Catherine Marie-Agnès Fal de Saint Phalle, detta Niki, nacque a Neuilly-sur-Seine il 29 ottobre 1930 da una famiglia aristocratica francese. Niki avrebbe descritto la sua infanzia come di «privilegio e orrore»: entrambi i genitori erano violenti, e il padre avrebbe anche abusato di lei da quando era undicenne.
Si sposò a 19 anni, e dopo la nascita della prima figlia si trasferì a Parigi. Ma a 22 anni subì un crollo nervoso, tentò il suicidio e fu ricoverata in una clinica psichiatrica. Fu lì che si avvicinò al mondo dell’arte, un mondo che non avrebbe mai più lasciato.
La prima Nana è del 1965, un’espressione plastica della figura femminile attraverso cui l’artista cerca di trasmettere la volontà e il bisogno dell’emancipazione femminile. Niki de Saint Phalle, attraverso le sue Nanas ha affrontato il dolore che la sua condizione di femmina sottomessa e violentata aveva portato sull’orlo del baratro, riuscendo a divenire un messaggio di forza e speranza non solo per lei ma per tutte le donne.
Un altro esempio di come l’arte divenga un mezzo d’espressione della propria cura e della cura verso gli altri.
10 ottobre 2024
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.