Diciamo che avere 32 anni, quattro romanzi pluripremiati all’attivo di cui l’ultimo, La più recondita memoria degli uomini, ha vinto uno dei riconoscimenti letterari più importanti e prestigiosi al mondo, il francese prix Goncourt nel 2021, non è cosa che capita di frequente? Diciamolo. E allora, prima di tutto, chapeau allo scrittore senegalese Mohamed Mbougar Sarr!
Fatte queste doverosissime premesse… ad oggi La più recondita memoria degli uomini è non solo tra i libri più belli da me letti quest’anno, ma anche quello che mi è «rimasto dentro» di più (come dicono quelli bravi). Le ragioni sono svariate ma probabilmente tutte ascrivibili, alla fin della fiera, al fatto che questo è un romanzo che trasuda letteratura da tutti i pori (quindi wow!). E non solo, sulla letteratura ci riflette pure e lo fa alla grande. E poi la cosa straordinaria (nel senso di fuori dall’ordinario) è che questa riflessione non è fine a sé stessa (beninteso, non ci avrei visto comunque nulla di male anche fosse stato così) ma continuamente e sapientemente legata al tema gigantesco di cui Sarr ci vuole parlare e cioè, quello dell’identità di uno scrittore (degli scrittori) nero (neri) immigrato (immigrati) in Francia, da un’ex-colonia francese, ai giorni nostri.
Ma la domanda adesso è, come cavolo riesco a dirvi di più di queste 432 pagine, nelle quali troviamo un protagonista, il giovane scrittore Diégane Latyr Faye, caratterizzato in maniera sublime (parecchio autobiografico, eh), tanti personaggi interessantissimi che gli ruotano attorno, un libro misterioso, Il Labirinto del disumano, l’unico della produzione di uno scrittore africano poi svanito nel nulla, che cambia le vite di chi lo legge e sulle cui tracce si butta, ovviamente, il protagonista e poi tanta, tanta meta-letteratura sparsa qua e là… su dai, capite bene che l’impresa è impossibile e si rischierebbe un pasticcio peggio di quello fatto sin qui. Ma che vi devo dire, dò la colpa all’entusiasmo del lettore, perché quando a noi ci capitano queste epifanie… ciao. Quindi, leggete Sarr. Punto. E, viva la letteratura. Punto.
Perché leggerlo?
Mi gioco il perché più semplice, che poi è anche quello che si trova nelle prime quattro righe della recensione. È inutile, il prix Goncourt rimane, ad oggi, una garanzia di assoluta qualità (non sbaglia un colpo, insomma!).
Una citazione dal libro
«Un vero scrittore, aveva aggiunto, suscita discussioni mortali tra i veri lettori, che sono sempre in guerra; se non sei pronto ad affrontare il terrore nell’arena pur di accaparrarti la sua carcassa come nel gioco del buzkaschi, lèvati dai piedi e vai a morire nella tua pisciatina tiepida che scambi per birra di qualità: sei tutto meno che un lettore, e ancora meno uno scrittore».
Nicolò S. Centemero
Newsletter #33, ottobre 2022
30 ottobre 2022
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