Sono appena passati cinque anni da quando la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, è stata decimata da un attentato terroristico di matrice islamica. Era il 7 gennaio 2015. Due i carnefici armati di fucili, quel mattino. Dodici i morti, quel mattino. Undici i feriti, quel mattino. Tra questi, quel dannato mattino, c’era anche l’autore di La traversata, il giornalista Philippe Lançon. Una pallottola lo ferisce alla mano. Soprattutto, un’altra, gli disintegra la parte bassa del viso, lasciandolo con un buco nella mandibola destra, con brandelli di labbro inferiore e senza denti. Tuttavia, se vi aspettate di leggere la cronaca di uno dei più significativi momenti della storia di questo secolo, siete fuori strada. La traversata è il racconto, «letterariamente formidabile» (Pierluigi Battista, Corriere della Sera, 27 gennaio 2020) di un’odissea fatta di numerosi interventi di chirurgia plastica, di una lunghissima riabilitazione e di come, attorno a tutto ciò, ci sia sempre e comunque un mondo fatto di rapporti umani con parenti, amori, amici, personale di cura e con lo stato sotto forma, in questo caso, di guardie della scorta ma anche di politici importanti (splendido è il racconto dell’incontro con l’allora presidente della repubblica François Hollande). Sarebbe stato facile far prevalere la rabbia, il lamento, la disperazione. Forse, sarebbe stato anche giusto fare la vittima. Ma no, Philippe Lançon è un gigantesco intellettuale e nonostante sia privato della parola, si danna a cercare costantemente un nuovo senso a ciò che lo circonda.
Perché leggerlo?
Perché è già un classico della letteratura. Inoltre, e forse in maniera inaspettata, è pieno zeppo di citazioni letterarie, di sarcasmo e di… Parigi. Evitate l’e-book. La copertina del curatissimo formato cartaceo, scelta da Edizioni e/o, è Rosso Plastica, un’opera del 1964 dell’artista (fu anche medico) Alberto Burri. Splendida e drammaticamente evocativa.
Una citazione dal libro
«Il mio stato mentale non se la passa meglio. Emergo da due mesi di cure intensive come da un lungo sogno, con i postumi di trentasei sbornie contemporaneamente. Il momento delicato, dottore, è quello in cui il paziente riprende coscienza del corpo trasformato nel mondo vivo che lo circonda. È allora che comincia davvero a rinascere, e la rinascita, che fin qui si è manifestata con shock fisici di una violenza quasi magica, si accompagna ormai a una certa tristezza: lascio il ciclo delle caldaie dell’inferno per entrare nel bagno freddo del purgatorio, che non è migliore. Piango sulla vita perduta, sulla vita futura, sulla vita oscura, ma lei non mi vedrà piangere. Ecco a che punto sono, dottore. Vedo che prende appunti, bene. Ma basterà?».
Federica Merlo
Newsletter #2
30 marzo 2020
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.