Giorgia e Filippo (narratore di tutta la vicenda) stanno insieme. Cassiera in un supermercato lei, barista nel piccolo bar di famiglia lui. Entrambi subiscono una Milano e una vita che li obbliga a rinunciare alle loro ambizioni: il teatro per Giorgia e il giornalismo per Filippo, laureato in lettere. Dopo tre anni di convivenza, la ragazza non riesce più a trattenere la sua inquietudine, che torna a galla quando ritrova Mauro, suo ex-insegnate di teatro, comparso per caso un giorno alla cassa. La recitazione, che il maestro le ripropone e che in passato era stata per lei un’ancora di salvataggio in momenti terribilmente bui, riaccende Giorgia portandola, però, all’«esplosione». Da sempre infatti tiene nascosta a Filippo una diagnosi di schizofrenia paranoide che, violentemente slatentizzata da una pièce teatrale che si appresta a interpretare per la prima volta, la costringerà ad un ricovero coatto in una clinica psichiatrica per un anno. A questo punto Filippo e Mauro, prima complici e poi avversari, si ritroveranno ad assisterla e soltanto un «esercizio» (da qui il titolo del libro) perverso che porta i due a scrivere il copione della nuova vita di Giorgia, sarà la terapia che la farà riemergere dallo stato catatonico… molto, molto, cambiata. «Non c’è nessuna distinzione tra quello che crediamo di conoscere e ciò che conosciamo: quello che crediamo di conoscere è tutto ciò che conosciamo». In questo testo, che a tutti gli effetti possiamo definire un dramma romantico ricco di momenti ambigui e di un erotismo sottile e potente, Claudia Petrucci è stata capace di costruire, intrecciando con grande maestria il teatro e la malattia mentale (la scrittrice si è fatta aiutare da un medico per descrivere al meglio i sintomi e segni clinici della schizofrenia), una storia sul potere che ha la scrittura di fare e disfare mondi, personaggi e… persone.
Perché leggerlo?
Perché è un esordio di una giovane scrittrice, classe 1990, che dimostra grandi capacità di scrittura (era da un po’ che non leggevo dialoghi con questo ritmo!) e per l’originalità della trama, indubbiamente geniale.
Una citazione dal libro
«“Penso che lei facesse come facciamo tutti” dico, iniziando uno scarabocchio. “Quello che facciamo tutti è diverso dall’essere sinceri. È selezionare le verità accettabili”».
Federica Merlo
30 aprile 2020
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.