Carlo Patriarca, medico anatomopatologo e scrittore, decide, in questo suo terzo romanzo, Shock, di parlare di Ugo Cerletti, neurologo italiano nato negli anni settata del XIX secolo e inventore della terapia elettroconvulsivante – più nota con il termine di elettroshock.
Bella e interessante è, in particolare, la prospettiva con cui sceglie di trattare la figura – difficile e sin qui colpevolmente dimenticata – di Cerletti e il percorso di vita che ha condotto questo medico, nel «secolo breve» (Cerletti ha vissuto entrambe le guerre mondiali) alle sperimentazioni dell’elettroshock sugli animali per poi arrivare ai primi trattamenti sui pazienti. Lo stesso Patriarca, che ho avuto l’onore di ospitare a «Gli scrittori e la malattia» (qui recuperate la serata) in quell’occasione ha detto: «ho deciso di raccontare questa storia, attraverso gli occhi un po’ devoti di un suo assistente come “antidoto” alla terapia elettroconvulsivante; vedere questa figura attraverso gli occhi di chi non ha per pregiudizio un atteggiamento critico – un allievo nei confronti del maestro». Bello è anche il fatto che il legame tra i due – senza svelare troppo – vada al di là delle corsie e dei luoghi più disparati e assurdi in cui si facevano ai tempi le prime pionieristiche ricerche, tramite la figura della madre dell’allievo e del fratello di questo, Giovanni.
Patriarca, mischiando la realtà (la documentatissima vita di Cerletti) alla fantasia (l’allievo e la sua famiglia sono invenzione dello scrittore) ha creato un piccolo gioello – piccolo solo perché si legge tutto d’un fiato, in un pomeriggio, volendo – che ci riporta indietro negli anni del boom delle scoperte nella medicina, ci fa conoscere figure storiche che hanno creato alcune delle basi sulle quali si fonda la moderna neurologia e soprattutto, lascia al lettore il compito di farsi una propria opinione anche quando gli argomenti diventano più controversi.
Perché leggerlo?
Perché, oltre a essere un bellissimo romanzo storico, questo libro ci invita – grazie agli elementi forniti dall’accurata ricerca di Patriarca – a contestualizzare e a capire, senza facili entusiasmi, il come e il perché certe scoperte siano avvenute proprio in quegli anni.
Una citazione dal libro
«Ma era una terapia? Il paziente torna cosciente, si risveglia a scaglioni, allenta le mascelle, può parlare. Dopo pochi minuti si addormenta, dorme per qualche ora e poi si risveglia ristorato. Era una terapia? La metafora bellica andava alla grande, ma in medicina è sempre stato così. Che si tratti di oncologia, di pandemie o di psichiatria, i medici accerchiano, colpiscono su più lati, combattono finché la malattia non ha la faccia nella polvere».
Nicolò S. Centemero
Newsletter 38
30 marzo 2023
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Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.