«A Nicolò, da Antonio». Mi piace iniziare questa recensione con la dedica che l’autore (Antonio Franchini oltre ad essere uno scrittore è anche uno dei più famosi editor italiani) ha scritto sulla mia copia de Il vecchio lottatore. Faccio questo perché ho la convinzione che chi ami, come me, la letteratura, goda anche, ogni tanto, dei suoi momenti partecipativi, quelli in cui ci si siede su seggioline precarie con altri appassionati e si ascolta lo scrittore che racconta il «dietro le quinte» del romanzo, il perché di alcune scelte, da cosa ha tratto ispirazione, il suo modo di lavorare etc. Questo è accaduto – nel mio caso dopo più di un anno – il 5 maggio scorso al teatro Foce di Lugano, dove Franchini è stato ospite di «Agorateca Incontri» per parlare, con un altro scrittore, Luca Saltini, del suo ultimo libro, edito dai tipi di NN (potete recuperare l’incontro integrale qui).
Il Vecchio lottatore è una raccolta di nove racconti, che, come dice il bel sottotitolo «e altri racconti postemingueiani», sono tutti legati dall’ambizioso filo rosso Hem. Questo, non tanto per lo stile di scrittura, qui distante dal minimalismo del Nobel americano, ma per i temi. Ci sono, infatti, la pesca, la guerra, lo sport, le amicizie, i personaggi del quotidiano che diventano mitici e, come chiosa emblematica di un modo di affrontare la vita, nell’ultimo racconto c’è la lotta.
Qualità elevatissima della prosa, straordinaria capacità di attualizzare argomenti cari a una narrativa che ha molto contribuito a plasmare gli scrittori della generazione di Franchini (che è un classe ’58) e introspezione psicologica dei personaggi, caratterizzati con grande sapienza nel breve spazio concesso dal racconto, rendono questo libro una delle proposte più interessanti tra le recenti uscite della narrativa in lingua italiana.
Perché leggerlo?
Perché Franchini, con coraggio, affronta argomenti che all’interno del dibattito delle idee di questi ultimi anni partirebbero perdenti, rendendoli invece pieni di senso e assolutamente attuali.
Una citazione dal libro
«La vita dei sentimenti è confusa, si soffre per ragioni futili e sbagliate, si procura dolore agli altri senza volerlo e gioie senza esserne consapevoli, il bene e il male hanno contorni incerti e la coscienza li rimugina all’infinito in monotoni soliloqui, quando si è svegli, e in oscure visioni cercando il sonno che non arriva, ma quel giorno su Balmuccia lui aveva individuato il gesto perfetto».
Nicolò Saverio Centemero
30 giugno 2021
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.