Appena riedita da Minimum Fax, che pubblicò anche la prima edizione nel 2003, Mosca più balena è la raccolta di sei racconti con la quale ha esordito e si è fatta conoscere al grande pubblico dei lettori Valeria Parrella, una delle penne migliori nell’attuale panorama letterario italiano.
Mosca più balena, con la quale l’autrice ha vinto il Premio Campiello opera prima e il premio Amelia Rosselli, è composta da sei racconti (a mio avviso primo, secondo e sesto spiccano sugli altri) accomunati dall’avere tutti come protagoniste delle donne. Contraddizioni, disparità sociali, rapporti complicati e i piccoli-grandi problemi da affrontare nel quotidiano di una Napoli vitale, chiassosa, colorata ma anche difficile e ambigua, sono il microcosmo nel quale, con una scrittura già precisa e pungente, Parrella costruisce e fa muovere, con stupefancente capacità narrativa, i suoi personaggi. Ci si diverte parecchio a leggere questo Mosca più balena (che ha forse come unico difetto quello di essere troppo breve) e soprattutto si trovano costantemente spunti per profonde riflessioni di carattere antropologico… e allora, ancora una volta, grazie alla buona letteratura!
Perché leggerlo?
Per scovare i germogli letterari che, sbocciati negli anni a venire, hanno reso Parrella l’ottima scrittrice di romanzi quali Lo spazio bianco e Almarina, per citarne soltanto due. E perché comprandovi una copia fisica di questo libro, diventerete proprietari di una delle copertine graficamente più belle e azzeccate mai create.
Una citazione dal libro
«Le ragazze dicevano che dovevo leggere molto, una matricola mi prestò dei best seller e il primo fu quello della Tamaro. Mi sembrò un libro impossibile: se io fossi andata dove mi portava il cuore, sarei rimasta incinta a tredici anni nell’Ape di Totonno il pezzaro».
Federica Merlo
30 luglio 2021
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.