Hanne Ørstavik è una scrittrice e intellettuale tra le più importanti del panorama norvegese ed europeo. Ha pubblicato una quindicina di romanzi, tra cui Amore, finalista nel 2018 al prestigioso National Book Award.
Ti amo, suo ultimo libro, racconta una dolorosa vicenda personale: poco dopo il suo trasferimento in Italia, Ørstavik scopre che il marito, l’editore italiano Luigi Spagnol, è affetto da un tumore al pancreas, che lo condurrà alla morte nel 2020.
La scelta della scrittrice, trovatasi di fronte alla tremenda realtà dei fatti è stata quella di – citando quanto afferma lo scrittore Missiroli in un articolo apparso su La Lettura del 21 novembre 2021 – avere il «fegato di non aspettare il deposito dell’esistenza» (come invece fece, per esempio, Joan Didion che scrisse il suo L’anno del pensiero magico a due anni di distanza dalla perdita del marito) e di narrarci non il lutto ma il lento e progressivo percorso che al lutto l’ha condotta. Da questa operazione ne esce un testo potentissimo e sincero, nel quale, sebbene la malattia e la morte siano costantemente presenti, si «fights for life», combatte per la vita (parole pronunciate dall’autrice stessa in occasione della presentazione della traduzione del libro in lingua tedesca).
Ma Ti amo, oltre ad essere un’importante testimonianza dello sconvolgimento che la malattia, propria o di una persona a noi cara, è in grado di portare nelle nostre vite e nei rapporti umani (altro tema chiave della produzione della scrittrice norvegese, quello dei rapporti interpersonali) è anche un testo fortemente letterario, che si interroga sul senso della scrittura stessa e nel quale la qualità della prosa, minimale, tagliente, cruda – in questo simile a quella di altri grandi narratori del nordeuropa – è davvero elevata.
Perché leggerlo?
Perché chiunque abbia a cuore gli argomenti di cui tratta sarà in grado, ne son certo, di «portarsi a casa» qualcosa da questo piccolo (87 pagine) ma grandissimo memoir.
Una citazione dal libro
«Ti amo. Ce lo diciamo tutto il tempo. Ce lo diciamo, invece di dire altro. Cosa sarebbe questo altro? Tu: Sto per morire. Noi: Non lasciarmi. Io: Non so cosa fare. Prima: Non so cosa fare senza di te. Quando tu non ci sarai più. Ora: Non so cosa fare di tutti questi giorni, di questo tempo, in cui la morte è la cosa più visibile che c’è. Ti amo».
Recensione di Nicolò S. Centemero
Newsletter 23
30 dicembre 2021
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Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.