L’arte riveste un ruolo fondamentale nell’ambito della medicina. Le rappresentazioni del passato, in assenza dei moderni strumenti di diagnostica, permettono di individuare patologie che già all’epoca erano presenti, ma non conosciute. L’osservazione di tali opere permette di sviluppare l’ osservazione e l’ interpretazione dei sintomi.
È il caso del ciclo di affreschi della Camera degli Sposi, dipinti dal Mantegna tra il 1465 e il 1474 e dellaneurofibromatosi tipo 1 (NF1), anche nota come malattia di Von Recklinghausen. Quest’ultima è una malattia neurocutanea ereditaria caratterizzata dalla predisposizione allo sviluppo di tumori benigni e maligni. La prevalenza è stimata in un caso ogni 4.500.
La prima descrizione della malattia di Von Recklinghausen, ad opera del medico e naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi (1522-1605), risale al 1592. L’affresco del Mantegna ne predata la descrizione clinica di circa 86 anni e dimostra le magistrali capacità del pittore di riprodurre fedelmente figure umane di dipingere specifiche condizioni patologiche.
La figura affetta da nanismo, dipinta nell’affresco del Mantegna, mostra i sintomi della NF1: cinque neurofibromi sul viso più un neurofibroma sul dorso della mano destra, almeno cinque macchie caffè-latte sulle guance e sul mento, svariati noduli di Lish nell’iride destra e sinistra, nonché la più evidente e marcata riduzione della statura sconfinante in un nanismo ipofisario.
Ecco dunque che l’arte incontra nuovamente la Cura. Due mondi apparentemente lontani, ma che alla base hanno entrambi l’attenta osservazione del contesto in cui si opera, fosse una Camera signorile del 400 o una stanza di ospedale di fronte a un paziente.
1 dicembre 2022
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.