In questo quadro, dipinto proprio a memoria di un dolore che afflisse l’artista in quegli anni, viene colto a pieno il momento in cui la rimembranza di un fatto doloroso torna alla luce nella mente della giovane donna.
Lo sguardo perso nel vuoto, l’accenno di una smorfia ai lati della bocca, il libro lasciato cadere sulle ginocchia in segno di resa in contrapposizione con la mano sinistra che invece afferra, stringendolo con nervosismo, il bracciolo della sedia.
Il dolore causato dalla malattia, o da un lutto, quello può essere curato con la medicina, la terapia, a volte anche solo con il tempo; ma il ricordo, quello rimane impresso nella mente e affiora, a volte in maniera inaspettata, improvvisa. Nel quadro la giovane ragazza sembra proprio interrotta da un momento spensierato, da una lettura forse piacevole, ma basta una parola, un fiore essicato ritrovato tra le pagine, ed ecco il ricordo e con sé di nuovo il dolore, o quello che ne rimane tra le pieghe della mente. Il ricordo del dolore, della malattia, della morte, cicatrice amara e indelebile, per cui l’unica cura è l’accettazione.
1 settembre 2023
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.