Considerato il Proust contemporaneo per aver scritto La mia lotta, una sua autobiografia romanzata in sei volumi, Karl Ove Knausgaard – insieme a Jon Fosse (la recensione di un suo romanzo qui), di cui fu allievo – è attualmente lo scrittore norvegese più celebre. La stella del mattino, che in patria uscì nel 2020 e da noi è arrivato recentemente, segna il ritorno di Knausgaard alla fiction, con la quale iniziò la sua carriera.
Siamo di fronte a un romanzo massimalista e polifonico, ambientato nella Norvegia contemporanea, nelle cui 666 pagine (il numero non è casuale!) seguiamo le vicende di nove personaggi. C’è il giornalista di cronaca passato alla cultura, c’è una pastora luterana, un’infermiera di sala operatoria… insomma, c’è una normale routine di vite borghesi che affrontano i loro piccoli e grandi problemi quotidiani. Tuttavia, a un certo punto, compare un elemento di turbamento «esterno»: la stella del titolo che, brillantissima nel cielo, diventa per tutti, sin da subito, un fenomeno misterioso, mai visto e inspiegabile. Molteplici nel romanzo i riferimenti biblici (la stella è Lucifero? È il segnale dell’Apocalisse?) e gli episodi soprannaturali, così come sempre presente nel lettore è la tensione per qualcosa di imminente che sta per accadere.
A livello di scrittura ritroviamo, anche nella forma romanzo, una prosa elevata ma mai complessa e quel gusto per il dettaglio e per l’ordinario che lo scrittore norvegese aveva già dimostrato nei sei volumi de La mia lotta e nel suo successivo quartetto delle stagioni (tutti editi in Italia per Feltrinelli e consigliatissimi).
Perché leggerlo?
Perché oltre ad essere uno dei cinque-sei titoli più interessanti usciti quest’anno contiene anche un sacco di musica – qui ho provato a raccogliere un po’ dei pezzi citati.
Una citazione dal libro
«La luce non stava riempiendo il giardino, pensai, era il contrario, lo stava svuotando. Del buio, ma anche di significato. Il vuoto presente nel mondo. Ma sapevo anche che il mio modo di pensare era sbagliato. Il significato era qualcosa che veniva da noi stessi. Il significato era qualcosa che noi davamo al mondo, non che ricevevamo da esso».
Federica Merlo
Newsletter #35
30 dicembre 2022
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Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.