In quest’opera romantica troviamo tutta la poetica del periodo tradotta su tela con pennellate veloci e decise, ma che trasmettono un enorme senso di delicatezza e dolcezza.
La protagonista ritratta sta annusando una rosa tenendola con una mano facendo attenzione di non sgualcirne la bellezza.
In quei pochi centimetri quadrati di tela che comprendono la rosa e il viso della donna sta il fulcro di tutta l’opera. Un gesto tanto delicato quanto potente. Un gesto di cura, ma anche un gesto per curarsi.
Attraverso il gesto ritratto possiamo immaginare il tempo che la donna ha speso nel coltivare e crescere quella rosa, di cui si è presa cura e ancora adesso, nel momento della sua massima bellezza, sbocciata in tutta la sua meraviglia, ancora con cura se l’avvicina al viso per sentirne l’odore.
La Cura che al tempo stesso cura chi la dona. Non vi è nulla di narcisistico in quel gesto, ma ancora cura, una cura vicendevole tra la donna e la rosa.
Solo il curante conosce la fatica e la sofferenza del prestare cura, ma anche quanto sappia regalare emozioni, dolcezza, umanità e in qualche modo curare le ferite della vita.
9 ottobre 2023
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.