Il soggetto in quest’opera di Dalì è la sorella dell’artista, a quell’epoca diciasettenne, affacciata a una delle finestre della casa di famiglia. I colori predominanti sono i blu, con tendenza a schiarire. Il tipo di vestiario della ragazza ricorda quasi le camicie utilizzate negli ospedali, ma quello che più impressiona in quest’opera di Dali, come in molte altre da lui concepite, è proprio l’uso dei colori: infatti le stesse tonalità usate per definire l’interno del primo piano vengono riutilizzate per definire lo sfondo al di fuori dalla finestra. Una tecnica magistrale, quasi funambolica, che permetterà a Dali di raggiungere le vette più alte del surrealismo e che in questo caso unisce interno con esterno.
Il periodo della cura è il periodo anche dell’attesa, di affacciarsi alla finestra a guardare i colori, aspettando tempi migliori. Il mondo che entra dalla finestra, ma che già hai addosso e dentro di te. L’essere umano al tempo stesso spettatore e parte integrante del mondo.
Ecco il messaggio che fa passare Dali in questo linguaggio cromatico: Il mondo che guardiamo è quello che ci abita, è quello che rincorriamo ma di cui allo stesso tempo già siamo parte.
E quindi l’attesa non è più un tempo sospeso, ma un tempo integrante della vita, del nostro essere al mondo che ci abita e che allo stesso tempo abitiamo. La cura è la finestra aperta sul mondo a cui vogliamo tornare, ma da cui siamo sempre abitati.
1 maggio 2022
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.