Vincitore dello Schweizer Literaturpreis nel 2019, La tuffatrice è il romanzo d’esordio della scrittrice tedesca classe ’82, Julia Von Lucadou.
Si tratta di una distopia orwelliana, ambientata in un futuro dietro l’angolo, nella quale la psicologa del lavoro Hitomi Yoshida, protagonista delle vicende, viene ingaggiata per riabilitare la star del tuffo dai grattacieli Riva Karnovski, che, a causa di un grave burn-out, ha abbandonato gli allenamenti e le competizioni.
Romanzo dal ritmo e dalle atmosfere cinematografiche (leggete qui il primo capitolo che è un vero e proprio capolavoro in tal senso!), per il quale la scrittrice ha attinto dai suoi studi nel campo della settima arte e dal suo lavoro di sceneggiatrice, questo La tuffatrice è ricchissimo di spunti tematici interessanti. Spicca l’analisi della metropoli ipertecnologica, divisa tra centro ricco e periferia degradata, in cui si muovono i vari personaggi, che, oltre alle due donne, sono uno spietato datore di lavoro, un blogger di successo e un fotografo alla ricerca dell’affermazione.
La Von Lucadou, nonostante sia alla prima prova con questa forma, è perfettamente a suo agio quando crea e descrive in maniera dettagliata un universo urbano alienante e brutale, in cui tutti sono spiati da telecamere (compreso, a sua insaputa, la paziente Riva Karnovski), le prestazioni e le abitudini personali vengono monitorate e valutate dai superiori ventiquattro ore al giorno e le relazioni di coppia sono il frutto di una corrispondenza di caratteristiche individuali messa in atto da algoritmi informatici.
Senza dubbio, la carne al fuoco in questo libro è molta, ma, grazie anche ad uno stile di scrittura fresco e godibile e al continuo stimolo che il lettore riceve dai non detti e dagli spunti di trama volutamente non approfonditi, al termine della lettura se ne vorrebbe ancora di più.
Perché leggerlo?
Perché, per certi aspetti, il futuro di questo romanzo… è già il nostro presente!
Una citazione dal libro
«“Non riesco a immaginare” dice Zarnee dopo un po’, “come possa essere tuffarsi da un grattacielo. Non ho mai osato farlo”.
“È difficile da descrivere” dice Riva. “Sei presente a te stesso al cento per cento, il resto del mondo non conta. E allo stesso tempo sei fuori di te, in preda all’adrenalina. È una sensazione bellissima. Hai tutto, e in un secondo puoi perderlo. È come essere innamorati”».
Federica Merlo
30 agosto 2021
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.