«Le storie invecchiano solo per quelli che non ci pensano»
Ignazio Silone (frase in esergo a Maledetta Sarajevo)
Chi come me tra il 1991 e il 1995 aveva una decina d’anni, era già grande abbastanza da percepire una guerra a noi vicina, ma non abbastanza grande da poterla conoscere, capire… «sentire». Per questo motivo, quando pochi giorni fa è uscito il saggio Maledetta Sarajevo, scritto da due giornalisti, Francesco Battistini e Marzio G. Mian, che in quel «Vietnam d’Europa» ci sono stati, ho pensato che fosse giunta l’ora di fare i conti con quanto successo e di provare, se non a capire (è davvero possibile?), almeno a conoscere.
Iniziata la lettura, sin dalle prime pagine mi sono reso conto di avere tra le mani un’opera non solo straordinariamente documentata e mirabilmente scritta, ma anche di un’importanza capitale. Finalmente, grazie a questo libro, sono riuscito a dare ordine mentale a quei luoghi, a quelle città, a quegli acronimi (ONU, NATO…) e a quelle persone che da bambino sentivo nominare e che, tutto d’un tratto, a guerra finita, sparirono nel nulla, senza che nessuno osasse più parlarne (mi rendo conto che quanto scrivo è molto personale e che qualcuno potrebbe aver avuto un’esperienza diversa, ma questa è stata la mia e, con una certa sicurezza, mi permetto di affermare che, anche per altri miei coetanei, è stata, purtroppo, la stessa cosa).
È superfluo però fare cenno a quanto si trova nel libro perché, quello che è successo in quella guerra, lo si trova praticamente tutto. E, in particolare, lo si trova narrato da due giornalisti di razza, rispettando qualunque testimonianza riportata (e sono moltissime!) e mantenendo un atteggiamento super partes – appannaggio solo dei grandi – che permette al lettore di sapere che davvero nessuno, in quel conflitto, fu senza peccato!
Perché leggerlo?
Perché, nonostante ci siano pagine strazianti e nonostante nel corso della lettura ci si chieda continuamente come si siano potuti commettere crimini di una tale efferatezza e disumanità, leggere questo libro aiuta a non dimenticare e a volere fortemente che nulla di quanto successo possa mai più ripetersi.
Una citazione dal libro
«Ancora oggi, dice Sudar, non c’è accordo sul perché questa guerra sia stata scatenata, su come sia stata condotta: «E chi prova a ragionare, teme di parlare. Perché dicendo la verità s’innesca un nuovo scontro, e così continua la guerra degli uni contro gli altri. Il fatto è che abbiamo diverse verità, non ce n’è una comune: ogni verità è di chi la dice. Anche nella chiesa c’è chi sostiene che l’oggettività non esiste, perché appena la verità entra nella mia mente, non è più tale. Io penso invece che ci si possa mettere d’accordo su che cosa sia, la verità. Ma so pure che, a pretendere una verità che in qualche modo accontenti tutti, pare di tradirla. Dire la verità sul perché è scoppiata la guerra significa offendere qualcuno. […]»
Nicolò S. Centemero
Newsletter 26
30 marzo 2022
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Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.