Ultimo talento scoperto del compianto Roberto Calasso, Fabio Bacà ha esordito con Adelphi – sì avete letto bene! – nel 2019 con il bellissimo Benevolenza Cosmica.
A distanza di due anni, sempre con la stessa prestigiosa casa editrice, esce ora (ottobre 2021) il suo nuovo romanzo, Nova. Come è stato il mese scorso per Andrea Donaera (cfr. recensione di Lei che non tocca mai terra), anche Bacà, di fronte alla difficile impresa del «secondo» che, citando una famosa canzone del rapper Caparezza è «sempre il più difficile, nella carriera di un artista», non solo si riconferma, ma «cresce e colpisce» (Alessandro Beretta, La Lettura, 17.10.2021).
Nova è un romanzo che potremmo definire borghese, nel quale si narrano le vicende della famiglia Ricci, composta dal padre Davide, un neurochirurgo di Lucca, dalla moglie Barbara, logopedista e dal loro unico figlio, l’adolescente Tommaso. I tre affrontano episodi abbastanza comuni e banali come le continue liti con lo scapestrato vicino Massimo Lenci per il rumore causato dal suo locale notturno, le avances subite da Barbara in un ristorante che vanno a finire male per lo spasimante e le competizioni sul lavoro – Davide ha un primario piuttosto sui generis. Tuttavia, l’apparente quasi-normalità iniziale viene meno nel corso delle pagine e la tensione aumenta fino ad arrivare ad un finale d’impatto, disturbante e che ha un forte legame, quasi a voler chiudere un cerchio, con il particolare prologo con il quale si apre il libro.
Se in Benevolenza cosmica il tema affrontato era quello della fortuna, in questo Nova, Bacà – che scrive un romanzo decisamente diverso dal primo – affronta i temi della violenza e del «Potere» (con la P maiuscola, come scritto nel libro). Per fare questo, in maniera molto intelligente, parte dal particolare della vita dei Ricci per arrivare all’universale delle vite di tutti noi – operazione che gli riesce alla perfezione – e lo fa utilizzando la sua meravigliosa prosa, che, ormai al secondo romanzo, è diventata uno dei tratti distintivi dell’autore. In Bacà ogni pagina dà l’idea di essere un lungo lavoro di cesello, ma, a differenza di quanto succede per molti altri scrittori, questo impegno nei confronti della ricerca linguistica, dei termini «giusti» non solo a livello scientifico ma anche sonoro, non va affatto a discapito della scorrevolezza e anzi è, a mio avviso, la principale ragione della grandezza di questo Nova.
Perché leggerlo?
Perché lo so che è difficile da credere, ma in un romanzo drammatico, Bacà è stato capace di metterci di fronte a interrogativi su grandi dilemmi etici legati ai nostri istinti più inconsci utilizzando in parecchi momenti un’ironia rara e sempre misurata. Si inizia, si fatica a mollarlo, ci si diverte e ci si interroga… what else?!
Una citazione dal libro
«Lo Zen non serve a fare di te un filantropo con un perenne sorriso da idiota. Lo Zen è una smagliatura sulla calza che offusca la telecamera puntata per ventiquattr’ore al giorno sulla tua realtà. E a un certo punto non puoi più levare gli occhi da quel piccolo strappo, perché da lì hai la terribile, inebriante sensazione di scorgere il riflesso di ogni ruga sulla tua vecchia, stanca faccia da viandante millenario: il che, da quell’istante, ridurrà comprensibilmente il tuo interesse per te stesso allo specchio. E questo è un bene, perché allora potresti volgere lo sguardo altrove: e se lo farai davvero, se riuscirai a distogliere l’attenzione per il tempo sufficiente a capire che c’è altro all’infuori del tuo volto, del tuo corpo, della tua personalità, del tuo lavoro, dei tuoi amici e dell’insignificante porzione di tempo che il caso ti ha concesso, un giorno potresti ritrovarti a fissare qualcosa di meglio. Qualcosa che accoglierai con uno smagliante, incredulo – e da quel momento perenne – sorriso da idiota. Qualcosa di simile al grottesco, zoppo, ululante e scorticato sembiante del tuo autentico te stesso».
Federica Merlo
30 novembre 2021
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.