Questa volta parliamo di un dipinto che fu scelto anche come copertina per un’edizione del romanzo Cime tempestose di Emily Brönte.
L’opera raffigura un paesaggio di estrema bellezza e drammaticità. Una figura solitaria è in piedi su un precipizio aggettante su montagne coperte di nebbia. La vista è mozzafiato grazie alla mescolanza luminescente di tenui blu, grigi, viola e gialli. Non sappiamo se il viandante è in procinto di sfidare la nebbia o ne sta uscendo e guarda alle sue spalle il cammino intrapreso. Il quadro di Friedrich lascia aperta l’interpretazione: gioire per essere usciti dalla nebbia o domandarsi se si è pronti ad affrontarla?
La sensazione di isolamento del viandante è accentuata dalla visuale posteriore della sua figura, sebbene essa sia il centro verso cui converge ogni elemento del dipinto. Proprio come Heathcliff, personaggio del romanzo Cime tempestose, il viandante si trova solo a fare i conti con i suoi pensieri, dubbi e stati d’animo.
L’anima dell’opera è, nonostante la maestosità, malinconica, come del resto molti dipinti di Friedrich e come il romanzo di Brönte ne è costantemente impregnato.
Le due opere, il quadro di Friedrich e il romanzo di Brönte, confluiscono in un unico dilemma: cosa ci fa male e cosa ci fa bene? Da cosa dobbiamo curarci? Che cosa perseguire per il nostro benessere, per curare noi stessi ed essere pronti a curare gli altri?
1 marzo 2024
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.