Pablo Picasso, il grande artista spagnolo che diventerà il principale esponente del Cubismo, realizzò quest’ opera a soli 16 anni. Giovane, ma già così maturo, indaga nella tela la tematica della malattia e il diverso approccio, per certi versi conflittuale, tra scienza e religione.
La scena si ambienta in una stanza grigia, dove una malata, dal volto stanco e spaventato, se ne sta immobile sdraiata nel letto, incapace di lottare e reagire. I due diversi metodi di cura sono personificati da un dottore, simbolo della ragione e della scienza, e da una suora, simbolo di quella carità e provvidenza che animava anche i nostri ospedali fino alla prima metà del secolo scorso.
La visione del giovane Picasso, per quanto drammatica, risulta essere estremamente pacifica e unificante: il medico (nel quale Picasso sembra abbia ritratto il padre) tocca il polso della donna, mentre la suora, con in braccio la figlia della sventurata malata, le porge dolcemente una tazza.
Dunque Picasso riflette sulla malattia, sull’apporto che possono dare, sebbene in maniera diversa ma complementare, scienza e religione: due modi di intendere la cura, modi di prendersi cura di due dimensioni caratteristiche dell’essere umano; la dimensione corporea e quella spirituale.
20 luglio 2022
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.