Le gratitudini, della scrittrice francese Delphine De Vigan, è un libro breve e scorrevolissimo (circa 150 pagine) che si legge facilmente in una sola seduta. La protagonista è Michka, un’anziana signora, ex correttrice di bozze di una grande rivista, che a causa di una malattia neurodegenerativa sta perdendo le parole. Per questo motivo e per via di qualche altro intoppo nelle attività quotidiane, Michka vede venir meno la sua autonomia ed è costretta a trasferirsi, nonostante sarebbe rimasta volentieri nel suo accogliente appartamento parigino, in una residenza per anziani. Accanto alla protagonista e molto legati ad essa, ci sono nel libro altri due personaggi importanti: Marie, l’ex vicina di casa di cui l’anziana signora è stata quasi una seconda madre e Jérôme, l’ortofonista che cura le sue parole «birichine». A di là di alcune brevi parti narrate, il libro è composto per la stragrande maggioranza da dialoghi. Piacevole la scelta della De Vigan di alternare capitoli in cui ora Marie, ora Jérôme ci raccontano Michka e chiacchierano con lei. I botta-e-risposta sono spesso divertenti e ricchi di piccoli strafalcioni dell’anziana signora che rendono un «grazie» un «gratis» e un «va bene» un «fa pena». Nonostante tratti temi complessi e molto attuali quali l’invecchiamento e le malattie neurodegenerative che colpiscono l’anziano, la De Vigan (considerata in patria una «scrittrice sociale» per via degli argomenti presenti nella sua precedente produzione tra cui anoressia, mobbing e precarietà sul posto di lavoro, suicidio, senzatetto etc.) ci presenta il tutto con grande semplicità e dolcezza, pur lasciando nel lettore molti spunti di riflessione profondi ed esistenziali («Possiamo rallentare le cose, ma non possiamo fermarle», «Invecchiare è imparare a perdere […]. Ecco quello che vedo io»).
Perché leggerlo?
Per rispondere alla domanda che ci viene posta nell’incipit: «vi siete mai chiesti quante volte al giorno dite grazie?» e ritrovare il valore della gratitudine.
Una citazione dal libro
« – Perché dice le “persone anziane”? Dovrebbe dire “i vecchi”. È bello, “i vecchi”. Ha il merito di essere fiero e tondo. Lei dice “i giovani”, no? Non “le persone giovani” – Ha ragione. Dà importanza alle parole, Michka, mi fa piacere».
Federica Merlo
30 maggio 2020
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.