Ripeto, non si dovrebbe fare… ma, quello che posso dirvi è che, per ora – ed è difficile possa cambiare nel corso della lettura – è veramente un grande, grandissimo piacere, immergersi nella vita di questo eccentrico gigante della fisica. Parte del merito, sicuramente, è anche da attribuire alle doti di scrittura della coppia Bird, giornalista e Sherwin, storico, capaci di non annoiare anche quando riportano gli aneddoti più marginali di una vita che – anche questo va detto – di materiale appassionante e peculiare ne ha fornito davvero parecchio.
Robert Oppenheimer («Oppie» come lo ribattezzarono i suoi studenti) fu un’icona, un mito, nell’America degli anni quaranta, fu anche e soprattutto quello che contribuì, da coordinatore del «progetto Manhattan», alla creazione della prima bomba atomica ed infine divenne qualcuno da mettere ai margini perché non più allineato con i potenti al potere nel post seconda guerra mondiale (nel 1954 rimase invischiato in un’inchiesta-scandalo a seguito della quale gli venne negato l’accesso ai segreti atomici poiché tacciato di aver in passato manifestato simpatie comuniste).
Beh, a questo punto però, se non vi scoccia, io tornerei a leggere…
Perché leggerlo?
Vi dico, più che altro, perché io lo sto leggendo: per capire i rapporti tra scienza e potere e per riflettere sulle responsabilità di scienziati e politici in quanto accaduto nel secolo scorso. Inoltre, tenedo presente che il binomio «progresso e morte» è ancora oggi di grandissima attualità, lo sto leggendo anche perché credo che una storia come quella di «Oppie» abbia ancora moltissimo da insegnarmi.
Una citazione dal libro
«Robert pranzava ogni giorno con il padre, e una sera alla settimana lo portava a cena presso un elitario club che si riuniva al Caltech; per definire quelle cene, in cui un oratore designato teneva una conferenza, poi seguita da vivaci discussioni, Robert usava la parola tedesca Stammtisch (un tavolo riservato a clienti regolari). Julius era estremamente felice di essere incluso in quegli eventi e scrisse a Frank: “Sono molto divertenti […] Sto incontrando molti degli amici di Robert, ma credo di non aver interferito con le sue attività. È sempre occupato e a parlato brevemente con Einstein un paio di volte”».
Nicolò S. Centemero
Newsletter #43
30 agosto 2023
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Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.