Il dipinto illustra il noto episodio contenuto nel Vangelo secondo Giovanni, quello con Gesù che operò miracolosamente la tramutazione dell’acqua in vino durante un matrimonio a Cana. La scena è ricca di particolari e mostra nella sua ambientazione una commistione di dettagli antichi e contemporanei.
Il pittore colloca l’episodio in uno spazio architettonico d’ispirazione classica, composto da un cortile aperto verso lo spettatore e chiuso a destra e sinistra da due vasti colonnati e sul retro da una zona rialzata cinta da una balaustra. La prospettiva è centrale e lo spazio perfettamente simmetrico, a parte per la torre posta in posizione decentrata. Malgrado l’impostazione porti a focalizzare lo sguardo sulla figura del Cristo, non possiamo non notare che in primo piano e le figure sullo sfondo che definiscono il contro della scena sono servitori. Gente che versa da bere, suona, cucina e trasporta cibi e vivande. Personaggi anonimi, ma fondamentali alla riuscita della scena. Persone che si prendono cura degli astanti, che tutto funzioni al meglio e che la festa riesca. Una messa a servizio incondizionata e totale. Cosa sarebbe questa scena togliendo le persone che si prendono cura della tavolata. Esisterebbero i momenti belli della vita se non ci fosse chi, nel tragitto esistenziale, ci supportasse e si prendesse cura silenziosamente di noi?
Citando una frase da “La vita è bella” di Roberto Benigni: “Ricorda, Dio è il primo servitore”. Forse per questo, al centro dell’immagine, ci sta il Cristo, incorniciato tra chi serve e chi cura.
17 luglio 2024
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.