Ryu Murakami! RYU – premessa importante, dato che questo autore giapponese condivide il cognome con l’altro conterraneo più famoso, quello di nome Haruki. Attenzione però, forse solo in Italia Ryu è meno conosciuto del collega, perché in Giappone e altrove, i suoi romanzi (più di una cinquantina) sono molto letti e apprezzati e spesso finiscono riadattati in film di successo. Parlo frequentemente di premi letterari (una mia fissa, perdonatemi)… questo Ryu Murakami, per intenderci, con un altro romanzo che vi consiglio caldamente di leggere, Blu quasi trasparente, ha vinto il più famoso di quelli nipponici, l’Akutagawa.
Ma ora vengo al libro che vorrei proporvi: Piercing. Pubblicato in patria nel 1994 e in Italia riedito di recente, nel 2021, dall’ottima casa editrice Atmosphere nella collana Asiasphere dedicata a scrittori e scrittrici asiatiche, questo romanzo, che possiamo definire un thriller psicologico, ha per protagonista Kawashima. Uomo apparentemente normale, padre di famiglia e marito innamorato, a un certo punto della sua vita sente di dover commettere un crimine efferato, come spinto da una forza interiore irrefrenabile. Nel corso del libro pian piano scopriamo, tramite indizi sparsi qua e là, che Kawashima da piccolo ha sofferto di abusi da parte della madre e che sente delle voci. L’infanzia difficile e la schizofrenia sono due caratteristiche che, a sua insaputa, il protagonista condividerà con la vittima prescelta, la prostituta Chiaki.
Se le vicende sono sostanzialmente riassumibili in breve: un uomo malato chiama una prostituta, anch’essa casualmente malata della sua stessa patologia mentale, con l’intenzione di commettere un omicidio senza alcuna ragione che non quella dell’irrefrenabile e inconcepibile spinta interiore che lo guida a commettere questo atto – capite che siamo veramente di fronte a un racconto fuori di testa –, la lettura di questo romanzo vi porterà ad andare oltre i limiti che pongono i generi thriller o horror. Come, infatti, ben spiega Gianluca Croci nell’utile post-fazione, con Ryu Murakami ci troviamo di fronte a un autore che nei suoi romanzi, spesso violenti e fuori dalle righe, «indaga a fondo sul senso di precarietà della società odierna».
Quindi, se sarete in grado di andare oltre a una lettura superficiale (oh, comunque godibilissima… Ryu Murakami scrive benissimo!) e sopporterete qualche scena… come dire… tosta – sangue e botte, non mancano! – vi renderete conto che all’interno di questo libro (come anche in altri dello scrittore) è forte la critica di una società «dove il continuo flusso di informazioni confina con l’entropia, gli apparati di controllo con le cospirazioni, la memoria con il trauma e l’amnesia» (Maurizio Ascari, citato da Croci nella post-fazione).
Perché leggerlo?
Perché chi legge già questo tipo di romanzi vi dirà che Ryu Murakami è uno dei migliori a scriverli e perché, chi come me, l’ha appena scoperto e ha ancora letto poco di questo autore (ma rimedierò a breve) vi dice che ogni tanto qualche libro sfidante e fuori dalle righe fa molto bene ai nostri neuroni.
Una citazione dal libro:
Ecco perché la sua più grande paura, ancora più grande di quella della morte, era perdere la vista e l’udito per una malattia o un incidente. Impossibilitato a percepire i suoni e le immagini reali, assalito da un terrore incontrollabile, temeva che sarebbe impazzito in un istante».
1 dicembre 2023
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.