Non è un’autofiction, non è un’inchiesta e non è nemmeno un romanzo: Malintesi «scassa» i generi per essere tutte queste cose e di più. In particolare il testo, tradotto in maniera magistrale dal francese da Marco Lapenna e edito da una casa editrice, Quodlibet, che ha un catalogo interessantissimo e tutto da scoprire (pubblica anche lo scrittore Bellinzonese Matteo Terzaghi), parla di sordità e di famiglia. E’ la storia di Julien, nato sordo negli anni Sessanta nella provincia Francese ed educato, suo malgrado, secondo il metodo «oralista»: logopedia, apparecchi acustici (non le tecnologie attuali!), e soprattutto nessun contatto con la lingua dei segni. A diciotto anni solo la sua fuga alla volta di Parigi, tra attivisti sordi e militanti gay, gli permetterà di impararla. Sarà questa la nuova libertà di Julien, non solo di espressione ma anche da un padre conservatore che si ostinava a volerlo «guarire» e da una madre succube e connivente, incapace di qualsiasi ribellione ai metodi educativi imposti dal capofamiglia. Ma la bellezza del romanzo sta anche nell’incastro di altri due elementi. Il primo è sicuramente la storia, sconosciuta ai più, dei sordi e della loro liberazione proprio attraverso la lingua dei segni, inventata nel periodo Illuminista e bandita in Europa per più di un secolo, dopo il Congresso di Milano del 1880. Il secondo è l’elemento metaletterario che fa sì che proprio l’autore stesso, padre a sua volta di una ragazza sorda, «entri» nel testo e si faccia coinvolgere dai suoi personaggi.
Perché leggerlo?
Perché non solo è un testo delicato e scritto divinamente, ma anche perché invita a proseguire con altre letture sul tema. Per esempio, sempre di sordità, si parla in altri due recenti romanzi: La straniera di Claudia Durastanti (un’intervista all’autrice compare sul numero 44 della rMH) e Baco di Giacomo Sartori.
Una citazione dal libro
«[…] mentre le misere parole di noialtri somigliano più spesso a sassi da tirarsi in faccia che a pietre preziose da trasmettere come talismani ancestrali – eppure potrebbero esserlo. Anche con le mani, anche con gli occhi potremmo cercare di imparare, forse, a parlare d’amore».
Federica Merlo
28 febbraio 2020
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.