Quest’opera non rappresenta un atto di cura, non si trova in un luogo di cura né lo rappresenta, qui la cura si trasmette nell’osservare l’esecuzione e la tecnica con cui l’artista, conosciuto per la sua fragilità psichica, dipinge questa tela. Il tratto di Van Gogh, in genere nervoso e frammentato, qui si rilassa e diventa sognante, complice la serenità di questa notte nel Meridione francese e il raffinato accordo cromatico orchestrato. In quest’opera la forza del colore, sia guardandolo nell’insieme che nei singoli dettagli, ha un che di curativo. Ciascun colore ha una percezione sensoriale e una simbologia propria, amplificato dagli accostamenti complementari.
Attraverso il nostro sguardo nella vita di ogni giorno, lasciarci trasportare nei colori che ci circondano significa riappacificarsi con le nostre emozioni, ma anche facilitare le reazioni del nostro organismo. Non per niente esistono degli studi sempre più approfonditi per la scelta dei colori all’interno dei luoghi di cura, ma anche nei luoghi di lavoro, nell’accostamento del vestiario, ecc.
Viene da pensare che per Van Gogh stesso, creare quelle predominanti di giallo e blu fosse curativo, l’attività creativa restituiva all’artista, per suo stesso dire, un forte attaccamento alla vita. In quel momento, quando le emozioni prendevano forma e colore sulla tela, Van Gogh era indubbiamente sano.
1 maggio 2023
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.