Di recente abbiamo pubblicato la recensione de Il passeggero, nella quale avevo già accennato che l’ultimo progetto di McCarthy si sarebbe però completato solo a settembre di quest’anno, quando Einaudi avrebbe dato alle stampe il secondo elemento del dittico Il passeggero – Stella Maris.
Ça va sans dire, il 23 settembre mi sono fiondato in libreria e quella sera stessa e i due pomeriggi successivi son stati per me Stella Maris, solo ed esclusivamente Stella Maris.
In questo caso, paragonato a Il passeggero, che si contraddistingue per la sua struttura complessa, per il suo mutare forma e stile, per i dialoghi a tre-quattro personaggi e i salti temporali, Stella Maris è un libro diversissimo, più breve, fulminante, composto da sei capitoli tutti dedicati al dialogo tra Alicia (la sorella schizofrenica di Bobby Western, già co-protagonista ne Il passeggero) e il suo psichiatra, il dottor Cohen, all’interno dell’ospedale che ha per nome il titolo del libro.
Alicia, di sua spontanea volontà si presenta allo Stella Maris «in autobus e senza bagaglio» per farsi ricoverare; da quel momento iniziano le sei sedute, i sei dialoghi, il botta e risposta incalzante tra il medico e Alicia – botta e risposta la cui densità di contenuto e la cui alternanza di dramma e sarcasmo sono veicolate al lettore dalla grande capacità di scrittura di McCarthy, che qui, a mio parere, raggiunge il suo apice.
Raccontarvi di quello che i due personaggi si dicono sarebbe per me impossibile… mi fermo qui e alzo le mani. Mi rendo conto dello scarso servizio delle mie parole, ma non sarei minimamente in grado di riportare la finezza di pensiero (la genialità di Alicia è messa continuamente a confronto con il tentativo dello psichiatra di «starle dietro», di provare, senza grande successo, a «tenerle testa») e la mostruosità della sofferenza dovuta alla malattia psichiatrica, presenti in queste pagine.
Una recensione – questa, onestamente, non lo è – dovrebbe fornire elementi utili per capire se il libro faccia o meno per noi… io posso solo dirvi che ho la certezza che Il passeggero e Stella Maris (per me da considerarsi un romanzo unico) fa già parte di quella letteratura che a distanza di molti anni verrà ancora letta, riletta e straletta.
Perché leggerlo?
Perché chi teme il McCarthy che parla del West o il McCarthy del distopico La strada potrà provare ad innamorarsi del grande narratore americano partendo da questi due capolavori.
Una citazione dal libro
«Molto probabilmente l’amore è di per sé un disturbo mentale.
È una battuta?
No.
Crede sia così?
Probabile. Forse no. A volte. La letteratura non è molto incoraggiante. L’esperienza nemmeno.
Mi sta dicendo che era innamorata di suo fratello?
Be’ da bravo psi crederà che l’incesto sia il modo per conquistare il cuore di una ragazza.
Ma non era incesto.
No. Solo desiderio.
Non vuole parlare di questo.
Gli affari di cuore hanno diritto a una certa riservatezza.
Va bene».
Nicolò S. Centemero
Newsletter #45
30 ottobre 2023
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.