Attualmente, tolto alcune rare eccezioni, tra cui Carmen Maria Machado e Joshua Cohen, già recensiti in «Sullo Scaffale», la letteratura «made in USA» non sta brillando per fantasia e sperimentazione. Tuttavia, c’è un’altra autrice, Ottessa Moshfegh (padre iraniano e madre croata, ma americanissima, natia di Boston) che negli ultimi anni è stata in grado, sin dal suo esordio Eileen (di cui a breve uscirà pure l’adattamento cinematografico) di giocare una partita sé.
Ma arriviamo al suo ultimo romanzo, dallo strano titolo Lapvona. Ebbene sì, anche questa volta Moshfegh ce l’ha fatta a far dire ai suoi lettori «ma cosa diavolo?!». Questo libro, infatti, appena uscito per Feltrinelli (traduzione di Silvia Roti Sperti), è l’ennesima dimostrazione che, se si ha voglia di rischiare e il talento per farlo, si può, ancora oggi, proporre qualcosa di diverso dal resto dei romanzi (troppi e tutti simili!) che si trovano sugli scaffali «novità» delle librerie.
Ma di cosa stiamo parlando? Allora, Lapvona è, formalmente, un romanzo storico ambientato nel medioevo. Però, come ci ha già abituato nelle precedenti opere, la scrittrice americana anche qui destruttura il genere, liberandolo da riferimenti di luogo (Lapvona, che è il nome del paese immaginario dove è ambienta la vicenda, non viene mai detto in quale parte del mondo si trova) e tempo (non ci sono anni, date… ma solo cinque stagioni, da primavera a primavera) ma lasciando alcune convenzioni tipiche tra cui i simbolismi biblici, i signorotti ricchi che sfruttano e maltrattano i sudditi, le streghe e un certo gusto per il grottesco che in alcuni casi arriva persino a tingersi di tinte orrorifiche.
Alcuni lettori potrebbero trovare in Lapvona una certa critica alla società contemporanea e persino alcuni spunti per innescare un dibattito sia etico che religioso, altri (e io forse sto con questi ultimi, considerando che, anche ascoltando alcune belle interviste che si trovano on line, l’autrice non dichiara mai in maniera esplicita queste intenzioni) si godranno semplicemente una bella fiaba sui generis, con scene che paiono uscite direttamente dai quadri di Hieronimus Bosch o da certi film di Dario Argento e alcuni plot twist che danno parecchio gusto alla trama… entrambi, però, a libro terminato, rimarranno un po’ stupiti, un po’ disorientati, ma sicuramente consapevoli e felici di essersi letti qualcosa di particolare e dall’alto contenuto artistico. In fondo, non dimentichiamolo, la letteratura dovrebbe essere, prima di tutto, questa roba qui.
Perché leggerlo?
Per scoprire una delle scrittrici più interessanti dell’attuale panorama letterario internazionale. Ah, vi consiglio caldamente di non farvi scappare anche il suo più celebre Il mio anno di riposo e oblio, (sempre edito da Feltrinelli e ora anche in edizione economica)
Una citazione dal libro
«Quando chiedeva consiglio agli uccelli, quelli rispondevano che non sapevano nulla dell’amore, che l’amore era un difetto propriamente umano che Dio aveva creato per controbilanciare il potere della avidità degli uomini».
Federica Merlo
Newsletter #39
30 aprile 2023
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.