Non c’è nulla di più vicino al concetto di Cura di quella che una madre presta al proprio figlio. Una cura quotidiana e perpetua, di svariate forme, che non conosce limiti se non quella della morte. Forse. Sebbene la conosciamo tutti come “La Pietà” in questa scultura di Michelangelo non c’è nulla che tenda al pietistico o al compassionevole. È una madre che tiene sulle proprie ginocchia il figlio. Il volto è sereno e disteso, le braccia forti, come se tenesse davvero in braccio un bambino (non si serve neanche dell’altro braccio per sorreggere il busto di Gesù). Sereno è anche il figlio, nonostante la dolorosa tortura della crocifissione. Entrambi appaiono giovanissimi, aspetto che suscitò numerose polemiche: non era possibile che la madre di Cristo sembrasse una ragazza se, alla morte del figlio, avrebbe dovuto avere circa cinquant’anni. Ma Michelangelo sapeva bene che una madre rimane tale per sempre, e in questa scultura la madre si prende ancora cura del figlio, un’ultima volta, come faceva da giovane per farlo addormentare o quando ne coccolava il pianto dopo una caduta. Questa scultura si erge a simbolo del famigliare curante e Michelangelo ne coglie lo spirito: non compassionevole, non pietistico, ma forte e sereno della scelta fatta, di stare accanto al proprio caro fino alla fine.
17 luglio 2024
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.