Tre diverse sedie campeggiano sulla bellissima copertina rosso vivo che l’editore Casagrande ha pensato per questo breve e fulminate racconto di Giorgio Vasta, scrittore (suoi i capolavori Il tempo materiale e Absolutely Nothing), sceneggiatore (Via Castellana Bandiera e Le sorelle Macaluso di Emma Dante) e direttore editoriale di Book Pride (fiera nazionale italiana dell’editoria indipendente).
Tre orfani racconta dell’incontro di Vasta stesso, il giorno del suo cinquantesimo compleanno «alle sei del mattino di giovedì 12 marzo 2020» con i due personaggi «melvilliani» Achab e Bartleby, nella cucina della sua casa di Palermo. Reclusi per ragioni sanitarie in questo spazio domestico che percepiamo soltano come qualcosa di minimale ed essenziale, i suoi concreti fantasmi letterari fanno cose: preparano una torta «amalgama di formaggio e biscotti allo zenzero», guardano i bollettini della protezione civile su youtube, cancellano conversazioni di WhatsApp (Bartleby), intagliano un manico di scopa (Achab) le cui schegge diventano candeline per il dolce del compleanno. Ad un certo punto la scena si sposta in un esterno, sempre di reclusione: un terrazzino dal quale, come sul ponte della baleniera, Palermo si trasforma nell’Atlantico («Atlantica» è stato il titolo del festival letterario Babel del 2020 per il quale Vasta ha scritto il racconto), Palermo è la balena, Palermo è anche New York… e «l’unica cosa certa» restano i «tre orfani misantropi che sotto un cielo dove adesso gridavano le procellarie stavano finalmente per mangiare un tortino di formaggio, zenzero, acqua e fuoco».
Onirico, perturbante, straniante, visionario, malinconico, nostalgico, etereo, fluttuante, profondo, cupo… è quasi impossibile smettere di trovare aggettivi per descrivere quanto si percepisce dalle parole di Vasta che, non solo sono capaci di evocare tempi e spazi, ma anche sonorità (si legga per esempio, ad alta voce, questa frase: «ma sulle cementine, e soprattutto sulle parti pavimentate col parquet, avevo contemplato un succedersi di piccoli solchi, a volte curvi e in altri punti sgorbiati – il riflesso geroglifico di un turbamento»).
Perché leggerlo?
Non solo perché se doveste scegliere un solo libro uscito quest’anno per ora vi direi di leggere assolutamente questo, ma anche perché a pensarla come me è anche il poeta Gianni Montieri che scrive sulla rivista culturale on-line Minima & moralia: «Il libro consta di trenta pagine e ne ha la densità di mille» e «Vasta fa letteratura, tutto qui. Io trovo conforto in tutto questo». Per chi volesse ascoltare Montieri e Vasta sulla pagina Facebook di Edizioni Casagrande trovate anche la loro video-intervista.
Una citazione dal libro
«Di colpo malinconico, aveva chinato il capo, si era voltato, aveva preso una sedia e si era sistemato accanto a Bartleby. Non per un desiderio preciso, ma perché continuavo a non sapere cosa fare, avevo preso anch’io una sedia e mi ero messo accanto a loro, e ce ne eravamo stati là – tre figurine consunte, tre reduci non si sa da cosa e da dove: tre reietti: tre relitti; davanti a noi uno scampolo oscuro di città, qualche luce minuta, il cielo offuscato dalle nubi, la quiete».
Federica Merlo
30 maggio 2021
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.