Pierpaolo Vettori, in passato finalista per due edizioni al Premio Calvino e con già alcuni romanzi alle spalle, si è laureato in lingue e letterature straniere con una tesi sulla Swinging London ma di professione fa il fabbro e per diversi anni si è occupato di musica. Da poco ha pubblicato il suo ultimo libro, Un uomo sottile, fresco vincitore della V edizione del premio Neri Pozza.
Un uomo sottile è un romanzo particolare, composto da brevi unità narrative, dove il protagonista, fabbro e scrittore come l’autore, racconta due universi che corrono paralleli nella sua vita. Il primo è quello letterario, nel quale meta-narrativamente, viene raccontata la stesura di questo stesso libro e dove lo scrittore va alla ricerca di un uomo che non ha mai visto e che da anni è chiuso in un istituto di Venezia, colpito da una grave malattia degenerativa cerebrale. Quest’uomo, sin da subito, nonostante per tutto il testo venga chiamato con l’acronimo DDG, sappiamo essere lo scrittore Daniele Del Giudice. Il secondo universo è quello della sfera privata del narratore alle prese con la malattia della moglie Laura, la quale si ammala anch’essa di una patologia cerebrale simile a quella di DDG e che le causerà la perdita della memoria e dell’autonomia.
Stilisticamente il romanzo è scritto con una prosa consapevole e misurata nella quale prevale l’uso dell’indicativo presente.
Ho trovato molto interessante una presentazione che si può recuperare on-line, dove Vettori, intervistato dal collega Tarabbia, ci suggerisce un ulteriore piano di lettura del suo Un uomo sottile, che va oltre la linearità delle vicende narrate. Lo scrittore afferma infatti che i frammenti da cui il libro è composto sono delle entità autonome e autoconclusive – paradossalmente leggibili anche in ordine sparso. Tutte queste unità narrative sono dedicate al nulla, allo svanire. Da ciò capiamo come sia ancora più forte il tributo e il legame a Daniele Del Giudice e alla sua progressiva sparizione dal mondo letterario e dai suoi lettori per colpa della malattia.
Perché leggerlo?
Perché purtroppo il 2 settembre di quest’anno, dalla casa anziani in cui ormai viveva da anni, è arrivata la triste notizia della morte di Del Giudice. Credo quindi che la lettura di Un uomo sottile sia uno dei modi migliori per andarsi a recuperare anche tutte le pubblicazioni – e non sono molte – di questo grande e ingiustamente un po’ dimenticato scrittore italiano.
Una citazione dal libro
«Raggiungere la verità non significa procedere da A verso B, come se fosse una linea retta. Immagini piuttosto una spirale: il punto di partenza è il centro e, man mano che ci si avvicina alla verità, il cerchio si allarga, si comprende sempre di più. In altre parole, la verità non è un punto d’arrivo ma un processo di espansione della conoscenza».
Federica Merlo
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30 dicembre 2021
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