“Tolleriamo migliaia di questi edifici, privi di sentimento ed emozioni, dittatoriali, spietati, aggressivi, sacrileghi, piatti, sterili, disadorni, freddi, non romantici, anonimi, il vuoto assoluto.” Cosi l’architetto Hundertwasser apostrofava l’architettura del nostro tempo. E continua: “Danno l’illusione della funzionalità. Sono talmente deprimenti che si ammalano sia gli abitanti sia i passanti. Basti pensare che, se 100 persone vivono in una casa, altre 10.000 vi passano davanti ogni giorno e queste ultime soffrono come gli inquilini, forse ancora di più, per il senso di depressione che emana dalla facciata di una casa sterile.” Un monito all’importanza di quanto l’architettura abbia un ruolo fondamentale non solo come contenitore, ma anche come elemento inserito in un contesto, in una comunità, tra la gente di cui può influenzare umori, emozioni, sensazioni.
Hundertwasser si spinge oltre e, da buon architetto, propone soluzioni: “Gli architetti non possono risanare queste case malate, che rendono malati, altrimenti non le avrebbero costruite. Si rende quindi necessaria una nuova professione: il medico dell’architettura.”
Il medico dell’architettura: una figura che si prenda cura degli edifici in cui viviamo, in cui ci curiamo. Pensare l’edificio come elemento che curi già soltanto per le sue forme e i suoi colori.
Un ospedale strutturato, funzionale, all’avanguardia, ma grigio, anonimo, standardizzato, svuotato dell’emozione e dalla vita che vi scorre dentro e fuori, è già un ospedale malato.
Con la sua creatività unica nel suo genere, a rincorrere forme e colori quasi fiabeschi, l’intrecciarsi di natura e architettura creando un’unica armonia, Hundertwasser ha provato, nel suo essere architetto, a fungere da dottore dell’architettura e per questo dell’uomo. Un architetto che prima di saper costruire, ha saputo curare.
18 dicembre 2023
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.