A un anno dalla scomparsa di Joan Didion, Il Saggiatore pubblica Perché Scrivo, ultima raccolta di saggi (uscita negli States nel 2021) della scrittrice californiana, celebre per il memoir L’anno del pensiero magico.
Parlando di Didion, il pubblico dei suoi lettori si divide in due gruppi: quelli che ne amano l’intera produzione e quelli che la considerano una tra le più grandi scrittrici di non fiction del Novecento – ignorando volutamente i suoi romanzi e ritenendoli qualitativamente e per importanza opere minori. Io sto assolutamente coi primi e con un po’ di presunzione mi permetto di suggerirvi di leggere, oltre alle opere più celebri come L’anno del pensiero magico, Blue Nights e The White album – indubbiamente dei capolavori assoluti – anche i romanzi Run River, Prendila così, Miami e Diglielo da parte mia.
Detto ciò, arriviamo a Perché scrivo… e ci arriviamo dicendo che il saggio Perché scrivo, che dà il titolo all’intera raccolta, è quello che dichiara in maniera esplicita uno dei nuclei tematici più importanti, presente anche in altri testi come Raccontare Storie e Ultime parole. Didion, infatti, qui più che in altre precedenti pubblicazioni di non fiction, parla spesso della sua arte, della «scrittura come soggetto, la scrittura come modo di vita» (Hilton Als, nella prefazione).
Non mancano però anche saggi dedicati agli Stati Uniti dello scorso secolo, tra cui Pretty Nancy nel quale ci parla di Nancy Regan (quando ancora non era first lady ma «solo» la moglie del Governatore della California) o Raggiungere la serenità dove racconta di un incontro dei Giocatori Anonimi a cui la scrittrice ha preso parte. In questi testi prevale la Joan Didion giornalista sui generis (non a caso è considerata insieme a Capote e Wolf tra gli inventori del new journalism), capace di dare alla prospettiva del narratore – la sua – un’importanza maggiore rispetto alla materia narrata, che ha invece sempre prevalso nel giornalismo «classico». E a tal proposito, un’altra chicca è Alicia e la stampa underground dove Didion ci dice «non fraintendetemi: tengo in grande conto l’obiettività, ma non riesco proprio a capire come possa essere conseguita se il lettore non capisce la parzialità di chi scrive».
Perché leggerlo?
Perché di Didion si dovrebbe leggere tutto, pure le sue liste della spesa se le avessimo! E perché in questa raccolta c’è Sul non essere scelti dall’università di propria scelta, che chiunque – dall’adolescente che si appresta a decidere per il proprio futuro, all’adulto che almeno una volta nella vita ha sperimentato un rifiuto da parte di qualche istituzione scolastica o lavorativa – dovrebbe leggere.
Una citazione dal libro
«E ovviamente nessuna di queste cose conta davvero, nessuno di quei primi successi, di quei primi fallimenti. Mi chiedo se non sarebbe meglio trovare un modo di farlo capire ai nostri figli, un modo per districare le nostre speranze dalle loro, per far gestire a loro i rifiuti, le ribellioni astiose e gli intermezzi con i professionisti del golf, senza l’aiuto di suggeritori ansiogeni dagli spalti. Trovare il proprio ruolo a diciassette anni è già un problema, anche senza che ci venga consegnato il copione di qualcun altro».
Nicolò S. Centemero
Newsletter #36
30 gennaio 2023
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Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.