Nel dipinto l’artista, partendo da una scena di genere, compie il passaggio ad un’idea universale: l’idea della maternità.
La maternità, la prima forma di cura con cui l’essere umano viene a contatto.
Il pittore guarda con tenerezza al mondo rurale e contadino a lui famigliare e attua un paragone tra la mucca con il suo vitello e la contadina seduta con il suo bambino (ritratto della compagna e del figlio), che, come sottolineato dal titolo stesso, sono accomunate nel ruolo di madri, le prime curanti del ciclo della vita.
L’artista vuole far emergere il fatto che quello materno è un istinto che accomuna uomo e animale, ed è emblematico che uno dei più primitivi istinti che ancora ci accomuna al regno animale sia un istinto di cura. L’uomo che nasce nella cura, l’essere curato nella sua fragilità di vita appena nata. La prima cosa che riceve l’uomo è un atto di cura. La cura come istinto, da perpetrare nel corso dell’esistenza, non solo cercandola, ma anche donandola. L’atmosfera, creata da una luce calda e ben studiata per dar risalto ai volumi, è intima. Una stalla, un bambino, una madre, anzi due, accomunate dal sapersi prendere cura della vita.
Ho scelto quest’opera per augurare a tutti i lettori un sereno Natale, attraverso una delle visioni più laiche e moderne,ma allo stesso tempo profondamente spirituale, della natività.
1 dicembre 2020
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.