Dopo Yoga di Emmanuel Carrère, recensito il mese scorso, un altro dei libri più attesi di questo 2021 era sicuramente Solenoide, ultima impresa letteraria dell’autore rumeno Mircea Cartarescu, uscito a maggio per Il Saggiatore con la curatissima traduzione di Bruno Mazzoni.
Cartarescu, che da tempo si vocifera possa essere uno dei prossimi premi Nobel, dopo aver scritto una meravigliosa trilogia quale è Abbacinante (3 volumi di più di 500 pagine ciascuno) «si è superato» (Vanni Santoni su La lettura).
Solenoide è infatti un testo (lo stesso autore non vorrebbe lo si definisse romanzo) mastodontico di 937 pagine che evade da qualsiasi definizione si tenti di attribuirgli (un po’ autobiografia, un po’ fiction, un po’ racconto di fantascienza). Volendo ridurre all’osso la trama, nel libro si parla della vita di un giovane scrittore fallito che finisce col diventare un anonimo professore di una scuola periferica di Bucarest, città apocalittica e alla deriva, sotto il regime di Ceaușescu. Tuttavia, come spesso accade quando ci si trova di fronte ad opere di questo calibro, solo paragonabili ad altri capolavori massimalisti quali 2666 di Bolaño, L’arcobaleno della gravità di Pynchon o al più recente Infinite Jest di Wallace, le vicende sono sovrastate, annichilite dalla prorompente potenza dello stile. Cartarescu sfrutta la sua prosa barocca e la sua straordinaria conoscenza di concetti e termini propri del mondo scientifico della matematica, della fisica, della medicina e della biologia per dimostrare in ogni pagina «la forza esorbitante della letteratura» (Vanni Santoni su La lettura). Se però il rischio potrebbe essere quello di pensare che Solenoide sia solo una pura dimostrazione stilistica, l’estetica di un grande virtuoso della penna fine a se stessa, ci si rende presto conto che le molteplici dimensioni proposte dallo scrittore rumeno, siano esse fisiche, metafisiche, oniriche o allucinatorie, non sono affatto dei giochi letterari, bensì veri e propri tentativi «di farsi carico dei problemi dell’umanità» (Cartarescu intervistato da Vanni Santoni sulla pagina Facebook de Il Saggiatore).
Non stupisce quindi che siano la realizzazione, le sconfitte, le relazioni sociali, amorose e familiari e il confine tra la vita e la morte la vera materia pulsante con la quale il lettore è costantemente chiamato a confrontarsi fino a rimanerne, per usare un termine caro allo scrittore, abbacinato.
Perché leggerlo?
Perché questo è uno dei migliori libri degli ultimi vent’anni (e anche la critica, per una volta, è unanime). E poi perché vi sfido a trovare una città letteraria meglio descritta della Baucarest di Carteruscu… una metropoli a dir poco folle!
Una citazione dal libro
«Nessun romanzo ha mai mostrato una strada da seguire, ma assolutamente tutto viene riassorbito nell’inutile nulla della letteratura. Il mondo si è riempito di milioni di romanzi che eludono l’unica ragione di essere che la scrittura abbia mai avuto: quella di comprendere te stesso fino in fondo, fin nell’unica stanza del labirinto della mente in cui non hai diritto di penetrare».
Federica Merlo
30 luglio 2021
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.