Uscito per Einaudi nel 2007 e ripubblicato da Marsilio dieci anni dopo, Sirene continua ad essere un unicum nel panorama letterario italiano e un successo che non subisce il passare del tempo. La scrittrice (anche poetessa) Laura Pugno, in questo suo folgorante e disturbante romanzo d’esordio riprende dal mito l’archetipo della sirena e di Atlantide, la città sommersa, e li reinterpreta in chiave distopica. Senza chiari riferimenti che facciano capire dove la vicenda è ambientata (forse il Giappone? Forse la California?) e quando (probabilmente un futuro non troppo lontano), al lettore vengono descritte da un narratore onniscente in terza persona le vicende di Samuel, sorvegliante di una vasca per l’allevamento di sirene con lo scopo di macellarle e ottenerne la loro carne. In questo universo bagnato, post-industriale, violento e governato da una mafia internazionale, la yakuza, gli umani sono costretti a proteggersi dalla luce solare che provoca il «cancro nero», malattia rapidamente mortale. A sconvolgere un ordine già disordinato è (ed ancora vediamo il forte richiamo alla mitologia) l’unione del protagonista con un sirena femmina, che porterà alla nascita di Mia, essere ibrido, metà sirena e metà umana, dalla quale, forse, originerà una nuova specie cosciente.
Sirene è fantasy nero, dal finale non lieto e aperto… aperto su tutto quello che la bravissima autrice è riuscita ad inserire in 134 pagine che si leggono tutte d’un fiato: il femminismo, l’oppressione di genere e di classe, la violenza e la sottomissione nei confronti delle altre specie, il cambiamento climatico che genera catastrofi e malattie.
A lettura conclusa ciò che resta è una sensazione spaventosa e premonitrice dell’imminente tramonto del genere umano.
Un’ultima considerazione deve essere doverosamente dedicata alla scrittura. Pungo in Sirene usa una prosa affilata, limpida e a tratti scientifica (si nota il gusto per le precise descrizioni anatomiche) che Vincenzo Latronico sulla rivista Esquire (2017) non ha esitato a definire «dinamica come quella di Asimov e cruda e crudele come quella della Didion». Io aggiungo che ci vedo qualcosa di Stephen King.
Perché leggerlo?
Perchè a maggio 2020 i «Grandi Lettori» e le «Grandi Lettrici» delle Classifiche di Qualità de l’Indiscreto hanno votato quelle che per loro sono state le migliori opere di narrativa italiana degli ultimi vent’anni e Sirene di Laura Pugno si è piazzato «solo» al quarto posto! Prima di lei Walter Siti con Troppi paradisi, Giorgio Vasta (presentato a Babel Festival 2020, come Sirene) con Il tempo materiale e Michele Mari con Leggenda privata.
Una citazione dal libro
«Samuel controllò il display. Le cifre luminose si modificarono a velocità vertiginosa per poi stabilizzarsi. Valori animali standard.
Fece altri controlli. Radiografia, ecografia, body scan. La mappa completa dello scheletro e dei tessuti molli.
La mezzoumana si agitava sul lettino. Samuel le coprì la bocca con un pezzo di nastro adesivo, perché il suo verso da foca, o il richiamo, non facesse entrare in agitazione il branco nelle vasche. Dovrei mettere la cuffia pensò.
Questo libro è stato presentato a Babel festival 2020.
Federica Merlo
30 novembre 2020
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.