di cui soffre, l’esperienza nell’hot spot per migranti dell’isola Greca di Leros sono descritte nel libro fornendo al lettore gli aspetti più intimi, profondi e contradditori del personaggio Carrère.
Seconda cosa, la qualità della scrittura è altissima e, se questo non stupisce, è il solito Carrère insomma, tuttavia, ancora una volta è stato capace di trovare una novità anche a livello stilistico. Infatti, se nei testi precedenti i capitoli erano piuttosto lunghi, in Yoga, lo stesso autore in alcune interviste confessa di essersi divertito molto ad accorciarli e cercare per ciascuno un titolo molto peculiare. Dal mio punto di vista questa operazione è riuscita alla perfezione e dà alla narrazione un ritmo incalzante, che spesso vivifica quelle che potevano diventare le parti più lente e noiose (le descrizioni di alcune sedute meditative di gruppo, per esempio).
Terzo, la totale assenza di retorica e quel gusto per la provocazione (non entro nel merito e vi lascio scoprire qualche retroscena polemico legato all’ex-moglie o a quanto ci sia di vero o di inventato nelle vicende narrate) che lo rendono, come già è stato per tanti altri suoi libri, argomento di continuo dibattito tra i suoi tanti abituali lettori e non solo. E questo, a mio modesto parere, fa benissimo alla letteratura…
Perché leggerlo?
Perché troverete tanto della società degli ultimi anni (la crisi dei migranti, la malattia mentale, l’introduzione, a volte in maniera un po’ superficiale, delle filosofie di origine orientale, l’attentato a Charlie Hebdo) raccontato in maniera mai banale, spesso provocatoria, e a volte persino eccessiva, ma proprio per questo, molto vera.
Una citazione dal libro
«Io, che aspiravo all’unità, sono sceso a patti con la divisione. Quanto al tracollo di cui parlo, che cosa posso dirne? Che cosa devo tacerne? Quando penso alla letteratura, al genere di letteratura che faccio, di una sola cosa sono fermamente convinto: è il luogo in cui non si mente. È un imperativo assoluto, tutto il resto è secondario, e a questo imperativo penso di essermi sempre attenuto. Le cose che scrivo forse sono narcisistiche e vane, ma non sono false».
Federica Merlo
30 giugno 2021
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.