Nella Bibbia la storia di Rispa è marginale. Concubina di Re Saul, dovette assistere alla morte dei due figli tramite crocefissione una volta terminato il suo regno. Per mesi però Rispa vegliò e protesse i corpi dei suoi figli fino a quando Re Davide non gli avesse garantito degna sepoltura.
Rispa dunque ci fa tornare a una delle figure che già abbiamo incontrato nella nostra rubrica, quella del famigliare curante. Con Rispa tocchiamo però la dimensione della cura dopo la morte, la cura della memoria e della dignità. Ci ricorda come anche il corpo più malato, devastato dalla malattia o dalla morte è involucro di una persona, di uno spirito vivente, di sentimenti; testimone concreto di una vita. Una testimonianza di cui è necessario che qualcuno si prenda cura. Anche difendere i diritti di chi ci si prende cura è un atto curante di per sé.
In quest’opera Spartaco Vela ritrae Rispa proprio in un momento di raccoglimento, un momento senza nessuna azione attiva, assorta nei suoi pensieri, eppure se ne prende cura.
La cura non è solo azione, ma è anche pensiero, memoria, resistenza e resilienza. La Rispa del Vela incarna tutto questo, la cura senza azione, la cura della memoria e della dignità.
1 novembre 2024
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.